Feed

Cinque calciatori che stanno ridefinendo il ruolo di numero 10

By 12 Febbraio 2020

Negli ultimi anni il numero 10 è stato al centro di un lungo processo di evoluzione. Ecco 5 giocatori che interpretano il ruolo in maniera molto diversa ma ugualmente moderna

Se prendiamo il calcio di Guardiola da cui tutto oggi deriva e riparte, il numero 10 era da considerare un’entità più astratta che concreta. C’era un regista di grande qualità e consapevolezza del ritmo da dare alla squadra, Xavi, che guardava e guidava il gioco dai 50 metri in su, Iniesta era in posizione di mezzala, con compiti di innesco delle punte, ma non poteva considerarsi un numero 10 in toto e poi c’era Messi, che assumeva diverse posizioni in base alle sue volontà, giocando a pendolo fra la posizione di centravanti ed altre a piacere. Parlavo di entità astratta perché c’erano almeno tre numeri 10, ma nessuno si impossessava definitivamente di quella posizione classica, dietro gli attaccanti, con compiti principalmente di rifinitura della manovra.

Oggi, in una fase in cui il gioco barcelonista di Guardiola è ancora più dinamico, ovviamente non siamo tornati al 10 classico piazzato fra le linee, in attesa della palla grazie alla quale accendere gli attaccanti con un passaggio o accendere se stesso con un dribbling, ma tanti allenatori stanno dando di nuovo concretezza a quel ruolo, o meglio a un determinato set di compiti offensivi per un calciatore che molti amano che fluttui fra linee avversarie, così da disordinarle. Ecco, fra i tanti, cinque modelli di nuovo numero 10 che in questa stagione si stanno confermando.

Roberto Firmino

(Photo by Clive Brunskill/Getty Images)

Il ruolo, il numero e la posizione nelle formazioni televisive di Firmino è quello del centravanti. Se poi lo si guarda, si comprende come ha un’idea molto più liquida di questo ruolo. La heatmap di Bobby Firmino non lascia dubbi, quello che ama più fare e quello che gli viene chiesto con insistenza da Klopp è partire da una posizione di centravanti, molto importante nella fase pressing ad inizio azione degli avversari, ma appena la palla viene riconquistata dai Reds (fase di riconquista essenziale per Klopp, come insegna il suo gegenpressing), deve subito scendere nella posizione di mezzapunta, per lasciare lo spazio centrale ai due attaccanti esterni o alla mezzala centrale, soprattutto Wijnaldum.

Grazie a questo continuo movimento a pendolo, che tanti altri fanno ma poi ci vogliono i suoi piedi per creare vantaggi per i compagni serviti in movimento in spazi sempre più aperti, la sua media di passaggi chiave a partita in questa Premier League è di 1,4, un dato ottimo se pensiamo che uno dei migliori per questo item è Messi con 2,2 in Liga. Parlavamo di piedi. Partendo da una posizione in cui il gioco è già molto veloce e la marcatura degli avversari stretta, Firmino riesce ad avere comunque il 79,4% di precisione nei passaggi. Sempre per fare un paragone, Cristiano Ronaldo, in un calcio meno rapido come quello italiano si attesta sull’82,7%. Questi dati confermano la grande capacità di Roberto Firmino di vedere il gioco e di saperlo muovere a suo piacimento e una sua maestria tecnica che Klopp vuole sfruttare in fase di rifinitura, oltre che nel momento conclusivo dell’azione.

Lorenzo Pellegrini

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Nonostante abbia giocato solo 16 partite in questa serie A, Lorenzo Pellegrini è il calciatore che più si è migliorato fino ad ora. Non solo sembra aver acquisito una consapevolezza dei suoi mezzi fino ad oggi spesso nascosta dietro una timidezza di campo che lo limitava, ma ha migliorato tutte le skills del suo gioco. Servire 8 assist in 16 partite dice già tanto, ma ancora di più dice il numero di passaggi chiave a partita, ben 3.

