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Antonio Donnarumma lotta per l’indipendenza

By 15 Gennaio 2020

Per tutti Antonio Donnarumma non è il terzo portiere del Milan, ma il fratello maggiore di Gigio. Eppure l’estremo difensore detiene una statistica particolare: due presenze con la maglia del Diavolo, zero gol subiti. Un record che proverà a migliorare stasera

Stavolta, almeno, gli hanno dato qualche giorno di preavviso. Non troppo, sia chiaro, perché Antonio Donnarumma è abituato così. Gioca poco e quando lo fa è sempre questione di contingenze e allineamenti astrali che è difficile si verifichino. Succede così a ogni terzo portiere d’altronde, è comune. Ciò che lo è meno è che quando venga chiamato in campo, così all’improvviso, dopo mesi o anni passati a guardare le partite dalla panchina, un terzo portiere si comporti come finora ha sempre fatto lui.

Due partite, due vittorie del Milan, zero gol subiti. Antonio era arrivato nell’estate del 2017 come appendice di una lunga, estenuante e polemica trattativa per il rinnovo di Gigio. Aveva messo la sua firma su un contratto da 1 milione di euro all’anno, non male per uno che nei piani di allenatore e società non avrebbe dovuto giocare mai.

Foto LaPresse – Spada

Veniva da un anno discreto in Grecia, con la maglia dell’Asteresa Tripolis, da quattro stagioni da riserva, con una sola presenza (e anche lì, casualmente, il solito clean sheet), al Genoa, con in mezzo un prestito in B a Bari (25 partite e 35 reti subite).

Tornava a casa, nella squadra in cui era cresciuto, ed era felice di farlo. Aveva messo su famiglia e stava aspettando un figlio che voleva far nascere in Italia. Col Milan, d’altra parte, aveva già giocato nelle giovanili, vincendo un campionato Allievi e una Coppa Italia Primavera. Aveva 15 anni la prima volta che arrivò dalla Juve Stabia e 20 quando andò via. Forse non si sarebbe aspettato di tornare a 27, ma la vita a volte fa giri strani e ti può persino capitare di salire sul treno del tuo fratellino minore.

Antonio Donnarumma

Foto LaPresse – Spada

Quell’estate, a Gigio, le cose non erano andate per nulla bene. A 18 anni per molti era già il nuovo Buffon, lo voleva mezza Europa o almeno così raccontava il suo procuratore Mino Raiola, che ingaggiò un lunghissimo braccio di ferro con il Milan per il rinnovo, minacciando di portarselo via.

Gigio partì per gli Europei Under 21 senza aver firmato, in Polonia, mentre giocava nemmeno troppo bene, gli tirarono delle banconote finte dagli spalti. Alla fine Gigio le raccolse, le mise insieme e fece 6 milioni di euro a stagione. Visto che ne avanzavano pure un po’, le mise da parte per il fratello. Un altro milioncino, e anche Antonio era sistemato.

“La mia situazione non ha influito su Gigio. Lui aveva deciso di voler rimanere molto prima, la mia è stata una trattativa a parte ed è venuta dopo”, aveva spiegato al Corriere della Sera, raccontando di una telefonata in cui Mirabelli gli avrebbe trasmesso “il desiderio della società di avermi”. In molti sorrisero, e fecero altrettanto quando qualche riga dopo, alla domanda sulle accuse di essere raccomandato, Antonio replicò così: “Non rispondo perché ha già risposto la società per me. E poi risponderà il campo”.

Foto LaPresse – Spada

Il campo, sì, quello che teoricamente non avrebbe dovuto vedere mai. Terzo nelle gerarchie, per vocazione. Prima di lui c’era Storari. Solo che Marco si fece male a pochi minuti dall’inizio della partita di Coppa Italia contro l’Inter, e Gigio era già infortunato. Così Gattuso andò da lui e gli disse: “Antonio, infilati i guantoni, tocca a te”.

