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Chris Morris si è bruciato in fretta

By 28 Giugno 2020

Chris Morris è stato il terzino destro della sorprendente Irlanda che prese parte agli Europei in Germania nel 1988 e che arrivò ai quarti di finale (senza mai vincere una partita) nei Mondiali del 1990. Sembrava l’apice della sua carriera e invece fu solo il suo canto del cigno

“Eravamo in cinque. Non credo fossimo dei fenomeni, di sicuro eravamo gli uomini giusti al momento giusto. Loro, a distanza di anni, sono riusciti a rimanere sotto i riflettori, io sono sparito. Per me si è spenta la luce, anzi, sull’interruttore il dito ce l’ho messo io, e ho premuto. Senza rimpianti”. Inizia così la chiacchierata telefonica con Chris Morris, oggi 56enne, uno dei simboli dell’Irlanda targata Jack Charlton. Era la “Golden Generation”, una squadra che prese parte agli Europei in Germania nel 1988 e che nel 1990 contese agli azzurri, proprio trent’anni fa di questi giorni, l’accesso alle semifinali del mondiale italiano. Per la cronaca all’Olimpico risolse il solito Schillaci e per Morris fu una sorta di canto del cigno. Da quel momento le sue presenze in nazionale diventarono sporadiche, fino a uscire del tutto dai piani di Charlton. 

Verrebbe da dire sedotto (per due anni) e abbandonato, anche se Morris ritiene di essere stato un privilegiato. “Arrivai in nazionale quasi per caso. Il terzino destro agli Europei tedeschi avrebbe dovuto essere il capitano Mark Lawrenson, pilastro del Liverpool, ma si infortunò. Tifosi e addetti ai lavori invocavano il ritorno di Dave Langan, un’icona del calcio irlandese, un guerriero a tutto tondo, ma aveva litigato con Charlton e rimase a casa”.

Morris venne promosso titolare dopo un’amichevole come tante altre contro Israele e da quel momento diede vita allo storico quintetto difensivo irlandese con Pat Bonner tra i pali, lui a destra, Mick McCarthy e Paul McGrath in mezzo e Kevin Moran sull’out opposto. “Come ho spiegato non eravamo degli extraterrestri, e forse presi singolarmente avevamo dei limiti tecnici importanti, ma schierati insieme accadeva il miracolo. Siamo diventati protagonisti di alcuni risultati irripetibili dalle parti di Dublino”. L’Irlanda di Charlton agli Europei in Germania si tolse il lusso di impartire una lezione di calcio all’Inghilterra (1 a 0 propiziato da Ray Houghton), e di frenare sul pari l’Unione Sovietica. Ai mondiali italiani arrivò fino ai quarti di finale dopo aver eliminato ai rigori la Romania di Hagi e Raduciociu. “Dovevo essere il sesto della lista a presentarmi sul dischetto – ricorda – ma non ce ne fu bisogno. Bonner fece miracoli, e a dirla tutta evitò una mia probabile figuraccia in mondovisione”. 

La carriera di Morris si è srotolata tra Sheffield Wednesday, Celtic e Middlesbrough. Ai tempi dello Sheffield ricevette una telefonata di Charlton. “Sono di padre inglese e mamma irlandese. L’Inghilterra non mi avrebbe mai preso in considerazione, ma Charlton aveva progetti per me. Disse che mi riteneva meno peggio di tanti altri difensori e che avrebbe saputo tirar fuori il succo dalla rapa che ero”. Premesse tutt’altro che lusinghiere, ma Morris abbracciò la proposta senza pensarci due volte, fino a diventare titolare inamovibile della Green Army.

Dopo aver battuto il Dundee, l’allenatore del Celtic Billy McNeill festeggia con Chris Morris la vittoria della Scottish Cup del 1988 (Photo by Simon Bruty/Allsport/Getty Images).

Dopo aver chiuso con l’agonismo non ha mai più voluto sentir parlare di pallone. “Sono stato per un breve periodo consulente della Federcalcio di Dublino, ma non avevo più entusiasmo. Credo che il pallone, alla fine, rimanga un gioco, ma fuori dallo stadio esiste una vita reale”. Morris ha così deciso di investire parte del denaro guadagnato in carriera nell’azienda di suo padre, la “Morris Cornish Pasties”, una catena del ramo alimentare che distribuisce in tutto il Regno Unito, torte, dolci e pane. “E’ un lavoro duro, ma le richieste non mancano e neppure durante il lockdown, grazie alle consegne a domicilio, abbiamo vissuto momenti di crisi”. Non ha una visione molto positiva sul futuro del calcio irlandese, ma si congeda segnalando un giovane sul quale è disposto a scommettere. “E’ Troy Parrott, ha appena 18 anni, e Mourinho lo sta coltivando nel Tottenham. Se non si lascia sopraffare dalla pressione mediatica e dalle responsabilità può diventare uno degli attaccanti più prolifici della Premier League”. 

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