Silent Check

Che bello sarebbe Messi daccapo

By 2 Maggio 2019

Ieri sera, al Camp Nou di Barcellona, ha esordito un ragazzo argentino, nato a Rosario, con la maglia numero 10. Si chiama Lionel Andrés Messi Cuccittini, ma tutti i suoi compagni già lo chiamano soltanto Leo. Bassino, magro, spalle curve. Buffo come Valvedere, il tecnico dei blaugrana, abbia rischiato l’esordio dello sconosciuto rosarino proprio in una partita tanto delicata come la semifinale d’andata della Champions League contro il Liverpool.

A conti fatti, nessun dubbio: l’azzardo ha ripagato. Il debuttante Messi ha messo a segno una doppietta sfavillante e mostrato sprazzi di un talento fuori dal comune. Non tanto per il primo gol, tap in decisivo dopo una traversa incocciata da Suarez, quanto per il secondo; una punizione da trenta metri calciata di collo interno all’incrocio dei pali. Impossibile per Allison acchiappare quel pallone catapultato a cento all’ora.

Dell’argentino, sconosciuto in Europa fino a ieri sera, si dice già un gran bene in patria. Persino Diego Armando Maradona, in una recente intervista, ha dichiarato che vedere giocare a pallone Messi è meglio che fare sesso. Da adesso in poi toccherà credere al Pibe de Oro. Il dieci del Barça ha evidenziato da subito un controllo di palla fuori dalle comuni abilità umane, una velocità da segnalazione tutor e un sinistro capace di piazzare il pallone ovunque. Il tutto accessoriato da un dribbling nello stretto da “aspetta aspetta, metti all’indietro con il telecomando, fammelo rivedere che non ho capito cosa ha fatto”.

Verrebbe quasi istintivo soprannominarlo la pulga (pulce), per il suo fisico minuto e le movenze rapidissime, invisibili a occhio nudo. Ma è il primo nomignolo saltato in mente, forse verrà fuori qualcosa di meglio con il tempo. Fuoriclasse così se ne vedono un paio ogni cinquant’anni. Se dovessimo fare un gioco, e prevedere l’avvenire di un tale campione, riempire a intuito il suo palmares, oggi, al giorno uno della sua carriera, be’, Leo non potrà di certo vincere meno di cinque palloni d’oro, sembra quasi scritto.

Come altrettanti i titoli di Pichichi nella Liga spagnola. A occhio e croce una decina di campionati terminati al primo posto sono già suoi di diritto. E almeno quattro Champions League sollevate sopra la testa. Certo, esclusa questa in corso, perché se Messi ha intenzione di giocare così anche al ritorno, ad Anfield, e magari portare il suo Barcellona in finale… Chissà.

Lionel Andrés Messi Cuccittini, il giovanissimo campioncino del Barcellona che abbiamo ammirato sgambettare ieri sera per la prima volta tra i professionisti, sembra destinato a tutto questo. Persino a superarlo. Perché il limite, per uno come lui, pare davvero non esistere. Quantomeno: finisce per esserlo egli stesso, il limite. Tutti gli altri in fila, prego, senza nemmeno fare troppo rumore, ché la platea si sta riempiendo. Lui, l’attore protagonista, è pronto. Si schiarisce la voce. Hmm hmm. Silenzio in sala. Si apra pure il sipario, che entra Leo Messi, signori.

 

Foto: Getty Images.

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