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5 gol per capire la crisi del Torino

By 6 Marzo 2020

C’era una volta, neanche tantissimo tempo fa, il Torino di Walter Mazzarri. Non dobbiamo riavvolgere il nastro più di tanto, ci basta ripensare alla scorsa stagione. A una squadra magari non bellissima, è vero, che non faceva della qualità della manovra offensiva il suo punto forte, ma che aveva una solidità indiscutibile.

Il Torino era una squadra corta, aggressiva quanto e forse, a tratti, addirittura più dell’Atalanta, cercando di agire sugli stessi spartiti dell’orchestra perfetta di Gasperini, almeno senza palla, con i difensori pronti a seguire l’uomo in ogni angolo del campo. Mancava quell’imprevedibilità in attacco che ha proiettato i nerazzurri su un’altra dimensione, ma i granata facevano davvero le cose nel modo giusto, anche senza rubare l’occhio, e non a caso erano rimasti in corsa a lungo per il quarto posto.

Poi, da un momento all’altro, il vuoto. Il mercato non ha aiutato: il Toro aveva fatto sul campo più di quanto fosse lecito attendersi nella scorsa stagione, e in estate non è arrivato l’impulso necessario per fare quel passo in avanti, con il solo Verdi giunto in chiusura di mercato, peraltro profilo difficile da incastrare nelle idee di calcio di Mazzarri.

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

E se la musica in attacco è più o meno sempre la stessa – i numeri in zona gol sono praticamente identici rispetto alla scorsa stagione – lo stesso non si può dire della difesa, con la conta delle reti subite raddoppiata: da 22 a 45. Qualcosa si è rotto, insomma, anche a livello mentale: meno stimoli a far bene, meno concentrazione, meno aggressività. E il castello di sabbia viene giù, e ora tocca a Moreno Longo cercare di ricompattare quel poco che è rimasto.

I primi segnali non sono dei più incoraggianti: i granata si ritrovano con cinque punti di vantaggio nei confronti del Genoa, e la scossa data da Davide Nicola, uno che il “cuore Toro” lo conosce bene, al Grifone rossoblù potrebbe accorciare ulteriormente il gap. Ecco quindi che i tifosi del Torino iniziano a riprovare quel sentimento a lungo scacciato: la paura.

Il timore è quello di un epilogo simile alla stagione 1988-89, quando si passò dallo spareggio (perso) con la Juventus per entrare in Coppa Uefa alla clamorosa retrocessione nell’anno dell’esonero di Radice, dell’arrivo in corsa di Claudio Sala e del finale disperato con il maestro Sergio Vatta in panchina. Cerchiamo, in cinque gol subiti, di capire cosa non funziona più nel Torino, e se il cielo è davvero così grigio come sembra.

 

Torino-Wolverhampton, playoff di Europa League, gara di andata

 

Il primissimo campanello di allarme della stagione granata suona nella serata di gala con il Wolverhampton, decisamente un brutto avversario per sperare di volare ai gironi di Europa League. Il Torino sta faticosamente cercando di riaddrizzare una partita che si è messa male, il gol di De Silvestri per il momentaneo 1-2 regala un barlume di speranza ma viene subito spazzato via.

Ola Aina batte una rimessa laterale da sinistra, il pallone è ricacciato nella metà campo granata e scopriamo il Torino incredibilmente sbilanciato: Rincon e Lukic sono tagliati fuori, Baselli rincorre timidamente Jimenez che entra in possesso della sfera ai 40 metri. Nonostante tutto, pur con un’evidente problematica legata alle distanze tra centrocampo e attacco, i granata dovrebbero essere in grado di contenere un 2 contro 3, 4 volendo contare De Silvestri larghissimo a destra. Bremer abbatte con un fallo terminale Pedro Neto, resterebbe solo Jimenez. N’Koulou scappa in maniera insensata verso Sirigu, Izzo si fa saltare con facilità, il centrale continua a indietreggiare e per il numero 9 diventa facilissimo battere il portiere.

Tanto si è detto e scritto su quella serata, sulla richiesta di cessione di N’Koulou, finito anche fuori rosa per aver confessato di non essere particolarmente focalizzato sulla partita, e su un presunto problema di concentrazione. La situazione, però, si è riproposta spesso durante l’anno, senza alibi di mercato.

 

Torino-Lecce, 3^ giornata

 

Dopo due vittorie in due giornate, compreso lo scalpo eccellente dell’Atalanta a domicilio, i granata incappano nella prima sconfitta in campionato nel match casalingo con il Lecce. È impressionante la passività di praticamente tutti i giocatori del Toro nell’azione che porta al vantaggio ospite. I padroni di casa sono perennemente in superiorità numerica, in una di quelle situazioni definite di “difesa schierata”. Majer aggira un raddoppio di marcatura pescando l’inserimento di Falco, Meitè concede a sua volta il piede preferito al fantasista leccese.

