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Chi merita sul serio il Pallone d’Oro?

By 2 Dicembre 2019

13 firme di QuattroTreTre spiegano chi, secondo loro, meriterebbe davvero questo Pallone d’Oro 2019

Marco Ciriello: al Pallone d’0ro

Il problema vero è che il Pallone d’Oro non basta più a se stesso perché è uscito dalla modalità straordinaria ed è entrato in quella seriale. L’unico modo per salvarlo è di cambiare le regole, e stabilire che si può vincere una volta sola nella vita. Per come è messo adesso è una telenovela tra le famiglie Messi e Ronaldo: con padri e madri, mogli e fratelli, che dicono la loro, e con i due calciatori (Lionel e Cristiano) che fingono di non tenerci, e intanto i giornali pubblicano le loro foto con i troppi palloni d’oro (vinti) che gli stanno intorno, mentre aspettano e/o annunciano gli altri da collezionare come se fossero auto o telefonini. Tanto che quello assegnato a Modric è sembrato un’epifania, e una liberazione dalla diarchia. Un premio è un premio se è straordinario, se è qualcosa di difficile da avere, altrimenti diventa un gadget o un premio letterario italiano. Per come è messo oggi il Pallone d’Oro è più noioso di una partita del Paris Saint Germain.

(Photo by Denis Doyle/Getty Images)

 

Alec Cordolcini: Frenkie de Jong

Un premio privo di parametri oggettivi (cosa significa essere il migliore?), conferito a un singolo nonostante si parli di uno sport di squadra. Ai giorni nostri, dove tutti possono vedere tutto, non ha più senso, se non per (legittime) ragioni commerciali. E’ stato l’anno dell’Ajax e della rinascita olandese, aldilà della semifinale di Champions e della finale persa di Nations League. Voto Frenkie de Jong perché non ha avuto bisogno di gol, assist o trofei sollevati (eccetto la doppietta Eredivisie-coppa nazionale) per ricordarmi quanto possa essere bello guardare un talento giocare a calcio.

 

Federico Corona: Virgil van Dijk

A chi va assegnato il Pallone d’Oro, al miglior giocatore del mondo, o a quello che è stato più decisivo per la sua squadra nella conquista del trofeo più prestigioso, che quando non c’è di mezzo il mondiale coincide sempre con la Champions League? Quest’anno ci si può tenere alla larga dal dibattito sui criteri di valutazione. Virgil Van Dijk molto probabilmente non è il miglior giocatore del mondo, ma non c’è alcun dubbio che nell’ultimo anno abbia avuto un rendimento da miglior difensore centrale al mondo. E non solo per quel dato spaventoso delle 50 partite consecutive senza subire un dribbling. La sua interpretazione del ruolo è stata fondamentale per trovare equilibrio e solidità in un contesto che punta sempre a offendere, con i terzini costantemente all’altezza delle ali;la sua leadership placida e silenziosa ha trasmesso serenità a una squadra che poteva cadere nella trappola dell’entusiasmo: tutto questo ha contribuito in maniera sostanziale a portare il Liverpool sultetto d’Europa. In un mondo razionale, il premio dovrebbe andare a lui. In uno poetico e immaginario, lo darei a Dusan Tadić

(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

 

Marco Gaetani: Alisson

Il brasiliano ha rappresentato il punto di svolta rispetto al passato e alle incertezze di Karius, il tassello perfetto per una squadra che difende in maniera aggressiva. Con la sua capacità di coprire la fetta di campo che i centrali di Klopp lasciano alle loro spalle, pur rimanendo uno dei migliori interpreti a livello mondiale tra i pali, Alisson tranquillizza i centrali e li induce indirettamente a cercare la pressione e l’anticipo in maniera ancora più esasperata: è la garanzia di poter sbagliare senza essere spacciati. Il trionfo di van Dijk sarebbe un gesto di rottura, quello di Alisson il riconoscimento dell’importanza non solo nell’area piccola del ruolo del portiere. Oltre alla Champions, si è aggiudicato anche la Coppa America da protagonista.

