Feed

Cinque spunti per la seconda giornata di Serie A

By 31 Agosto 2019

La presenza/assenza di Sarri, le apparenti evoluzioni tattiche di Giampaolo, i rischi di Fonseca nel derby più precoce della storia, Nainngolan di fronte al suo fallimento nerazzurro e lo spettacolare caos della Fiorentina a Marassi. Ecco cosa vale la pena tenere d’occhio in questo turno di campionato

Nord e sud, sabaudi e borboni, il potere e l’antipotere. Lasciamo da parte tutta la retorica che spesso ha accompagnato negli ultimi anni la sfida tra Juventus e Napoli. Difficile ricorrere a toni epici alla seconda giornata di campionato. E non è detto che sia un male. Assisteremo a una partita tra due squadre che, nonostante tutto, hanno cambiato poco e niente rispetto alla scorsa stagione, almeno finora.  Ancelotti può contare su un Manolas in più – e presto capiremo cosa può dare Lozano agli azzurri – ma l’impianto di gioco è quello ormai collaudato.

La sorpresa, in realtà, è stata vedere la Juventus giocare a calcio come ai tempi di Allegri (l’1-0 con cui ha superato il Parma è stato allegrismo allo stato puro). E soprattutto con gli stessi uomini della scorsa stagione, se si esclude Higuain, che nuovo non è. La lezione di Maurizio Sarri non s’impara facilmente, è vero, ma la scelta di affidarsi alla vecchia guardia per la prima partita ufficiale, lasciando i vari De Ligt e Rabiot immalinconiti in panchina, sembra quasi un messaggio da parte del mister toscano, un messaggio ancora tutto da decifrare. Ecco, Sarri, il “traditore”. La sua assenza, causa postumi di una polmonite, crea un alone di mistero in questo inizio di stagione bianconero. E il mistero viene apprezzato più a Napoli che a Torino, dove la chiarezza  è sempre preferita.

Krzysztof Piatek è andato al tiro solo una volta contro l’Udinese nella prima giornata di campionato.

Giampaolo, come si cambia (o no?)

Non siamo alla prova d’appello, ci mancherebbe, ma la partita con il Brescia per il Milan assomiglia a un esame di riparazione dopo la grigia prestazione di Udine. In attesa che si concluda la telenovela legata a Correa, a San Siro si capirà se Marco Giampaolo intende modificare in corsa l’assetto offensivo passando al doppio trequartista, lui che ha giocato le 38 partite dello stesso campionato con la Sampdoria sempre con lo stesso modulo, il 4-3-1-2, unico allenatore di Serie A a non aver mai cambiato dall’inizio alla fine.

Ora invece, dopo solo 90 minuti, sembra disponibile a un compromesso tra le proprie convinzioni e la realtà dei fatti, una soluzione per supportare meglio Piatek, le cui pistole sono apparse scariche in tutto il precampionato e i cui movimenti (o non movimenti) non sembrano adatti alle trame di gioco del mister di Bellinzona. Alla vigilia della partita con il Brescia, Giampaolo ha voluto tenere il punto: «Posso cambiare la posizione di un calciatore, non la filosofia. Il lavoro è appena cominciato».

Il doppio trequartista è anche una scelta per sfruttare la rosa a disposizione, che pullula di trequartisti o potenziali tali, da Suso a Çalhanoğlu, da Bonaventura a Paquetá. Cambiare per rinascere e cambiare subito, perché in casa Milan la pazienza è sempre poca. «Marco, lascia andare la fantasia», ha consigliato Giovanni Galeone al suo pupillo in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, aggiungendo: «Marco vuole che i suoi meccanismo siano perfetti, ma assimilarli non è facile e i calciatori finiscono per perdere i tempi di gioco. E nel calcio il pensiero è pericoloso…».

Lorenzo Pellegrini segna di tacco nel derby dello scorso 29 settembre vinto dalla Roma per 3-1.

Inzaghi, Fonseca e la settembrata romana

Il derby romano più precoce della storia è una sfida tra due squadre che vivono situazioni agli antipodi. Quest’estate la Lazio si è mossa nel segno della continuità, riuscendo a confermare tutti i suoi uomini di qualità, su tutti quel Sergej Milinkovic-Savic che da due anni ormai sembra avere la valigia pronta. La Roma è un cantiere aperto, ha smantellato ancora una volta la squadra, si è affidato a un nuovo tecnico alla prima esperienza in Serie A, e, come emerso in maniera plastica dal 3-3 con il Genoa, è alla disperata ricerca di un equilibrio tra una disastrosa fase difensiva e una straripante capacità offensiva.

