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André Onana, black man in a white world

By 4 Dicembre 2019

Nello spicchio di mondo calcistico, quello dei portieri, che non ha mai visto un giocatore di colore emergere a livello di top player, ha fatto irruzione André Onana, l’estremo difensore dell’Ajax che vale la pena conoscere meglio

 

Black man in a white world del (psych)soul singer Michael Kiwanuka potrebbe essere la canzone ideale per presentare la candidatura di André Onana al Yashin Award, il Pallone d’Oro dei portieri introdotto da France Football proprio quest’anno. L’estremo dell’Ajax è stato inserito nella top 10 e rappresenta una novità per questo spicchio di mondo calcistico – quello, appunto, dei portieri – che non ha mai visto un giocatore di colore emergere a livello di top player. Lo stesso Onana non è mai stato particolarmente considerato a livello di opinione pubblica, nonostante una crescita professionale continua che lo ha reso uno dei portieri più affidabili a livello continentale.

Nella passata stagione l’apporto di Onana alle fortune dell’Ajax è stato pari a quello dei più celebrati De Ligt, De Jong, Ziyech, Tadic e Van de Beek, con due momenti clou. Il primo nella fase a gironi di Champions nel doppio confronto con il Benfica, squadra proveniente dal paese che rappresenta la bestia nera per eccellenza del calcio olandese: il Portogallo. Salvo casi assolutamente sporadici, nel nuovo millennio ogni volta che queste due grandi scuole calcistiche si sono trovate di fronte in partite ufficiali, i portoghesi hanno sempre avuto la meglio a qualsiasi livello, sia esso un Europeo (2004 e 2012), un Mondiale (2006), la Nations League (2019) o una sfida tra pari rango nelle coppe europee (Benfica-Psv Eindhoven, Sporting Lisbona-Az Alkmaar, Arouca-Heracles Almelo). Nei 4 punti (su 6 disponibili) conquistati dall’Ajax contro gli Encarnados c’è stato tantissimo di Onana, provvidenziale soprattutto a Lisbona nel tenere il pareggio che ha spianato agli ajacidi la strada verso gli ottavi.

Il secondo momento topico è arrivato al Santiago Bernabeu. Onana non arrivava dal suo miglior momento stagionale: 6 gol incassati dal Feyenoord a gennaio, qualche acciacco fisico, l’uscita errata che aveva regalato la vittoria al Real Madrid nell’andata ad Amsterdam. Eppure ha sfoderato una prestazione super per freddezza e personalità, mostrando una caratteristica comune al suo ormai ex compagno di squadra De Ligt: la capacità di lasciarsi gli errori alle spalle e ripartire come se niente fosse successo. Onana ha chiuso la stagione con una media di 0.86 reti incassate a partita, a fronte di un valore di Expected Goals calcolato in 1.03.

André Onana

(Photo by Lars Baron/Getty Images)

Attraverso un algoritmo, gli xG (come vengono abbreviati) calcolano i gol potenziali, che ci si sarebbe aspettati da una determinata squadra o da un certo giocatore. Un dato, che nel caso dei portieri, può essere più utile della mera somma dei clean sheets stagionali, visto che si può chiudere una partita con la porta inviolata senza effettuare una parata degna di questo nome.

Quest’ultimo rappresenta un problema per una squadra “formativa” come l’Ajax. Allenare, fin dalle giovanili, la concentrazione dei portieri, la loro capacità di rimanere nel match nonostante per buona parte della partita si giochi nella metà campo avversaria, con l’Ajax – a qualunque livello – in costante possesso palla. Onana non è propriamente un prodotto del vivaio ajacide, ma appartiene a quella categoria ibrida che da qualche anno a questa parte sta spopolando ad Amsterdam (vedi alla voce Frenkie de Jong), ovvero giovani prelevati da un altro settore giovanile ma portati alla maturazione nel proprio.

L’Ajax annovera quattro preparatori di portieri nel propri staff: Erik Heijblok, Dennis Gentenaar e Stan Bijl, responsabili degli allenamenti rispettivamente sulle palle alte, sui tiri a media altezza e su quelli rasoterra; e Carlo L’Ami, responsabile e supervisore. Quest’ultimo non ha dubbi: «Il lavoro fatto su Onana rappresenta il frutto di conoscenze accumulate nel corso degli anni, pertanto lo considero pienamente – consentitemi il termine – un nostro prodotto».

André Onana

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Said Ouaali, responsabile del vivaio ajacide, si dichiara convinto che «nello sviluppo di un portiere, l’ultimo, delicatissimo step del passaggio in prima squadra non è paragonabile a quello di qualsiasi altro giocatore di campo. Con Onana è andato tutto bene grazie alla sua forza mentale». Alla seconda da titolare ha parato un rigore (contro i Go Ahead Eagles), alla sesta era già a quota quattro clean sheets, quando con lo Jong Ajax aveva avuto bisogno di 14 partite per raggiungere tale numero. Un’attitudine che gli ha permesso di guadagnarsi la fiducia Peter Bosz e vincere il ballottaggio con il più esperto Diedrik Boer per la sostituzione di Jasper Cillessen, partito per Barcellona – da dove arrivava proprio Onana, che dopo anni con l’under-19 aveva espressamente scelto di andarsene a causa di una concorrenza in prima squadra talmente elevata da non fargli intravedere sbocchi.

