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Anti Icons – Gustavo Bartelt

By 20 Dicembre 2019

 – Te lo ricordi Bartelt?
– Chi?
– Oh Bartelt, l’attaccante della Roma
– Ma chi quello che fece doppietta contro la Fiorentina? Che giocatore!
– Ancora co’ ‘sta storia. Bartelt non ha mai segnato in quella partita. Anzi non ha mai segnato in Serie A. Comunque sì, parlavo proprio di quel Bartelt lì…

Scene comuni da bar. O da Facebook, se volete. Una versione moderna delle piazze di una volta. Quelle dove ora, giovani e meno giovani, si ritrovano per discutere di tutto. Dalla politica al calcio. Con la differenza che, prima, quello che veniva detto, anche la più grave delle corbellerie, rimaneva incastrato all’interno di quelle quattro mura. E per fortuna, aggiungeremmo. Mentre oggi lo straordinario mezzo dei Social permette, anche al più emerito degli sconosciuti di contestare il pensiero di esperti e luminari.

Se si può parlare di vaccini, figuratevi se non si può discutere di pallone. Ma questa è tutta un’altra storia. Oggi vogliamo raccontarvene una nuova. Quella di un ragazzo argentino che, una ventina di anni fa, arrivò in una Capitale, sponda giallorossa, che fremeva nell’attesa di un nuovo attaccante. Un numero nove. Un bomber. I tifosi della Roma sognavano centravanti da urlo: Gabriel Batistuta, David Trezeguet, Pippo Inzaghi. A Fiumicino, invece, atterrò un ventiquattrenne sconosciuto. Con i tatuaggi, gli orecchini, la criniera bionda e un physique du role da attore hollywoodiano. “El facha” lo chiamavano. E per quanto questo signore, non alla Roma ma proprio in Europa, riuscì a segnare un solo gol (tra l’altro tra le fila del Rayo Vallecano), “il bello” viene ancora ricordato con un certo affetto. Magie di una città in cui basta essere decisivo in un derby, per trovare spazio nell’Olimpo dei migliori calciatori di sempre.

LaPresse.

Questa è la storia di Gustavo Javier Bartelt. E di quel Roma-Fiorentina storico in cui l’argentino riuscì a siglare addirittura una doppietta. O forse solo un gol? Nessuno a dire la verità. Eppure…

 

Stagione 1998/1999

Paragonato ad un gigante come Claudio Paul Caniggia, che comunque nella Capitale, al netto della squalifica per doping, qualcosa di interessante era riuscito a combinarlo, Bartelt arrivò a Roma nell’estate del 1998. Lontani dal calcio globale, da strumenti utilissimi come WyScout e da questa indigestione di pallone televisivo e notizie dal web che ci permettono di sapere vita morte e miracoli di ogni calciatore di ogni campionato, l’acquisto de “El facha” fu più che altro roba di procuratori e intermediari. «Lo abbiamo preso perché è un attaccante che sa buttarla dentro e questo è piaciuto parecchio a Zeman» dichiarava, tronfio d’orgoglio, un raggiante presidente Sensi «questo, comunque, non vuol dire che abbiamo rinunciato a Trezeguet». Bugia. Perché il francese la maglia giallorossa non la indosserà mai. Stesso discorso per Pippo Inzaghi. A lungo sognato dai tifosi romanisti che, invece, almeno per quella penultima stagione prima della fine del millennio, dovettero accontentarsi di Paulo Sergio e soprattutto di Marco Delvecchio.

Reduce da qualche anno importante in Argentina, specialmente tra le fila del Lanus, Bartelt varcò le porte di Trigoria in seguito ad un bonifico da 13 miliardi di lire e un contratto quadriennale da un miliardo e mezzo. Il suo score fa ben sperare: tra le fila dell’All Boys si parla di 27 gol in 92 match. Al Lanus ancora meglio: 13 reti in 18 partite. L’asta, in tutta Europa, si accende in un momento. Il più lesto è proprio Franco Sensi che, dopo qualche telefonata e un paio di VHS, decide di regalare l’argentino alla Curva Sud. E nemmeno a torto a studiare il precampionato di Bartelt.

El facha è una macchina da gol, segna a ripetizione. E continua a farlo anche nella prima ufficiale della stagione: l’andata dei sedicesimi di finale di Coppa Italia contro il Chievo. A Verona i giallorossi vanno sotto per 2-0, prima dell’esplosione di Bartlet che in soli 3 minuti prima sigla la rete del 2-1 e poi propizia il 2-2 di Gautieri. Una maglia di titolare, all’esordio in campionato contro la Salernitana, sembra il minimo. E infatti l’argentino parte dal primo minuto, senza impressionare più di tanto. La gara terminerà 3-1 per i giallorossi con doppietta di Paulo Sergio e la marcatura di Totti. Bartlet gioca una cinquantina di minuti prima di essere sostituito da un giovanissimo Frau. Altra meteora di cui non si sentirà più parlare. La discesa all’inferno de “El facha”, intanto, è appena cominciata.

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Una cosa personale

Nonostante un inizio di stagione più che confortante e che probabilmente meritava ben altra considerazione, specie da parte del mister, piano piano Bartelt comincia a trovare spazio solo in panchina. Zeman lo fa giocare sempre meno: il suo 4-3-3 sembra esprimersi nel migliore dei modi con Delvecchio centravanti. La scelta è quella giusta, se pensate che quella sarà la migliore stagione di sempre di SuperMarco: 18 reti in 31 partite, tre delle quali segnate proprio alla Lazio. Sintomo di un feeling con il derby che l’ex Inter manterrà fino alla fine dei suoi trascorsi da calciatore. “Sono stato discriminato dalla Roma – spiegò diversi anni dopo El facha in un’intervista rilasciata a gianlucadimarzio.com – credo proprio fosse una cosa personale”.

