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Christian Kouamé, proprio sul più bello

By 17 Novembre 2019

La rottura del crociato anteriore sinistro di Christian Kouamé rappresenta un problema serio: per il Genoa e le sue ambizioni di salvezza tranquilla; per Thiago Motta che aveva trovato nell’ivoriano il giocatore con cui creare disequilibrio nel suo calcio posizionale; per la Serie A che saluta momentaneamente uno dei giovani talenti più peculiari; per Koaumé stesso, sulla rampa di lancio esponenziale che lo vedeva accostato addirittura all’Inter già da questa finestra di mercato invernale.

Guardando le statistiche dell’attaccante ivoriano colpivano alcuni dati. Il primo, e più superficiale, riguarda le presenze. Dal 2018/2019 fino all’infortunio, Kouamé ha totalizzato 49 presenze su 50 a disposizione, di cui 43 da titolare, saltando solo l’ultima partita contro il Napoli per raggiungere la propria nazionale impegnata nella Coppa d’Africa U23: alla luce di quanto accaduto suona sicuramente beffardo.

Classe ’97, l’attaccante del Genoa è stato l’unico giocatore di movimento (insieme a Caputo e Iacoponi) a essere sempre utilizzato nel campionato 2018/2019, il sedicesimo per minutaggio, il più giovane alle spalle del coetaneo Barella che già vantava due stagioni da titolare in Serie A.

Foto LaPresse – Tano Pecoraro

Risulta, tuttavia, l’unico ad aver confermato la propria imprescindibilità con ben 5 allenatori differenti (Ballardini, Juric, Prandelli, Andreazzoli e Thiago Motta). Un record, forse non da vantare, ma che testimonia soprattutto un fatto: Christian Kouamé, a dispetto dell’esultanza guascona di un sorriso stampato in faccia e della giovane età, è un calciatore già solido dal punto di vista emotivo e tecnico-tattico.

Per comprendere la maturità dell’ivoriano bisogna valutarne soprattutto il percorso.  A differenza di molti giocatori africani emersi in Europa, Christian Kouamé non ha mai frequentato una scuola calcio nel suo paese nonostante sia nato e cresciuto ad Abidjian, casa dell’ASEC che negli anni ha sfornato i fratelli Touré, Eboué, Kolou e Gervinho.

Il calcio di strada praticato fino ai 15 anni non è un prodotto immediatamente riscontrabile nello stile di Kouamé oggi, ma sono evidenti soprattutto due connotati di quel background formativo: la predisposizione al dribbling e il senso di adeguatezza nell’impatto con l’avversario. A dispetto di un fisico apparentemente longilineo e poco possente (70kg per 185cm), Koaumé possiede una forza notevole che lo aiuta nell’equilibrio e gli consente di dribblare non solo in agilità, ma anche con esplosività.

Foto LaPresse – Tano Pecoraro

Una dote che l’attaccante del Genoa sa esprimere correndo in conduzione con ampi spazi in avanti, ma anche nello stretto senza rifiutare il contrasto. Tramite un primo controllo pulito della sfera e doti fisiche innate, Kouamé è diventato un calciatore consapevole dell’utilizzo del proprio corpo: un’arma per trarre il meglio da molteplici dinamiche di gioco.

Per esempio, sia nel precedente campionato sia nel primo terzo dell’attuale, l’ivoriano ha subito in media 2.2 falli a partita (nella top 15) pur essendo attualmente solo il 70° per dribbling tentati (1.9 con un’efficienza del 50%).

Giunto in Toscana a 15 anni nel 2013, Kouamé ha giocato nelle giovanili della Sestese e del Prato prima di militare un anno nella Primavera del Sassuolo. Il ritorno a Prato nel 2015 è coinciso con il debutto a 17 anni tra i professionisti (Serie C) e le successive attenzioni dell’Inter.

Aggregato alla rosa nerazzurra per il Torneo di Viareggio 2016, Kouamé si è guadagnato la riconferma per il girone di ritorno, ma è solo nel Cittadella che ha trovato un primo periodo stabile. In due anni, all’interno di una compagine ormai solida della Serie B, Koaumé ha potuto mettere in mostra l’abilità che più lo caratterizza: l’aggressione dello spazio in fase di ripartenza.

Christian Kouamé

Foto LaPresse – Tano Pecoraro

Se nel primo anno ha giocato principalmente da subentrato penalizzato da alcuni problemi fisici, nella seconda stagione Kouamé è sempre stato titolare (ha saltato solo 2 partite) totalizzando 11 reti e altrettanti assist e sfiorando la promozione in Serie A.

