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Che fine ha fatto Emmanuel Amunike?

By 30 Agosto 2019

Emmanuel Amunike è l’attaccante nigeriano che segnò all’Italia a Usa 94. Sembrava predestinato, tanto che il Barcellona lo acquistò nel 1997. A fermarlo, però, fu un ginocchio piuttosto fragile. «Non serbo rancore, però mi trattarono come un essere inutile»

«Un gol all’Italia è una di quelle emozioni che ti porti dentro tutta la vita. Ricordo ancora ogni singolo fotogramma, come se fosse accaduto cinque minuti fa. Finidi va a battere l’angolo, la traiettoria sembra poco propizia, ma il pallone rimbalza su un ginocchio di Maldini e finisce a meno di un metro da me. Sento la pressione del mio marcatore, uno coi capelli rossi (Apolloni), vorrei andare di testa, ma alla fine tocco di sinistro quel tanto che basta per mandare fuori tempo il portiere».

Il resto è una piramide umana incredula e festante e il tabellone del Foxboro Stadium di Boston che lampeggia a caratteri cubitali: Italy-Nigeria 0-1, Amunike score. La sfida mondiale del 1994 è di quelle che finiscono negli annali dello sport per intensità e colpi di scena. La Nigeria mandò quasi all’inferno gli azzurri di Sacchi prima che Baggio ribaltasse il punteggio con una rasoiata chirurgica e un rigore. A far soffrire milioni di italiani il gol di tale Emmanuel Amunike, quello che per poco stava per sostituire il ridolino Pak Do Ik tra gli incubi peggiori della storia del calcio italiano.

Amunike balzò agli onori delle cronache sportive per aver violato la porta azzurra, rimase per qualche giorno sulle prime pagine dei giornali, poi venne inghiottito dall’anonimato come del resto capita a tutti quelli che nella parabola della loro vita hanno brillato per una sola notte. In questo caso per un solo pomeriggio, ma di quelli roventi, dove due squadre per esigenze televisive si affrontarono a quaranta gradi all’ombra in una Boston presa in ostaggio da un’umidità intollerabile. II caldo esaltò i fondisti, mise a nudo il limite italico di fronte alla vigoria atletica nigeriana. Ma alla fine prevalse la classe di un Baggio in stato di grazia e le incertezze del portiere nigeriano Rufai, apparso approssimativo in più di una circostanza.

Un quarto di secolo dopo Emmanuel Amunike, anche se lui ci tiene a sottolineare che il cognome è Amuneke e che sono stati i giornalisti a storpiarlo per scarso riguardo nei suoi confronti, è un 48enne con parecchi chili di troppo che vive a Girona (dopo una toccata e fuga sulla panchina della Tanzania). La splendida città catalana, che si inerpica attorno all’imponente cattedrale de Santa Maria, è la dimora di parecchi ex calciatori o allenatori di Barcellona ed Espanyol. Qui vive Thomas N’Kono, ma anche Bern Schuster, Hristo Stoichkov per un certo periodo, persino Louis Van Gaal, così come appunto Amuneke (meglio tenere a freno la sua permalosità…).

Le buone prestazioni ai mondiali a stelle e strisce gli valsero le attenzioni dello Sporting Lisbona che lo prelevò dal campionato egiziano. Bobby Robson, convinto di trovarsi di fronte all’erede di Ryan Giggs, lo volle a tutti i costi nel suo Barcellona nonostante le ginocchia di Amuneke fossero di cristallo. Gli azulgrana si cautelarono inserendo nel contratto una clausola che avrebbe bloccato gli emolumenti al giocatore in caso di infortunio entro sei mesi dall’ingaggio. Ciò che puntualmente accadde e che ad appena 28 anni costrinse il nigeriano a chiudere praticamente la carriera.

Emmanuel Amunike

(Shaun Botterill/ALLSPORT).

«Non serbo rancore, però mi trattarono come un essere inutile. Ero infortunato, cercavo di recuperare lavorando ore e ore col fisioterapista, ma nessuno mi considerava. Sono comunque felice, perché ho ripreso a camminare e la mia vita è andata avanti. El tiempo coloca a cada uno donde se merece». Parole sagge venate di comprensibile amarezza. Dopo un rapido e insignificante passaggio all’Albacete, Amuneke chiuse in una squadra del campionato della Giordania prima di rientrare a Lagos per allenare alcuni club locali con alterne fortune.

Ai tempi dell’Albacete Amuneke diede vita durante una gara di campionato a una rimessa laterale a ritmo di danza dall’esito comico. Catturata dalle televisioni, fece il giro del mondo e il nigeriano si trovò di punto in bianco sotto contratto per uno spot della Renault, dove ovviamente venne chiamato a ripetere il gesto poco tecnico ma assai buffo. La pubblicità innescò addirittura un brano musicale che ancora oggi è in voga nelle discoteche della Spagna. Si intitola Dance with Amuneke e ha permesso al quasi carnefice dell’Italia, eroe per un pomeriggio di pura afa, di mettere in tasca quei soldi che le fragili ginocchia non gli avevano consentito in carriera.

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