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Beckenbauer prima di essere Kaiser Franz

By 11 Settembre 2020

L’infanzia trascorsa in povertà, l’amore poi rinnegato per il Monaco 1860, gli inizi come ala, lo scandalo che poteva costargli la carriera. Perché anche Beckenbauer, che oggi compie 75 anni, ha fatto la gavetta

Un’amichevole estiva, per festeggiare un importante compleanno calcistico. Nell’agosto 1971 il Bayern Monaco viene invitato dall’Austria Vienna a giocare una partita per celebrare i cinquant’anni di vita dei “Veilchen”. I tedeschi, che si avviano a iniziare un ciclo che tra il 1974 e il 1976 li porterà a conquistare tre Coppe dei Campioni, vincono comodamente 4-0. Prima di tornare in Baviera è previsto un giro per la città sul Danubio. Tra i vari monumenti visitati da Sepp Maier e compagni, l’Hofburg, ora la residenza del Presidente della Repubblica austriaca e prima degli imperatori d’Asburgo.

Lì, il leader della squadra Franz Beckenbauer indugia su un busto di Franz Josef, Francesco Giuseppe, il sovrano che ha retto l’Impero asburgico per 68 anni tra il 1848 e il 1916. Uno sguardo quasi sfacciato, che viene “catturato” dal fotografo austriaco Herbert Sündhofer. Lo scatto qualche giorno dopo finisce sul tavolo della redazione della rivista “Kicker”, che il 16 agosto 1971 fa uscire un articolo di Sepp Graf, nella prima pagina della sua rubrica “Immer am Ball” (Sempre sul pallone) con l’immagine di Sündhofer e un titolo, destinato a fare Storia. “Due imperatori si incontrano all’Hofburg”. Franz Beckenbauer è diventato il Kaiser, un soprannome e un’etichetta, già usati da qualche giornale in precedenza, che gli è rimasta attaccata ancora oggi, che compie 75 anni. 

©DPA/LAPRESSE

Per meritarla Franz Anton Beckenbauer è partito da lontano. Dal quartiere di Giesing, uno dei più poveri di Monaco. È il figlio di Franz sr, un impiegato delle poste e vive in una casa di quattro stanze, con il bagno all’esterno. Il suo primo campo di gioco è la camera che condivide con i suoi fratelli e soprattutto la strada. A cinque anni fa parte della “Bowazu”, la squadra, ovviamente non ufficiale, dei migliori ragazzi di Bonatius, Watzmann e Zugspitzstraße, le strade attorno a casa sua. A scuola è bravo, tranne in musica (nel 1966 inciderà comunque un singolo di successo “I buoni amici non si possono mai dividere”, piazzatosi al settimo posto delle hit parade tedesche) e nello sport è dotatissimo. Con la squadra di pallamano della scuola vince il campionato cittadino e a calcio scende in campo, ovunque sia possibile, con le formazioni della scuola e pure con quelle legate alla sua parrocchia. 

La sua prima maglia “vera” però è quella del SC München von 1906, polisportiva con sede proprio nel quartiere di Giesing. Fuori dal campo Franz, come molti altri abitanti di quella parte del capoluogo bavarese, è un simpatizzante del Monaco 1860, che tra la fine degli Anni Quaranta e per tutti gli Anni Cinquanta, è la principale compagine cittadina. I miti del giovane Beckenbauer, oltre all’istrionico portiere jugoslavo Petar Radenković sono Kurt Mondschein e Ludwig Zausinger, due giocatori offensivi. Sì, perché Franz, nelle giovanili, è impiegato soprattutto come ala.

Il suo talento non passa inosservato proprio al Monaco 1860 e il trasferimento ai “Leoni” sembra essere cosa fatta, come quello di altri cinque suoi compagni di squadra. Fino all’aprile 1958. Quando a Neubiberg, comune a sud-est del capoluogo bavarese, si gioca un torneo giovanile, dove la D-Jugend del Monaco 1860 incontra i pari età del SC München von 1906. il quasi 13enne Beckenbauer fa ammattire tutti, soprattutto il suo avversario diretto Gerhard König, che ha un anno in più di lui e che viene schierato come difensore, pur essendo considerato un promettente portiere dai dirigenti dei “Leoni”.

(Photo by Central Press/Hulton Archive/Getty Images)

Dopo l’ennesimo duello, König, a palla lontana, dà uno schiaffo in faccia al 13enne Beckenbauer. Franz è arrabbiatissimo, come ha ricordato il suo avversario in un’intervista al “Der Spiegel” del 2018, mentre lui si è quasi dimenticato dell’episodio, arrabbiandosi per la sconfitta 2-1. Beckenbauer si ricorda tutto e decide che mai avrebbe giocato per il Monaco 1860. Firma invece per il Bayern Monaco, in quel momento un club piuttosto anonimo che aveva conquistato il suo unico titolo tedesco nel 1932.

