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5 partite per sopravvivere alla sosta

By 7 Settembre 2019

Non le più belle, ma quelle che hanno più storie da raccontare

Dal regista di “Descrivi la prima pausa per le nazionali della stagione”: come se al concerto del vostro cantante preferito staccassero la corrente dopo due canzoni. E se in questI primi giorni di settembre, in piena astinenza da campionato, non sapete cosa aggiungere alla vostra playlist calcistica, niente paura: non c’è gita all’Ikea o pranzo dalla zia che tenga, non ci sono passeggiate in montagna che possano levare ossigeno alla voglia di pallone. Siete davanti allo scaffale giusto: guida di sopravvivenza alla sosta.

Kosovo-Repubblica Ceca (Pristina, oggi alle ore 15)

Joe Bunney del Northampton pressato da Atdhe Nuhiu dello Sheffield Wednesday in un’amichevole estiva (Photo by Pete Norton/Getty Images).

Quella sottile linea rossa che divide la barzelletta dalla favola: la prima fa ridere, l’altra sorridere. Ora riderete se vi diciamo che il Kosovo è la squadra con la striscia (aperta) d’imbattibilità più lunga in Europa. Ma in realtà è una favola, quindi stessa espressione, ma non c’è di niente di cui scherzare. Quattordici partite senza sconfitta, ultimo ko il 9 ottobre 2017 con l’Islanda, imbattuto nelle qualificazioni europee, primo nel girone 2 della Lega D di Nations League, qualificata ai playoff per Euro 2020 del prossimo marzo.

No, non c’è davvero niente da ridere. Il 119° posto nel ranking Fifa dietro il Tagikistan e davanti alla Namibia è un dettaglio quando porti a casa la pelle negli ultimi due anni con Danimarca, Montenegro, Bulgaria e Albania. Non proprio le Isole Faroe (con tutto il rispetto). Ujkani (Torino), Rrahamani (Hellas Verona), Berisha (Lazio) tengono alta la bandiera della Serie A nella squadra guidata dallo svizzero Bernard Challandes. Nello note sullo smartphone segnatevi i nomi dei due giganti-centravanti Vedat Muriqi (Fenerbahce) e Atdhe Nuhiu (Sheffield Wednesday). E se sabato non potete proprio rinunciare all’ultimo bagno della stagione, martedì i Dardanët (da Dardania, nome dell’antico regno kosovaro), riconosciuti dalla Fifa solo nel 2016, voleranno a Southampton per sfidare l’Inghilterra. Non c’è proprio niente da ridere.

 

eSwatini-Gibuti (Lobamba, 10 settembre ore 15)

 Lobamba, capitale di eSwatini

Lobamba, capitale di eSwatini (LaPresse).

Momento sincerità: sorvolando il mappamondo delle partite di questa pausa, l’occhio è stato rapito da questa nuova È un’applicazione per il telefono, vero? La scarichiamo? Come si chiama? eSwatini. Beata (nostra) ignoranza. eSwatini dal 2018 è il nuovo nome dello Swaziland, che il sovrano Mswati III ha scelto per differenziarsi dall’assonante (?) Switzerland. Già questa basterebbe come scusa per mimetizzarsi per novanta minuti più recupero davanti a una qualsiasi piattaforma che trasmetta eSwatini-Gibuti (l’andata in onda sul canale YouTube della Fifa, con monocamera e senza replay), partita di ritorno del primo turno di spareggi africani sulla strada verso il mondiale 2022.

Andata 2-1 per Gibuti, in pratica il ritorno è una finale, dentro o fuori. Il gradimento di contesto, scenario e posta in palio stanno gradino sopra l’interesse tecnico. Cinquemila persone attorno al campo del Mavuso Sport Centre di Manzini, sognano di bissare i festeggiamenti nazionali dopo le celebrazioni per i 51 dell’indipendenza dal Regno Unito (6 settembre). Visto che la mente umana ama l’ignoto (grazie Magritte), il consiglio è quello di approcciare questa partita fuori dal nostro universo come un appuntamento al buio con il calcio. Non diventerete fan del campionato gibutino ma la passione in gioco varrà la candela dell’esperienza.

 

San Marino-Cipro (San Marino, 9 settembre ore 20.45)

Andy Selva, qui con la maglia dell’Hellas Verona nel 2009,  ha regalato l’ultimo successo alla Nazionale di San Marino (Photo by Dino Panato/Getty Images).