Questi due dati in particolare sono da evidenziare perché, a differenza proprio di un Firmino, i compiti in fase di non possesso di Pellegrini lo costringono a faticare molto di più anche nelle fasi di contrasto e ad abbassarsi molto di più rispetto al calciatore del Liverpool. Ma questo non inficia la lucidità in fase offensiva. Altro dato da sottolineare sono le palle perse a partita, solo 1 di media in serie A. Questo è un segnale forte, perché Pellegrini ha gli occhi e i corpi addosso del centrocampo avversario. Segnale forte di un giocatore fisicamente meno leggero rispetto a prima (non solo leggerezza fisica, ma anche mentale) e ancora una volta di lucidità, dovendo sapere già cosa fare con il pallone, prima che questo arrivi per non perderlo.

Paulo Dybala

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

Sarri vuole, non vuole, ma se vogliono gli altri. Sembra un po’ questo l’andazzo con cui sta gestendo Paulo Dybala, schierato in poche ma importanti fasi da puro numero 10. Incredibilmente l’allenatore che per tutti è il più contemporaneo ha alcune volte scelto la classica mezzapunta di una volta, quella più aderente alla classicità, per disordinare le difese avversarie.

Ma ancora una volta Sarri ha ragione, perché mettere in quella posizione un calciatore che abbina una media di passaggi chiave di 1,7 con una di 2,2 di dribbling riusciti (a cui aggiungere la rapidità di liberarsi per tirare in porta, 3,3 a partita) crea grandi difficoltà nelle difese avversarie. Ma l’allenatore juventino non è ancora convinto che un giocatore come Dybala in quella posizione faccia poi il lavoro soprattutto di riaggressione determinante in fase di impostazione altrui. Anche per questo motivo Dybala è più spesso schierato come seconda punta, preferendo uno come Ramsey in posizione centrale.

Emil Forsberg

(Photo by Boris Streubel/Bongarts/Getty Images)

Un altro calciatore che gioca sempre più spesso nella posizione del 10, coprendo però con grande solerzia il corridoio sinistro in fase di non possesso è Emil Forsberg del Lipsia. Se lo paragoniamo a Pellegrini, si capisce subito che è meno nel cuore del gioco. Il romanista, fulcro centrale dell’azione offensiva giallorossa fa 43,6 passaggi a partita, mentre Forsberg solo 25,1 in Bundesliga. Ma questo non vuol dire che sia meno importante di Pellegrini.

Semplicemente Nagelsmann lo utilizza come guastatore puro, lo fa partire dalla posizione di mezzala sinistra, ma quando si accentra e prende possesso della fascia centrale crea disastri per gli avversari. È un 10 nascosto, che si accende e fa male. In questa fase il tecnico del Lipsia lo vede meno, anche perché lo svedese ha avuto piccoli acciacchi, e utilizza Christopher Nkunku con quei compiti. Il francese ha meno visione di gioco, ma maggiore elettricità. Nagelsmann ha seguito l’esperimento Dybala di Sarri e in questo momento non gli sta andando male.

James Maddison

(Photo by Ross Kinnaird/Getty Images)

Per me il numero 10 più interessante di questa prima fase della stagione è James Maddison del Leicester. Brendan Rogers lo utilizza un po’ alla Messi, ovvero gli dà ampia libertà di movimento in fase di possesso, anche se rispetto a come viene utilizzato Messi, gli chiede intensità di pressing e copertura della fascia di centro-sinistra molto più attive in fase di non possesso.

Maddison gioca con una sola punta di riferimento, Vardy, per cui ha spesso compiti di seconda punta. Ma è eccezionale quando può ricevere palla fra le linee e vedere i tagli al laser di Vardy, oppure gli inserimenti di Barnes e Perez, con la palla che resta sempre velocissima grazie ad una rapidissima connessione pensiero/azione. Agendo da seconda punta mascherata ha tanti tiri a partita, 2,4, con un buon numero di gol, 6 e assist, 3. Prendevamo Messi come riferimento e, come accennavamo, poiché nella fase di non possesso deve “esserci” molto di più ha 1,8 contrasti a partita, rispetto allo 0,7 dell’argentino. Nonostante questo lavoro, i passaggi chiave sono 2,6, con Messi che si attesta solo a 2,2.

In pratica Rodgers lo usa come scossa elettrica quando ha la palla e gli chiede di correre e rincorrere gli avversari quando il Leicester non ce l’ha. Riuscendo Maddison così bene in entrambe le cose, questo spiega in parte la grande stagione delle Foxes.

Leave a Reply