Silent Check

Ciaone Suso

By 30 Gennaio 2020

È successo, quello che tanti tifosi milanisti speravano da tempo immemore. Suso è stato ceduto. Torna in Spagna, al Siviglia, prestito con diritto di riscatto che si tramuterà in obbligo laddove gli andalusi centrino la qualificazione in Champions League. Dalle parti di Milano e comuni limitrofi, tantissimi tifosi rossoneri cominceranno a seguire anche la Liga, mettendosi al collo una seconda sciarpa, quella biancorossa della squadra andalusa. Suso è stato un equivoco tattico, per il Diavolo. E un malinteso emotivo enorme. Perché è stato l’unico, per un buon annetto, a tirare avanti la carretta; lo schema del Milan è stato quello di consegnargli la palla sui piedi e sperare che tirasse sul secondo palo rientrando da destra sul sinistro, o che un suo tiro cross incocciasse nei piedi di un attaccante o, meglio ancora, di un difensore avversario per un autogol.

Alla stessa maniera è stato il più indolente, sciatto e ripetitivo della squadra rossonera per mesi e mesi, specie nell’ultimo anno e mezzo. L’ombra del fuoriclasse che sarebbe potuto essere, che non è mai stato, e probabilmente neanche ha mai voluto essere. In Suso convergono tutti quei misteri tipici che il calcio regala agli appassionati per cominciare discussioni tortuose e animate, dove vale tutto e il contrario di tutto. Nelle quali ogni brocco è un campione e viceversa. Di Suso si ricorderanno le finte che mettevano fuori tempo più i suoi compagni che attaccavano, costringendoli a rientrare dopo il tempo di inserimento (Piatek ancora se le sogna la notte, quelle false partenze provando a smarcarsi senza palloni giocabili), che i difensori rivali. E si ricorderanno però pure le reti decisive, da venti metri all’incrocio dei pali opposto. Di Suso si ricorderà l’alibi eterno di un calciatore che nessuno rimpiangerà. Ed è questo il più doloroso peccato.

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