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Arthur Wharton non ha mai smesso di volare

By 4 Giugno 2019

Arrivato dal Ghana in Inghilterra verso la fine dell’Ottocento con l’obiettivo di fare il Pastore di anime, il ragazzo di Accra è diventato il primo giocatore nero della storia. Dopo tanti scivoloni e poche soddisfazioni, è morto facendo il minatore nell’indifferenza più totale

C’è silenzio sulla tomba dell’indigente Arthur Wharton, a Edlington mentre nel 1958 nel quartiere di Notting Hill una giovane svedese, Majbritt Morrison, è aggredita perché moglie di un pittore giamaicano, dando inizio a scontri razziali. C’è silenzio sulla tomba dell’indigente Arthur Wharton, a Edlington, quando il nero Michael Bailey è ucciso in zona Brixton, nel 1981, iniziando nuove rivolte e saccheggi. C’è ancora silenzio sulla tomba dell’indigente Arthur Wharton quando il tassista Rodney King è preso a calci dai poliziotti a Los Angeles, nel 1992, e la città californiana, dopo l’assoluzione degli agenti, la mandano in frantumi la miseria e il rancore.

Non c’è più silenzio sulla tomba dell’indigente Arthur Wharton quando, nel 1997, sulla lapide anonima di un cimitero anonimo viene inciso: In memoria di Arthur Wharton. Nato a James Town, Accra, il 28 ottobre 1865, morto a Edlington il 13 dicembre 1930. Corridore da record mondiale e primo calciatore professionista di colore. Un atleta che “correva come un treno espresso a pieni motori dall’inizio alla fine”. Il portiere dal ‘pugno prodigioso’ che si accucciava nell’angolo della propria porta fino all’ultimo momento per poi lanciarsi nell’azione compiendo fantastici salvataggi.

Wharton è ghanese di padre grenadino, benestante pastore metodista, e di una principessa africana, forse gli avranno parlato di William Wilberforce, un politico che nel 1833, dopo decenni di lotta feroce, riuscì a far abolire la schiavitù nelle colonie inglesi. A diciannove anni Arthur si trasferisce in Inghilterra, al Cleveland College – deve parlare di Dio e pregare, rendere grazie al Signore e annunciare all’Inghilterra che l’eros del Cantico dei Cantici esalta l’amore per Dio (la donna del poema è anche solo una donna, per di più nera) e che Gesù è ebreo come i “perfidi giudei” che i cristiani odiano come spesso odiano i negri–sono gli anni in cui oltreoceano il gospel racconta di uomini storditi più dal dolore che dalla parola della Bibbia; invece il giovanotto africano comincia a correre e stabilisce il record mondiale, correndo cento yard in dieci secondi.

La statua in onore di Arthur Wharton al George’s Park, il centro sportivo della Nazionale di calcio inglese a Burton upon Trent (Getty Images).

Arthur ha fisico, resistenza, agilità, comincia a giocare a pallone, sa stare in mezzo ai pali, nella squadretta dilettantistica del Darlington è uno dei migliori, usa anche rozzi guanti per tenere a freno palloni cattivi come l’odio; dopo un incontro perso contro il Preston North End lo vuole William Sudell, capo proprio del Preston – è uno che crede nel calcio professionistico e ingaggia per la sua squadra molti scozzesi, i quali vengono assunti per lavori nominali nei cotonifici di Sudell così da poterli pagare come fossero operai e non calciatori. Il Ghanese è bizzarro, coraggioso in un tempo in cui il portiere non è protetto da alcun regolamento, per cui se lui può prendere la palla con le mani nella sua metà campo e menare pugni in maniera plateale ma efficace, può essere anche colpito forte senza che ci sia espulsione.

