Feed

Borussia – Bayern, il finto classico di Germania

By 7 Novembre 2020

La natura fluttuante delle avversarie del Bayern ha impedito la sedimentazione di un antagonismo capace di prescindere dal contesto sportivo della singola stagione. Der Klassiker, quindi, è una sfida legata alle contingenze del momento che, fra poco, potrebbe scivolare verso est, con il Lipsia pronto a prendere il posto del Borussia Dortmund

L’architetto e critico francese Thibaut De Ruyter ha scritto queste parole su Berlino: “Molti turisti iniziano a scoprire Berlino dal Checkpoint Charlie, la riproduzione di un posto di blocco sparito ben prima della  caduta del Muro, e in un certo senso il riassunto perfetto della storia architettonica della città dal dopoguerra a oggi. […] Da un duplicato di Palazzo Borghese alla fedele ricostruzione del Castello degli Hohenzollern, la capitale tedesca celebra un passato che non ha”. Un discorso molto simile si potrebbe applicare anche al big match del calcio tedesco, il Der Klassiker – in programma oggi – tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund: una Classico che in realtà non esiste a livello concettuale, in quanto privo di quelle componenti storiche, politiche, sociali o religiose che conferiscono a una rivalità lo status, appunto, di Classico. 

Nel 2013 uscendo dalla stazione della metropolitana londinese di Wembley Park e percorrendo la Olympic Way verso lo stadio che avrebbe ospitato la finale di Champions tra Bayern e Borussia, si incrociava un gigantesco cartellone pubblicitario color blu cielo nel quale la scritta El Clasico era stata sostituita da Der Klassiker. Un riferimento a Real Madrid e Barcellona, uscite in semifinale proprio per mano delle due compagini tedesche, con conseguente trasformazione della finale da derby spagnolo (così indicavano i pronostici) in un inedito derby tedesco. Una trovata pubblicitaria, un’idea bella ma finta, come il Castello degli Hohenzollern a Berlino  – solo il portale e un balcone sono rimasti, integrati in una costruzione moderna sita a meno di duecento metri dalla “copia”.

(Photo by Alexander Hassenstein/Getty Images )

Per cercare la classicità in una rivalità tedesca bisogna rivolgersi all’ambito locale, come ad esempio il derby della Ruhr tra Borussia Dortmund e Schalke 04. “Quella tra Bayern e Borussia Dortmund”, afferma Oliver Fitscher di Zeit Online, “è una rivalità vecchia 20-25 anni,  e nemmeno particolarmente intensa quando a livello sportivo le due società non gareggiano per gli stessi obiettivi”. L’Old Firm, il Derby d’Italia, il Clasico Barca-Real o il Klassieker Ajax-Feyenoord accendono gli animi  anche se una squadra sta lottando per il titolo e l’altra galleggia a centro classifica. 

In Germania, la natura fluttuante delle avversarie del Bayern ha impedito la sedimentazione di un antagonismo capace di prescindere dal contesto sportivo della singola stagione, oppure – se presente – lo ha diluito nel corso del tempo fino a renderlo quasi irrilevante. Basti pensare alla contrapposizione con il Borussia Mönchengladbach, ferocissima negli anni 70 e in parte degli 80, ma anche quelle precedenti con Norimberga e Kaiserslautern agli albori della Bundesliga. “Oggi c’è il Dortmund”, prosegue Fitscher, “che arriva dopo  Mönchengladbach, Werder Brema, Amburgo e Bayer Leverkusen. Visto lo stato attuale delle cose, magari tra qualche anno la rivalità si sposterà a est, verso Lipsia”.

Ai tempi di Jurgen Klopp sulla panchina del Dortmund c’era molto veleno tra le due società, con qualche caduta anche nella trivialità, come quando l’11 aprile del 2012 la mascotte Emma venne pizzicata a orinare contro il bus del Bayern e la prima reazione ufficiale del Dortmund fu quella di giustificare l’atto goliardico. Ma si è sempre trattato di una contrapposizione generata dalle esigenze del momento, un po’ come quello che ha opposto il Napoli di Sarri alla Juventus di Allegri. Napoli-Juventus, però, non ha mai posseduto i connotati  di un classico del calcio italiano, così come in passato non lo era il Napoli-Miran periodo Maradona-Van Basten. 

(Photo by Martin Rose/Getty Images)

Quando il Dortmund era all’apice, il Bayern ha adottato la tattica predatrice tipica di chi possiede una forza economica senza eguali: ha comprato i giocatori dal diretto avversario.  Lo ha fatto in passato con Borussia Mönchengladbach, Bayer Leverkussen e Stoccarda, e a partire dal 2012 si è ripetuto con il Dortmund acquistando, nel corso degli anni, Mario Götze, Robert Lewandowski e Mats Hummels. “Questo modo di operare del Bayern”, ha commentato Thomas Hannecke di Kicker, “non è servito solo a cristallizzare i rapporti di forza – noi siamo i  numeri uno e voi i numeri due, a prescindere dal risultato – ma ha finito con il mostrarela profonda diversità della natura delle due società. Una un top club a livello mondiale che rappresenta il punto di arrivo di una carriera di altissimo profilo, l’altra una specie di hub internazionale percepito dagli stessi giocatori come un trampolino di lancio verso livelli ancora più alti”.

