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Bodø/Glimt, il calcio che viene dal profondo nord

By 24 Settembre 2020

Stasera la squadra di questo avamposto militare nel Circolo Polare Artico gioca la partita più importante della sua storia

Una delle principali voce di spesa nel bilancio del Bodø/Glimt sono i viaggi. Nell’attuale Eliteserien la trasferta più vicina è quello di Trondheim, casa del Rosenborg, che in linea d’aria dista da questo avamposto militare nel Circolo Polare Artico circa 466 chilometri, ovvero solo una dozzina in più della tratta Milano-Roma. Fino allo scorso anno invece c’era Tromsø, la grande rivale lontana solo 322 chilometri in quello che è il derby professionistico più a nord d’Europa. Si viaggia tutto l’anno nell’Artico, dalla primavera all’autunno per giocare, in inverno per potersi allenare su un campo di erba vera (Spagna e Turchia le mete più gettonate) viste le condizioni climatiche proibitive lungo tutta la costa settentrionale del paese.

Una rivalità talmente sentita che nel 2019, con il Tromsø sul fondo della classifica e il Bodø/Glimt secondo, un sondaggio tra i tifosi dell’ex club di Steinar Nilsen, il marcatore più nordico nella storia del derby di Milano (Milan-Inter 5-0, 8 gennaio 1998), rivelò una maggioranza disposta a condannare il proprio club alla retrocessione pur di non vedere i rivali diventare campioni di Norvegia. Sono stati accontentati. Purtroppo per loro, però, il Bodø/Glimt si è presentato ai blocchi di partenza della nuova stagione ancora più forte e oggi guida la classifica con 14 punti di vantaggio sulla seconda. Sarebbe un successo storico non solo per il club ma per l’intera area geografica della Norvegia del Nord, e forse è proprio questo che non va giù ai tifosi del Tromsø. 

Una vista della “vicina” Tromso. (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

Fino al 1971 le squadre della Norvegia del Nord erano ghettizzate in un loro campionato in quanto reputate di livello troppo scadente per poter competere a livello nazionale. Una politica frutto di un autentico pregiudizio territoriale che vedeva negli abitanti del nord dei selvaggi, rozzi pescatori e agricoltori dai quali tenersi alla larga. Negli anni 60 a Oslo non era raro imbattersi in cartelli che recitavano: “Non si affitta a persone provenienti dalla Norvegia del Nord”. Quasi per contrappasso, oggi nel paese una delle università più all’avanguardia è la UiT Norges Arktiske Universitet di Tromsø. Ma, nel calcio, Bodø è sempre stata un passo avanti: primo successo di un club della Norvegia del Nord a livello nazionale (la Coppa di Norvegia nel 1975, che permise al calcio di superare lo sci quale sport più popolare tra gli abitanti del nord), prima partecipazione a una coppa europea e, se tutto procede secondo quanto mostrato finora, primo titolo nazionale.

Anche a livello di curiosità e bizzarrie il  Bodø/Glimt sopravanza il Tromsø, i cui giocatori una volta vennero accolti da teste di pesce marcio penzolanti fuori dalle finestre delle lor camere di albergo. Solo che nessuno si accorse del pesce piazzato su cornicioni e davanzali dai tifosi di Bodø fino alle tre del mattino, quando cominciò ad albeggiare e stormi di gabbiani si precipitarono fuori dalle finestre tenendo svegli tutti gli ospiti. Rispetto ai famigerati tamburi di Barcellona fuori dall’hotel dell’Inter alla vigilia della semifinale di Champions, in questo caso i tifosi nemmeno avevano dovuto prendersi la briga di rimanere svegli per disturbare i giocatori avversari. Tromsø però vanta l’unico exploit europeo “artico”, quando nella Coppa delle Coppe 1997-98 sconfisse 3-2 il Chelsea di Gullit e Vialli, aiutato da una tormenta di neve scatenatasi nel secondo tempo sull’Alfheim Stadion. Nessuna prestazione internazionale significativa invece per il Bodø/Glimt, per il quale il match contro il Milan sarà la quarta sfida contro una squadra italiana dopo Napoli (Coppa Coppe 1976-77), Inter (Coppa Coppe 78-79) e Sampdoria (Coppa Uefa 94-95).

