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Bentornata Serie D

By 27 Settembre 2020

È il campionato che più ha sofferto le problematiche legate al Covid-19, ma anche quello che ci ricorda che il calcio è di tutti. Parte oggi la Serie D, un torneo con 166 squadre che rappresentano città importanti e piccoli borghi di tutte le regioni d’Italia

Alle ore 18 di venerdì 24 luglio, dopo 61 anni di storia, di cui 16 di professionismo, il Cattolica San Marino ha perso il diritto di partecipare al prossimo campionato di serie D. Dopo una fusione, una scissione, una salvezza raggiunta sul campo, un’operazione straordinaria “sconosciuta alla FIGC per poter operare in territorio italiano”, ha raccontato la presidente Marusia Giannini, la matricola 630465 appartenuta da sempre al San Marino Calcio sarà definitivamente cancellata. Certo, si può sempre ripartire da categorie inferiori. Ma questa è un’altra storia. “Siamo disposti a seguire solo una squadra che porti il nome di Cattolica e che indossi i colori di Cattolica, qualunque sia la categoria. Noi non tifiamo San Marino!”, avevano scritto gli ultrà giallorossi appena tre settimane prima, minacciando di non seguire più la squadra, né in casa né in trasferta, se all’atto dell’iscrizione non fosse avvenuto il cambio di nome. Questione risolta, perché l’iscrizione, alla fine, è saltata per intero. 

È in buon compagnia, il Cattolica San Marino. Anche la Vigor Carpaneto 1922 non ha avanzato richiesta di iscrizione alla LND entro i termini previsti. La società piacentina, dopo 3 anni di quarta serie, ripartirà dall’Eccellenza. Anche se la crisi legata al coronavirus ha complicato i sogni. “Un paio di aiuti concreti sono arrivati – ha scritto il presidente Giuseppe Rossetti sul sito ufficiale della società –, ma mancava ancora una cifra importante. Abbiamo intavolato una trattativa con una cordata lombarda: io non avevo garanzie da parte loro pur riscontrando intenti positivi e concordi con i nostri e personalmente non me la sono sentita di rischiare. Mi prendo io tutta la responsabilità per l’esito anche perché è una pazzia perdere un titolo di serie D per cui abbiamo sudato tanto per ottenerlo e per difenderlo. Mi spiace, sono rammaricato per questo”. L’iscrizione all’Eccellenza, poi, si è concretizzata il 29 luglio. Sempre grazie all’impegno del presidente Rossetti in prima persona. 

C’è l’ASD Roccella 1935 che ha rivolto un appello alla cittadinanza e “soprattutto alle forze imprenditoriali, affinché con il loro contributo si possa superare questo momento di difficoltà che rischia di compromettere tutti i sacrifici già affrontati lo scorso anno per iscrivere la squadra al campionato”. L’iscrizione, anche qui, alla fine è arrivata in extremis (e per renderla effettiva c’è voluto un ricorso alla Corte d’Appello Federale).

Cosimo Sibilia, presidente della Lega Nazionale Dilettanti e vicepresidente vicario della Federazione Italiana Giuoco Calcio (Photo by Paolo Bruno/Getty Images).

E poi c’è il Savona, il cui presidente, commercialista milanese Carlo Sergi, ha fatto tribolare i tifosi di mezza città prima con un post su Facebook in un pomeriggio di fine luglio, annunciando l’intenzione di non iscriversi al campionato “Decisione dolorosa, ma l’unica possibile”, poi facendo sapere poche ore dopo, ancora con un post affidato al social network, che le tasse d’iscrizione erano state pagate, come confermato anche dalla Lega di serie D. E invece è arrivato il colpo di scena: niente iscrizione, niente serie D, fallimento e nuova cordata locale per riorganizzare la società, tra dubbi di tifosi, rabbia e malumori vari. Si ripartirà con un club chiamato Associazione Sportiva Dilettantistica Savona Calcio. E con una programmazione seria, stavolta. 

È stata un’estate bollente, quella del pallone minore. Quella del valzer dei ricorsi, delle memorie depositate, delle cordate e delle squadre sparite, degli appelli e delle iscrizioni mancate. Dei soldi rimpiccioliti dal virus. 

La Lega Nazionale Dilettanti in una nota di fine luglio comunica che al termine della procedura di iscrizione, hanno presentato domanda di ammissione al campionato di Serie D 2020/2021 n. 163 società aventi diritto. Non hanno avanzato richiesta le seguenti società: San Marino e Vigor Carpaneto. E intanto oggi si parte con il campionato di Serie D e il 10 ottobre il campionato Juniores.

Ma quanti club sono destinati a scomparire o a barcollare?

