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Bruno Fernandes ha cambiato il Manchester United

By 16 Agosto 2020

L’arrivo dell’ex Sampdoria ai Red Devils ha permesso alla squadra di Solskjaer di cambiare passo e staccare il pass per la Champions League

 

Sono lontani i secoli in cui dal Portogallo partivano navigatori, conquistatori ed esploratori senza paura, in grado di surclassare a  livello esplorativo e mercantile persino il grande impero britannico, che si sarebbe poi imposto solo alla lunga grazie soprattutto alla scaltrezza dei corsari, pirati la cui autorità proveniva dalla Regina stessa. Dall’inizio di questo secolo, tuttavia, dal paese più ad Ovest del continente europeo sono partiti vari giovani di belle speranze diretti nell’isola di Albione per provarsi con il dinamico calcio della Premier League. Primo tra tutti un diciottenne dribblomane proveniente dall’isola oceanica di Madeira, quel Cristiano Ronaldo oggi giocatore totale, seguito da Nani.

E dopo un buco nero di moltissimi anni, nel gennaio scorso è approdato in Inghilterra Bruno Fernandes. In comune i tre hanno avuto come prima destinazione in Gran Bretagna lo stadio di Old Trafford, casa del Manchester United. Eppure, nonostante tutto, il giocatore che più ha inciso nella sua prima stagione con i Red Devils è stato proprio l’ex centrocampista di Novara, Sampdoria e Udinese, un classe 1994 arrivato forse tardi alla maturità totale ma adesso diventato finalmente un giocatore determinante.

 (Photo by Michael Regan/Getty Images)

 

Un lento cursus honorum

 “La vita è un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato” diceva il poliedrico scrittore Fernando Pessoa nel suo famoso ‘Libro dell’inquietudine’. Evidentemente, il gomitolo del giovane Bruno era talmente aggrovigliato che c’è stato bisogno di una pazienza infinita per trovare il filo rosso color United attorno al quale poter finalmente tessere una carriera di altissimo livello.

Cresciuto nelle giovanili del Boavista, la seconda squadra di Porto, viene notato a 18 anni dal responsabile dello scouting del Novara, lo spagnolo Javier Ribalta (oggi allo Zenit San Pietroburgo), che lo porta così in Piemonte. Un’operazione fuori dal comune, sia per la tremenda svista degli scout portoghesi, da sempre molto attenti ai loro giovani under 19, sia per la scelta del giocatore di provarsi in una realtà italiana di provincia, e per giunta in Serie B.

A 18 anni, però, il giovane nativo di Maia (nei pressi di Porto) sembrava già un veterano, sia per come portava la palla sia per come si inseriva a fari spenti alle spalle degli attaccanti, e si fece notare con 4 reti in 21 partite, suscitando così l’interesse dell’Udinese, squadra con la quale avrebbe giocato tre stagioni prima di approdare alla Sampdoria.

 (Photo by Matt Childs/ Pool via Getty Images)

Schierato quasi sempre da interno sinistro, il lusitano raramente giocava da mezzapunta, nonostante alcuni vedessero in lui un nuovo Rui Costa. Paradossalmente, il ritorno in patria nell’estate del 2017, stavolta allo Sporting Lisbona, gli servì per diventare profeta, a dispetto del famoso proverbio latino. Nella squadra biancoverde agli ordini di Jorge Jesus da mezzala divenne finalmente trequartista, a volte partendo da sinistra nel tridente e a volte in posizione da mezzapunta centrale, per poter così poter agire più liberamente tra le linee ma soprattutto per sfruttare la sua abilità nel calciare da fuori.

Le sue prestazioni allo stadio José Alvalade ricordano quelle di Marek Hamsik con il Napoli di Walter Mazzarri, quando una mezzala offensiva era stata spostata in attacco e a dal punto di vista realizzativo riusciva a rendere persino più di un attaccante come Ezequiel Lavezzi. Allo Sporting la sua esplosione, sebbene a scoppio ritardato, è assoluta: nella prima stagione segna 16 reti in 56 presenze, mentre nella seconda ne mette a referto 33 in 53 partite, diventando così il centrocampista con più gol di sempre in tutta Europa, oltre ad essere il principale marcatore dello Sporting con ben nove centri in più del centravanti olandese Bas Dost.