Il derby all’esordio può esaltarti oppure ucciderti. Dipende da quanto sono saldi i tuoi nervi. Se sei un attaccante arrivato tra le fanfare del mercato, è un misto tra attesa a pressione. Se sei un portiere “fratello di” che non ha mai giocato e tutti considerano una pippa, la cosa è un po’ diversa.

Dopo 24 minuti Antonio si gira per raccogliere dal fondo della rete il primo pallone calciato verso di lui. Che poi non era nemmeno un tiro, ma una specie di cross. Un sinistro al volo di Perisic, da posizione molto defilata, che probabilmente avrebbe danzato lungo tutta la linea di porta senza varcarla mai, se solo Antonio non ci avesse messo goffamente un piede finendo per buttarselo alle spalle.

Antonio Donnarumma

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Poi però succede qualcosa. Guida si ferma, richiamato dal Var, alza il braccio e annulla. C’è Ranocchia in fuorigioco sulla traiettoria di quella palla, proprio lì, davanti ad Antonio. Lo disturba, è evidente, e la sua posizione è irregolare. Antonio si rialza, torna a giocare, e nel secondo tempo cancella un urlo di gioia dal volto di João Mario, che liberato in area da una bellissima torre di Icardi si ritrova a tu per tu col portiere del Milan, capace di mandare sopra la traversa con un grande riflesso un pallone che doveva solo essere spinto dentro.

Finisce che il Milan la vince pure, con un gol di Cutrone imbeccato da Suso nel primo tempo supplementare. Poi Antonio torna a giocare un paio di mesi dopo, a febbraio, nei sedicesimi di finale di Europa League. Partita di ritorno contro il Ludogorets, dopo il 3-0 dell’andata in Bulgaria. Borini segna, Antonio para, il Milan vince 1-0 e passa il turno. È il 22 febbraio 2018, per la seconda volta di fila il fratello raccomandato non ha preso gol e ha dimostrato sul campo di valere davvero quella maglia. Eppure ci vorranno quasi altri due anni e un’altra serie impressionante di coincidenze per avere una nuova occasione.

 

Accadrà ancora, stasera, in Coppa Italia contro la Spal. Gigio è infortunato di nuovo, Reina è appena partito, e no, Antonio non è stato promosso al ruolo di secondo portiere. Per quello, il Milan è andato sul mercato a prendere Asmir Begovic in prestito dal Bournemouth dopo un paio di mesi giocati in Azerbaijan col Qarabag. Viene da chiedersi se davvero sia poi tanto meglio di Donnarumma senior. Comunque Begovic è arrivato da troppo poco per prendersi il posto tra i pali e allora ecco che tocca di nuovo ad Antonio.

Alle porte dei 30 anni giocherà di nuovo, e magari ricorderà di quando zio Enrico, ex portiere e allenatore, gli infilò per la prima volta i guantoni quando lui giocava a centrocampo o in attacco. Ricorderà di quando ha lasciato casa per la prima volta a 14 anni e Gigio ne aveva appena 5, di quelle stagioni nelle giovanili del Milan, così lontano da Castellammare di Stabia e dall’idea di poter essere “il fratello di”, di quando ancora non poteva nemmeno immaginare che Gigio l’avrebbe superato in tutto, in altezza e abilità, e che un giorno si sarebbero ritrovati al culmine di un’estate decisamente turbolenta.

Antonio Donnaurmma

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Poi farà quello che gli riesce meglio: parerà. Inseguendo un nuovo clean sheet per mantenere immacolato il suo curriculum milanista. “Per me il fratello è più forte perché è più esperto”, disse una volta Stefano Tacconi parlando di Gigio. No, Antonio forse non è più forte, ma certamente non è nemmeno così scarso come ce l’eravamo immaginato.

E forse sì, un po’ raccomandato lo è, e se non fosse stato per Gigio e Raiola magari giocherebbe ancora in qualche campionato della provincia europea. Ma se lo dovessimo valutare esclusivamente in base a quello che ci ha fatto vedere in campo, non resterebbe che toglierci il cappello e stringergli la mano.

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