“Come LND abbiamo messo stanziato un fondo pari a 10 milioni di euro: 7 milioni per agevolare le società a proseguire l’attività nella stagione 2020/2021 e 3 milioni per la valorizzazione dei giovani partecipanti alle competizioni dilettantistiche. Si tratta – spiegano a Quattro Tre Tre dalla Lega Nazionale Dilettanti – di risorse messe a disposizione nell’ambito della Lega Dilettanti per mettere in sicurezza le attività della nuova stagione e per garantirne la ripresa. In Lombardia – continuano – le richieste d’iscrizione ai campionati di vertice (Eccellenza e Promozione) sono addirittura superiori alla stagione precedente”. 

Nell’anno che potrebbe diventare lo spartiacque per il più grande movimento sportivo italiano c’è chi si avvia al fallimento, c’è chi è già fallito e chi lo farà a breve. C’è chi si è appellato alla cordata locale e chi non ha trovato nessuno cui rivolgersi. C’è chi ha deciso di fondare un club, insomma, proprio adesso (come in Lombardia), e chi poi ha pensato di gestirlo in prima persona, diventando proprietario della squadra per cui si fai il tifo (come in Campania). 

Il piccolo Cava United potrebbe farci da esempio in proposito. Cava è una città dove ha avuto sede la storica società Cavese, fondata nel 1919. Cava United è quindi la seconda società in città, fondata nel 2014 proprio durante l’ennesima crisi societaria della prima rappresentativa (che oggi milita in Lega Pro). “L’obiettivo è quello di riportare entusiasmo in città attraverso una serie di iniziative anche a sfondo sociale e a diffondere i principi del calcio partecipato dal basso – ci raccontano i ragazzi, che si autogestiscono da 10 anni (nel 2010 è stato fondato il supporters trust) –. Il club, che è un omaggio all’Fc United of Manchester, società di calcio inglese che ha fatto scuola in Europa per la fan ownership, si è esclusivamente dedicato ad attività sul territorio, utilizzando il calcio come strumento aggregativo e sociale”.

Col tempo il piccolo Cava United si è ritagliato un ruolo in città, “siamo invitati in ritiro come sparring partner, l’anno scorso abbiamo avuto un giovane in prestito dalla prima squadra, insomma, collaboriamo con un ottimo rapporto”. “Siamo dei romantici – continuano – e facciamo fatica a riconoscerci in questo calcio fatto di interessi e fanta-milioni”. Quest’anno i ragazzi, dopo una promozione conquistata sul campo e sugellata dal regolamento per la conclusione del campionato dopo il Covid, parteciperanno per la prima volta alla Prima Categoria. “Il cosiddetto calcio minore per noi è ormai diventato il Calcio con la C maiuscola, quello che in termini di passione e impegno non ha nulla da invidiare al calcio dei milioni. Anzi, sarebbe necessario incoraggiare la pratica del calcio soprattutto ai livelli più bassi, sia per l’indubbio beneficio che deriva dall’attività fisica che per l’innegabile valore aggregativo e sociale derivante da un pallone che rotola sui campi polverosi di periferia”.

“Come LND accogliamo ovviamente con favore questi modelli di gestione, in grado di innescare dei processi virtuosi tra sport e territorio – rispondono a sollecitazione dalla Lega. Anzi, continuano –. All’interno del nostro movimento ci sono diverse storie di questo tipo. Si tratta spesso di realtà che intendono amplificare la vocazione sociale, di per sé già spiccata, del calcio di base”. E di esempi ne stanno arrivando parecchi. 

Alla fine le date sono fissate e le squadre assestate. Ma a far tremare il calcio dilettantistico è stata l’intesa sui protocolli sanitari. L’accordo è stato trovato, ma solo metà agosto e dopo una lunghissima fase di contraddizioni e di incertezze. Uno stallo che si è protratto troppo a lungo e che aveva portato il Presidente Lega Nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilia, a raccontare a QuattroTreTre le sue preoccupazioni:  “Abbiamo creato le condizioni per la ripresa delle attività dopo il lockdown, riuscendo con contributi e agevolazioni a contenere la perdita di società. Ma ora siamo preoccupati perché, nonostante l’impegno della LND e dei nostri club, ad oggi non c’è ancora un protocollo sanitario adeguato ai Dilettanti». E ancora: «È paradossale che si possa giocare all’aperto nei campi liberi o nei centri sportivi, ma non si possa autorizzare la ripresa dell’attività giovanile e dilettantistica».  Alla fine tutto si è risolto, anche se a mettere a rischio il più grande movimento sportivo d’Italia è stato un Protocollo Sanitario. Ci sono dodicimila società e oltre un milione di calciatori e calciatrici che, dopo un’estate bollente, ora sono pronti a ricominciare a giocare. D’altra parte “Il Calcio è della Gente”. Lo dice anche il motto del Cava United.

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