Feed

Adolfo Gaich è un attaccante complesso

By 27 Febbraio 2021

Cosa può dare la punta argentina al Benevento di Filippo Inzaghi?

Adolfo Gaich è arrivato al Benevento ormai da qualche settimana e non è ancora sceso in campo. Per il momento, l’unico atto del ventunenne centravanti di Bengolea, paese argentino di poco più di mille abitanti nella zona di Cordoba, è stata la scelta del numero di maglia. Durante Benevento-Sampdoria, uno striscione esposto al Vigorito ha ricordato Carmelo Imbriani, capitano e allenatore dei giallorossi, a otto anni dalla sua prematura scomparsa, in seguito a una grave malattia. Gaich era in tribuna e, dopo aver conosciuto la sua storia, ha deciso che avrebbe indossato la maglia numero 7 in suo onore.

Con questo gesto, coraggioso e discreto allo stesso tempo, Gaich ha instaurato un primo autentico contatto emotivo con la sua nuova tifoseria, sgretolando subito quell’immagine di centravanti-meme che lo ha preceduto. Cambiare prospettiva, scegliere uno sguardo più profondo, è la chiave di lettura anche per capire che calciatore sia.

Quando Adolfo Gaich ha spazi a disposizione, le sue spalle larghe diventano lo strumento con cui tiene lontano l’avversario mentre cambia direzione. La sua tecnica appare grezza, perlomeno in alcuni fondamentali: i suoi stop non incollano quasi mai la palla al piede, alcuni dribbling sembrano esibizioni di equilibrismo, non per una destrezza che non possiede, ma per la concentrazione con cui gestisce il pallone e cerca di tenerselo più vicino possibile, come se stesse camminando su una fune. Le sue leve lunghe danno dinamismo al tronco da golem, permettendogli progressioni ben più rapide di quanto il suo corpo non lasci immaginare di poter compiere da fermo.

(Photo by Amilcar Orfali/Getty Images)

A un primo sguardo Gaich può sembrare un centravanti ruvido e monodimensionale, che non possidede particolari strumenti a disposizione oltre alla propria potenza per prevalere su chi lo affronta, ma in realtà, nonostante il fisico rimanga un’arma decisiva, è un giocatore ben più sfaccettato. La sua sensibilità tecnica non è certo sopra media, eppure la sua figura ingombrante, a volte, si muove con un’agilità sorprendente e produce giocate che non sembrano fatte per un fisico come il suo, come virate improvvise e finte di corpo, tocchi di suola e tacchi.

È un calciatore molto difficile da definire, persino a livello di sensazioni: a volte – se gli spazi sono stretti – appare pesante e sgraziato, altre stranamente leggero per la sua stazza. Insomma, il giocatore che si allunga il primo controllo è lo stesso che si inventa questa ruleta (al minuto 1:30) per dribblare il marcatore.

Concettualmente, per certi aspetti e con le dovute proporzioni, Adolfo Gaich è un centravanti assimilabile a Romelu Lukaku: la monumentale corazza del suo corpo e la tecnica non finissima mettono in secondo piano, nel racconto che si fa del giocatore, una caratteristica influente tanto quanto la potenza, ovvero la grandissima propensione a comprendere il gioco e cercare di rendersi utile. Il primo pensiero di Gaich, quando riceve il pallone, è associarsi con i compagni, cercare di fare la cosa giusta: se è bersaglio di lanci lunghi, cerca sempre di trasformarli in una sponda, di testa o di petto, di prima intenzione. Quando riceve fuori area prova a combinare o cercare l’assist in verticale, oppure, se è defilato, a servire buoni palloni al centro. È una punta che pensa e gioca come dovrebbe pensare e giocare una punta nel 2021, nel corpo della più classica delle punte di peso.

(Photo by Amilcar Orfali/Getty Images)

Come detto, la sua stazza lo porta spesso a essere scelto come destinatario di lanci lunghi, per semplificare lo sviluppo dell’azione e sfruttare la sua potenza fisica; Gaich, però, è una punta che ama prendere in mano l’iniziativa, svariare su tutto il fronte d’attacco e non ha paura di lanciarsi in progressione e affrontare i difensori anche in dribbling – nella sua ultima Superliga argentina ci ha provato in media due volte ogni 90 minuti, come Carlos Tevez – anche a costo di pasticciare.