 

Invincibile

 Nella stagione 2019 – 20 i primi tre mesi sono sulla falsa riga dell’annata precedente, con 13 reti e 10 assist in 22 partite tra campionato portoghese ed Europa League, e uno status di giocatore imprescindibile per i Leoes. Fino all’arrivo di un’offerta irrinunciabile da parte del Manchester United, che a gennaio lo ingaggia previo esborso di 55 milioni di euro più altri 25 di bonus, praticamente tutti raggiunti in pochissimi mesi.

(Photo by Peter Powell/Pool via Getty Images)

Dal suo arrivo nella squadra di Ole Gunnar Solskjaer, successore del suo compatriota José Mourinho, Fernandes  non ha praticamente sentito la differenza di ambiente tra il colorito estuario del fiume Tago e i grigi e sinuosi canali della Manchester operaia. Dal 1 febbraio scorso fino al 26 luglio, giorno nel quale lo United certificava la sua rimonta e otteneva il pass alla Champions League, qualcosa di insperato a gennaio, il lusitano avrebbe giocato in Premier League 14 incontri consecutivi da titolare senza mai perdere e andando a segno in 8 occasioni e offrendo 7 assist ai suoi compagni di squadra.

Numeri impressionanti, che però non bastano per corroborare il suo impatto sul gioco dei Red Devils, ai quali mancava il classico trait d’union tra centrocampo e attacco. Da questo punto di vista l’ex Udinese è sembrato essere uno degli ultimi esempi di calciatore in grado di compiere il dovere del numero 10 ormai fuori moda, sia per contributo in zona gol sia per la sua abilità nel giocare da regista avanzato alle spalle del centravanti.

Tuttavia, i suoi continui movimenti tra mediana e fronte d’attacco, dove ama inserirsi, lo rendono un giocatore praticamente unico nel suo genere. Il tutto è frutto sia del suo lavoro costante sia di una lenta maturazione attraverso due realtà calcistiche diverse come quella della provincia italiana e quella dello Sporting: dalla prima ha imparato a sapersi posizionare nel migliore dei modi in ogni situazione, mentre la seconda gli è servita per liberare il suo istinto da goleador, qualcosa che ha represso dentro di sé fino ai 23 anni, prima di conoscere Jorge Jesus.

(Photo by Alex Livesey/Getty Images for Premier League)

Finalmente arrivato a un grande palcoscenico, l’attuale numero 10 del Portogallo si è scoperto essere potenzialmente molto più di un nuovo Rui Costa. Più agile, veloce e dinamico, seppur meno virtuoso tecnicamente, Fernandes spicca per essere un giocatore moderno, in grado di fare strappi e soprattutto dal rendimento costante,  ma pur sempre con le caratteristiche tecniche di un romantico trequartista anni ‘80. Cresciuto con video di Futre prima e di Rui Costa dopo, il numero 18 dei Red Devils ha saputo adattare il suo gioco alle esigenze delle squadre in cui si è trovato.

Nessuno avrebbe detto che uno spaurito ragazzino che balbettava con Udinese e Sampdoria fino a tre anni fa si sarebbe trasformato in un 4×4 a tutti gli effetti. Un fuoristrada del calcio dotato di raziocinio e di gol, un centrocampista polivalente in grado di far svoltare prima lo Sporting Lisbona e poi il Manchester United, che dopo il suo arrivo ha registrato i migliori numeri della Premier League (2,4 punti di media rispetto ai 2,3 del Manchester City). Ma il suo impatto devastante sul rendimento dei Red Devils non si è fermato lì: il lusitano, che nella prima parte della stagione aveva fatto sfracelli in Europa League con lo Sporting, ha portato i mancuniani alla semifinale della stessa competizione contro il Siviglia.

Una rivoluzione copernicana quella di Fernandes, il portoghese apparentemente timido che partito dalla sua terra per colonizzare il campionato di calcio più competitivo del mondo ha lasciato una traccia indelebile con il suo operato. L’anno prossimo, tra Champions League ed Euro 2021, dove sarà titolare, sarà l’anno più difficile per lui, quello della consacrazione definitiva.

 

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