In casa Lazio, invece, dominano le certezze. L’inizio sfavillante con la Sampdoria ha confermato che dal centrocampo in su i biancocelesti hanno qualità da vendere e sanno essere devastanti quando ispirati (vedi Luis Alberto, per lo più sfasato nello scorso campionato). La velocità di Correa e di Immobile può essere letale per la difesa giallorossa, già infilata in modo imbarazzante da Kouamé e compagni sette giorni fa.

Per la squadra di Inzaghi il derby sarà l’occasione per testare la tenuta della difesa – la scorsa stagione, Strakosha incassò 46 reti – e la maturità di un gruppo finora incapace di fare il salto di qualità. Fonseca, invece, rischia molto: lo scetticismo intorno al nuovo progetto potrebbe svanire (almeno momentaneamente) con una vittoria o portare a una prima crisi settembrina. Per la cronaca, la Lazio non vince le prime due giornate di Serie A dalla stagione 2012/13.

Nella sua unica stagione all’Inter Radja Nainggolan ha messo insieme 2.443 minuti in 36 partite, con 7 gol e 3 assist.

Radja, ancora tu?

Domenica sera, quando metterà piede sul campo del Sant’Elia e si troverà i fronte le maglie nerazzurre Radja Nainggolan non andrà a caccia di rivincite. Il suo addio all’Inter non ha lasciato veleni, «Sono stati chiari con me. Apprezzo sempre la gente che ti parla in faccia – ha detto il belga a Giancarlo Dotto sul Corriere dello Sport – Mi hanno convocato all’inizio. Tu non rientri nei nostri piani. Conte mi ha detti che mi ha sempre stimato, ma che questa è una scelta per motivi extracalcistici. Un po’ di colpe magari le ho».

Certo, in Cagliari-Inter sarà interessante vedere come si confronterà con il suo recente passato un giocatore che vive senza troppi freni, come ammette lui stesso («La mia visione della vita non è quella del calciatore tipico. Dopo la partita uno va a casa e rimane sveglio fino alle cinque per l’adrenalina. Io magari cerco di smaltirla in un altro modo»). Ma, oltre all’aspetto emotivo, c’è quello tattico. Tornando a Cagliari, Nainggolan ha accettato anche di arretrare il suo raggio d’azione, non più trequartista ma mezzala. È andato a coprire il buco lasciato da Nicoloò Barella, altro grande ex di un match dagli incastri affascinanti.

 

Mistero viola a Marassi

Che cos’è oggi la Fiorentina? La sovraesposizione di Commisso, il colpo Ribery e i continui movimenti di mercato hanno mischiato le carte in queste settimane. La partita con il Genoa è l’occasione per rendersi conto dello stato delle cose. Anche perché la pirotecnica sconfitta con il Napoli, al netto della beffa del Var per il rigore di Mertens, ha abbagliato ma non ha chiarito il valore attuale della formazione di Vincenzo Montella, piena di talento ma fragile in fase di copertura.

La scorsa stagione si era chiusa proprio con il Genoa, in quella sorta di imbarazzante spareggio salvezza reso vano dalla sconfitta dell’Empoli a San Siro. Rispetto a quel match del 26 maggio la rosa gigliata è stata stravolta, sono arrivati campioni attempati e profili interessanti, ritorni, scambi e molte partenze. Soprattutto è rimasto (chissà se controvoglia o meno) Federico Chiesa, chiamato a trascinare in campo la squadra in una fase di confusa transizione.

Per Montella la sfida al Genoa ha un sapore particolare, non solo perché si troverà di fronte Aurielio Andreazzoli, suo vice nella prima esperienza da allenatore, sulla panchina della Roma. Ma perché l’Aeroplanino deve invertire una sciagurata rotta statistica. il dato impressionante: la Fiorentina non vince in campionato dal 17 febbraio scorso, il 4-1 sul campo della Spal. E Montella, da quando è tornato a Firenze, ha messo insieme cinque sconfitte e due pareggi.

 

Foto: Getty Images

Luca D’Ammando

About Luca D’Ammando

Classe ’81, romano. Ha curato per dieci anni Il Foglio Rosa, ha scritto tra l’altro per Sette, La Stampa, Studio. Un paio di libri caduti in prescrizione.

Leave a Reply

Leggi un altro articolo
Leggi un altro articolo
Imperforabile ai Mondiali, decisamente battibile con i club, Memo Ochoa...