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Cinque cose che ci aspettiamo da Mourinho alla Roma

By 9 Maggio 2021

Il ritorno in Serie A del tecnico portoghese ci spinge a pensare a un gioco: perché non replicare in giallorosso alcuni momenti della sua esperienza interista?

 

È tornato Mourinho, viva Mourinho. Non sappiamo il giorno della prima conferenza stampa, della presentazione, della prima dichiarazione ad effetto, magari in romanesco. “Io non sono un pirla” da cosa sarà sostituito? Chissà, aspettiamo fiduciosi immaginando di tutto e di più, convinti che questo colpo di mercato da parte della Roma difficilmente potrà essere superato, quantomeno dal punto di vista dell’impatto mediatico. Sognando sognando, per vedere se Mourinho è davvero rimasto “The Special One”, proviamo a pensare a cinque mosse che potrebbe fare il portoghese in giallorosso.

 

Vincere un derby in 9 contro 11

©mauro locatelli/ lapresse

Nella stagione del triplete, undici anni fa, il momento forse più godurioso quantomeno in campionato dell’Inter di Mourinho era stato il derby vinto 2-0 contro il Milan giocando in dieci per 64 minuti e in nove per 3. Una partita in cui il dominio mentale, quasi la manipolazione dell’avversario, da parte del tecnico portoghese era stata totale. Specie dopo l’espulsione di Sneijder al 26′ per applauso ironico rivolto all’arbitro Rocchi. Pur in inferiorità numerica l’Inter domina i rossoneri, che rimbalzano su questo muro di gomma come se in dieci fossero loro e non i rivali cittadini. Come un blocco di opliti greci, una testuggine insuperabile e abile a ripartire, l’Inter sfrutta il gol in avvio di Milito su assist involontario di Abate e colpisce su calcio da fermo con un altro episodio che, riletto a posteriori, racconta molto della magia e della predestinazione di quella squadra: punizione per l’Inter dal limite con Pandev, pronto ad essere sostituito da Thiago Motta, che però vuole tirare. Esecuzione semplicemente perfetta, 2-0 e tutti a casa, dopo che già in precedenza in un contropiede il macedone e Milito da soli contro l’intera difesa del Milan erano arrivati in porta, fermati solo dal palo. Ciliegina sulla torta, il rigore parato da Julio Cesar a Ronaldinho dopo il rosso a Lucio. “Abbiamo fatto una gara che dal primo minuto si sentiva che la vittoria era nostra. La perdiamo solo se finiamo con sei, anche con sette vincevamo”: Mourinho è quasi trasfigurato nel dopo-partita, può affrontare “il rumore dei nemici” col petto in fuori. Lo attende un derby che ogni volta è una battaglia.

 

Rivitalizzare Santon

“Il bambino”, lo chiamava affettuosamente Mourinho nel 2009, quando l’aveva fatto esordire in Serie A a 18 anni. Adesso Davide Santon di anni ne ha 30 e si può dire che il suo picco sia rimasto quello con l’Inter, la prima tappa, quando era un rincalzo nonché un giovane di belle speranze, che giocava soprattutto come ala e non come terzino. Nel frattempo non è che abbia migliorato molto le sue prestazioni, tra prestiti e stagioni un po’ anonime al Newcastle. Alla Roma ci è finito come contropartita, di fatto, di Nainggolan insieme a Zaniolo, un’operazione che fin qua ha portato più sfortuna che altro ai tre protagonisti. Santon, nello specifico, quarta scelta sugli esterni con Fonseca, dopo Karsdorp, Spinazzola e persino Bruno Peres, potrebbe tornare a sentirsi importante con l’allenatore che per primo aveva creduto in lui. E che per primo gli aveva detto di non andare troppo in giro con Balotelli, suo amico e quasi coetaneo, ma che frequentava all’epoca soprattutto perché Santon non aveva la patente mentre Supermario sì. In attesa di sapere che ne sarà di Zaniolo, recuperare l’ex “bambino” sarebbe già un grande traguardo per questo Mourinho che negli ultimi anni è diventato sempre meno spigoloso e più paterno.

