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Atlante dei capocannonieri retrocessi

By 19 Maggio 2021

Giorgos Giakoumakis del VVV Venlo è solo l’ultimo attaccante che è retrocesso vincendo la classifica dei cannonieri

La Grecia ha sempre esercitato un fascino particolare sull’Olanda. Diverse società portano nomi di matrice ellenica: Ajax, Heracles, Sparta, Achilles e, allagando il campo a una civiltà sviluppatasi a grandi linee nelle stesso periodo, Xerxes. In tempi più recenti, il campionato olandese si è rivelato utile nel regalare nuovi impulsi alle carriere di molti giocatori greci, specialmente quelli provenienti dall’isola di Creta, ovvero Nikos Machlas, Giorgos Samaras e Giorgos Giakoumakis. Se i primi due sono ricordati anche per le prolifiche partnership instaurate con i compagni di reparto (Brian Laudrup e, successivamente, Shota Asrveladze per Machlas nell’Ajax, Klaas-Jan Huntelaar per Samaras nell’Heerenveen), Giakoumakis ha fatto tutto da solo. Ma non è servito a niente, quantomeno a livello di squadra, perché nonostante i suoi 26 gol in 30 partite il VVV Venlo è retrocesso dalla Eredivisie.

Una storia quasi paradossale per questo attaccante arrivato dal campionato polacco dopo non essere mai riuscito a sfondare nel proprio paese, e scopertosi macchina da gol fin dalla sua prima partita, quando debuttò con una tripletta all’Emmen. Solo sei giocatori prima di lui erano riusciti a firmare un hat-trick all’esordio in Eredivisie, ma visti i nomi (e le carriere) presenti in tale graduatoria – l’ultimo in ordine di tempo è stato Jurgen Locadia, uno dei tanti smarritisi nei meandri del calcio inglese – all’exploit non fu dato molto peso.

Numeri e paragoni sono sempre un terreno scivoloso, ma per gli amanti delle statistiche va segnalato che nelle prime settimane del 2021 Giakoumakis ha dato una brusca accelerata alla propria media realizzando 11 gol in 6 partite. Non accadeva dal 1985, quando nello stesso arco temporale l’ajacide Marco van Basten ne aveva segnati 12.

Le squadre che si reggono su un solo giocatore non hanno vita lunga, a qualsiasi livello. 18 dei 23 punti raccolti dal VVV sono arrivati quando Giakoumakis ha segnato, ovvero in 17 partite (il greco ha realizzato una doppietta, una tripletta e due poker). Soprattutto, nel girone di ritorno il club di Limburgo ha inanellato, complice anche una lieve flessione del proprio attaccante, una serie di dodici sconfitte consecutive che lo hanno portato dalla zona di galleggiamento a una retrocessione arrivata con un turno di anticipo.

La scorsa settimana Giakoumakis ha segnato per la prima volta contro una big, l’Ajax, responsabile all’andata di un traumatico 13-0 inflitto al Venlo a domicilio che ha rappresentato un risultato record nella storia della Eredivisie. Da quando la società di elaborazione dati Opta Sports ha iniziato, nel 2010, a monitorare a livello statistico il campionato olandese, mai era accaduto che in una partita una squadra totalizzasse 45 tiri verso la porta avversaria. Retrocedere con il capocannoniere del campionato non è una consolazione, ma pur con tutte le cautele riservate a un bomber prodotto dalla Eredivisie (dal 2000 a oggi la metà dei re del gol in Olanda non ha saputo riconfermarsi in altri campionati), quantomeno a livello economico il VVV troverà motivo di soddisfazione, anche senza arrivare ai 6 milioni di euro pagati dal CSKA Mosca per Keisuke Honda che a oggi rappresentano la cessione record nella storia del club.

Giakoumakis non è il primo capocannoniere retrocesso, sebbene sia quello che abbia segnato più gol. Nella stagione 1995-96 il Bari concluse il campionato di Serie A al quartultimo posto e salutò la divisione nonostante le 24 reti di Igor Protti, re dei bomber in coabitazione con Giuseppe Signori. Protti non fu nemmeno lasciato troppo solo a reggere il peso dell’attacco, visto che anche il compagno di reparto Kenneth Andersson, arrivato in estate dal Caen, aveva chiuso in doppia cifra, non facendo rimpiangere troppo la partenza di Sandro Tovalieri. Erano state altre le operazioni di mercato fallimentari che avevano affondato i pugliesi, in primis l’acquisto del portoghese Abel Xavier nel ruolo di playmaker, lontanissimo parente del difensore che quattro anni dopo a Euro 2000 avrebbe sfiorato con il Portogallo la finale. Soprattutto, la difesa del Bari era un colabrodo che finì con il vanificare tutti i numeri di Protti, alcuni di notevolissima fattura, come la rete segnata in rovesciata all’Atalanta o il gol vittoria realizzato alla Cremonese (vittoriosa all’andata 7-1, tanto per rendere l’idea di cosa fosse il reparto arretrato dei biancorossi), con movimento e tiro che sembravano sfidare le leggi della fisica e della balistica.

