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C’era una volta la Florentia Viola

By 20 Settembre 2020

Diciotto anni fa dalle ceneri della gestione Cecchi Gori la Fiorentina ripartiva dalla C-2 con un nuovo nome (che durerà poco) e una nuova proprietà, quella della famiglia Della Valle. Riviviamo quella stagione che aveva avuto come protagonista sul campo un ex muratore in grado di segnare valanghe di gol: Christian Riganò

Il 1° agosto del 2002 è una data storica per il calcio italiano: è il giorno in cui nasce la società “Fiorentina 1926 Florentia srl” in sostanza è la Fiorentina, ma con un altro nome, a causa dell’inabissamento della gestione precedente, quella di Vittorio Cecchi Gori. Era passato un anno, poco più, da quando i sindaci revisori avevano chiesto il fallimento della “Fiorentina afc” per via di un buco di 300 miliardi di lire, col tribunale ad aprire l’apposita istruttoria e gli uomini di mercato viola a cercare di raccattare i soldi necessari quantomeno ad iscriversi in Serie A. Quindi via Toldo, Rui Costa e Batistuta a Inter, Milan e Roma, ma anche un evidente indebolimento della squadra, che infatti sarebbe andata incontro a un’inevitabile retrocessione con tre allenatori diversi in panchina: Roberto Mancini, Ottavio Bianchi e Luciano Chiarugi.

Ci aveva provato, Cecchi Gori, con un ultimo colpo di teatro, quando sembrava certo il fallimento della società: a pochi giorni dalla scadenza dei termini per l’iscrizione alla Serie B l’ormai ex presidente (al suo posto nel frattempo si era insediato proprio Ottavio Bianchi) aveva annunciato di aver trovato un nuovo socio con i soldi necessari per non fallire. Niente, l’ennesimo bluff, mentre i tifosi in città organizzavano fiaccolate di protesta contro di lui. Finisce di fatto l’epopea di un personaggio che aveva tentato sempre di rincorrere l’eterno nemico Silvio Berlusconi in ogni campo: politica, televisione e calcio.

Sul tavolo, però, era rimasta la Fiorentina, senza più né titolo sportivo né giocatori in rosa visto che erano stati tutti svincolati. Adesso doveva arrivare qualcuno a garantire almeno l’esistenza tra i professionisti di una squadra capace, poco più di un anno prima di quel fatidico giorno, di conquistare addirittura la Coppa Italia. E nel giro di pochi giorni dall’1 agosto una famiglia di imprenditori nel settore calzaturiero sarebbe giunta a Firenze per diventare la nuova proprietaria del club: Diego e Andrea, i fratelli Della Valle, i “signori Tod’s”. Nasceva così una nuova/vecchia Fiorentina, col nome di Florentia Viola, iscritta al campionato di C2.

Interista

Diego Della Valle non è un personaggio del tutto estraneo al mondo del calcio e dello sport. Grande amico di Massimo Moratti, ha già fatto parte del consiglio d’amministrazione dell’Inter, di cui è anche tifoso. Un altro con cui ha rapporti privilegiati, non foss’altro perché è stato suo testimone di nozze, è Luca Cordero di Montezemolo, che l’ha tirato in mezzo nel giro della Ferrari e della Maserati, dove anche qua siede in consiglio d’amministrazione.

Naturalmente, però, il pallone non è il suo interesse principale: all’epoca in cui diventa presidente della Florentia Viola DDV ha 48 anni ed è reduce da un crescendo societario-personale di tutto rispetto. Nel 2000 ha portato la Tod’s in borsa, con un fatturato cresciuto da 188 milioni di euro a 318 milioni nel giro di tre anni e un utile netto di 36.8 milioni. Nel 2002 il gruppo ha 1518 dipendenti, nove stabilimenti e punti vendita ovunque, specie dove girano i soldi. E poi tra le altre cose un elicottero privato (un Jet Falcon 2000) e uno scafo d’epoca (il “Candida”) lungo 38 metri. Poche settimane prima dell’acquisto della Florentia aveva ospitato nella sua villa di Sant’Elpidio il matrimonio tra Enrico Mentana e l’ex miss Italia Michela Rocco di Torrepadula.

