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Che Fiorentina dobbiamo aspettarci?

By 27 Agosto 2020

Non una squadra di lustrini e paillettes, ma sarà una formazione solida e molto interessante

«Chi ci assicura che cambiando allenatore non rischieremmo di iniziare male nuovamente?». Rocco Commisso ha deciso di giocare a carte scoperte. Ha spiegato con estrema chiarezza la decisione di confermare Beppe Iachini, che agli occhi di tutti appariva soltanto come un traghettatore e che alla fine si è guadagnato la conferma su una panchina prestigiosa come quella della Fiorentina. Non sappiamo se Daniele Pradé sarà altrettanto sincero, se confermerà o smentirà le indiscrezioni che volevano i viola in trattativa con nomi in rampa di lancio (Juric e De Zerbi) o addirittura innovativi, come Daniele De Rossi. Quel che è certo è che, in casa viola, in questo momento ci sia una domanda che preme più delle altre: con questa decisione, Commisso ha preso tempo o l’ha perso?

 

Le ambizioni viola

Nelle sue dichiarazioni rilasciate ai microfoni di Radio Bruno, il patron viola è stato onesto in maniera quasi brutale: «Ad oggi non possiamo andare in Europa o Champions League, non posso fare come Juventus o Inter, il Fair Play non ce lo consente, non posso pagare 200 milioni all’anno di ingaggi». I primi mesi della sua avventura italiana avevano stupito: un mercato in tono minore, la scelta di confermare Vincenzo Montella – poi rivelatasi a dir poco errata – e infine il colpo di cannone, l’arrivo di Franck Ribery. A gennaio si era intravisto dell’altro. Proprio dopo l’esonero di Montella, la società viola si era arrivata sul mercato con gli arrivi di profili giovani e particolarmente intriganti: Cutrone e Kouamé per l’attacco, Agudelo e Duncan per la mediana, Amrabat in vista della stagione successiva. «Gli investimenti di gennaio? Meno male che li ho fatti subito».

Un mercato massiccio che aveva il sapore di una dichiarazione di intenti: la Fiorentina vuole fare sul serio. Ci si chiedeva cosa ci fosse all’orizzonte, che tipologia di allenatore. Per settimane, almeno stando alle indiscrezioni di mercato, il favorito sembrava Roberto De Zerbi, un nome che avrebbe avuto il suo senso, inquadrato in una società dalle rinnovate ambizioni e dalla voglia di imporre un calcio più affine ai principi del gioco di posizione. Alla fine, ogni pista si è affievolita. Mentre i tecnici messi nel mirino dai viola rinnovavano il contratto (Juric, De Zerbi), si accasavano altrove (Di Francesco) oppure si scontravano con le pieghe del regolamento (De Rossi), sullo sfondo rimaneva Beppe Iachini. Un allenatore che, evidentemente, deve aver dato garanzie sufficienti a Commisso per un altro giro di giostra: «Con Iachini tutta la stagione avremmo avuto 58-59 punti, più i 3-4 punti tolti dagli arbitri. Saremmo arrivati in zona Europa».

Foto LaPresse – Tano Pecoraro

Le mosse di Iachini

Quello che possiamo immaginare è che la Fiorentina del prossimo futuro non sarà una squadra lustrini e paillettes. Iachini ha dato indubbia solidità a una formazione che ne aveva avuta pochissima nella gestione precedente, imbarcando acqua fin troppo spesso. Ha risolto il primo equivoco: o Pulgar o Badelj in campo, mai entrambi. Quello che era stato uno dei punti fermi delle scelte di Montella, vale a dire la presenza dell’ex capitano in cabina di regia e del cileno come mezz’ala, è stato presto spazzato via da Iachini: «Per come la vedo io, per caratteristiche Badelj e Pulgar sono due ragazzi che occupano la stessa posizione di campo». Nelle prime uscite, non a caso, Iachini aveva ripescato Benassi nel ruolo di mezz’ala, potendo poi inserire gradualmente Duncan dopo il mercato di gennaio. 