Quattro anni più tardi in Spagna la storia si ripropose con Jimmy Floyd Hasselbaink, i cui 24 gol non furono sufficienti a evitare all’Atletico Madrid la retrocessione. Unica differenza: l’olandese si dovette accontentare della posizione di vice-Pichichi, superato di tre reti da Salva Ballesta del Racing Santander. La stagione 1999-2000 fu incredibile dal punto di vista statistico, perché finirono in Segunda Division tre degli otto club che in circa settant’anni di Liga avevano vinto il campionato: Siviglia, Betis Siviglia e, appunto, Atletico Madrid, che solo quattro anni prima aveva festeggiato la doppietta Liga-Copa del Rey. L’Atletico concluse la stagione a 31 punti dal Deportivo La Coruna (il nono club diventato campione di Spagna); una decina di anni dopo con quel distacco si andava in Champions League.

Leggendo la rosa dei colchoneros, ancora oggi si fatica a credere come una squadra costruita per le prime posizioni abbia potuto finire così in basso. C’erano sei protagonisti del doblete del ’96 (Molina, Kiko, Toni, Juanma Lopez, Santi e Roberto), un futuro bi-campione di Liga (Baraja), un futuro campione d’Europa e del Mondo (Capdevila), tre titolari del Superdepor che nel 2004 avrebbe umiliato il Milan (i suddetti Molina e Capdevila, più Valeron) e altri giocatori di valore quali Solari, Chamot, Gamarra e Hasselbaink.

Quest’ultimo fu voluto dal tecnico Claudio Ranieri, che lo prese dal Leeds dove, nonostante avesse chiuso le due stagioni precedenti da capocannoniere della squadra, gli fu rifiutato un aumento di stipendio, provocando la rottura tra le parti. Dieci mesi e due allenatori dopo (a Ranieri subentrò Radomir Antic, sostituito a sua volta da Fernando Zambrano) Hasselbaink avrebbe lasciato Madrid sfruttando un clausola “anti-retrocessione”, non prima di aver segnato anche in finale di Copa del Rey, che l’Atletico perse contro l’Espanyol. Ulteriore curiosità di un’annata assurda: l’Atletico superò in semifinale il Barcellona causa “incomparecencia” dei blaugrana, che decisero di non scendere in campo nella partita di ritorno per le numerose assenze dovute a infortunati e convocati in nazionale. Il Barcellona avrebbe dovuto scontare una squalifica di un anno dalla Coppa, ma non è mai accaduto.

Nel 2004/05 in Premier League il Crystal Palace fu condannato alla retrocessione da un gol incassato a otto minuti dalla fine del campionato nel match casalingo contro il Charlton, terminato 2-2. In quella partita Andrew Johnson segnò la sua rete numero 21, consolidando la sua posizione al secondo posto in classifica marcatori alle spalle di Thierry Henry, che chiuse a 25. Per Johnson si trattava della prima stagione in assoluto in Premier League, nella quale sbarcò da semi-sconosciuto. Prima di quell’anno infatti il “vero” Andy Johnson, in termini di fama, era l’omonimo centrocampista del West Bromwich Albion. Il Johnson del Crystal Palace era la dimostrazione di quanto incontrare il tecnico giusto fosse fondamentale per costruirsi una carriera importante senza possedere le stimmate del campione. Iain Dowie, ex attaccante (anche se del tutto diverso come fisico), lo aiutò molto, strutturando Johnson come punta centrale, eliminando gradualmente i punti deboli (soprattutto la frenesia davanti alla porta) provenienti dal suo retaggio di ala.

E’ innegabile che allo score dell’anno magico Johnson contribuirono i 10 calci di rigore realizzati, ma non va dimentcato che molti di questi fu lui stesso a procurarseli. Una stagione oltre ogni aspettativa che venne premiata con la convocazione di Sven Goran Eriksson nella nazionale inglese, non prima però che il diretto interessato ebbe rilasciato una dichiarazione alla stampa nella quale si diceva pronto a rispondere alla chiamata della Polonia, terra di origine della sua nonna materna. Subentrò a Wayne Rooney in un’amichevole contro l’Olanda, facendo coppia con Michael Owen. Lo si rivide poco con la maglia dei Tre Leoni, talvolta nell’antica posizione sulla fascia. Fu però lo stesso Johnson a spegnersi progressivamente, finendo solo un’altra volta in doppia cifra in Premier e, comunque, con numeri ben lontani dal suo exploit.

Infine qualche curiosità minore: nella 2.Bundesliga 1996-97 l’attaccante del Rot-Weiss Essen Angelo Vier vinse la classifica marcatori con 18 reti, ma la sua squadra si classificò penultima a 13 punti dalla salvezza. Stesso destino per il Southampton 1973-74, retrocesso dalla First Division (assieme al Manchester United) nonostante i 21 gol di Mick Channon, capocannoniere. Scendendo più in basso nella piramide del calcio inglese si arriva alla Football Conference 1993-93, dove il Farnborough Town non riuscì a capitalizzare lo straordinario stato di forma di David Leworthy, autore di 32 reti in 42 partite. I gol furono quasi la metà delle 68 realizzate complessivamente dal prolifico team dello Hampshire in campionato, che però ne incassò 87.

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