Feed

Berardi è diventato un altro

By 14 Dicembre 2020
Domenico Berardi

Alcuni lo davano per finito. Altri lo ritenevano l’eterno incompiuto. Invece Domenico Berardi sta vivendo una seconda giovinezza calcistica. Un paradosso, perché la punta del Sassuolo ha 26 anni e un futuro ancora tutto da scrivere. L’evoluzione tattica (e non solo) di uno dei migliori attaccanti della Serie A

Uscire da sé e dai propri schemi mentali è per chiunque una delle cose più difficili. Di norma non lo si fa mai da soli, serve qualcuno che dia dall’esterno gli input giusti. Nel caso di Domenico Berardi, Roberto De Zerbi sembra più che un semplice tecnico. È in realtà la persona che ha saputo riposizionare in campo e sul piano psicologico un giocatore di grande talento ma con un fiuto particolare per il boicottaggio di sé stesso.

Il tecnico è riuscito nell’impresa modificando prospettive e percezioni di quella che era la principale risorsa al centro dell’attacco del Sassuolo. Ma per arrivare alla rinascita Berardi ha dovuto attraversare il deserto personale, fatto di momenti esaltanti e fasi di crisi acuta. E se l’attuale mister neroverde è l’uomo che lo ha rilanciato ad alti livelli, il primo ad averne compreso potenzialità e limiti è stato Eusebio Di Francesco.

Domenico Berardi, calabrese di Cariati classe 1994, mancino naturale, nasce come tipico centravanti con ottimi fondamentali e la voglia matta di far gol. Ma ha una caratteristica che, se da una parte rappresenta una spinta essenziale in campo, dall’altra è un limite con il quale fare i conti. Da bravo giovane emergente, tende a confondere voglia di mettersi in luce e carattere, una certa prepotenza in campo e leadership nello spogliatoio. Equivoci non da poco, specie nell’economia di un gruppo. Ma anche i difetti possono diventare punti di forza.

Domenico Berardi

(Foto Massimo Paolone/LaPresse)

Il primo tecnico, Eusebio Di Francesco, quello con cui Berardi esordisce in Serie B e poi in A, asseconda le tendenze di gioco della punta neroverde e gli garantisce un posto fisso al centro dell’attacco. Di Francesco, convinto assertore del 4-3-3, sa che il ragazzo è spesso irruento e un po’ refrattario alla disciplina tattica ma sa anche che l’attaccante in questione è dotato sul piano tecnico e che può segnare in molti modi.

È forte fisicamente, può essere un’ottima boa al centro dell’attacco ma sa anche concludere di testa in maniera decisiva. Per di più il ragazzo ha piedi educati che permettono allo scarpino sinistro di eseguire calci di punizione perfetti. In virtù di queste qualità, di rado il tecnico sposta la sua punta di diamante dal centro dell’attacco. A volte serve come seconda punta, capace di partire da sinistra per poi accentrarsi, ma quello è un fatto che si verifica soprattutto quando l’infermeria è in emergenza.

E, in fondo, i risultati danno ragione a Di Francesco. A 18 anni Berardi, al quale viene chiesto poco gioco di movimento e pochi sacrifici a sostegno del centrocampo, tuttalpiù gioco di sponda dalla trequarti in su, è protagonista della prima promozione in A del Sassuolo. Sarà anche un centrale d’attacco istintivo ma le 11 realizzazioni nella stagione 2012-2013 (assieme ai gol dei compagni di reparto Pavoletti e Boakye) contribuiscono al salto di categoria.

Domenico Berardi

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Nelle stagioni successive Domenico Berardi si fa notare anche in A. Grandi giocate, gol in quantità, sempre una certa anarchia tattica, qualche infortunio a limitarne le potenzialità. Per assurdo nell’anno meno prolifico dell’attaccante più rappresentativo, il Sassuolo esce dal lato destro della classifica e conquista addirittura un posto in Europa. Al termine della stagione 2015-2016 la squadra neroverde finisce in sesta posizione. Giocherà in Europa League. Sono 7 i gol di Berardi, pochi se si considerano i 16 del 2013-2014 e i 15 del campionato successivo.