 

Tesserare Ricardo Carvalho e/o Quaresma

© Stefano Novelli/Lapresse

Roma è la città degli imperatori e quindi dei pretoriani, la loro guardia personale. Un gruppo di soldati scelti, preparatissimi e anche, va detto, abili nell’intrigo a volte: quanti di loro sono stati responsabili dell’assassinio di imperatori come Caligola, infatti. Nello sport i pretoriani sono i giocatori che seguono un allenatore ovunque, questo succede tanto nel calcio come nel basket, ad esempio, ci sono casi quasi commoventi di attaccamento a una persona lungo una carriera. Mourinho, che non è ancora imperatore ma potrebbe ambire ad esserlo, diciamoci la verità, di pretoriani ne ha avuti parecchi, di feticci utili sia tatticamente che come termometro dello spogliatoio. Il più celebre di questi è stato Ricardo Carvalho, difensore centrale che con lo “Special” ha lavorato al Porto, al Chelsea e al Real Madrid. E insomma pare pure che fosse a un passo dall’Inter, prima di essere superato in tromba da Lucio; un colpo che non ha portato malissimo ai nerazzurri, vista la leadership apportata dal brasiliano. Carvalho non gioca più, però, ma potrebbe essere ripescato come assistente, come del resto sta facendo adesso l’ex difensore all’Olympique Marsiglia, ma solo perché era al seguito di André Villas-Boas, storico vice di Mourinho che nel frattempo è stato silurato dall’OM. Un’alternativa come pretoriano, che perlomeno sta ancora giocando, è Ricardo Quaresma, uno dei pochi errori di mercato commessi da Mou all’Inter: va per i 38, ma una sua trivela in maglia giallorossa sarebbe un tuffo al cuore.

 

Far giocare Dzeko terzino

Entrare nella mente dei propri giocatori, convincerli di essere in grado di interpretare al meglio ogni ruolo. Persino il portiere, nei casi più estremi. Che sarebbe stato dell’Inter del triplete senza la straordinaria capacità di adattamento, senza l’umiltà di un campione come Eto’o, disposto a giocare tre quarti delle partite, soprattutto in Champions League, pensando più a difendere che ad attaccare? Con il capolavoro del Camp Nou, nella semifinale contro il Barcellona passata a remare in fascia con la squadra ridotta in dieci per l’espulsione di Thiago Motta. “Morirò interista”, avrebbe affermato in seguito il centravanti camerunese, il cui arrivo aveva mandato in brodo di giuggiole Materazzi, con l’sms “Se vieni vinciamo tutto”. Un nome a caso tra quelli nella rosa attuale della Roma: Edin Dzeko. E d’accordo, adesso il bosniaco ha il morale sotto i tacchi, come tutta la squadra e tutto l’ambiente, del resto. Ma se c’è qualcuno in grado di rivitalizzare l’ex centravanti del Manchester City, che nonostante i 35 anni (l’ha dimostrato nel primo tempo a Old Trafford) se stimolato sa ancora spiegare calcio, quello è Mourinho. Da terzino aggiunto? O magari un ruolo a sorpresa, fin qui mai immaginato da nessuno.

 

Trovare un avversario/rivale con un cognome che rimandi ad altro

LaPresse,

Le interviste, anche improvvisate: quanto ci mancano. È come se fosse un genere letterario a parte: “Mourinho show”, oppure “Mourinho attacca” il signor Tal dei Tali. Ironiche, taglienti, esaltanti per i propri tifosi, beffarde per quelli avversari; le interviste di Mourinho sono uno spettacolo nello spettacolo. Tra le migliori, senza dubbio quando trova un rivale da attaccare partendo dal suo cognome, fingendo di non conoscerlo o ammettendo di averlo reso più famoso di qualcosa di già famoso. Due esempi su tutti nel periodo dell’Inter: il primo, Pietro Lo Monaco, all’epoca direttore sportivo del Catania, che si era permesso di attaccare il portoghese, meritevole di “bastonate tra i denti”. Risposta di Mourinho: “Lo Monaco? Io conosco monaco del Tibet, Grand Prix di Monaco, Bayern Monaco, se parla di me mi deve pagare”. Il secondo quando, dopo un’accesa discussione con Andrea Ramazzotti del “Corriere dello Sport”, allontanato con modi bruschi fuori dalla sala stampa di Bergamo, si era giustificato così in conferenza-stampa: “Tre o quattro partite fa avevo già detto al signor Ramazzotti che non avrei voluto che lui fosse accanto al pullman ad ascoltare le interviste, poi gliel’ho ripetuto. Da uomini si potrà risolvere tutto. Ma ora vorrei chiudere questa storia e il modo migliore è farlo con il buonumore, dirgli che mi aspetto da lui un regalo di Natale perché fino ad oggi il Ramazzotti famoso era Eros, ma da qualche giorno è Andrea”. Quale sarà il prossimo avversario che verrà preso di mira dal tecnico portoghese partendo dal suo cognome? Siamo pronti ad aggiornare l’archivio.

 

 

 

 

 

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