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Arjan de Zeeuw, il difensore diventato detective

By 15 Settembre 2020

Il difensore olandese, Idolo dei tifosi di Wigan e Portsmouth, ha mandato in naftalina maglietta e pantaloncini per indossare la divisa

L’ispettore Arjan de Zeeuw sta cercando di convincere il giovane a farsi arrestare, è accusato di decine di furti ad Alkmaar, solo che il ragazzo è nervoso, forse armato, il collega di Arjan è accanto a lui; da anni si occupano di spacciatori e trafficanti di uomini, di caporalato e lavoro a nero, di gente che sgobba nei campi e nelle serre per pochi euro, vengono dalla Bulgaria, dalla Polonia, dal Marocco e quando qualcuno sta male o muore il padrone dice di non saperne niente, lui l’aveva accolto per pietà non certo per farlo lavorare.

L’ispettore detective Arjan de Zeeuw è abituato al contatto fisico, se quel giovane, terrorizzato e nervoso, dovesse attaccarli saprebbe cosa fare, ci è avvezzo da quando giocava a pallone ed era un difensore ruvido, forte, senza timori, pronto alla lotta e allo scontro, amatissimo nel Wigan e nel Portsmouth, beniamino dei tifosi, considerato uno dei migliori della loro storia; al calcio c’era arrivato tardi perché doveva prima laurearsi in medicina poi interruppe la specializzazione per fare il calciatore (ci sarebbero voluti otto anni, troppi) ma dentro rimaneva quel desiderio di non fermarsi al calcio, la vita ridotta al solo rettangolo gli pareva soffocante.

Al detective era chiaro che il giovane non li avrebbe attaccati, era solo spaventato dall’arresto e dalla galera, anche se era considerato un duro sapeva essere freddo come quella volta, nel 2004, quando Hadij Douf del Bolton gli sputò in faccia, lui non reagì, restò impassibile salvo poi segnare il gol della vittoria. Un giorno inseguì un criminale il quale a un certo punto si fermò sfinito, si piegò mettendo le mani sulle ginocchia e si consegnò alla sua forza e alla sua calma; non è poi un paese così tranquillo l’Olanda, nelle campagne di Alkmaar l’ispettore de Zeeuw ritrova immigrati bruciati dal caldo e dalla fame, prostitute per strada, cuochi asiatici in condizioni di schiavitù, false testimonianze, immigrati sotto la pioggia e il sole per eliminare la muffa dai terreni e la vita dal corpo.

 (Photo by Phil Cole/Getty Images)

L’ispettore de Zeuuw è un poliziotto che ammira  la tecnologia inventata alla fine degli anni ’80 da Kary Mullis e chiamata Polymerase Chain Reaction (Pcr, o reazione di polimerizzazione a catena). Un frammento di DNA viene moltiplicato un miliardo di volte circa, la macchina lo divide in varie particole le cui estremità sono marcate con sostanze coloranti diverse da cui poi parte un complesso processo di incastri per ricostruire l’intera sequenza del frammento. In tal modo la polizia si serve del DNA generalmente isolato dal sangue, dalla pelle, dalla saliva, dai capelli e da altri tessuti, per identificare i responsabili di atti criminosi, come delitti o violenze.

Non è da meravigliarsi che de Zeeuw sia stato capitano nel Portsmouth, idolo della curva, miglior giocatore dell’anno, atleta severo e carismatico che ha sempre preferito rimanere nelle cittadine piccole piuttosto che illanguidire nelle metropoli. Piaceva anche al primo ministro inglese Tony Blair che nel 2005 disse che era forte, uno che non si arrendeva mai, calciatore del popolo, della folla, della rabbia urbana; la severità luterana sul campo, il rigore provengono dal senso di giustizia che determina la vita di de Zeeuw.

In Inghilterra gli capitò di discutere con l’allenatore del Barnsley (in cui militò dal 1995 al 1999) Danny Wilson del 3-5-2 non adatto alla squadra, il manager gli indicò la targhetta dove c’era scritta la sua funzione e lo cacciò dallo spogliatoio, per lui era normale parlare a nome della squadra anche quando doveva chiedere bonus (poi rifiutati dal presidente), gli veniva riconosciuto il ruolo di leader e de Zeeuw aveva il sangue più caldo del calore del cielo. Non è un personaggio alla Ellroy, dove si prova a essere più crudeli e duri della vita, né, come disse una volta, ha il cinismo del commissario Piet Van der Valk – personaggio inventato dal giallista inglese Nicolas Freeling – che indagava ad Amsterdam soprattutto su casi di sesso e di droga; piuttosto un uomo di logica e di comprensione, di dialogo e di tolleranza, secondo i principi di Erasmo.

 (Photo by Phil Cole/Getty Images)

Intanto, il freddo mi ha morso
il sole è stato una giornata piena di vespe
il pane era salato o dolce
e la notte nera nel giusto
o bianca nell’ignoranza

A volte mi confondevo con la mia ombra
come si può confondere la parola con la parola
la carcassa con il corpo
ero spesso lo stesso giorno e lo stesso colore della notte
e senza lacrime, e sordo

ma mai più di questo:
rendere la pietra tenera
fare fuoco dall’acqua
far piovere per la sete

La poesia di Gerrit Kouwenaar è considerata il tentativo di un delitto perfetto perché nella fase più alta del suo sperimentalismo ha provato a cancellare il significato proprio delle parole, che diventa atto di prevaricazione sulla realtà, di cui bisognerebbe poter fare a meno, solo che altro non sappiamo e allora ci aggrappiamo con le unghie e con i denti e i segni lasciati sono indagini per artisti e per poliziotti. Intanto il ladro si è arreso, viene portato via, non ha provato a lottare, l’ispettore lo ha persuaso che il male non è padre e madre di nessuno, al massimo è un illusionista che fa vedere sempre la morte altrui e mai la propria.

(Photo by Phil Cole/Getty Images)

Il calcio di Arjan van Zeuuw, tranne in quel piccolo angolo d’Inghilterra, quasi tutti lo hanno dimenticato, eppure la sua figura ha espresso emozioni forti sul campo, è stato quasi un principio etico per la forza morale – dopo un passaggio incolore al Coventry City è tornato in Olanda, nella squadra dilettantistica dell’ADO ’20 di Heemskerk, nel nord del paese; fine della prima parte della sua vita nel 2009. Inizio della seconda, quella dove il dolore e la colpa, la redenzione e il male sono un mistero e dopo qualunque condanna umana e divina, rimangono un mistero.

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