Wharton, poi, si accovaccia di lato al palo quando c’è un’azione pericolosa si lancia verso l’avversario spesso in maniera anche un po’ sconsiderata. Capisce che il calcio è spettacolo ma lo è anche solo stare in campo tanto tempo senza toccare un pallone, come avviene al portiere e allora forse è la solitudine a scatenare la follia alla Pfaff o la buffoneria alla Higuita. L’Amministrazione Coloniale della Gold Coast nel frattempo gli ha rifiutato la possibilità di un posto di servizio civile: chi pratica sport non è idoneo a mansioni di responsabilità. Wharton vuole divertire il pubblico, renderlo partecipe, mette in mostra il suo fisico possente di un metro e novanta per accattivarselo – ha un modo di stare in campo che anticipa i corpi dadaisti dei grandi comici del cinema muto, quando il corpo ancora precede la parola; senza saperlo è un Black Minstrels (parodia black dei White Minstrels, spettacoli in cui i bianchi si dipingono la faccia di nero e cercano di ricreare, ma come sfottò, la musica nera), un uomo pronto per il blues.

In semifinale di Coppa d’Inghilterra il Preston perde contro il West Bromwich 3 a 1, Wharton è uno dei peggiori, la stampa lo deride e forse lo sconforto, forse la rabbia lo portano ad abbandonare il calcio per tornare alla corsa. Intanto nasce la Football League il 17 aprile 1888 a Manchester presso il Royal Hotel a Piccadilly Gardens: il primo campionato a dodici squadre inizia ufficialmente l’8 settembre, il giorno stesso in cui a Londra viene ritrovato il cadavere della prostituta Annie Chapman, seconda vittima di Jack lo Squartatore.

Il presidente del George’s Park durante la cerimonia di inaugurazione della statua in onore di Arthur Wharton (Getty Images).

Il Preston approfitta di quell’inizio per diventare leggenda: vince coppa e campionato – il cosiddetto Double – senza perdere una sola partita e la squadra si ritrova il titolo di “The Invicibles”. Succede poi che Wharton si offra di andare a porta dello Sheffield, nel 1889, contro il Preston per rendere omaggio all’idolo locale Billy Mosforth: 8 a 1 a favore del Preston. La prestazione di Wharton è un disastro, il pubblico lo applaude ironicamente ogni volta che colpisce il pallone, si teme che possa essere aggredito al termine della partita, la stampa lo irride. “You sprinkled hot foot powder,/around my door, all around /my door”, canta Robert Johnson in una delle più incredibili canzoni blues.

La polvere si fa bollente davvero attorno alla porta, è l’ingresso agli inferi per Wharton, la discesa nel ventre oscuro dell’Inghilterra che i neri li vede neri e basta. Quell’anno, però, firma il suo primo contratto da professionista per i Rotherham Town, squadra di calcio minore, nulla di glorioso, poca roba, non troppe partite. Non importa, per immigrati neri e non lui è pane e vino, l’Inghilterra ancora li tiene nascosti sotto l’asfalto e il fumo delle industrie. Wharton, per i suoi studi, è considerato un gentiluomo elegante, uno che a giocare sui campi duri per la neve, per lo sporco, per la pioggia dà una luce strana a uno sport che esce dal fango inglese e dalla geometria empirista anglosassone.

Il ghanese non parla come Mami di “Via col vento”, lui è forbito, ha modi puliti, passa allo Sheffield United ma quasi nessuno se ne accorge, in porta c’è il leggendario e rissoso William Foulke: scende in campo appena tre volte, nell’ultima, persa 2-0 col Sunderland, a causa di un suo clamoroso errore; però è il suo esordio in First Division: primo giocatore di sangue misto nel massimo torneo calcistico. Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento Wharton gioca con Stalybridge, Ashton-under-Lyme e Stockport, che falliscono per problemi finanziari, chiudendo nel 1902 la sua carriera. Seguono tempi difficili, apre e chiude vari negozi tra pub e tabaccherie, comincia a bere, si ubriaca spesso, si ammala spesso, la morte va e viene; nel 1915 si sposta con la moglie a Edlington in cerca di lavoro, diventa autotrasportatore, gli ultimi anni sgobba in miniera, aderendo a scioperi e proteste, prima di morire di sifilide e di epitelioma (come l’uomo dal fiore in bocca di Pirandello) allo Springwell Sanitarium, sepolto più dalla vita che dalla morte.

 

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