Luigi Guelpa: Trent Alexander-Arnold

Se dipendesse da me consegnerei il Pallone d’Oro a Trent Alexander-Arnold. In questo momento è il miglior terzino al mondo e negli ultimi due anni ha avuto una crescita tecnico-tattica sorprendente. Ha vinto da protagonista la Champions con il Liverpool, è un punto fermo della nazionale inglese, ma soprattutto ha appena 21 anni. Eppure in campo mette in mostra una maturità mentale retaggio della sua abilità con gli scacchi. E’ veloce, gioca a testa alta, diventa un centrocampista aggiunto negli schemi di Klopp e i suoi cross spesso sono assist preziosi per gli attaccanti.

Gabriele Lippi: Lionel Messi

Ci ho penato a lungo. Ero combattuto. Volevo, con tutto me stesso, tirare fuori un nome diverso e ho fatto ogni sforzo possibile di obiettività per arrivarci. Ma più cercavo appigli logici che mi allontanassero da lui, più i numeri e i dati mi riportavano lì. Lionel Messi non ha vinto la Champions League, non ha vinto la Copa America, la sua bacheca di trofei di squadra è sicuramente meno nutrita di quelle di Van Dijk e Alisson (gli unici, a mio avviso, a potersi sedere allo stesso tavolo). Eppure non si possono ignorare 36 gol in Liga, la sesta Scarpa d’Oro, i 12 in Champions, i 51 in tutta la stagione, in 50 partite. Nessun singolo ha avuto e ha l’impatto che lui ha sulla sua squadra in termini di gol segnati, assist, occasioni prodotte, punti portati. E se alla fine il Pallone d’Oro è un premio individuale, forse è coerente attribuirlo al giocatore che preso singolarmente, al di fuori del contesto collettivo, è stato indiscutibilmente il migliore. Messi, sempre Messi, comunque Messi.

L (Photo by Alex Pantling/Getty Images)

Marco Marsullo: Virgil van Dijk

Il Pallone d’Oro se non lo danno a Virgili Van Dijk – e non glielo daranno – glielo vado a portare io personalmente sotto casa. Stam 2.0, muro invalicabile, carisma e cuore. La Champions del Liverpool passa soprattutto per i suoi piedi e la sua difesa. Peccato che per vincere un premio del genere un difensore debba – pare – per forza vincere un Mondiale.

Davide Morganti: Virgil van Dijk

Virgil van Dijk ha diritto al Pallone d’Oro più del genio di Messi, dei recuperi miracolosi di Koulibaly e delle sontuose parate di Allison, è ora di smetterla col premiare solo chi segna, atteggiamento infantile che ricorda i cortili di quando eravamo piccoli e si elogiava chi faceva gol e non chi giocava a pallone. Van Dijk è difensore potente e raffinato, gioca antico e moderno, segna, picchia, costruisce con buoni piedi e geometrie. Bisognerebbe ricordare che oltre ad attacco e controcampo, esiste la difesa altrimenti faremo credere che almeno quattro calciatori contano meno degli altri.

Franco Piantanida: Virgil van Dijk

Non è che bisogna dare il Pallone d’Oro a un difensore perché premiano sempre quelli che fanno gol o per rispettare finalmente (?) la legge non scritta che l’attacco vende i biglietti e le difese portano a casa argenteria. Però a sto giro non ci vuole molto ad assegnarlo a Virgil Van Dijk. Champions League in tasca a parte, grazie a The Dyke (la diga) abbiamo imparato a farci nuove, mirabolanti domande. Ad esempio, per quante partite non è stato dribblato? 65 di fila: dal 3 marzo 2018 al 4 agosto 2019. Ripetiamo assieme battendo la mani: s e s s a n t a c i n q u e. Non vincesse il premio della rivista France Football, che gli regalino almeno un abbonamento ad honorem a Focus, magari la scienza può spiegarci se è umano o cosa.

