Feed

Breve bignami dei rapporti fra Franco Baldini e Francesco Totti

By 18 Giugno 2019

Il primo scricchiolio nel rapporto fra i due risale al 2004, quando il capitano decise di suggerire dei nomi di mercato al dirigente. Ecco tutte le tappe di una polemica a distanza che ha trovato il suo ultimo atto nelle dimissioni dell’ex numero 10

Difficile che due caratteri così diversi possano stringere amicizia. Eppure c’è stato un tempo in cui i rapporti fra Franco Baldini e Francesco Totti non erano tesi. Un tempo lontano, a dire il vero. Era il 17 giugno del 2001 e la Roma vinceva il suo terzo (e finora ultimo) scudetto battendo il Parma all’Olimpico per 3-1. A segno Totti, Montella e Batistuta. Tre attaccanti, tre simboli di una squadra che sembrava destinata ad aprire un ciclo di vittorie. Il numero 10 giallorosso era la guida in campo di una formazione infarcita di talenti, Franco Baldini era il consulente di mercato di Franco Sensi, l’uomo che, insieme a Lucchesi, stava portando nella Capitale calciatori in grado di far sognare qualsiasi città. Due facce della stessa medaglia, insomma, due professionisti che avevano nel cuore lo stesso obiettivo.

Almeno fino al maggio del 2004, quando la Roma si ritrova impantanata in una situazione difficile. Cominciano a circolare con sempre maggiore insistenza voci di cessioni eccellenti. Emerson sembra diretto verso Torino, Samuel verso Madrid. E lo stesso Totti è lusingato dalle offerte del Real. Il 5 maggio il capitano giallorosso è sul palco del Maurizio Costanzo Show per presentare il suo libro, ma è impossibile non toccare il tema Roma. «Io rimango a Roma, voglio rimanere a Roma – dice il numero 10 – ma voglio una grande squadra perché lo meritano la città e i tifosi. Aspetto comunicazioni entro i primi di luglio – aggiunge – Se mai dovessi giocare con una squadra che non è la Roma, comunque giocherei con una squadra straniera, non di certo con un’altra squadra italiana». E ancora: «La squadra è già competitiva ma sentendo le voci di Samuel che va via, di Emerson che va via, è giusto sapere». Secondo Totti servono almeno quattro acquisti di spessore. Totti fiuta i rapporti tesi fra l’Inter e Vieri e prova a inserirsi. «Ho parlato con Bobo e verrebbe di corsa alla Roma».

Apriti cielo. Baldini non gradisce l’intromissione e parte al contrattacco. «Grazie a Francesco per i suggerimenti, ma penso che sia giusto che ognuno resti nel proprio settore di competenza, lui fa il giocatore e lo fa molto bene, altri fanno le scelte tecniche ed economiche – dice il dirigente – L’individuazione delle strategie di mercato non spetta certamente a Totti, mentre gli spetta di avere fiducia nella società che fino ad oggi ha fatto il possibile per mettere in campo quella che lo stesso capitano vuole: una formazione altamente competitiva. Il suo desiderio è legittimo, ma deve sapere che stiamo lavorando esattamente in quella direzione. Sono fiducioso nel buon esito dell’operazione di aumento del capitale e della ridiscussione dei diritti televisivi, condizioni necessarie per poter fare un mercato all’altezza delle aspettative di tutti, Totti compreso. Purché lui continui a fare quello che sa fare come pochi altri: il giocatore di calcio».

Servono chiarimenti. Ma i confronti richiedono tempo e in quel momento i giallorossi vengono risucchiati in un gorgo nero. Fabio Capello, che fino a qualche giorno prima aveva garantito di non avere alcun interesse ad allenare la Juventus, si trasferisce proprio a Torino. I giallorossi si affidano a Prandelli, che lascia a inizio campionato, poi a Voeller, Delneri e a Bruno Conti. È una stagione quasi drammatica. I dissidi fra la famiglia Sensi e Baldini aumentano anche a causa delle modalità dell’acquisto di Mexes. Impossibile non dirsi addio, così nel 2005 Baldini saluta e lascia la Capitale.