L’Ajax si era cautelato prendendo in prestito Tim Krul, ma anche quando il nazionale oranje si era ristabilito dai problemi fisici, il posto da titolare era rimasto a Onana. Con il picco dei sette interventi decisivi nell’andata di Europa League contro il Lione quale sunto di una stagione che lasciava intravedere potenzialità di sviluppo interessanti.

Eppure nell’annata 2016-17 era ancora un’Onana naif, più vicino a essere un progetto di grande portiere piuttosto che un portiere da grande squadra. Ma all’epoca nemmeno l’Ajax era una grande squadra, almeno ragionando in termini di elite europea. L’autorevolezza con la quale gli olandesi stanno portando a termine l’attuale fase a gironi di Champions è la stessa con cui Onana guida la propria difesa.

«È cambiato molto dallo scorso anno», dice il portiere. «Nel recente passato non avevamo altra opzione se non quella di avere la palla, perché in caso contrario non sapevamo gestire la situazione. Oggi abbiamo una consapevolezza diversa. Non mi riferisco ai singoli compagni, alcuni dei quali sono cambiati, ma al nostro essere squadra. Non posso affermare che adesso non perderemmo contro il Tottenham nel recupero. Sicuramente però, quella delusione ci ha fatto crescere tantissimo».

André Onana

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Onana vanta tra i propri principali punti di forza la reattività e il senso della posizione. Effettua raramente parate spettacolari proprio perché ben piazzato. Tende a rimanere in piedi fino all’ultimo – dote fondamentale negli uno contro uno – ma grazie agli elevati riflessi è poi rapido nel tuffo. Una delle parate migliori sotto questo aspetto la si può vedere in Heerenveen-Ajax del 20 ottobre 2018, quando respinge in angolo un tiro improvviso scoccato da Michel Vlap dall’interno dell’area di rigore.

Lo spot migliore riguardante l’elevata reattività è invece andato in scena qualche settimana fa a Stamford Bridge, quando il camerunese ha negato a Michy Batshuayi la rete del 5-4 per il Chelsea. C’è tutto l’Onana attuale in quell’intervento: con la sua squadra in doppia inferiorità numerica, psicologicamente in affanno dopo aver dilapidato un vantaggio di tre reti, il portiere ajacide mantiene la freddezza e la concentrazione giusta per sfoderare una grande parata su un tiro ad alto coefficiente di difficoltà. Quasi un rigore in movimento. A proposito di tiri dagli undici metri, Onana vanta una statistica di 7 parati su 19, per una media del 37%.

L’Ajax è un club con una discreta tradizione di portieri di colore: Stanley Menzo, Lloyd Doesburg, Kenneth Vermeer. Il primo fu giubilato da Louis van Gaal dopo un clamoroso autogol contro l’Auxerre nella Coppa Uefa ’92-93 a favore del giovane Edwin van der Sar, oggi figura importante nella carriera di Onana. Nonostante nell’Ajax non ricopra funzioni “di campo”, Van der Sar ha lavorato molto sull’aspetto psicologico del giocatore, diventandone una sorta di mentore, nonché il suo principale sponsor, tanto da essersi sbilanciato a dichiarare che “nel giro di due-tre stagioni, Onana sarà titolare in una società di prima fascia”.

André Onana

(Gary M. Prior/Allsport)

Già tre anni fa questo ragazzo iniziato al calcio dalla Fondazione Eto’o di Douala avrebbe potuto approdare in un campionato di alto livello. «Poi un giorno mi chiamò la dirigenza», ha raccontato al settimanale Voetbal International, «dicendomi che non mi avrebbero ingaggiato perché non avevano idea di come la piazza avrebbe reagito a un portiere di colore. Quando lasciai il colloquio, avevo il sorriso sulle labbra: non ero stato scartato perché ritenuto poco valido, ma per una questione ambientale e di colore della pelle. Nulla quindi che avesse a che fare con le mie qualità».

Onana non abita su un’isola felice. A dispetto dei numerosi sforzi compiuti dalle istituzioni, l’Olanda non è immune al fenomeno del razzismo. Il recente caso scoppiato in Den Bosch-Excelsior lo ha ribadito, anche se fortunatamente l’episodio si è chiuso con le scuse (e non con patetiche giustificazioni) dei diretti interessati.

Onana ha un punto di vista molto deciso sull’argomento. «Il razzismo non verrà mai sconfitto. A molti fa paura, e lo capisco. Io lo vivo ad ogni trasferta, dove il coro o l’insulto a sfondo razziale non mancano mai. Vorremmo tutti che queste cose finiscano, ma non accadrà. Io ho imparato a conviverci, questo stato delle cose mi fortifica. Lasciare il campo non è la soluzione, anzi, darebbe ancora più importanza a chi non dovrebbe averne. Ben vengano le iniziative, ma da quanto tempo se ne parla, quindici anni? Venti? E cosa è cambiato? Niente. Il calcio è uno straordinario veicolo di unione di popoli e culture, ma non può fermare il razzismo».

Alec Cordolcini

About Alec Cordolcini

Da oltre dieci anni si occupa di calcio olandese e belga per diverse testate nazionali, dal Guerin Sportivo alla Gazzetta dello Sport, da Il Giornale a Rivista Undici. Ha pubblicato due libri: "La Rivoluzione dei Tulipani", dedicato al calcio olandese, e "Pallone Desaparecido", sul Mondiale 1978.

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