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Atlante ragionato dei Rossi in Serie A

By 20 Dicembre 2020

A parte Paolo Rossi, siamo andati a ritroso (ma non troppo) per cercare chi è arrivato a giocare nella massima categoria con il cognome italiano più diffuso

Se n’è andato il più grande, l’abbiamo pianto tutti. Paolo Rossi, pur con il suo cognome così comune, il più diffuso in Italia (anche se da qualche parte sono in aumento i casi “importati dall’estero”), è stato uno dei calciatori più famosi di sempre. Poteva rimanere nell’anonimato, come quei tutorial in cui per simulare la firma di un documento pubblico si scrive “Mario Rossi”, come se fosse un mister x qualsiasi: tuttavia, grazie a un gol dopo l’altro è diventato il Rossi per eccellenza, almeno per quanto riguarda il pallone. Un pallone che ha avuto tanti altri “omonimi”, tanti altri Rossi, più o meno protagonisti. Ne abbiamo ripescati undici, i più recenti, oltre a un allenatore: andiamo a vederli, ruolo per ruolo.

 

Sebastiano Rossi

(Photo by Grazia Neri/Getty Images)

Prima di Buffon è stato il portiere più a lungo imbattuto consecutivamente in Serie A: 929 minuti senza prendere un gol con il Milan nella stagione 1993-94, iniziata a sua volta con un altro record, 690 minuti per incassare la prima rete del campionato. Carattere non facile, il “peggior dodicesimo nel mondo”, perché capace sempre di rubare il posto a chi gli stava teoricamente davanti (Pazzagli, Antonioli, Taibi e Lehmann le sue “vittime”), è stato anche un oggettivo top nel suo ruolo, capace di grandi alti e picchiate inspiegabili, come la celebre sbracciata a Bucchi che gli costò 5 giornate di squalifica e aprì la strada a Christian Abbiati al Milan. Il paradosso? Non aver mai indossato la maglia della Nazionale. Aneddotica sterminata su di lui, a partire da quando, ai tempi del Cesena Primavera, fu visto nudo dal presidente del club romagnolo, Aldo Manuzzi, che se ne uscì con una divertente esclamazione sulle misure di “SuperSeba”, un omone di quasi due metri per 100 chili che ogni volta che subiva un gol era “come se lo avessero accoltellato”. E che era capace di andare a muso duro contro l’allenatore (nel caso, il suo conterraneo Zaccheroni) per non aver mantenuto una promessa di titolarità.

 

Generoso Rossi

LaPresse.

Secondo portiere di questo elenco, meno fortunato come palmares rispetto a Seba Rossi. Napoletano, ma cresciuto nel Bari nella stessa formazione Primavera di gente come Ventola e Cassano, “Gegé” esordisce con i Galletti nella disgraziata stagione 2000-01 che culmina con la retrocessione. Tempo tre anni e finisce coinvolto, come Paolo Rossi, in una storiaccia di partite truccate: “Se ti chiamo significa che devi giocare”, si legge in una delle intercettazioni riguardanti Siena-Chievo, sono parole in codice per dire che bisogna puntare 10mila euro su quella gara. Nel frattempo “Gegé”, infatti, è finito in Toscana, dove con l’allenatore Papadopulo ha un rapporto burrascoso, arrivando a insultarlo in spogliatoio. Becca un anno di squalifica poi ridotto a sette mesi, riparte dalla Triestina dove diventa un idolo, eletto “Miglior portiere del secolo” del club alabardato.

 

Francesco Rossi

Unico Rossi presente in questa Serie A: tecnicamente è il quarto portiere dell’Atalanta dopo Gollini, Sportiello e Carnesecchi. Possibilità che scenda in campo? Quasi nulle. Nell’ultima stagione gli sono stati concessi 10 minuti durante la partita contro il Brescia finita 6-2. Briciole anche in Coppa Italia.