La Eliteserien norvegese condivide con gli altri campionati nordici la scarsità di risorse economiche, ma a livello sportivo si differenzia per un regime di semi-monopolio modello Bundesliga o Serie A. Vince quasi sempre il Rosenborg, forte di un budget fuori portata per il resto del campionato. Per questo motivo negli ultimi anni le squadre rivelazione capaci di sottrarre lo scettro al re hanno avuto vita breve, anche se intensa: il Vålerenga 2005 di Kjetil Rekdal; lo Stabæk 2008 di Jan Jönsson (dove militava l’ala brasiliana Alanzinho, il miglior giocatore visto in Norvegia nel nuovo millennio – meglio anche di Haaland, la cui prepotente ascesa è cominciata quando lasciò il Molde per il Red Bull Salisburgo); il Molde 2011-12 di Ole Gunnar Solskjær; lo Strømsgodset 2013 di Ronny Delia. Adesso è il turno del Bodø/Glimt di Kjetil Knutsen, il cui budget è circa un decimo di quello del Rosenborg, coniugare ottimi risultati con un’idea tattica forte capace di appassionare anche il pubblico neutrale. 

Nel 2020 il Bodø/Glimt non ha ancora perso una partita: in campionato ha raccolto 15 vittorie su 17 e in Europa League ha vinto i primi due turni preliminari. In totale ha segnato 71 gol in 19 incontri, un dato che illustra chiaramente la mentalità offensiva di una squadra caratterizzata da una grande intensità di corsa, che pressa costantemente alto senza però disdegnare, in fase di possesso, anche un approccio più riflessivo, con la costruzione del gioco iniziata dalle retrovie. Tutte le analisi vanno ovviamente contestualizzate al livello del campionato dove gioca il Bodø/Glimt, come ammesso dal danese Philip Zinckernagel, uno dei principali artefici – per gol (11) e assist  (17) – delle fortune della squadra. “L’Eliteserien”, ha dichiarato al sito Il Calcio Nordico, “è molto offensiva e meno organizzata tatticamente. Per questo si segnano molti più gol e, per un giocatore offensivo come me, è un grande vantaggio”. Il Milan insomma non si troverà di fronte una versione artica del Liverpool di Klopp, nonostante sia indubbio che la squadra di Knutsen sia ben strutturata, oltre che fisicamente in grande forma.

Ci sono diversi figli di  Bodø nella squadra locale. L’attaccante Jens Petter Hauge, miglior marcatore stagionale della squadra con 15 reti; il terzino Fredrik Bjørkan, il cui padre oltretutto lavora nello staff del club; soprattutto però Patrick Berg, 22enne centrocampista nonché vice-capitano della squadra, sesto giocatore della famiglia Berg a indossare i colori giallo e neri della società. Suo zio Runar giocò anche un paio di stagioni nel Venezia (dal 1999 al 2001), è stato l’unico a “tradire” la famiglia accettando di giocare nel Tromsø ma era anche titolare nel Bodø/Glimt vincitore nel 1993 della Coppa di Norvegia, a oggi l’ultimo trofeo finito nella bacheca del club; suo padre Ørjan ha vinto titoli in serie con il Rosenborg e attualmente ricopre la carica di direttore sportivo del  Bodø/Glimt; l’altro zio Arild invece è morto suicida, dopo aver visto la propria carriera finire in frantumi a causa di una Sindrome da Stanchezza Cronica diagnosticata in ritardo e che è stata alla base del suo precoce e doloroso (negli anni ’90 era considerato uno dei giovani più talentuosi del calcio norvegese) ritiro dall’attività professionistica.

Il simbolo dei Berg rimane però nonno Harald, tra i primi giocatori ad acquisire fama internazionale a dispetto della già citata ghettizzazione degli abitanti  del Nord-Norges. Fu il primo giocatore di quell’area a essere convocato in nazionale e il primo a diventare professionista, il tutto grazie a un tirocinio a Londra che gli permise, grazie all’aiuto della Federcalcio norvegese, di allenarsi nel dopo-lavoro con l’Arsenal. L’esperienza inglese gli fece capire di avere qualità sufficienti per poter vivere di calcio, firmò un contratto con il Lyn e nel febbraio del 1969 quasi riuscì a eliminare il Barcellona dai quarti di Coppa delle Coppe. Con in squadra il fratello Knut, Harald guidò i norvegesi in un doppio confronto al Camp Nou, perché  in inverno le condizioni ambientali a Oslo erano proibitive e quindi fu deciso di giocare entrambi i turni nella città catalana. Il doppio confronto finì complessivamente 5-4 per i blaugrana, che vinsero 3-2 il match di “andata” (doppietta di Berg per i nordici) e si ritrovarono sotto di due reti nel ritorno, prima di acciuffare il pareggio anche grazie al crollo fisico degli avversari, che prima del doppio turno di coppa non giocavano una partita da tre mesi. Harald Berg giocò quindi quattro anni in Olanda nel Fc Den Haag, perdendo nel ’72 la finale di coppa nazionale contro l’Ajax di Cruijff, poi tornò a casa. Con un solo rimpianto: aver detto no al Feyenoord anni prima. Sarebbe diventato campione d’Europa.

 

Immagine di copertina:  Lars Røed Hansen 

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