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Charles De Ketelaere, la nuova stellina nel firmamento del Brugge

By 7 Dicembre 2020

Duttile, tecnico e capace di ballare fra le linee: il diciannovenne nerazzurro è il giocatore più interessante per il Belgio del futuro

Pensando ai vivai belgi, quello del Club Brugge non è certamente il primo che viene in mente. Guardando la rosa della nazionale, nessuno dei big è stato prodotto nelle Fiandre Occidentali: De Bruyne e Courtois arrivano dal Genk, Lukaku e Tielemans dall’Anderlecht, Witsel dallo Standard, gli altri (i fratelli Hazard, Mertens, Vertonghen, Alderwiereld) sono calcisticamente cresciuti all’estero.

Ulteriore conferma la offre l’Osservatorio Calcistico del CIES con la sua tradizionale graduatoria annuale sui settori giovanili più prolifici d’Europa, che analizza il numero di giocatori prodotti in un determinato club (criterio: almeno tre anni di permanenza nel vivaio nella fascia di età compresa tra i 15 e i 21 anni) e attivi nelle 31 prime divisioni continentali. Nelle prime 50 posizioni ci sono tre società belghe, guidate dall’Anderlecht (21° posto) davanti a Standard Liegi (27°) e Genk (28°). Nomi che non cambiano nemmeno osservando la percentuale di giocatori presenti in prima squadra e provenienti dal proprio settore giovanile, con il solo Genk che scende dal podio per lasciare spazio al Mechelen.

(AP Photo/Francisco Seco)

Eppure il millennial di maggior prospettiva del calcio belga batte bandiera nerazzurra, perché  Charles De Ketelaere è un prodotto 100% made in Brugge, club nei cui ranghi è entrato all’età di 7 anni. Il 18enne cresciuto a 500 metri dal Janbreydel Stadion e che poco più di un anno fa debuttava da titolare in Champions contro il Paris  Saint Germain con un’esperienza in prima squadra limitata a una sola presenza in 90 minuti raccolti in Coppa di Belgio contro una squadra di dilettanti è diventato l’uomo copertina di un Brugge capace, per la prima volta dalla nascita della Champions League, di arrivare all’ultima giornata della fase a gironi ancora in corso per il passaggio al turno successivo.

Sette sono i punti raccolti dagli uomini di Clement, due in meno della Lazio che affronteranno stasera all’Olimpico. Un bottino al quale De Ketelaere ha contributo in maniera sostanziale, siglando il gol vittoria in casa dello Zenit alla prima giornata e aprendo le marcature nel match di ritorno che ha visto il Brugge regolare i russi con un netto 3-0.

Se la rete a San Pietroburgo gli ha solo permesso di sfiorare il record belga di precocità nel segnare in Champions (19 anni e 244 giorni contro i 19 anni e 43 giorni di Anthony Vandenborre, in gol nel 2006 in Anderlecht-AEK Atene), la marcatura della scorsa  settimana lo ha fatto diventare il primo teenager belga a segnare due gol in Champions.

(Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Statistiche importanti ma non decisive nella valutazione del potenziale del giovane, visto che proprio il citato Vanden Borre rappresenta uno dei numerosi esempi di come un enfant prodige possa trasformarsi in un giocatore come tanti, lontano dai livelli a cui sembrava destinato. L’ex Fiorentina e Genoa era addirittura finito a lavorare come tassista prima di riprendere in mano la propria carriera e darle una conclusione quantomeno dignitosa. Ma De Ketelaere non è Vanden Borre, in primo luogo per l’approccio al lavoro e la mentalità professionale, due tra le principali cause che hanno affossato il precoce talento uscito da Neerpede, il settore giovanile dell’Anderlecht.

Nell’ultima decade il Belgio è diventato l’Olanda e viceversa; uno scambio di ruoli da un lato favorito dall’emergere di una generazione talentuosa ma anche multifunzionale, con giocatori capaci di ricoprire varie posizioni all’interno del campo dall’altro causato da una stagnazione che non ha favorito un adeguato ricambio generazionale, provocando un inaridimento al quale solo in tempi recentissimi sono state applicate contromisure efficaci attraverso l’infusione di nuova linfa. De Keteleare è un prodotto calcistico in linea con i tempi, ovvero un giocatore polivalente abile nello sfruttare questa caratteristica per far risaltare le proprie qualità ed emergere in un mondo dove, sono parole sue,”ormai anche a livello amatoriale c’è concorrenza”. Gli è stato chiesto quale fosse il suo ruolo preferito e lui ha candidamente risposto di non saperlo: “da centrocampo in avanti è ok”, ha affermato. Thierry Siquet, suo allenatore nel Belgio under 16, lo ha definito “uno che si infiltra nel gioco più che un creatore di gioco: in qualsiasi ruolo è il gioco tra le linee il suo forte”.

