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Amadou ha imbracciato il fucile

By 24 Febbraio 2020
Mali

Incontro con l’ex promessa del calcio maliano Amadou Fofana. Volato in Francia convinto di giocarsi le sue chance, truffato e umiliato, è tornato indietro, ha indossato la mimetica e ora combatte la sua guerra contro i soldati francesi nel nord del Mali

«Ricordo il suo nome. Ce l’ho stampato nella mente, Jean Voudier. Dubito però che si chiamasse davvero così. Mi ha promesso mari e monti, poi mi ha lasciato per strada come un cane randagio. Ammazzo i francesi perché in ogni soldato mi sembra di rivedere lui». Ci sono tanti motivi per combattere una guerra. Amadou, 25 anni, ha scelto di indossare la mimetica e imbracciare un mitragliatore per sfogare il suo risentimento, per togliersi di dosso l’amara delusione di un giovane calciatore sedotto e abbandonato.

È nato a Bamako, la capitale di un Mali che ha regalato al calcio pezzi da novanta come Salif Keita, Momo Sissoko e Frederic Kanouté, ma ha deciso di entrare a far parte del Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad. Difende l’indipendenza del nord del Mali non certo per origini o convinzioni politiche, «ma quando ho saputo che c’era da stanare l’esercito francese mi sono messo a disposizione», spiega senza un filo d’esitazione.

Amadou Fofana, centrocampista un tempo tesserato per l’As Onze Créateurs che sognava di ricalcare le orme del suo idolo Mahamadou Diarra (nel Real Madrid ai tempi di Capello), è infervorato da un sentimento rabbioso di vendetta. «Non avevo chiesto nulla a nessuno. Questo Jean si è presentato un giorno al campo d’allenamento dicendomi di essere un osservatore di un importante club francese. Ho commesso l’errore di credergli e la mia vita è diventata un inferno».

Mali

Mohamed Lamine Sissoko con la maglia del Mali during la Coppa d’Africa del 2013 (Photo by Steve Haag/Getty Images)

La storia risale a quattro anni fa. Voudier l’impostore parla ad Amadou della Francia come del paese dei balocchi e delle speranze. Gli garantisce un ingaggio a Montpellier e si fa pagare un milione di Cfa (circa 1.500 euro) per sbrigare tutte le pratiche burocratiche. Soldi che Amadou aveva messo da parte lavorando a una pompa di benzina a Bamako. «Quando sono arrivato in Francia mi sono reso conto che la situazione era ben diversa. Non ero da solo. A Montpellier sono finito a dormire in una stanza con altri otto ragazzi africani. Il cibo era scarso, faceva freddo e quando mi sono presentato al provino quasi non stavo in piedi».

Amadou non cerca di giustificare il suo fallimento sportivo, ma sottolinea con grande tristezza le tappe del suo calvario. Ovviamente dopo essere stato scartato dal Montpellier non è più riuscito a rintracciare Voudier. «Mi sono reso conto di essere rimasto da solo e per giunta con un visto scaduto». Ma non ha perso coraggio e spirito di improvvisazione.

A Madrid conosceva un connazionale che lavorava per un panificio. Ha preso più di un treno, viaggiando chiuso nelle toilettes, ed ha raggiunto la capitale spagnola. Per qualche settimana ha alloggiato a casa sua nel quartiere Puente de Vallecas, zona periferica e industriale di Madrid. Fino a quando durante un controllo della Guardia Civil è stato arrestato perché privo di documenti. «Mi hanno rispedito a casa in aereo. Sono tornato a Bamako, senza soldi e senza più il lavoro che ovviamente avevo perso».

L’As Onze Créateurs , club maliano per cui è stato tesserato Amadou Fofana.

Oggi ad Amadou del pallone importa davvero poco, «e non credo che un giorno riprenderò a giocare. Sono diventato un atleta della guerra. È come se difendessi la maglia dell’Azawad». Da qualche mese si trova a Kidal, città del Mali a circa 700 chilometri dalla capitale Bamako. Le truppe maliane, con l’aiuto dei militari francesi, hanno riconquistato buona parte della zona. Si combatte corpo a corpo e tra i soldati, irregolari, c’è anche un’ex promessa del pallone che punta il suo fucile contro un qualsiasi Jean da assassinare.

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