(Photo by Laurence Griffiths/Getty Images)

Andrea Romano: Alisson

Dopo anni di duumvirato Messi – Ronaldo e dopo la parentesi di Modric, la credibilità del Pallone d’Oro passa anche attraverso una scelta chiara. Se la conquista della Champions League (o del Mondiale) ha quasi sempre rappresentato la linea di confine che separa un campione assoluto dal giocatore che si aggiudica il Pallone d’Oro, allora stavolta non si può uscire dal recinto creato da Jurgen Klopp. Attribuire il riconoscimento ad Alisson sarebbe quella scelta chiara (e per niente esotica) di cui parlavamo all’inizio. L’impatto del brasiliano sul Liverpool rischia di essere ridimensionato dalla nullità del suo predecessore, Karius, che la Champions se l’era lasciata scivolare dalle mani (in tutti i sensi). Attribuire il trofeo di France Football ad Alisson, vorrebbe dire premiare un calciatore che sta contribuendo a ridefinire i contorni di un ruolo sempre più difficile. Non più solo portiere, ma portiere-libero, keeper sweeper se preferite, un giocatore che consente ai Reds di giocare effettivamente in undici in mezzo al campo ma che allo stesso tempo risulta praticamente insuperabile fra i pali. Premiare chi sotterra gli avversari sotto valanghe di gol è diventato un esercizio fin troppo facile. Calcolare l’effettivo valore di un calciatore come Alisson è ancora una frontiera inesplorata.

Claudio Savelli: Trent Alexander-Arnold (in coppia con Andrew Robertson)

Il Pallone d’Oro 2019 dovrebbe essere il primo condiviso della storia. Meriterebbero di salire sul palco a braccetto Andrew Robertson e Trent Alexander-Arnold, i due terzini del Liverpool campione d’Europa, e di alzare insieme il trofeo. Perché insieme hanno riscritto le regole del ruolo: pur restando nella posizione classica, geograficamente laterale, sono stati centrali nell’economia della miglior squadra della scorsa stagione. E seppur siano opposti in campo, sempre lontani una cinquantina di metri, sono legati da un filo invisibile: si muovono l’uno in funzione dell’altro, come se fossero una coppia d’attacco o di difesa. I numeri, poi: 16 assist l’inglese, 13 lo scozzese, 29 in due, che nemmeno un trequartista con i fiocchi. Hanno rivoluzionato le regole del gioco, non meriterebbero di farlo anche con quelle del Pallone d’Oro?

. (Photo by Alex Caparros/Getty Images)

Jvan Sica: Virgil van Dijk

Il mio Pallone d’oro 2019 è da un lato demodè, dall’altro di frontiera. A meritarselo infatti per me è un calciatore che ha vinto il trofeo più prestigioso, parametro sempre molto considerato prima della dittatura ronaldomessiana, e un difensore, categoria quasi mai premiata. Virgil van Dijk è un calciatore del futuro. Abbina potenza fisica, rapidità e classe a livelli impareggiabili fra i difensori e la possibilità che ha Klopp di schierare sempre due laterali di difesa così offensivi si ha proprio grazie al difensore olandese che copre porzioni di campo enormi. Lo scorso anno ha giocato una stagione senza eguali, da Pallone d’oro appunto.

Boris Sollazzo: Alisson

Salah, Van Dijk, Ronaldo, Messi, i giovani lancieri dell’Ajax. Nessuno di loro merita il pallone d’oro, non quest’anno. Lo avrebbero meritato in passato, lo hanno meritato in passato, lo meriteranno in futuro. Ma non ora. Perché dobbiamo uscire dalla dittatura della diarchia portoghese-argentina, utile al marketing bipolare del calcio che ama i grandi eroi contro (Pep-Mou o Pep-Klopp, Leo vs CR7). Dobbiamo smettere di drogarci di goleador. Soprattutto se hai lo Jascin del nuovo millennio che ha tolto dalla porta i palloni che potevano impedire ai Reds – condannati proprio dal loro portiere, Karius, l’anno prima – di arrivare sul tetto d’Europa. Alisson Becker è il portiere moderno per eccellenza: felino tra i pali, ferino nelle uscite basse, forte di piede e nelle scorribande fuori area. È la pazzia e la freddezza, è talento e volontà, è genio e rigore. Alisson è CR7 e Messi insieme, ma tra i pali. Dateglielo quel Pallone d’Oro, tirateglielo sotto il sette. Lui lo bloccherà in volo plastico. E se non siete ancora convinti, chiedete a Milik cosa ne pensi.

Aa. Vv.

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