Feed

Balotelli è un problema tecnico per il Brescia?

By 11 Novembre 2019

Sei dei sette punti del Brescia in questo campionato sono arrivati senza Balotelli in campo. E contro il Torino l’attaccante è stato sostituito perché, secondo Grosso, non ha attitudine al sacrificio difensivo. SuperMario è davvero un lusso troppo grande per un club che lotta per non retrocedere?

Dopo una settimana di fiumi di inchiostro spesi per descrivere i fatti del Bentegodi, necessari (i fiumi, non i fatti) per ribadire a gran voce che in Italia c’è un problema razzismo grande come il Colosseo, il Brescia è tornato a pensare a quello che accade in campo, e lo ha fatto nel peggiore dei modi. L’avvicendamento tra Eugenio Corini e Fabio Grosso è parso affrettato, con squadra e tifoseria legati al vecchio tecnico, e il Torino ha passeggiato sui resti di una formazione slegata, in difficoltà dal primo al novantesimo nonostante la decisione del nuovo allenatore di insistere sulla traccia già promossa da Corini, che a dire il vero aveva deciso di mettere momentaneamente in soffitta il 4-3-1-2 per puntare su un più reattivo 3-5-2.

I punti in classifica restano sette, sei dei quali centrati nelle prime quattro giornate, giocate senza Mario Balotelli, assente per squalifica. E allora c’è da farsi due conti, seguendo anche le parole pronunciate con brutale onestà da Fabio Grosso: SuperMario è un problema tecnico per le Rondinelle?

 

Il Torino arrivava a Brescia con una marea di problemi, spazzati via in soli novanta minuti.

Sotto di due gol e di un uomo per l’espulsione di Mateju, Grosso ha deciso di lasciare negli spogliatoi Balotelli per inserire Martella, un terzino sinistro. Un cambio tutto sommato lineare, anche se in avanti è rimasto Ayé, punta di movimento ma che fin qui non ha dimostrato di essere una reale minaccia per le difese avversarie. Decisamente più rumorose le dichiarazioni del tecnico nella conferenza stampa post partita.

Davanti ai giornalisti della carta stampata, lontano dalle fanfare delle televisioni, Grosso si è lasciato andare. «Ho lasciato in campo giocatori disponibili al sacrificio. Gli riconosco tante qualità, ma non quella della generosità difensiva. Abbiamo avuto le occasioni per riaprirla, ma non è andata come avevamo immaginato. Avevamo bisogno di 9 giocatori di movimento che corressero a vuoto, questa non è una caratteristica che appartiene a Mario. Penso che però l’abbia capito», ha affermato dopo aver fatto il punto sul risultato e sugli episodi.

Fabio Grosso ha espresso a chiare lettere i dubbi che stavano nascendo già da qualche settimana: Balotelli è con ogni probabilità il giocatore più tecnico e rilevante della rosa del Brescia (Tonali permettendo), ma è davvero l’uomo giusto nel posto giusto?

(Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images).

Arrivato a 29 anni, da SuperMario ci si aspettava un grado di maturità tattica diverso. Non è un centravanti che svaria su tutto il fronte d’attacco, ma dovrebbe avere incamerato una conoscenza del gioco sufficiente per capire come muoversi, quando farlo e, soprattutto, come essere utile ai compagni di squadra con e senza il pallone. Partito titolare in sei delle sette partite in cui è stato a disposizione di Corini prima e di Grosso poi, raramente ha dato la sensazione di essere pienamente parte dei meccanismi bresciani.

Nelle prime quattro giornate di campionato, il Brescia ha macinato calcio, con una punta di sacrificio (prevalentemente Ayé, eccezion fatta per il primo tempo di San Siro che aveva visto ricomporsi la coppia promozione Donnarumma-Torregrossa) e una più votata alla finalizzazione, Donnarumma. Un’orchestra che, con tutti i suoi difetti, suonava come da spartito. Ritrovato Balotelli dopo la squalifica, Corini ha cercato di incastrare il tassello Balo nell’unico spazio permesso dal puzzle, provando a estromettere Ayé per azzardare la difficile coesistenza con Donnarumma.

Esperimento andato in soffitta dopo una partita e mezza, contro Juventus e Napoli. Il tecnico si era quindi arreso: nell’assetto con un trequartista alle spalle di due punte, gli uomini scelti lì davanti non potevano essere Balotelli e Donnarumma. Uno escludeva l’altro, e quando un attaccante molto prolifico in Serie B incontra un centravanti con il pedigree di Balotelli, l’attaccante molto prolifico è un attaccante destinato a rimanere in panchina.

(Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

Ma Corini, tecnico intelligente, stava lavorando nell’ombra per trovare una soluzione. E li ha ripresentati insieme, un po’ a sorpresa, contro l’Inter, sfornando la migliore prestazione dell’ultimo periodo: squadra più compatta, senza trequartista, con la difesa a 3, due esterni a tutta fascia ma di marcato stampo difensivo come Sabelli e Mateju, Bisoli e Romulo a correre in mezzo insieme a Tonali e il doppio centravanti. Donnarumma è un attaccante che sa far coppia con un partner ingombrante, lo ha dimostrato nella cavalcata promozione dell’Empoli quando era la spalla di Caputo (una punta che, a differenza di Balotelli, fa dei tagli senza palla il suo punto di forza), e la squadra vista contro l’Inter ha dato segnali estremamente positivi, fino a indurre Corini a confermare il 3-5-2 anche a Verona.

Al Bentegodi, invece, è arrivata la sesta sconfitta in sette partite. Una gara giocata bene dal Brescia, ma non abbastanza per scardinare il sistema iper aggressivo di Juric, e che ci ha confermato le straordinarie qualità balistiche di Balotelli in occasione della rete del 2-1. Grosso ha preferito tornare al 4-3-1-2, rinunciando inizialmente a Donnarumma nel tentativo di esonerare il più possibile SuperMario dal lavoro di rincorsa, sguinzagliando principalmente Ayé e il trequartista Spalek sulle tracce del primo possesso granata.

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images).

Non ha funzionato e il tecnico, dopo la sosta, sarà già a un bivio: insistere sul vecchio modulo di Corini o cercare qualcosa di diverso per far coesistere Balotelli e Donnarumma? Il Brescia, per quanto organizzato e generoso, non sembra ancora arrivato a un livello di vissuto tale da potersi permettere un Balo statico, per certi versi un corpo estraneo, un kicker meraviglioso che però copre troppo poco campo per una squadra che ha bisogno di mordere gli avversari per portare a casa ogni singolo punto salvezza.

A Nizza e a Marsiglia, in contesti più competitivi, e per questo più in grado di mascherare le sue debolezze ed esaltarne i pregi, aveva affinato le proprie doti di finalizzatore: 33 gol nei primi due anni in Costa Azzurra, 8 in 15 partite da gennaio a maggio con l’OM, dopo essere fuggito da Nizza per i dissidi con Patrick Vieira. «Possiamo essere anche distanti per molto tempo, ma abbiamo un buon rapporto. Mario è così, è tutto istinto. Certo, a volte lo attaccherei al muro o all’appendiabiti, ma lascio stare. Il motivo? Rischierei di perdere un grande giocatore», aveva detto di lui il suo vecchio amico. Ora tocca a Grosso cercare di recuperare un grande giocatore, provando a incastrarlo per davvero in un puzzle che, al momento, non sembra ritagliato per le sue qualità.

Leave a Reply