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Alexander-Arnold, prendersi il mondo a 20 anni

By 30 Novembre 2019

Il giovane terzino inglese è un elemento fondamentale nel gioco del Liverpool e uno dei migliori interpreti del ruolo al mondo

Le chiavi del successo del Liverpool in questa e nell’ultima stagione sono molte: un attacco straordinario, un pressing senza uguali, una difesa migliorata esponenzialmente dopo gli arrivi di van Dijk e Alisson, la capacità di adattarsi a più contesti di gioco durante la stessa partita e tra una partita e l’altra. Se però la scorsa stagione era stata soprattutto – ma ovviamente non solo – la stagione di van Dijk, Mané e Alisson, in questi primi mesi c’è una figura che sta emergendo prepotentemente sul palcoscenico: quella di Trent Alexander-Arnold (o TAA, per semplicità).

Una crescita costante
La città di Liverpool e il Liverpool sono stati centrali nella vita e nella carriera di Alexander-Arnold: a Liverpool ci è nato, nel Liverpool ha iniziato a giocare a sei anni, facendo tutta la trafila delle giovanili con Gerrard come idolo, e finora è stato l’unico club in cui ha giocato, esordendo in prima squadra a 18 anni durante la stagione 2016/2017 in una partita di Coppa di Lega contro il Tottenham.

Alexander Arnold

(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

In quella stagione farà qualche altra presenza, esordendo anche in Premier League, ma per diventare un vero e proprio giocatore di rotazione dovrà aspettare la stagione successiva, dove complici i tanti infortuni di Clyne troverà molto più spazio, giocando da titolare tutte le gare della fase ad eliminazione diretta – escluso il ritorno degli ottavi col Porto – della cavalcata alla finale di Champions, poi persa col Real. In quella stagione si notano tutti i pregi e i difetti di un terzino offensivo ancora comprensibilmente grezzo: bravo ad accompagnare l’azione, ottima tecnica di base, grande sensibilità nel piede destro, soprattutto quando deve fare un lancio o un cross, non molto affidabile in fase difensiva dove alterna qualche buona prestazione a tanti errori.

Pur senza raggiungere l’élite, alcuni miglioramenti in fase di non possesso si intravedono nella stagione successiva (la 2018/2019), in cui il Liverpool, grazie soprattutto a van Dijk e Alisson, fa il salto di qualità dietro e lui, senz’altro aiutato da un contesto migliore, inizia a compiere meno errori, diminuendo le letture errate e migliorando nella gestione degli uno contro uno (da sottolineare la prestazione ad Anfield contro il PSG nel girone di Champions, dove se la cava molto bene contro Neymar, e quella in finale contro il Tottenham).

Alexander - Arnold

(Photo by Mike Hewitt/Getty Images)

Oltre a migliorare in fase difensiva però TAA fa un passo in avanti anche e soprattutto col pallone. Grazie a lui e a Robertson il Liverpool passa da essere una squadra devastante in contropiede ma deficitaria negli attacchi a difesa schierata ad essere una squadra sempre devastante in ripartenza ma anche in grado di scardinare difese chiuse nella propria trequarti.

I due terzini sono assieme a Firmino i principali rifinitori della squadra e chiudono la Premier League con rispettivamente 12 e 11 assist. In particolare, per quanto riguarda Alexander-Arnold, il grande passo in avanti avviene nella seconda parte della stagione: da febbraio a giugno realizza 13 assist in 19 presenze tra campionato e Champions, risultando decisivo in partite importanti come l’incredibile rimonta ad Anfield contro il Barcellona nel ritorno della semifinale di Champions, assistendo prima il gol del 2 a 0 di Wijnaldum, con un precisissimo cross all’indietro dall’elevato coefficiente di difficoltà, e poi quello del 4 a 0 di Origi, sorprendendo la difesa del Barça con un corner battuto velocemente.