Di Francesco cerca di stemperare gli eccessi di foga del suo pupillo, ha un ascendente su di lui ma non si vede in quegli anni un’evoluzione soprattutto in chiave tattica. Se l’ossessione è quella di segnare sempre e comunque, bisognerebbe convincere il diretto interessato a giocare più per la squadra, meno per la gloria personale. Per arrivare a questo servirà un momento di maturazione personale e un tecnico innovativo e insieme molto concreto. Con Roberto De Zerbi, il 4-3-3 (pur con qualche variante) rimarrà lo stesso, Berardi cambierà.

Dopo l’esperienza poco felice a Benevento, nel 2018 De Zerbi è scelto alla guida tecnica del Sassuolo. Sembrano già lontani i tempi delle competizioni europee, l’allenatore deve ridare un’identità tattica alla squadra e riposizionare giocatori che non rendono più alla stessa maniera. Tra questi c’è anche Domenico Berardi. Infortuni, alti e bassi in campo, qualche espulsione evitabile, l’attaccante viene considerato da una parte della critica un giocatore incompiuto, un bizzarro. In definitiva, un inaffidabile di talento.

Domenico Berardi

(Foto LaPresse/Filippo Rubin)

De Zerbi comprende una cosa fondamentale: se vuole chiedere il massimo ai suoi, deve essere disposto a offrire nuove prospettive. E quando pensa al cambiamento tattico, pensa soprattutto a Berardi. Sa di avere un ottimo giocatore e che sta al ragazzo decidere di evolversi o tirare a campare. Per una volta la punta calabrese sceglie di lasciarsi guidare. Al tecnico servono maggiori soluzioni offensive, movimenti diversi rispetto al passato. Se Berardi saprà giocare da esterno d’attacco, potrà valorizzare il compagno di reparto Caputo (uno che mostrerà un bel feeling con il gol) e crescere anche nell’ottica della Nazionale di Mancini.

E c’è di più: De Zerbi riesce a convincere la punta a invertirsi di fascia con l’altro laterale avanzato, il franco-ivoriano Boga. Si vengono così a creare varianti tattiche che rendono il Sassuolo una squadra che gioca con un 4-3-3 meno monolitico e meno prevedibile. Partendo da destra, Berardi può operare movimenti di taglio verso l’interno e garantire gol e assist per i compagni. Allo stesso tempo, specie in fase di non possesso palla, Berardi (come del resto Boga sul fronte opposto) possono trasformarsi nei quinti di centrocampo, assicurando capacità di ripartenza ma soprattutto la necessaria copertura. Quella copertura che con Di Francesco, Berardi non aveva mai voluto assicurare. Il tutto, reso possibile da un centrocampo nel cui vertice centrale troneggiano l’estro e la visione complessiva di Manuel Locatelli, giocatore ormai pronto per un top-club.

Domenico Berardi cambia dunque pelle e la media realizzativa non ne risente. Per puro paradosso, averlo allontanato dal centro dell’attacco lo ha liberato dall’ossessione del gol. Poi, tramite una maggiore coralità, i gol sono arrivati lo stesso. Otto nella prima stagione con De Zerbi, 15 al termine della seconda. Cinque in 10 partite nella stagione in corso, da ultimo il rigore decisivo nella partita con il Benevento di venerdì scorso.

Il tutto, frutto di un lavoro in grado di limare le asprezze caratteriali più vistose e di valorizzare una capacità (stavolta sì) di leadership che porta risultati anche in termini di serenità nello spogliatoio.

Domenico Berardi

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Un piccolo grande capolavoro di psicologia che non sfugge al tecnico della Nazionale Roberto Mancini. Il ct riservava a Domenico Berardi scampoli di partita, ora lo utilizza con maggiore assiduità. Nel corso del 2020, l’attaccante del Sassuolo è andato in gol 3 volte in 4 partite disputate in maglia azzurra, riproponendo molti dei meccanismi in avanti appresi da De Zerbi. Giocando dal primo minuto o da subentrato, senza differenze di comportamenti e senza le ansie del passato più o meno prossimo.

Del resto, ora Berardi non sembra più lo stesso giocatore, anche se mantenersi a questo livello di disciplina tattica e di autocontrollo caratteriale dipenderà soltanto da lui. Ha ancora 26 anni e tanto da dare alla squadra di club e alla Nazionale italiana.

Leave a Reply