LaPresse.

Nelle giovanili del Brugge De Ketelaere ha iniziato come mediano, i primi passi nelle nazionali belghe li ha compiuti da difensore centrale per poi passare all’ala destra con ampia libertà di azione, mentre nel Brugge lo si è visto agire da interno di centrocampo, numero 10, esterno basso di sinistra o anche falso nove. Al debutto in Champions gravitava nella zona di Marco Verratti cercando di chiudere più linee di passaggio possibili e creare contemporaneamente spazi per i compagni; contro il Borussia Dortmund lo si è visto a sinistra per contenere Jadon Sancho e Thorgan Hazard; nel recente match contro lo Zenit partiva invece alle spalle della coppia d’attacco Dennis-Lang ma, essendo entrambi attaccanti i cui movimenti tendono ad aprire le difese avversarie con tagli verso l’esterno, spesso era lui ad agire da perno centrale in area di rigore.

De Ketelaere ha ammesso che se fosse stato un semplice numero 10 non sarebbe sopravvissuto alla selezione naturale delle giovanili, a dispetto di qualità tecniche da trequartista-playmaker puro. Questione di fisico, un elemento molto importante nella scuola calcistica belga. Fino a due anni fa sarebbe stato travolto in partita dagli avversari, complici anche scatti di crescita che lo avevano slanciato senza fargli acquisire massa muscolare. Quest’ultima è cresciuta nella scorsa stagione, che lo ha visto aumentare di 6 chili. “È più facile partire dalla tecnica e poi lavorare sul fisico”, ha spiegato al settimanale Voetbalkrant, “piuttosto che arrivare a 18 anni già pienamente strutturato e dover poi crescere a livello di sensibilità di piede”.

Altro elemento importante nella sua crescita è stato il tennis, sport da lui praticato fino a 12 anni con buoni risultati (ha vinto diversi tornei giovanili nelle Fiandre). “Una disciplina che ha contribuito a incrementare la mia rapidità di pensiero, ma che mi ha anche fatto capire di non essere adatto al gioco individuale, dove per ogni errore puoi solo prendertela con te stesso. Credo che chiunque aspiri a un carriera professionistica nel calcio debba affiancare, negli anni giovanili, un altro sport, non importa quale sia: aiuta ad allargare i propri orizzonti fisici e mentali”.

(AP Photo/ Olivier Matthys)

Nel Brugge attuale Clement alterna il 4-3-3 con il 3-5-2, basando la costruzione del gioco sulla coppia di centrocampo formata da Ruud Vormer e Hans Vanaken. Il primo è l’equivalente olandese di Kevin De Bruyne per quantità di assist fatti registrare in ogni stagione, con la differenza, rispetto al campione del Manchester City, di non aver mai provato a uscire dalla sua comfort zone, ovvero Brugge. Un destino condiviso con Vanaken, uno dei rarissimi giocatori di Pro League a essere stabilmente nel giro della nazionale belga. Dalla stagione 2015/16 a oggi, la coppia ha totalizzato 122 reti e 133 assist, con Vanaken più propenso alla marcatura (77 gol contro i 45 del compagno) e Vormer al passaggio decisivo (74 contro 59). Inizialmente De Ketelaere è stato aggregato alla prima squadra in prospettiva della cessione di Vanaken, mai avvenuta per diverse ragioni, non ultima quella di una certa riluttanza del diretto interessato a lasciare il club della sua vita. Ne ha guadagnato il gioco della squadra, più fluido e ricco di soluzioni, nonostante la cronica assenza di una prima punta da venti reti stagionali e le bizze del miglior giocatore del reparto offensivo, il nigeriano Emmanuel Dennis, addirittura escluso dalla trasferta di Dortmund per una lite sul posto da occupare nel bus della squadra.

Nell’ultimo decennio il Belgio si è reso protagonista di un fortissimo scatto di crescita a livello calcistico, passando dall’irrilevanza alla legittima aspirazione di vincere un torneo internazionale. Scossoni che hanno influenzato il rendimento dei Diavoli Rossi nei grandi tornei, passati da un quasi anonimo Mondiale 2014 al deludente Euro 2016 fino all’ottimo Mondiale 2018, con il terzo posto finale quale miglior risultato della propria storia. Una generazione non ancora giunta all’atto conclusivo (i vari Hazard, Lukaku, De Bruyne e Courtois sono tutti sotto i 30 anni) ma al cui ricambio si sta già lavorando, consapevoli della difficoltà  di confermare, in un paese tanto piccolo, il tasso qualitativo dell’attuale periodo. Tra i talenti nati dopo il 2000, da Jeremy Doku a Yari Verscaheren, da Aster Vranckx a Lois Openda, De Ketelaere è il prospetto che finora ha dimostrato di avere una marcia in più.

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