Tutto bello, tutto bellissimo ma, si chiedono in molti, Firenze, intesa come città, dov’è? Sì, perché i Della Valle sono marchigiani e a parte l’impegno messo dal sindaco Leonardo Domenici per non far sparire il club, nessun altro si è fatto vivo. Questo, nonostante all’inizio si vagheggiasse di un gruppo di una trentina di personaggi tutti fiorentini in procinto di investire 25mila euro di quota a testa, con Enrico Preziosi “uomo forte” della società, Eugenio Fascetti in panchina e il giovane attaccante Roberto Massaro giocatore di punta da cui ripartire.

Nulla, tutto dissolto una volta entrato in scena Della Valle, che sborsa 7.5 milioni per l’81% della società (il resto va in azionariato popolare) dopo aver convinto Domenici, “prelevato” assieme a due avvocati dall’aereo privato dell’imprenditore per portarlo a Cannes, dove si trovava in vacanza in barca. Niente Preziosi, niente Fascetti e niente gloria nemmeno per il povero Massaro, destinato a una carriera lievemente di secondo piano. “Cara Firenze, ti offro un calcio senza stress e senza debiti. Mi interessa costruire un club che vinca con concetti di amministrazione seri, che in futuro lo rendano appetibile ad altri azionisti e non che li spaventi, come è successo finora. Tra quindici anni, insomma, la Fiorentina non avrà i problemi dai quali siamo usciti oggi”, proclama il neo-patron, intanto.

Pietro Vierchowod

Ora, però, a chi affidare la ricostruzione della rosa? Con chi affrontare il girone B della C-2, ultimo gradino del calcio professionistico? Come allenatore viene scelto un ex giocatore della Fiorentina, Pietro Vierchowod, “Lo Zar”, clamoroso simbolo di longevità agonistica visto che aveva calcato i campi di Serie A fino a 41 anni. Da tecnico è reduce da un flop al Catania, la sua prima esperienza in panchina, quattro mesi da subentrante ed esonero.

In campo il leader è una conferma: Angelo Di Livio, che passa così da un posto al Mondiale in Corea e Giappone alla C-2. “Ho fatto questa scelta per amore nei confronti della città, non è stata nemmeno difficile come decisione: non potevo andarmene dopo aver assistito a una retrocessione e a un fallimento”, ammette “Soldatino”, che sarà la chioccia di un gruppo composto perlopiù da giovanissimi e mestieranti della categoria. Giorno dopo giorno la rosa si rimpolpa: il portiere Ivan, i difensori Guzzo e Radi, i centrocampisti Migliorini e Andreotti e, quasi inosservato, un attaccante di 19 anni in prestito dal Torino che si chiama Fabio Quagliarella. Il direttore sportivo è un altro ex della Fiorentina: Giovanni Galli.

La prima partita ufficiale della nuova Florentia è il 21 agosto 2002 contro il Pisa in un derby valido per la Coppa Italia di Serie C. Al Franchi ci sono 25mila spettatori, un’affluenza senza precedenti. La formazione dei viola (i colori sociali sono rimasti gli stessi) è questa: Ivan, Biagianti, Mugnaini, Persico, Bambi, Bartalini, Guerri, Di Livio, Andreotti, Quagliarella, Melzi. La maglia numero 9, che fu di Batistuta, ora è sulle spalle di Quagliarella, la 10 di Rui Costa su quella di Andreotti. Finisce 1-0 per il Pisa, ma è una sconfitta indolore, nemmeno Della Valle calca troppo la mano: “Giudicheremo la squadra soltanto a fine gennaio, visto che a dicembre saremo pronti ad aggiustare quello che eventualmente non va. Galli e Vierchowod stanno lavorando bene e costruiranno una formazione forte. Ho voglia di sentirmi presto ospite ben gradito e presente”.

 

Riga-gol

Angelo Di Livio discute con Giovanni Trapattoni durante i Mondiali del 2002 (Photo by Henri Szwarc/Bongarts/Getty Images)

Il primo gol ufficiale, invece, della Florentia lo segna Cristiano Masitto nei minuti di recupero contro la Sangiovannese di Ciccio Baiano: un 1-1 sul neutro di Arezzo con 9mila tifosi viola presenti. È chiaramente tutto sproporzionato rispetto al campionato, la C-2, non era mai successo prima di allora che una squadra di tale blasone fosse sprofondata così in basso.
Masitto è uno degli oltre venti acquisti del mercato estivo, è stato preso dalla Lucchese ed è un esperto della categoria. Non è nemmeno facile in poche settimane allestire da zero una rosa competitiva, i soldi ci sono, ma non è che si possano sperperare. È inevitabile quindi che all’inizio Vierchowod arranchi, ma la svolta, a proposito di esperti di categoria, ha un nome e un cognome che diventeranno iconici: Christian Riganò.

