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Tre minuti per l’eternità

By 24 Maggio 2019
Manchester United Bayern Monaco

Sono passati 20 anni dalla finale più iconica della Champions League. Nella notte di Barcellona i gol di Sheringham e Solskjaer ribaltano il risultato in pieno recupero e aprono una nuova era per il calcio inglese

Ogni epoca ha visto il suo calcio e quello dell’adolescenza per tutti è sempre il calcio più bello che ci sia. Il calcio degli anni ’90, per chi è nato tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80 è il calcio migliore della storia, ma a guardarlo da qui e da questo tempo non è proprio così. Le idee di Sacchi sono diventate molto velocemente sacchismo e questo ha creato degenerazione.

A centrocampo i registi classici hanno lasciato spazio ai mediani, i numeri 10 non dovevano più immaginare la manovra offensiva ma finalizzarla, i terzini dovevano coprire l’intera fascia e non avevano più compiti di incursione un po’ folle e anarchica come il calcio precedente. Le famose tonnare di centrocampo non si contavano, anche se a noi adolescenti sembrava uno spettacolo eccezionale.

Questo piattume tattico si comprende bene se prendiamo le diverse finali importanti di quegli anni. Le finali mondiali ’90 e ’94 sono state a dir poco orrende, quella del ’98 praticamente non giocata da un Brasile sotto shock per quello che era accaduto a Ronaldo. Gli Europei erano stati vinti nel 1992 da una squadra eroica, splendida, indimenticabile ma, giusto dirlo, catenacciara come la Danimarca. Nel 1996 in Inghilterra vinse una Germania tosta come sempre, ma senza i soliti calciatori di fantasia che i tedeschi hanno sempre avuto.

Dwight-Yorke viene contrastato da Jens Jeremies(Getty Images).

Le stesse finali di Champions League sono state giocate male, vinte spesso dalle squadre che avevano proposto meno, come l’Olympique Marsiglia nel 1993 e il Real Madrid nel 1998. Nel momento in cui accadde che la finale di Champions League 1999 era da disputare fra Manchester United e Bayern Monaco, tutti si aspettavano la solita partita bloccata, risolta da una mezza idea o dai rigori.

Le due squadre si erano già affrontate nel girone iniziale e in realtà lo spettacolo non era stato male. In Germania pareggio per 2-2 con gol di Yorke e Scholes per gli inglesi e di Elber e autorete di Sheringham all’89’ (segnatevi questa cosa) per i tedeschi. All’Old Trafford 1-1 con gol di Keane, pareggiato da Salihamidžić. Le squadre vanno ai lati opposti del bracket e iniziano a correre forte per incontrarsi. Lo United batte Inter e Juventus, dando un colpo fortissimo al calcio italiano. Il Bayern, il Kaiserslautern e la Dynamo Kiev di Schevchenko.

Gli inglesi sono la squadra dei Calipso Boys, i due attaccanti di colore, Yorke e Cole, che hanno mandato in bambola la difesa juventina. A centrocampo Scholes sta diventando il centrocampista più completo del decennio e dietro cè Jaap Stam a controllare tutto. I tedeschi schierano Matthaus libero, coadiuvato nell’impostazione da Effenberg, mentre la corsa la mette Jeremies. In avanti c’è la genialità concreta di Basler per attivare Giovane Élber, anche se in finale al centro dell’attacco deve giocare Carsten Jancker.

Inizia la partita e dopo 6 minuti Basler tira facile facile sul secondo palo una punizione sulla sinistra. Schmeichel è messo malissimo e non si muove nemmeno. Da quel momento la potenza tedesca anestetizza ogni energia inglese e tutto va come deve andare. Quando Lothar Matthaus esce dal Camp Nou all’80 per Fink, lo stadio tributa il saluto al grande campione che mette fine alla carriera con un’altra straordinaria vittoria (giocò ancora un anno per quello che successe dopo il 90’).

La cosa più memorabile dell’incontro è un pallonetto di Mehmet Scholl che supera il portiere danese ma prede il palo, insieme ad una traversa di Jancker, che rovescia con la stessa grazia di un 70enne reumatico. Si arriva senza grandi highlights al 91’. Per tutti, come scrivevamo all’inizio, è ancora una volta la classica finale degli anni ’90.

In tre minuti però accade qualcosa di storico e rivoluzionario: 91’, corner di Beckham, palla nel mucchione dove c’è anche Schmeichel. Sbucciano la palla Effenberg, Giggs e Sheringham (questa volta nella porta giusta), ma l’effetto di questi tre tiri maldestri porta all’1-1. Minuto numero 93: corner identico di Beckham, Sheringham taglia sul primo palo e schiaccia sul secondo, dove c’è Solskjaer mette un piede sulla traiettoria e la palla va sotto la traversa. Vince il Manchester United e a tutti sembrava incredibile, prima di tutto perché in tre minuti avevamo visto uno spettacolo clamoroso, a cui eravamo poco abituati.

Foto: Getty Images.

Flash forward all’oggi, anzi proprio ad oggi. Sono usciti i dati dei diritti tv del calcio all’estero. La Premier League è prima con 1,6 miliardi a stagione nel periodo 2019-22, con una crescita del 30%. È il quadruplo rispetto alla Serie A. Il 26 maggio 1999 noi venivamo dal dominio incontrastato degli ultimi 15 anni almeno. Dal 1988 al 1998 solo una volta non era arrivata in finale di Coppa dei Campioni/Champions League una squadra italiana. La Premier League era nata nel 1992 anche per ridare vita e nuovo valore ad una First Division martoriata dalla violenza e dal calcio fisico ormai antiquato.

Quella partita segna uno spartiacque importante. La vittoria del Manchester United è guidata dalla voglia inglese di non mollare mai, ma anche da un nuovo modello di gioco e nuovi campioni che saranno il futuro del calcio. E se pensiamo che in quegli anni a combattere con il Manchester United per la Premier League c’è l’Arsenal di Wenger, adesso comprendiamo come quella partita fu un innesco, un’epifania, un esplosione che oggi sappiamo quanto è diventata assordante.

 

Jvan Sica

About Jvan Sica

Jvan Sica, nato a Salerno nel 1980, scrive di sport per il web, il teatro e la televisione. L’ultimo libro è stato “Garincia”, l’ultimo spettacolo “Berlino 1936”, l’ultimo film "Maradonapoli". Co-ideatore delle Football City Guides, prime guide turistico-calcistiche esistenti al mondo. È stato articolista per la Gazzetta dello Sport, come curatore della rubrica “Last 50 FIFA”. Cura il blog "Letteratura sportiva".

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