Franz, che dal 1959 inizia a lavorare alle assicurazioni Allianz per 90 marchi al mese, non è il primo Beckenbauer che veste il biancorosso. Suo zio Alfons, il fratello minore di suo padre, nel 1933 ha vinto il campionato della Germania meridionale, indossando anche la maglia della Nazionale del Arbeiter-Turn- und Sportbund, l’associazione sportiva legata al movimento dei lavoratori, dove ha come compagno Erwin Seeler, il papà di Uwe, altra leggenda del calcio tedesco.

Nel settore giovanile del Bayern, schierato attaccante, il giovane Franz segna a raffica. Non è però un giocatore dal carattere facile. È uno che in campo, lotta, gioca, ma spesso se la prende con arbitro e spettatori, tanto che a 17 anni il suo allenatore nella A-Jugend, l’equivalente della nostra squadra Primavera, Rudi Weiß, per un periodo lo mette fuori rosa. E poi c’è una vicenda privata, che gli potrebbe costare la carriera in una Germania, e soprattutto in una Baviera, cattolica e molto conservatrice. Franz ha messo incinta Ingrid, la sua fidanzata del tempo (la donna darà al Kaiser il suo primogenito Thomas). Lo salva il suo talento, il suo carattere determinato e l’incontro con le persone giuste. Come Rudolf Houdek, dal 1961, socio del Bayern che si era innamorato calcisticamente di Beckenbauer vedendo nella A-Jugend, come Dettmar Cramer, tecnico legato alla Federcalcio tedesca che perorerà la sua “causa” ai vertici tecnici della DFB e che Franz sceglierà nel ’66 come testimone per il suo primo matrimonio o come Robert Schwan.

(Photo by Bongarts/Getty Images)

Quest’ultimo è l’uomo che nel 1964, un anno dopo il suo primo contratto firmato (160 marchi al mese più i premi) con il presidente del Bayern Wilhelm Neudecker, Beckenbauer assume come agente, il primo della storia del calcio tedesco. E poi c’è Zlatko Čajkovski, l’allenatore che nel 1963 prende le redini del Bayern Monaco. È stato un grande calciatore del Partizan Belgrado e della Nazionale jugoslava e prima di arrivare in Baviera ha allenato (bene) il Colonia. 

È Čik, “mozzicone”, per il suo 1,64 di statura, a farlo esordire in prima squadra, il 6 giugno 1964 al “Millerntor” contro il St.Pauli, che in campo ha il togolese Guy Acolatse, il primo giocatore nero della storia del calcio tedesco dell’Ovest. È la giornata augurale della Aufstiegsrunde, il torneo per la promozione in Bundesliga, poi conquistato agevolmente dal Bayern. I bavaresi vincono quattro a zero e l’ultima rete, al 84′ la sigla il debuttante, schierato come ala.

Čajkovski, con cui Beckenbauer debutterà un paio di mesi dopo nella massima serie tedesca (con una sconfitta nel derby con il Monaco 1860) e con cui vincerà il suo primo trofeo internazionale la Coppa delle Coppe 1967, è soprattutto l’uomo che prima lo fa “scalare” prima a centrocampo e poi in difesa, schierandolo come “libero”, rivoluzionando un ruolo, di cui Beckenbauer è quasi un sinonimo.

 (Photo by Peter Schatz/Bongarts/Getty Images)

Nel settembre 1965 arriva anche la prima convocazione in Nazionale. È una partita decisiva per la qualificazione ai Mondiali del 1966, contro la Svezia a Stoccolma. Il ct Helmut Schön, in carica da un anno è nervosissimo e si consulta con Uwe Seeler, il capitano della Nazionale, per capire se secondo l’esperto attaccante dell’Amburgo il giovane Beckenbauer è pronto per un match importante come quello, lui che era stato provato solo in un’amichevole non ufficiale contro il Chelsea.

Seeler, che di Franz diventerà amico anche fuori dal campo, caldeggia l’impiego del 21enne del Bayern. Schön non si pentirà di aver ascoltato il consiglio di Uwe, perché Beckenbauer gioca benissimo e la Nationalmannschaft vince 2-1, aprendosi la strada verso il Mondiale inglese. Dove il 21enne del Bayern Monaco è la sorpresa della competizione. Da lì tutti o quasi scopriranno il suo talento. Che oltre a portargli una miriade di trofei, tra cui tre Coppe dei Campioni (due con Cramer in panchina), un Mondiale, un Europeo e due Palloni d’Oro, lo proietterà tra i grandi della Storia del calcio. Da “Kaiser”. Per sempre e per tutti. Anche a 75 anni.

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