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Antonio Mirante è tornato a volare

By 13 Maggio 2019
Antonio Mirante è tornato a volare

L’estremo difensore era arrivato a Roma per fare il secondo di Olsen, ma gli errori dello svedese gli hanno spalancato la porta. E ora il gregario sta tenendo a galla in giallorossi in questa folle corsa al quarto posto

 

Aveva scelto la tranquillità, una stagione da secondo, la panchina, un affaccio di primo livello sui campi, qualche partita di Champions League, quasi un prepensionamento, poi è arrivato Claudio Ranieri, e Antonio Mirante si è dovuto alzare e rimettere in porta. In un mese ha dimostrato che lo spazio tra i pali gli appartiene ancora, parando un rigore a Sanabria, a tempo scaduto – come se fosse Robert Hatch / Sylvester Stallone in “Fuga per la vittoria” – e tenendo la Roma attaccata al gruppo di testa che prova a scavare con le unghie l’ultimo posto in Champions League.

Non è solo che la palla sembra colpire Mirante – come sul secondo tiro di Dybala, in Roma-Juventus – qualunque cosa faccia, è che «i secondi durano di più dei campioni», come diceva David Endt – team manager dell’Ajax – in questo caso il campione doveva essere Robin Olsen, primo portiere della Roma e della nazionale svedese, ma le sue insicurezze e l’occhio abituato – a prima non prenderle – di Claudio Ranieri: l’hanno messo a riposo, e Mirante sta vivendo un finale di stagione da copertina.

Contro la Juventus le sue mani hanno pesato tantissimo: la sinistra sul tiro di Cuadrado, la destra su quello di Dybala, e di nuovo la sinistra e il palo su Dybala, più i piedi su Emre Can, in pratica il suo corpaccione si stende sul recupero di punti e morale della Roma, e fa sorridere Ranieri che può ammiccare ogni volta che qualcuno gli ricorda la scelta felice oltre il fatto che ha ribattuto la Juventus

Mirante appartiene a quelli che possono reclamare un risarcimento rispetto al proprio talento, alla schiera dei calciatori che meritavano di più, fosse anche solo un finale di stagione da raccontare ai nipoti. Lui ci mette l’esperienza, ne ha viste moltissime, da una stagione assurda col Parma al suo cuore che si mette in disparte mentre era al Bologna, senza mai avvilirsi, tornando sempre ad evitare gol. In ogni parata sembra dire: Ok, si sta facendo sempre più tardi, intanto salvo un altro gol. Con coraggio e audacia, allungandosi in uno spazio che sembrava aver perduto, tuffandosi in un tempo che pareva sparito e divenendo di fatto un convocato tra gli assassini dei giorni di festa altrui.

Una parata, un sorriso. Una parata, uno scalino. Una parata, un chiodo. Muovendosi abilmente tra le curve del tempo, acchiappando correnti ascensionali che portano a togliere palloni dagli incroci e cadendo in tempo per levare anche quelli dagli angoli, e cantando come Vasco Rossi: “Eh già / Sembrava la fine del mondo / Ma sono ancora qua / Ci vuole abilità”. E lui ne ha ancora tanta.

Il calcio è pieno di colpi di reni che riscattano cadute e sviste, ma ogni volta che succede è come se fosse la prima, è come se si riallacciasse un discorso ingiustamente interrotto, è così la spinta che porta Mirante a raggiungere la palla sembra venire da lontanissimo: una nebulosa del risarcimento. In porta si sta in bilico più che in attacco, si vive tra schegge e salti e opportunità di trasformare ogni azione: tra comico e dramma e noir, spola tra desideri estremi, continua sospensione in una dimensione atletico-emotiva, con una trama che ha solo tre soluzioni: la prendo, non la prendo, va fuori.

Antonio Mirante è tornato a volare

Mirante l’ha presa, tre volte, le tre decisive a salvare la Roma – contro la Juventus, come prima contro il Genoa – e forse anche il suo campionato. Esibendo una personalità sportiva che spicca quando serve, quasi a comando, tirando fuori i crediti verso la fortuna e mettendo in pratica un carattere da marine. Un amour fou per il ruolo e la sua precarietà – ora lo sa bene anche Olsen, e crescerà più forte – che gli permette l’ostinazione disincantata di chi ormai è già uscito dal campo, accettando d’essere ricambio, aggiunta di servizio, che si concede un lusso a posteriori: negare gol.

 

Marco Ciriello

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Marco Ciriello è nato.

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