Franco Baldini e Francesco Totti

Dove torna però nel 2011, chiamato dalla nuova proprietà americana. Il dirigente deve garantire sulla serietà del progetto a stelle e strisce. Sembra l’inizio di una nuova era. Emanuela Audisio raggiunge Baldini a Londra per un’intervista. Si parla di libri e del nuovo allenatore, Luis Enrique, («Cercavo qualcuno estraneo al calcio italiano. Incontaminato. Mi è piaciuta la sua sfrontatezza, di gioco e di carattere. E’ molto motivato, cerca il gol. Ci siamo ritrovati anche a parlare di libri: ‘ Il cammino di Santiago’ di Paulo Coelho. Non è tra i miei scrittori preferiti, ma io senza leggere, soprattutto nei viaggi, non so stare»), poi, inevitabilmente, di un Capitano con 35 primavere sulle spalle ma con ancora tanta voglia di stupire. «Totti a 35 anni è un totem?» chiede la giornalista. «Totti ha davanti ancora 4-5 anni di carriera. Se saprà guardare solo al calcio e non farsi carico di altro. Ma deve liberarsi della sua pigrizia e di chi usa il suo nome, anche a sua insaputa. Deve smettere di lasciare fare, più leggero sarà, più lontano andrà con il pallone».

Baldini, che in quella stessa intervista aveva raccontato di aver citato Shakespeare in lingua originale durante una cena con Villas Boas, non è certo un tipo che sceglie le parole a caso. E il termine pigrizia, ovviamente, fa scatenare un putiferio. Ma visto che la ragion di stato spesso si trova a vincere sul resto, ecco che Totti cerca di buttare acqua sul fuoco. «Non posso nascondere che quelle dichiarazioni di Baldini sulla mia pigrizia non è che mi avessero fatto piacere – ha detto poco dopo che Baldini si era presentato a Trigoria –  ma è acqua passata. Con lui ho sempre avuto un rapporto bellissimo, ora è bello averlo come dirigente della Roma».

A far precipitare i rapporti fra i due è stata però una scelta. Una volta silurato Rudi Garcia, nel gennaio del 2016, la dirigenza decide di affidare la squadra a Luciano Spalletti. Un ritorno che apre molti dubbi su una possibile convivenza fra il tecnico di Certaldo e il Capitano. Colpa di quella coda polemica che aveva accompagnato l’addio di Spalletti alla Roma nel settembre del 2009, quando prima di dimettersi, aveva lanciato una frecciatina al numero 10 (il famoso sfogo «il tacco, la punta, il numero, il titolo, il gol…»).  E infatti i problemi non tarderanno ad arrivare.

Franco Baldini e Francesco TottiMa è con la pubblicazione di “Un Capitano”, la biografia di Francesco Totti pubblicata il 27 settembre del 2018 (giorno del 42esimo compleanno di Totti), che la situazione deflagra una volta per tutte. All’interno del libro, scritto a quattro mani con Paolo Condò, Totti afferma: «Baldini mi ha detto: “Ho voluto e sostenuto Spalletti perché sapevo che la pensava come me. Anni fa ti dissi che volevo venderti, ma ogni allenatore che contattavo mi chiedeva la garanzia della tua presenza. Spalletti non me l’ha chiesta, anzi. Del resto sappiamo tutti che in queste ultime stagioni la tua presenza è stata un peso per la Roma. Vedrai che la prossima stagione la Roma, liberata da una presenza così ingombrante, e per la quale nutre una profonda gratitudine, aprirà un nuovo capitolo della sua storia. (…)”. Totti replica: “Vorrei fare il vice presidente. Non perché io tenga particolarmente alle cariche, ma vorrei essere il più alto in grado a Trigoria”. La risposta di Baldini: “Non ti serve, Francesco. Tu sei Totti”».

Un’autentica bomba. Franco Baldini viene raggiunto da Il Romanista e cerca di non gettare altra benzina sul fuoco. «È parola di Capitano – dice – non vedo come possa discuterla con la minima speranza di seminare almeno un dubbio». Sembra che il dirigente possa interrompere il suo rapporto con la Roma. I giornalisti de Il Tempo telefonano a Pallotta, a Boston. «Franco si dimette? A me non lo ha mai detto – risponde il numero uno giallorosso – E comunque se lo facesse respingerei le sue dimissioni».

Il dualismo va avanti, dunque. Almeno fino a ieri, quando Totti ha annunciato le sue dimissioni. E non poteva mancare un riferimento proprio al “rivale”. «Diciamo che il rapporto con Baldini non c’è mai stato e mai ci sarà», ha detto il Capitano smentendo dunque l’esistenza di quel “rapporto bellissimo” affermato qualche anno prima. «Uno dei due doveva uscire dalla società – ha aggiunto – e mi sono fatto da parte io perché troppi galli a cantare non servono. Ci sono tante persone che mettono bocca su tante cose che fanno solo casini, solo danni. Perché se ognuno facesse il suo sarebbe tutto più facile. L’ultima parola spettava sempre a Londra, perciò era inutile dire ciò che pensavi. Era tempo perso».

Redazione

About Redazione

Leave a Reply

Leggi un altro articolo
Leggi un altro articolo
Dall'addio di Guardiola il Barcellona si è progressivamente allontanato dalla...