Ventotto anni, un metro e novanta, oltre novanta chili: un bestione, insomma. Punto di forza, il colpo di testa. Professione, fare gol, a carrettate. Fin lì nelle categorie inferiori, dai dilettanti alla Serie C, con Igea Virtus e Taranto (23 in C-1), il calcio come seconda vita dopo una prima in cui la quotidianità era un lavoro come muratore nella sua Lipari. Della Valle per lui sì che spende una bella cifra: 1.5 milioni di euro tra cartellino e ingaggio. “Riga-gol”, come si dice in questi casi, resta umile: “I primi giorni che sono arrivato a Firenze mi sono guardato tutto il centro, i posti classici, come il Duomo e il Battistero, e ne sono rimasto colpito. Ma anche ora continuo a passarci”, racconta, estasiato. Va in giro con una Rénault Scenic e vive con la moglie e la figlia in un appartamento fuori città. E nei weekend segna: uno, due, tre, saranno 30 alla fine le reti in campionato.

Un campionato che per la Florentia ha una svolta dopo la nona giornata, quando arriva la sconfitta 2-0 sul campo del Gualdo, la seconda in tre partite, e Vierchowod viene esonerato. ““Sono stato ingannato dai Della Valle, mi avevano assicurato che sarei rimasto almeno fino a Natale”, protesta lo “Zar”, che viene sostituito da Alberto Cavasin, tecnico esperto, più smaliziato per la categoria. È un periodo in cui dopo i tanti sogni estivi bisogna prendere contatto con la realtà, quindi il blasone, la storia e i colori non contano nulla quando devi giocare alla periferia del calcio e sei al contempo condannato a vincere.

Il pastore tedesco Gunther IV, presidente onorario del Pisa, posa con la sciarpa al collo prima della sfida contro di Coppa Italia contro la Florentia Viola (LaPresse).

Della Valle va in tv da Bruno Vespa, a “Porta a porta”, a fare il punto: “Non bisogna essere preoccupati, il cammino è quello verso la serie A – spiega –. Stiamo lavorando per costruire basi solide sotto l’aspetto sportivo perché tutte le altre già ci sono. C’ è da avere pazienza ancora un mesetto, poi si potrà andare sul mercato. La tifoseria deve fare come me, deve capire che questa è una squadra a cui vogliamo bene e che vogliamo portare ai vertici del campionato”.

Arriverà, il mercato invernale, in effetti. E con esso ulteriori rinforzi di peso: il trequartista Maspero, il tuttofare Ariatti, i difensori Cherubini e Baronchelli. Insomma, la società va all-in, pokeristicamente parlando, allestendo una rosa sterminata e di qualità. Nell’anno nuovo la Florentia perde solo una partita, 1-2 in casa col Gualdo, ma per il resto è un rullo compressore. L’unica brutta notizia è la rottura del crociato di Di Livio, che a gennaio chiude la sua stagione. Il 2 marzo con la vittoria 3-1 a Poggibonsi arriva il primo posto in classifica definitivo, buono per la promozione in C-1 definitiva: la matematica lo sancirà il 27 aprile, a due giornate dal termine, con il 3-0 al Savona (Riganò, Andreotti, Ripa).

Serie C-1, quindi. E invece no, perché nell’estate del 2003 con il “Caso Catania” la Serie B subisce un allargamento provvisorio a 24 squadre, tra le quali viene compresa, in quanto ripescata “per meriti sportivi”, proprio la Florentia Viola, nel frattempo tornata Fiorentina anche come nome. Un campionato infinito, ma di livello molto alto, dove i toscani finiranno sesti, a giocarsi la promozione con la quart’ultima della Serie A, il Perugia. Mondonico in panchina al posto di Cavasin, Riganò sempre più Riga-gol, 23 centri in stagione, e un playoff tiratissimo: vittoria 1-0 al “Curi”, pareggio 1-1 al “Franchi” e terzo salto di categoria in dodici mesi. Fiorentina di nuovo in A e Della Valle in sella fino all’estate del 2019, con l’avvento di Rocco Commisso.

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