Dal punto di vista realizzativo, l’argentino è ancora un giocatore da testare, anche se ha legato la propria ascesa alla capacità di segnare gol importanti nei momenti in cui è stato trascinato nella mischia. Nel Sudamericano Sub-20 del 2019, ad esempio, la punta titolare era Maximiliano Romero, che nonostante un inizio di carriera lacerato dagli infortuni e dalle difficoltà a ritagliarsi un posto al PSV, era considerato ben più quotato. Le sue prestazioni spente, nel contesto di una squadra tanto ricca di talento offensivo quanto ingolfata – come spesso è la Nazionale argentina – convinsero il tecnico a puntare anche su Gaich. Andò a vuoto due partite, poi, contro il Venezuela, segnò una tripletta e, sostanzialmente, qualificò l’Albiceleste al Mondiale di categoria. Nelle competizioni successive, il centravanti titolare sarebbe stato lui. Al San Lorenzo, poco meno di un anno dopo, fece praticamente lo stesso: in un’annata implosa tra cambi di allenatore e difficoltà di ogni tipo, Diego Monarriz, tecnico ad interim, gli affidò il ruolo di centravanti titolare. In quella stagione segnò cinque gol in dodici partite di cui otto partendo dal primo minuto.

(Photo by Buda Mendes/Getty Images)

Il miglior fondamentale di cui dispone, in fase realizzativa, è un tiro molto potente, sia di destro che di sinistro, abbinato a una certa pericolosità nel gioco aereo e, più genericamente, in quelle situazioni in cui può imporre la propria forza fisica sul marcatore. Un altro suo punto forte è la capacità di coordinazione sui palloni a mezz’aria. Nelle conclusioni di precisione, in cui risulta un po’ acerbo, l’impressione è che abbia ancora un largo margine di miglioramento. Finora ha dato l’impressione di sapersi smarcare piuttosto bene in area, sopratutto per attaccare il palo sui cross.

Nonostante l’età e l’hype che ha saputo generare anche tra i top club – nei mesi precedenti all’accordo con il CSKA, è stato accostato praticamente a tutte le grandi d’Europa – le sue presenze da professionista sono ancora relativamente poche. Se n’era andato dall’Argentina senza aver mai giocato una stagione intera da titolare, mentre in Russia ha collezionato pochissime presenze, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto consolidarsi.

Filippo Inzaghi dice di sbagliare raramente, quando si tratta di valutare un numero nove, e che Gaich, reduce da circa un mese e mezzo di inattività, nel giro di poche settimane sarà pronto. Dovrà fronteggiare la concorrenza di Lapadula, un giocatore molto diverso per caratteristiche, fino ad ora considerato irrinunciabile per il suo gioco particolarmente dispendioso, a dispetto delle poche reti segnate.

BENEVENTO, (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

Gaich, appena ripresa la miglior forma, può a sua volta garantire un buon lavoro di pressione e, rispetto all’ex attaccante del Milan, può costituire anche un’importante risorsa sui lanci lunghi – non a caso, come lo era Santander nel Bologna di Inzaghi – e imporre la propria fisicità e la capacità di essere utile a tutto campo. Nella squadra con la seconda percentuale media più bassa di possesso palla della Serie A (43,1%), la sua tendenza a funzionare meglio quando ha spazi a disposizione e le sue doti fisiche possono mascherare la scarsa finezza, può esaltarlo sicuramente di più di un contesto in cui deve farsi strada con la tecnica in spazi stretti.

Semplificando Gaich al massimo, le sue migliori caratteristiche sono la potenza fisica e il senso del gioco. Il suo modo di muoversi e associarsi lo rendono un progetto di centravanti moderno, ovvero utile e partecipe anche al di là dei gol, anche oltre ciò che apparentemente sembra consentirgli la sua tecnica piuttosto basic, ma sollecitata di continuo. “Mi piace arretrare, allargarmi: non ho limiti in questo. Mi piace molto Lewandowski, mi colpisce il modo in cui usa il corpo, e i suoi movimenti” ha raccontato.

Per questo suo modo di intendere il ruolo, pienamente contemporaneo, e la sua forte predisposizione al sacrificio e all’autoperfezionamento, è difficile immaginare che la sua carriera sarà priva di miglioramenti. “Penso al calcio tutto il giorno. Quando finisco di giocare mi piace riguardare i video, vedere ciò che devo correggere, oppure guardare le partite dei difensori che devo affrontare”. Non è un talento fulminante, dal potenziale praticamente trasparente, come il primo Lautaro Martinez o Thiago Almada, ma è un giocatore intelligente e attuale, con un set di caratteristiche e uno stile molto particolari. Caratteristiche su cui, per emergere a un livello proporzionale alle aspettative che in questi mesi ha generato il suo nome, dovrà lavorare in maniera costante. Adolfo Gaich sembra perfettamente cosciente di questo, e la Serie A sarà una sfida complessa ma stimolante.

Leave a Reply