Sirigu, forse uno dei pochi motivi per cui il Torino è ancora teoricamente in salvo e non in piena zona retrocessione, respinge la conclusione. Al momento della parata, ci sono sei giocatori granata in area di rigore. A stupire in negativo è soprattutto l’atteggiamento di Meité, il meglio posizionato per andare a sventare la minaccia. Il centrocampista assiste impotente, con le mani lungo i fianchi, mentre Farias arriva da dietro e ribatte immediatamente verso la porta di Sirigu, trovando il momentaneo 0-1. Il portiere, furioso, raccoglie il pallone e lo allontana con un pugno carico di rabbia.

 

Hellas Verona-Torino, 16^ giornata

La classica partita che il Toro dello scorso anno non avrebbe mai permesso di riaprire. I granata si ritrovano avanti di tre reti su uno dei campi più difficili del torneo, il Bentegodi, tana dell’Hellas scatenato di Juric. Al 24’ della ripresa Pazzini accorcia su rigore e dà il via a un finale di partita da brividi. I granata concedono il 2-3 a Verre dopo una grandissima girata del “Pazzo” e poi, praticamente dal calcio d’inizio, spalancano nuovamente la via della rete a Stepinski, che grazia però una difesa in tilt.

Il polacco non sbaglia la seconda chance colossale: altra situazione in cui in teoria il pacchetto arretrato dovrebbe essere attentissimo, vale a dire su un piazzato calciato da un piede velenoso come quello di Miguel Veloso. Il Toro libera apparentemente la minaccia, costringendo Verre a giocare palla indietro. Faraoni opta per il cross da una posizione anomala, circa 20 metri dalla porta e palla in zona centrale, e la retroguardia stacca la spina. Ola Aina rimane bassissimo, non riesce a salire insieme ai suoi compagni, e in un battito di ciglia il pallone è all’altezza del vertice sinistro dell’area piccola, dopo che il terzino ha preferito abbozzare la trattenuta su Stepinski all’idea di schermare la ricezione mettendo il corpo tra sé e l’attaccante. Sirigu, in uscita disperata, non può nulla.

 

Torino-Spal, 17^ giornata

Il gol in questione, quello che risolve la partita in favore della Spal, arriva con il Torino in dieci: inferiorità numerica provocata dall’espulsione di Bremer, un altro nome che ricorre spesso nei momenti di grande difficoltà dei granata. Nell’azione che permette agli estensi di sbancare il Grande Torino, possiamo ammirare – per così dire – diversi aspetti della disfunzionalità del Toro.

Intanto, l’anomalia di Mazzarri che sull’1-1, con un uomo in meno, toglie Lukic per inserire Zaza, sperando di dare (invano) un segnale di coraggio ai suoi. Torniamo ai fatti: c’è Laxalt posizionato da terzino destro di una ipotetica difesa a 4, in cui i centrali sono Izzo e N’Koulou con Ola Aina a sinistra. L’uruguaiano, palesemente a disagio, concede dribbling e cross da una posizione pericolosissima a Strefezza. Sirigu deve smanacciare in uscita per evitare guai, ma la Spal resta in zona d’attacco. Tomovic scarica per Valdifiori che crossa di prima: un traversone non semplice, contestato, ma che trova incredibilmente l’uomo più pericoloso, Petagna, totalmente solo nel cuore dell’area.

Non siamo sugli sviluppi di una palla inattiva, eppure in area di rigore c’è Zaza, Quando parte il cross di Valdifiori, Laxalt è piazzato all’altezza del dischetto invece di chiudere il quartetto in diagonale. N’Koulou è a controllare il primo palo, lasciando teoricamente a Meité il compito di tenere d’occhio Petagna, con Izzo a prendere Paloschi. All’ex atalantino bastano due passetti per disorientare quel poco che resta della difesa del Toro e trovare il gol vittoria.

 

Lecce-Torino, 22^ giornata

 

Se finora abbiamo visto magari uno o due errori per ogni singola azione, a Lecce si consuma un capolavoro. Il Torino arriva al Via del Mare reduce da 11 gol presi in quattro giorni: la grandinata interna con l’Atalanta, il ko di San Siro contro il Milan in Coppa Italia.

C’è aria di ultima spiaggia per Mazzarri, e il campo conferma i sentori della vigilia. Con il Lecce già avanti, Rispoli mette in mezzo un cross decisamente poco convinto da destra. Lapadula colpisce malissimo di testa e il pallone si impenna dirigendosi verso la linea di fondo. Ola Aina, invece di provare il controllo o spazzare in zona meno pericolosa, serve Majer al limite dell’area. Il centrocampista, a differenza di Rispoli, pennella una traiettoria davvero interessante per l’inserimento di Saponara, che manca l’impatto con il pallone per una questione di centimetri. Djidji potrebbe liberare ma finisce per imitare Ola Aina, accomodando la sfera all’accorrente Barak: sberla sotto la traversa e Sirigu ko per l’ennesima volta in stagione.

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