Il continuo peregrinare con superamenti di vari step, sempre da protagonista, ha permesso all’ivoriano di incrementare rapidamente il proprio bagaglio di abilità adattandolo a differenti esigenze di classifica e stili di gioco. La continua crescita, dunque, ha permesso all’attaccante di affrontare la stagione da rookie in Serie A con già 63 partite da professionista sulle gambe.

Quelle gambe che Kouamè usa come molle. Analizzando le statistiche, infatti, balza all’occhio il dato relativo ai duelli aerei. Nel campionato 2018/2019 l’ivoriano è stato il giocatore che a partita ne ha vinti di (5.2) imbastendone 9.9, alle spalle dell’inarrivabile Pavoletti (7.4 vinti su 12.1), precedendo specialisti come Belotti (4.1 su 8.9), Dzeko (4 su 6.8) e Milinkovic-Savic (3.6 su 6.7).

A differenza degli altri, tuttavia, i colpi di testa di Kouamé non sono mai serviti per segnare, bensì per riguadagnare il possesso sui secondi palloni o più frequentemente ottimizzare i lanci lunghi dalle retrovie. Nel campionato in corso, invece, Kouamè aveva finora vinto 2.9 scontri aerei (20°) sui 6.5 tentati (9°). Il calo, a fronte di una leggera perdita di efficacia, testimonia soprattutto il cambiamento d’approccio del Genoa in questa stagione, visto che l’ivoriano rappresenta comunque il giocatore più ricercato della squadra quando si tratta di saltare il centrocampo.

All’interno del gioco posizionale di Andreazzoli prima e specialmente Thiago Motta ora, Christian Kouamé stava progressivamente abbandonando la posizione di attaccante esterno (sinistro): ruolo che si era costruito lo scorso anno all’interno di una stagione fortemente influenzata dall’affiatamento complementare con Piatek nel girone d’andata e la pesante assenza di un partner d’attacco nel girone di ritorno, quando il polacco s’è trasferito al Milan.

In questo primo scorcio di campionato, invece, favorito dalle doti più associative di Pinamonti rispetto a Piatek e lo stesso Sanabria (ancora in rosa), Kouamé aveva “diminuito” il proprio raggio d’azione e la quantità di compiti richiesti nei novanta minuti, “specializzandosi” nell’interpretazione dell’intero spazio offensivo.

Christian Kouamé

Foto LaPresse – Tano Pecoraro

Grazie al lavoro spalle alla porta di Pinamonti e alle doti di regista offensivo di Pandev – al quale si sta affiancando anche Agudelo – Koaumé era spesso il giocatore più avanzato del Genoa in grado di tagliare alle spalle dei difensori per attaccare lo spazio in profondità o per occupare le zone intermedie dove poter maggiormente incidere sulle difese avversarie.

Dopo aver imparato a svolgere già svariati funzioni (anche difensive) all’interno della stessa partita, Kouamé stava dunque cercando di bruciare lo step più difficile per un calciatore giovane e duttile: definirsi. Il processo si è bruscamente interrotto contro il Sudafrica nella Coppa d’Africa U23 valevole per ottenere un pass alle Olimpiadi di Tokyo 2020.

Al suo ritorno in campo, Kouamé dovrà forse affrontare il periodo più duro della propria carriera: ritrovare quel ritmo veloce che nelle prime 12 partite gli aveva concesso di mettere a referto 5 reti e 3 assist (aveva quasi eguagliato i numeri complessivi della scorsa stagione), migliorando sensibilmente la precisione dei passaggi (dal 66% al 73.5%).

Christian Kouamé

 (Photo by Paolo Rattini/Getty Images)

Andando oltre i numeri, però, è necessario lasciare una considerazione finale per comprendere come l’attaccante abbia tutti i mezzi necessari per superare anche questo snodo cruciale per la propria carriera.

Di Kouamé, fin da subito, mi hanno stupito la tranquillità e l’ordine mentale in campo, caratteristiche atipiche per un giovane che fa della velocità la propria epidermide calcistica. Grazie a queste doti Kouamé è diventato, con naturale discrezione e senso di maturità, un punto di riferimento di una squadra che lotta per non retrocedere: un uomo squadra a 21 anni che difficilmente perde la pazienza, che gioca leale (14 gialli e 0 espulsioni 129 partite), che elargisce sorrisi dopo ogni errore. È intorno a questo senso di innata serenità che riprenderà l’evoluzione tecnico-tattica, da perimetrale a centrale, di Christian Kouamé e del suo futuro più grande.

 

Francesco Saverio Simonetti

About Francesco Saverio Simonetti

Nasce in provincia di Caserta nel 1993, vive in provincia di Milano dal 1998. Laureato in Editoria, collabora per The Vision, ascolta Rino Gaetano, legge Giovanni Arpino, è spesso infortunato quindi scrive.

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