Del “bello”, infatti, si perdono le tracce. Almeno fino ad un sabato pomeriggio di metà ottobre.

 

Roma – Fiorentina 2-1

Con i suoi dodici punti in classifica, frutto di 4 vittorie nelle prime 4 gare di campionato, e un primato assolutamente meritato, i viola fanno visita alla Roma. Con diversi infortunati e un approccio alla Serie A più che balbettante, i giallorossi hanno un solo grosso problema: Gabriel Omar Batistuta. L’argentino è inarrestabile: in 450’ di stagione, ha già segnato 5 gol. Tre dei quali in un’incredibile trasferta a San Siro dove Bati, praticamente da solo, riesce a domare un diavolo molto lontano dalla sua forma migliore. E’ proprio “il mitraglia” ad aprire le danze: è il 31’ del primo tempo quando Batistuta vince le resistenze della difesa giallorossa e scaraventa in porta il pallone dell’iniziale vantaggio. Piove sul bagnato: sotto di un gol e surclassata sul piano del gioco, la Roma perde anche due giocatori. Entrambi espulsi. Il primo a salutare è Gigi Di Biagio. Poi tocca a Vincent Candela, reo di uno scontro di gioco con Falcone. Andranno fuori entrambi.

Bartelt

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Il minuto decisivo, però, è il 33’ della ripresa: Zeman, a sorpresa, richiama in panca un Delvecchio sprecone per mettere dentro Bartelt. Per l’argentino è l’occasione giusta e non se la fa scappare. Tra l’89’ e il 93’ El Facha si rende protagonista di due serpentine fantastiche che prima portano al pareggio di Alenitchev e poi al gol del definitivo 2-1 di Totti. Lo stadio è in visibilio. Così come la città tutta. Sembra l’inizio di una splendida storia d’amore e calcio. Sembra. Perché da quel momento in poi di Bartelt si sentirà parlare poco o niente.

Europa Amara

La stagione 1998-1999 si conclude così: con pochi altri scampoli di partita e il rammarico per quello che doveva essere e invece non è stato. Ma il pallone è bello anche per questo, no? Come diceva Nick Hornby: “Per fortuna c’è sempre un nuovo campionato. Una nuova occasione”. Per tutti a pensarci bene. Ma non per Bartelt. L’arrivo del nuovo allenatore, Fabio Capello, non sembra cambiare la storia giallorossa dell’argentino. Prima del ritiro austriaco di Kapfenberg, la società fa sapere a “El facha” che la sua presenza non è gradita. Al tecnico non piace il suo modo di giocare.

Gustavo si dispera ma alla fine accetta l’idea di cambiare squadra. Prima, però, deve allenarsi un po’: farsi trovare pronto per il suo nuovo club. Così decide comunque di partecipare al precampionato sebbene da separato in casa. La verità è che Capello non lo conosce affatto. E anzi, quando prima di un’amichevole lo trova seduto in panchina, quasi si arrabbia: “Che fai lì, tutto solo? – gli urla in faccia – scendi in campo con gli altri e mettiti sulla destra”. Bartlet chiuderà quei novanta minuti con una doppietta. Non servirà. Complice anche l’arrivo in estate di Vincenzo Montella, a gennaio l’argentino lascerà l’Italia, destinazione Aston Villa. Resisterà sei mesi. Poi passerà al Rayo Vallecano, dove segnerà la sua unica rete in campionato in Europa.

 

Ritorno a casa

Bartelt

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In una Roma in festa per la vittoria del suo terzo Scudetto, Bartelt fa ritorno a Trigoria. Nonostante la concorrenza sia difficilissima da sbaragliare (in attacco i giallorossi vantano nomi importanti, tra i quali Cassano e proprio Batistuta) Gustavo vuole giocarsi le sue chances. Questa volta non sarà il campo a negargliele ma la giustizia sportiva. El facha, infatti, viene coinvolto nel famoso scandalo passaporti: sembrano non essere molto chiare le modalità attraverso le quali ha acquisito la cittadinanza italiana e, di conseguenza, il suo status da comunitario. La sua battaglia legale durerà due anni e per quanto i giudici ne decretino l’innocenza, la sua carriera ne risulterà per sempre compromessa.

A Bartelt non resta che tornare a casa, ma anche ritrovando la lingua e l’affetto dei suoi cari, almeno sul terreno verde di gioco, la musica non cambierà molto. Tra il 2003 e il 2011 giocherà con il Gimnasia La Plata, il Talleres, il Gimnasia Jujuy e l’All Boys e collezionando poco più di 70 partite riuscirà a gonfiare la rete solo un paio di volte. “A ripensarci ora – ha raccontato Bartelt in una recente intervista – avrei dovuto interessarmi molto di più alle questioni burocratiche del mio contratto. Almeno in Italia. Non lo feci e me ne pento. Ma rimango sempre un tifoso della Roma. Il mio più grande rammarico? Non aver vestito la maglia giallorossa nell’anno dello Scudetto”.

Nessuna paura Gustavo: nonostante tu non abbia mai segnato in Serie A, la Curva Sud continua a ricordarti. Forse per quella gara in cui siglasti una doppietta alla Fiorentina. O forse no?

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