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A due anni dall’incubo

By 13 Novembre 2019

A due anni esatti dalla disfatta contro la Svezia, qual è il vero peso specifico di questa Italia?

Sono passati due anni esatti dalla partita contro la Svezia, che ci eliminò dai Mondiali di Russia 2018. Sono tanti o sono pochi per poter parlare di un’altra Nazionale e di altre prospettive che non siano quelle basilari di emergere dal nulla?

Molto difficile dirlo. Potremmo stare con Sant’Agostino, il quale a chi gli chiedeva cos’era il tempo non sapeva rispondere, ma se la domanda non era posta, ne aveva chiaro il concetto. In questo senso il tempo non ha forse un valore così grande, tutto può succedere in un attimo, come in un secolo. Ma se stiamo con Sofocle, per cui il tempo è un dio benigno, allora qualcosa forse abbiamo imparato dall’apocalisse.

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images).

In questi due anni abbiamo espresso giudizi che vanno da Vladivostok a Cabo da Roca, per cui una ripassata equilibratrice non sarebbe male. All’inizio era lo sprofondo più assoluto, si gridava senza fiato e con la bava alla bocca al repulisti totale, a leggi contro lo straniero calcistico (poi ci siamo subito fatti prendere la mano e abbiamo esteso il concetto), alla castrazione atletica di un po’ di calciatori che ci hanno lasciato a casa. Poi ci siamo rasserenati un po’, senza capire bene cosa si volesse fare, abbiamo riconvocato Buffon ma allo stesso tempo abbiamo detto ai giovani “per favore pensateci voi”, senza dargli una direzione né un consiglio.

Oggi siamo totalmente dall’altra parte: per tanti abbiamo una Nazionale fortissima, piena di giocatori pronti a diventare i craque mondiali del prossimo lustro, in piena fiducia dopo una qualificazione dominante per gli Europei, che ci attendono nella prima parte in casa per consacrare una grande squadra.
Capite come siamo oscillati senza attrito da una parte all’altra.

(Photo by Claudio Villa/Getty Images).

La mia posizione è secca, equilibrata rispetto agli estremi, ma chiara. Continuo a pensare che la generazione dei Verratti, Insigne, Florenzi, Belotti e Immobile sia un gruppo debole rispetto ai pari età di tante altre squadre nel mondo. Basti vedere i numeri ponderati anche solo di questa stagione per capirlo. Prendiamo i nomi prima indicati. Verratti con il PSG è titolare e gioca con buona autorevolezza. Il suo problema sono la capacità offensiva ed è a zero gol in stagione insieme alla propensione troppo marcata di prendere gialli: ne ha già presi 6 in 15 partite. Miglioramenti zero.

Insigne è la pietra dello scandalo a Napoli e quest’anno è stato anche stato messo in mezzo a qualcosa più grande di lui. Florenzi ha avuto piccoli problemi fisici e anche per questo vede più la panchina che il campo. Immobile segna tanto così come Belotti, ma il peso dei gol è sempre light: tanti gol contro Lecce, Brescia, Sampdoria, niente da fare contro Roma, Inter, Juventus e Napoli.

 (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Inoltre la sconfitta con la Svezia questo gruppo di calciatori li ha in un certo senso marchiati e uscire fuori da quel cunicolo buio è difficile.

Sono allo stesso modo però convinto che le esperienze ad altissimo livello di Jorginho ed Emerson Palmieri, la solidità difensiva di Bonucci-Chiellini e soprattutto il gruppo dell’Under 21 precedente, formato da Chiesa, Barella, Donnarumma e Mancini costituiscano una struttura su cui ben sviluppare una squadra che possa dire la sua, senza esaltarsi né deprimersi, ma semplicemente giocarsela con tutte (forse tranne contro Francia e Inghilterra al loro meglio).

Gli Europei ci potranno far riprendere dalla batosta di due anni fa, ma è bene non arrivare con aspettative incredibili, perché prima di rimettersi in testa alla fila c’è bisogno di dare solidità ed esperienza alla classe di calciatori successiva, quella 1996-2002. Sono solo loro che potranno creare un’Italia totalmente diversa.

Jvan Sica

About Jvan Sica

Jvan Sica, nato a Salerno nel 1980, scrive di sport per il web, il teatro e la televisione. L’ultimo libro è stato “Garincia”, l’ultimo spettacolo “Berlino 1936”, l’ultimo film "Maradonapoli". Co-ideatore delle Football City Guides, prime guide turistico-calcistiche esistenti al mondo. È stato articolista per la Gazzetta dello Sport, come curatore della rubrica “Last 50 FIFA”. Cura il blog "Letteratura sportiva".

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