Uno studio della società Statista, specializzata in ricerche di mercato, ha rilevato come solo il 22.8% degli intervistati tifosi del Bayern Monaco indica il Borussia Dortmund come club più detestato. Una percentuale che cresce sensibilmente se si sposta l’attenzione verso i tifosi dello Schalke 04 e il club a loro più antipatico. Il Bayern per contro è il club più odiato dell’intera Germania, ma tra i tifosi-contro quelli del Dortmund rappresentano solo il 20%. Il Bayern è detestato perché vince tantissimo (un destino comune a qualunque società pluridecorata), perché è più ricco di tutti, perché può permettersi 15-20 milioni di stipendio all’anno per i suoi top players (Reus del Borussia arriva a 10) e di lasciare in panchina un acquisto da 80 milioni come Lucas Hernandez, come accaduto lo scorso anno a causa della prepotente ascesa  nelle zona di centro-sinistra della difesa della coppia Alaba- Davies.

Il Dortmund per contro è rimasto un ibrido tra grande società e feeder, con una celebrata politica di valorizzazione degli under-21 finalizzata però alla vendita. Dal 2012 a oggi, i vari Dembele, Pulisic, Gotze, Hummels, Gundogan, Weigl, Ginter, Mor, Bender, Sahin, Bruun Larsen, Hofmann, Merino e Isak hanno arricchito le casse del club di circa 400 milioni di euro. Qualcuno pensa di ritrovare Haaland ancora in maglia giallo-nera tra due tre stagioni, quando pochi giorni fa il ds del Saliburgo ha dichiarato che è già destinato al Liverpool? E Jadon Sancho, che non perde occasione di sottolineare il suo desiderio di tornare in Premier?

(Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

La Bundesliga è sempre stato un torneo dotato di un’aristocrazia ben definita, anche se mutevole in qualche suo elemento. Nell’ultimo decennio, questa ha però lasciato il passo a una tirannide di stampo bavarese. “Dieci anni fa”, prosegue nella propria analisi  Fitscher, “la differenza tra il Bayern e gli altri club tedeschi non era così marcata. Nella finale di Champions League del 2012 contro il Chelsea, il Bayern schierava titolare Diego Contento. Oggi sarebbe impensabile vedere un giocatore di quel livello non solo nell’undici titolare dei bavaresi, ma nemmeno in panchina. Basta guardare le riserve dell’ultima finale di Champions contro il Paris Saint Germain: Lucas Hernandez, Corentin Tolisso, Philippe Coutinho, Benjamin Pavard. Siamo ad un livello completamente diverso”.

Interessante il rimando alla geografia, fatto dal giornalista Julien Wolff del Die Welt, quale elemento importante nell’evoluzione dei due club. “Il Bayern non ha concorrenti nel raggio di 200 chilometri e ne ha approfittato per attrarre molti sponsor importanti, dall’Audi all’Adidas fino all’Allianz, tutti giganti del business tedesco che vantano quote nella società. Il Borusssia Dortmund invece, aldilà della bancarotta sfiorata che ha costretto il club a ripensare le proprie stretegie, si è sempre dovuto confrontare con numerosi concorrenti presenti nella propria area: Schalke 04, Colonia, Bayer Leverkusen,  Borussia Mönchengladbach, Bochum”.

(Photo by Christof Koepsel/Bongarts/Getty Images)

Il Bayern è diventato una multinazionale troppo grande per trovare ancora stimoli all’interno dei confini tedeschi (anche se deve fingere di farlo), mentre il Borussia è una start up che permette a un talento di 17, 18 o 19 anni di avere il suo primo approccio alla Champions. I secondi, proprio per quella particolarità ibrida a cui si accennava sopra, mantengono una filosofia inclusiva nei confronti di tifosi e territorio; un rapporto che in casa Bayern, dove la partita è ormai un evento commerciale che va oltre quello sportivo, si è un po’ diluito. Per la finale di Champions del 2013, il Borussia Dortmund ha ricevuto 502.576 richieste di biglietto, contro le 250.000 del Bayern. Qualcuno ha parlato di una certa saturazione al successo, che nel caso del Bayern non è solo sportivo ma – rispetto ad altre multinazionali europee del pallone – anche economico. Per tutte queste ragioni, Bayern-Borussia Dortmund è il Classico che non c’è. Non per questo, però, risulta meno intrigante e piacevole da vedere.

Leave a Reply