Un altro passo in avanti
Se possibile, l’importanza e il peso di Alexander-Arnold nel gioco del Liverpool è cresciuto ancor di più in questo inizio di stagione. È il primo giocatore dei reds per tocchi e il quinto per passaggi in media ogni 90 minuti, i suoi compagni lo cercano con costanza, è il fulcro principale nell’uscita palla da dietro, continuando però ad interpretare un ruolo molto rilevante anche nella metà campo avversaria, dove i suoi cross sono uno dei principali mezzi attraverso cui la squadra rifinisce le azioni.

Nell’immagine sono presenti alcune delle passmap di Between the Posts relative alle gare del Liverpool in questa stagione. Nonostante giochi largo TAA è il giocatore più coinvolto e quello a fare più passaggi progressivi, come un ragno che tesse le tele collegando i compagni, anche quelli più lontani (Robertson contro il Tottenham, Mané contro il City, Firmino e Mané contro il Salisburgo).

Nella partita contro il Manchester City ad Anfield dello scorso 10 novembre l’asse TAA – Robertson è stata una delle chiavi per la vittoria che ha portato i reds 9 punti sopra i citizens. Schierando De Bruyne molto vicino ad Aguero, soprattutto in fase di non possesso, Guardiola ha coperto molto bene la fascia centrale del campo ma ha lasciato più libertà del dovuto ai due terzini avversari. In questa partita TAA è stato il giocatore della sua squadra ad aver toccato più palloni e ad aver effettuato più passaggi, tra i quali c’è stato l’incredibile cambio gioco col piede debole per Robertson nell’azione del 2 a 0, con cui ha mandato completamente a vuoto il pressing del City e permesso al compagno di squadra di attaccare in campo aperto, poi bravo a fare un cross precisissimo per Salah.

Alexander - Arnold

(Photo by Justin Setterfield/Getty Images).

I cambi di gioco e i lanci in diagonale sono un tratto distintivo del gioco di Alexander-Arnold, se non addirittura il tratto distintivo. La sua bravura in questo fondamentale si era già vista nei primi anni di carriera (un incredibile lancio contro lo Swansea nel dicembre 2017 diventò virale) e man mano è diventata sempre più evidente col passare dei mesi. In questa stagione i suoi lanci verso il lato sinistro del campo, per Mané o per Robertson, sono stati un’arma tattica importante in varie partite: quella col City citata prima; quella contro l’Arsenal, inizialmente schierato col 4312, in cui le aperture precise di TAA hanno messo ancor più in difficoltà un modulo che di base ha già problemi a difendere in ampiezza; quella contro il Tottenham in cui per scardinare il blocco basso della squadra di Pochettino il Liverpool è dovuto passare molto dalle fasce e TAA ha effettuato ben 8 passaggi verso Robertson, oltre al lancio con cui ha servito Mané nell’azione del fallo da rigore causato da Aurier sull’attaccante del Liverpool.

Il grafico di StatsBomb, aggiornato al 29 ottobre, mostra tutti i passaggi effettuati da TAA a Robertson e viceversa durante questa Premier League (in rosso i passaggi riusciti, in giallo quelli falliti). Da notare la prevalenza dei cambi gioco in orizzontale e in diagonale da destra verso sinistra (cioè da TAA a Robertson).

Alexander-Arnold preferisce colpire il pallone col collo del piede per dare i giri giusti ai suoi lanci in diagonale ma non disdegna passaggi più tesi o con l’effetto a rientrare. Esattamente come la sua squadra, sa adattarsi a più contesti di gioco, ragionando e associandosi nello stretto contro avversari chiusi, accelerando palla al piede o lanciando lungo nelle ripartenze in campo aperto. E forse è soprattutto nelle ripartenze che si notano le sue grandi letture di gioco, perché la tecnica è fondamentale ma senza visione e idee è difficile che porti a qualcosa di concreto.