 

Marco Rossi #1

Foto Francesco Saya /LaPresse

Primo con questo nome, non sarà l’unico. Lui è ancora attivo, gioca in B nella Reggina di Denis, Menez e Lafferty: difensore centrale, all’occorrenza laterale sinistro. In Serie A debutta con il Parma, passando in seguito alla Sampdoria. Curiosamente nel giro di un mese, tra il febbraio e il marzo del 2011, provoca due espulsioni identiche contro Inter e Milan. Due schiaffi in faccia, uno da Chivu e l’altro da Ibrahimovic, quando indossa la maglia del Bari. È l’annata della retrocessione in B dei pugliesi con tanto di onta per il coinvolgimento nello scandalo calcio-scommesse, con Rossi compreso. Passa al Cesena, Marco, e durante una partita contro la Juve rifila una tacchettata involontaria ad Alessandro Del Piero: sangue ovunque e otto punti di sutura per il capitano bianconero. Prima della Reggina ha trascorso due anni nel campionato australiano, nel Wellington Phoenix, che lo presenta come “un esperto difensore”, un’operazione che rientra in “un investimento in giocatori di qualità”.

 

Andrea Rossi

Altro gregario del mare magnum della Serie A, terzino sinistro mai troppo appariscente. Ex Primavera Juventus della nidiata dei Marchisio, dei Criscito, dei Giovinco e dei Masiello (Andrea), viene ceduto in prestito al Siena dove colleziona una cinquantina di presenze nella massima categoria, senza infamia e senza lode.

 

Ezio Rossi

© Roberto Selmin/ LaPresse

Il classico difensore anni Ottanta-Novanta, roccioso, tutto cuore e tigna: apprezzato specialmente dai tifosi del Torino e del Verona. Un presente e un recente passato di panchine di medio e piccolo cabotaggio (comprese le prime 10 partite con il Treviso nella storica prima e ultima stagione dei veneti in A) spiegato così: Non sono fatto per il calcio di oggi, sono un po’ orso e non ho mai avuto un procuratore, quindi forse è anche per quello che non ho mai allenato a grandi livelli”.

 

Marco Rossi #2

Francesco Pecoraro – LaPresse

Questo sì che ha lasciato il segno, specialmente tra i tifosi del Genoa, squadra di cui è stato a lungo capitano. Grande cuore, grande corsa, riccioli al vento, nato come esterno offensivo e riconvertitosi negli anni in una sorta di tuttofare, anche in difesa. Per tutto quello che ha dato al club rossoblù, compresa la ripartenza dalla Serie C dopo il famoso caso della valigetta di Maldonado, il premio è stato nientemeno che il ritiro della maglia con il suo numero, il 7. La sua carriera in realtà è stata lunghissima, l’esordio in Serie A nel 1998 con la Salernitana, che quell’anno debuttava nella massima categoria con una rosa assolutamente di culto tra cui, appunto, Marco Rossi, in un centrocampo che poteva contare anche su un giovane Gattuso e sul fantasista Ighli Vannucchi, più Song in difesa e Marco Di Vaio in attacco. Non molta fortuna, anche come epilogo, con la Fiorentina: è di fatto lui, assieme a Nuno Gomes, a sancire l’inizio della fine, nel gennaio 2002, della società viola gestita da Vittorio Cecchi Gori, rescindendo il contratto. “”È una vigliaccata, fosse per me li terrei qui senza farli giocare”, il commento del direttore sportivo della Fiorentina, Giuseppe Pavone. E invece da lì, almeno per Rossi, il Como e l’avventura ultra-decennale al Genoa.

 

Fausto Rossi

©Jonathan Moscrop – LaPresse

Nemmeno un minuto in Serie A, molti di più, un po’ incredibilmente, nella Liga spagnola e nel campionato romeno. Valladolid e Cordoba, tappe periferiche di un talento partito dalla Primavera della Juventus, un tipo che prometteva bene e che è arrivato a vestire anche la maglia dell’Italia Under 21. Due Tornei di Viareggio conquistati, lui la mente di centrocampo dietro Ciro Immobile, di cui è coetaneo, ma la migliore soddisfazione della carriera forse è stata in Spagna, appunto, al Valladolid: è l’8 marzo del 2014, Fausto ha 24 anni e al José Zorrilla atterra il Barcellona. Poco dopo il quarto d’ora Rossi batte un corner, non succede nulla ma l’azione prosegue finché il pallone ritorna in area sui suoi piedi: destro praticamente dal dischetto del rigore che spiazza Victor Valdes. Vittoria storica per i pucelanoscontro il Barça, l’ultima da allora e la prima dal 2002; non sarà una tripletta al Brasile, come quella di Paolo Rossi, ma nemmeno Pablito è mai riuscito a segnare al Barcellona. Un filo meno bene al Cordoba l’anno dopo, sempre in prestito dalla Juve, nonostante un’accoglienza in grande stile: ultimissimo posto nella Liga. Attualmente è in forza alla Reggiana, in Serie B.