Ok, ha ragione Caparezza quando dice che «Il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un’artista». Ma prima o poi la paura del bis va arginata, scacciata, decapitata. Impresa ancora sconosciuta alla nazionale di San Marino che da quindici anni prova a far fuori il mostro della sconfitta. La data sulla confezione dell’ultimo successo è quasi sbiadita del tutto: 28 aprile 2004, 1-0 al Liechtenstein, gol della leggenda Andy Selva. Pe dire: Luigi Di Maio non aveva ancora preso il diploma e Matteo Salvini stava per diventare deputato del Parlamento Europeo. Tempus fugit.

Da quel giorno il contapassi sulla via della seconda vittoria non si è ancora fermato: 92 partite, 91 ko, 1 pareggio nel 2015 con l’Estonia. L’occasione è ghiotta per approcciarsi a una partita della Serenissima con un vago spirito d’impresa. Beh, potrebbe essere la volta buona. Per carità, il 5-0 dell’andata a Cipro è un pugno in faccia a ogni speranza, ma è pur vero che nelle ultime quattro gare sotto il monte Titano i ragazzi di Franco Varrella non hanno mai subito più di tre gol. Il materasso di San Marino non è poi così sfondato. L’empatia con l’eterno “Davide” calcistico continua anche a sto giro, la sala d’aspetto del sogno è affollata di ricordi di debellare, è ora che San Marino esca “Fuori dal tunnel” (riecco Caparezza) ben dopo il suo secondo album.

 

Svezia-Irlanda U21 (Kalmar, 10 settembre ore 18.30)

Dejan Kulusevski (Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images).

Dejan Kulusevski. È tutta colpa sua. Da oggetto non ben identificato con l’Atalanta nella campionato scorso, con 102’ nelle gambe in Serie A e il cartellino di piccolo fenomeno ancora attaccato sulla maglietta, a nome jolly per i fanta-allenatori di mezza Italia. Complice l’esordio da titolare con la maglia del Parma contro la Juventus, seguito dal doppio assist di Udine, l’effetto sorpresa è durato quanto una bolla di sapone. Nato in Svezia nel 2000, nome, origini e genitori macedoni, di proprietà dell’Atalanta (che c’ha visto lunghissimo su un giovane, ma dai?), è una mezzala con le pupille di un fantasista e i polmoni di un mediano: 13,616 km corsi alla Dacia Arena, recordman di giornata. La sua presenza vale un aperitivo con Svezia-Irlanda U21, valida per le qualificazioni agli europei di categoria. Stesso girone dell’Italia, interesse aumentato, valida ogni scusa di sintonizzazione in vista dello scontro diretto del marzo 2020.

 

Colombia-Venezuela (Tampa, 11 settembre ore 03.30)

Dal 2015 sono circa 4 milioni i venezuelani che hanno lasciato le loro case per emigrare in Colombia. (Photo by Guillermo Legaria/Getty Images)

La partita stereogramma. Oltre l’immagine di una normalissima amichevole di rodaggio settembrino, Colombia-Venezuela incrocia gli occhi di due paesi sull’orlo di una crisi nervi. Sul campo dei Tampa Bay Buccaneers (NFL) va in scena “Partido de la Hermandad”, la partita della fratellanza. Sul web gira un promo del match in cui due bambini, uno per squadra, si sfidano, corrono, cadono e alla fine si abbracciano. Come fratelli. Come dovrebbe essere. Nello sport e nei rapporti internazionali. Come, in realtà, non è.

Il regime venezuelano Nicolás Maduro ha posto l’esercito sul confine in stato di “allerta arancione” per contrastare il richiamo alle armi degli ex leader delle Forza Armate Rivoluzionarie colombiane. Una tensione politica e sotterranea che potrebbe destabilizzare l’ordine della politica in Sudamerica. Che con il calcio non c’entra nulla. Che il calcio potrebbe aiutare ad attenuare o portare alla ribalta dell’opinione pubblica. Gol pesanti. Esultare, sensibilizzare, comprendere. Cinque “italiani” convocati: Ospina, Cuadrado, Muriel, Zapata per la Colombia e Chanchellor per “La Vinotinto”. In fondo, i gol più pesanti sono quelli che sfondano la porta, con il pallone lontano dagli stadi, oltre l’immaginazione del gioco.

Franco Piantanida

About Franco Piantanida

Giornalista Mediaset, team Tiki Taka. Prima Tutti Convocati (Radio 24) e Gazzetta Tv. Mangio e scrivo di notte e credo nel “momento perfetto per il risveglio, per prendere ciò che è già stato fatto e farlo meglio” (cit)

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