Silent Check

Carramba che Bonucci

By 6 Maggio 2019

No, no, no e ancora no. Ho pensato tutto il fine settimana alle frasi che Leonardo Bonucci ha pronunciato, intervistato dalla Carrà (ma perché da lei, poi?!), sul suo passaggio al Milan dovuto a una “assenza di lucidità”. Piccola premessa: chi vi scrive questo articolo è milanista dalla nascita, ormai lo sa chiunque mi abbia mai letto. E basta scorrere il mio profilo Instagram per trovare anche un video accanto a Bonucci, prima di una puntata di Tiki Taka dello scorso anno, in cui ci sciacquavamo la bocca insieme. Richiesta guascona del ragazzo tifoso al suo calciatore, un gioco, un video da mandare agli amici sul gruppo di WhatsApp. Lo stesso gruppo nel quale, sempre da tifoso, celebrai l’arrivo di LB19 a Milano nell’estate dei colpi (a salve) targati Fassone e Mirabelli.

Chiusa la parentesi, torniamo a quei no iniziali. È inammissibile che un calciatore come Leonardo Bonucci possa prendersi una libertà di questo tipo. E qui non parla il tifoso, ci mancherebbe. Qui parla chi il calcio lo ama e lo rispetta, lo racconta e lo guarda per passione. È inammissibile perché un uomo, prima che un calciatore, deve sapersi prendere le proprie responsabilità e non mettere le gomme da masticare su tutti i buchi che fa la sua barchetta in mezzo alla tempesta.

Inammissibile perché, che gli piaccia o no, Bonucci nel Milan ci ha giocato per un anno intero, per sua scelta e, con lo stesso vigore sempre mostrato in bianconero, ha accettato di indossare pure la fascia di capitano. Quella di Rivera, di Baresi, di Maldini. E di un’altra dozzina di giocatori che gli equilibri, loro sì, in carriera li hanno spostati eccome.

Inutile citarli, li conoscete tutti. Occhei, il calcio ha perso di credibilità a livello globale, non solo in Italia. Le cifre investite sul mercato sono paradossali, tra agenti che negoziano contratti con metodi da criminalità organizzata e calciatori che baciano stemmi e un quarto d’ora dopo finiscono ai rivali. Va bene tutto, ci hanno assuefatto a ogni genere di girotondo. Eppure queste dichiarazioni di Bonucci lasciano esterrefatti. Pur rispettando i problemi dell’uomo, alle prese con la salute del figlio, non si può giustificare una scelta libera, di un ragazzo adulto, che finisce a giocare per uno dei club più titolati al mondo, profumatamente pagato, con la frase “non ero lucido”.

Perché, anche se noi, noi che scriviamo questo articolo e che lo leggiamo, non siamo tra i difensori centrali top d’Europa, non guadagniamo cifre astronomiche e non siamo inquadrati da cento telecamere a settimana, noi, dicevo, di scelte cruciali, per i nostri destini lavorativi e personali, ne facciamo tutti i giorni. Sempre. E le conseguenze le paghiamo sulla nostra pelle. E se sbagliamo, il più delle volte sappiamo anche ammetterlo, dare la colpa a noi stessi, rimboccarci le maniche e ricominciare. Senza volerci per forza vedere bianchi di candeggio allo specchio.

Siamo uomini, imperfetti, coraggiosi, vigliacchi, egoisti e condottieri. Caro Leonardo, tu non sei da meno, identico a tutti noi. Al Milan ci sei andato perché così hai voluto. Desideroso di una legittima vendetta (sportiva), sentimento terrestre da tutti assaporato nella vita almeno una volta. Nessuno potrà mai sindacare le tue scelte di professionista eccellente quale sei sempre stato. Ma noi siamo uomini come te, e tra uomini si parla chiaro. No, no, no e ancora no. L’assenza di lucidità è un’altra cosa, permettimi di affermarlo. Quella del luglio 2017 è stata una scelta. Tua. Sbagliata, forse. Ma tua.

 

Foto: LaPresse.

 

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