 

Maurizio Rossi

Quando il Vicenza torna in A nel 1995 dopo un’assenza di 16 anni, un giocatore chiama subito l’attenzione. Involontariamente, s’intende, ma in quella stagione in cui esordiscono i numeri di maglia personalizzati vedere un “Rossi 7” su quei colori bianco-rossi a strisce verticali non può che far venire una sensazione di dejà-vu. Non si tratta, però, di Paolo Rossi, ma di Maurizio Rossi. Ed è proprio suo il primo gol in campionato nella vittoria, alla seconda giornata, contro la Fiorentina. In quella squadra allenata da Francesco Guidolin il suo ruolo è, lo dice il numero di maglia, l’ala destra. “Bisogna tramandare le tradizioni, qui: altrimenti, addio”, scherza Maurizio nel dopo-gara riferendosi al suo cognome. L’anno dopo, l’apoteosi con la conquista della Coppa Italia: sua, peraltro, la rete del 2-0che spezza l’equilibrio ai supplementari nella gara di ritorno contro il Napoli. In tuffo, quasi lanciandosi sull’erba sulla corta respinta di Taglialatela su punizione di Beghetto. Dopo il Vicenza, ecco il trasferimento al Lecce, una delle numerose tappe della sua carriera. Nulla di paragonabile, però, rispetto alla gioia provata quella sera allo stadio Menti.

 

Giuseppe Rossi

(Photo by Newpress/Getty Images)

Forse il più grande rimpianto del calcio italiano in epoca recente. Cosa sarebbe stato di lui senza tutti quegli infortuni? “What if?”, viste le sue origini statunitensi. Da Pablito a Pepito il passo sarebbe stato anche breve, ma le ginocchia di Giuseppe hanno deciso che no, l’attaccante attualmente al Real Salt Lake (in attesa di essere svincolato) nella Major League Soccer non avrebbe mai spiccato davvero il volo. A Enzo Bearzot piaceva moltissimo, anzi, gli ricordava proprio il Paolo Rossi che per lui era stato quasi come un figlio. “Veloce, con uno scatto terribile e un gran fiuto del gol come lui. E anzi è persino più completo nei movimenti, per come spazia su tutto il fronte dell’attacco da destra a sinistra”. Purtroppo, invece, sappiamo che, specialmente dopo l’ultimo infortunio con la Fiorentina, non ha più raggiunto un livello accettabile. Piccola-grande consolazione per Pepito, la recente nascita di sua figlia Liana-Sophia.

Paolo Rossi

Paolo Rossi

@ Archivio Lapresse

Poco da aggiungere su uno dei più grandi calciatori italiani della storia, probabilmente l’incarnazione calcistica migliore dello stereotipo dell’italiano più furbo e più svelto degli avversari, capace di trasformare ogni occasione buona in oro.

 

Allenatore: Delio Rossi

GENOA, ITALY – AUGUST 24: Head coach UC Sampdoria Delio Rossi and head coach Juventus Antonio Conte before the Serie A match between UC Sampdoria and Juventus at Stadio Luigi Ferraris on August 24, 2013 in Genoa, Italy. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Non poteva mancare il tecnico. È stato anche calciatore, ma lo mettiamo qua, come allenatore. Attualmente all’Ascoli dopo un anno e mezzo fermo. Prima ancora Palermo e Levski Sofia e, impossibile da dimenticare, la famosa rissacon Ljajic in piena partita, in un Fiorentina-Novara del 2012; più che famosa, addirittura surreale. Curiosamente era l’allenatore della Salernitana, e quindi anche del suo omonimo Marco Rossi, in quel 1998.

 

 

 

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