Specialmente dopo il lockdown, il tecnico ha cercato di valutare fino in fondo l’organico a sua disposizione: nasce da questa esigenza la scelta di testare in quella posizione di intermedio anche Rachid Ghezzal, uno che nasce esterno d’attacco ma che, nel 3-5-2 di Iachini, si è ritrovato a dover cambiare pelle pur di trovare spazio. Si è rivisto in campo, anche se a sprazzi, Federico Ceccherini, che con Montella aveva guadagnato posto tra gli undici titolari soltanto in caso di una moria di massa dei difensori. Nella parte finale della stagione, Iachini ha inoltre testato Lirola sulla fascia sinistra, una mossa che potrebbe avere senso soprattutto se il titolare sul centro-sx della difesa a 3, nella prossima stagione, dovesse essere Igor: con un centrale portato alla conduzione del pallone e alle sovrapposizioni, non sarebbe da buttare via la possibilità di avere un esterno che preferisce entrare nel campo per poter usare il proprio piede migliore, il destro. Probabilmente, mentre tutti pensavano all’allenatore del futuro, Iachini aveva già avuto delle rassicurazioni in merito, e per questo ha cercato anche di capire cosa fare di Federico Chiesa, utilizzato sia da “quinto” che da punta. 

 

(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Che Fiorentina dobbiamo immaginare

Come già detto, la nuova Fiorentina avrà in più un tassello preziosissimo a centrocampo: Sofyan Amrabat, forse il “rookie” più sorprendente dell’intera Serie A appena conclusa. Certo, ha dato il suo meglio in un sistema difficile da riprodurre come quello di Juric, nel quale doveva dividersi la mediana con un solo giocatore (prevalentemente Veloso) e poteva aggredire a piacimento gli avversari assecondando la tendenza del gioco dell’Hellas. Sarà interessante scoprire le idee a riguardo di Iachini: vorrà farne un centrale di centrocampo più portato alla protezione della difesa, con Duncan e Castrovilli ai lati, oppure lo utilizzerà come mezz’ala in tandem con Castrovilli, lasciando a Pulgar – o a un nuovo arrivo – l’incombenza del ruolo di perno centrale? Il solo fatto che negli ultimi giorni si sia parlato di Torreira dovrebbe risolvere almeno questo dubbio, anche se si tratterebbe di una bocciatura nei confronti di Pulgar (e di un grandissimo ritorno in Serie A).

Su Chiesa, invece, i dubbi sono legati al mercato. Gli estimatori continuano a esserci, ma all’orizzonte c’è una sessione atipica, in cui i club difficilmente potranno spendere per il classe 1997 le somme di cui si parlava non più tardi di 12 mesi fa. Il pacchetto offensivo viola sembra già sold out, con Kouamé che è parso in buona forma dopo il lungo infortunio, Cutrone, Vlahovic e Ribery. Un reparto per tre quarti giovanissimo cui si aggiunge l’esperienza del francese, che ha dimostrato di trovarsi particolarmente a proprio agio in un ruolo che lo esclude da troppi compiti difensivi, potendo liberare il proprio estro nei 35 metri decisivi. Un affollamento che riporterebbe Chiesa sulla corsia: ma il figlio d’arte è disposto ad accettare la prospettiva di una stagione a correre a perdifiato a tutta fascia?

In difesa, il nodo principale riguarda Milenkovic, il cui contratto è in scadenza nel 2022. In caso di mancato rinnovo, la Fiorentina sarebbe spalle al muro e si troverebbe costretta a valutare eventuali proposte. Al momento, il prolungamento non sembra un’opzione: dalla cessione del serbo potrebbero uscire i soldi necessari per finanziare l’intera campagna di rafforzamento, se condotta in maniera mirata. Si entra però nel campo delle mere supposizioni, complicato e pericoloso da affrontare. 

(Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Torniamo quindi alla domanda iniziale: la Fiorentina sta perdendo un anno, decidendo di continuare con Iachini invece di optare per un brusco e ambizioso cambio di rotta, o si è presa del tempo per valutare fino in fondo il materiale a disposizione? La logica suggerisce una stagione tranquilla, il materiale a disposizione è sufficiente per non passare un’altra stagione con l’ansia della retrocessione – che la Viola ha scacciato soltanto a 4-5 turni dalla fine quest’anno, dopo aver tremato per tutti i 90 minuti di un agonizzante incrocio all’ultima di campionato contro il Genoa due stagioni fa – e allo stesso tempo forse non così pregiato da tentare l’assalto all’Europa. Magari ci sorprenderà, sfornando una stagione da outsider tra le prime sei. Ma la sensazione, alle porte di Ferragosto, è che abbia prevalso la voglia di non rischiare, di non lasciare il certo per l’incerto, di tirare avanti lontano dai guai, pur avendo a grandi linee in mente l’idea di quello che la Fiorentina dovrà essere da qui a cinque anni, e dei cambiamenti necessari per arrivarci. Soltanto questa prospettiva può mettere i viola al riparo da una massima di Seneca: «Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare». 

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