La sua intelligenza si nota anche nei movimenti, e se dall’altro lato Robertson tende quasi sempre a muoversi lungo la linea laterale del campo, che sia in conduzione palla al piede o in sovrapposizione esterna a Mané, a destra TAA si muove in funzione dei compagni: e quindi quando Henderson si apre sull’esterno lui tende a venire dentro il campo palla al piede, quando Salah riceve largo si sovrappone sia internamente che esternamente, quando l’egiziano attacca la profondità con i tagli tra il terzino e il difensore centrale avversario lui rimane largo con i piedi vicini alla linea laterale del campo, e non di rado è proprio lui a servire il compagno in profondità.

 

 (Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

E a proposito di servire i compagni il peso di TAA nel Liverpool è cresciuto anche negli ultimi trenta metri di campo, soprattutto grazie ai suoi cross: in Premier è il primo giocatore della squadra per passaggi chiave (un passaggio che manda al tiro un compagno) in media ogni 90 minuti con 3,54 e per expected assist (o expected goal assistiti) in media ogni 90 minuti con 0,38.

Se l’anno scorso divideva i corner e le punizioni indirette con Milner e Salah, quest’anno la maggior parte li batte lui e la sua grande tecnica di calcio si vede anche in queste situazioni (in Premier è primo per passaggi chiave ogni 90 minuti su palla inattiva con 1,69). Sempre in situazioni di questo tipo, la sua grande tecnica di calcio si è intravista anche nei tiri (ha segnato un gol su punizione al Chelsea a settembre), ma poiché ne ha calciate relativamente poche è presto per dare giudizi approfonditi.

Può giocare a centrocampo?
Nella sua breve carriera da professionista TAA ha giocato quasi sempre da terzino destro, più qualche partita a sinistra e, quando Klopp voleva una squadra più coperta, un paio di spezzoni a fine gara esterno alto a destra. Negli ultimi mesi, come in passato era successo per altri terzini dalle elevate qualità tecniche, in Inghilterra si è iniziato a discutere di un suo possibile utilizzo a centrocampo, anche considerando che ha già giocato in quella zona nelle giovanili (per poi ad un certo punto venire abbassato di posizione, come spesso successo ai migliori terzini dell’ultimo decennio).

(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

In questa stagione è difficile immaginarlo giocare in uno dei tre slot nel centrocampo del Liverpool, un po’ perché i reds sono davvero corti nel ruolo di terzino (le alternative ai due titolari sono soltanto Joe Gomez e Milner, entrambi adattati in quella posizione) e un po’ perché funziona talmente bene da esterno basso a destra che spostarlo avrebbe poco senso. Al contrario potrebbe essere un’opzione percorribile in nazionale, dove Southgate ha un discreto ventaglio di scelta tra i terzini destri (oltre a TAA ci sono Walker, Trippier e Wan-Bissaka) e al contempo sta avendo diverse difficoltà a trovare la quadra a centrocampo, dove ha provato vari assetti senza trovarne uno che convincesse del tutto.

Di conseguenza l’opzione di provare Alexander-Arnold quale centrocampista – magari da mezzala destra, dove avrebbe più libertà di movimento e spazio da attaccare rispetto che da mediano -, per quanto molto difficile da vedere prima della fine di Euro 2020, non è da escludere, anche se considerando le enormi differenze rispetto al ruolo di terzino verosimilmente avrebbe bisogno di un periodo di adattamento, ammesso che poi riesca a rendere altrettanto bene (indubbiamente gli anni a centrocampo nelle giovanili potrebbero essergli utili, però è passato molto tempo e aldilà di questo erano, per l’appunto, le giovanili).

Ma, vada come vada, in un calcio in cui ai terzini viene sempre più domandato di effettuare passaggi incisivi da posizioni arretrate contro squadre che difendono compatte il centro del campo, lasciando poco tempo e spazio ai mediani, ad appena 21 anni Trent Alexander-Arnold è già uno dei migliori interpreti al mondo.

Gabriele Gatti

About Gabriele Gatti

Nato nel 1994, si nutre principalmente di pasta al pesto (rigorosamente fatto in casa). È una delle voci de Il Terzo Uomo, un podcast che prova a parlare di calcio in maniera diversa.

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