Silent Check

Citofonare Inzaghi

By 4 Marzo 2020

Sono belli (cioè, erano molto gettonati ai tempi, ma si sono tenuti bene). Sono ricchi (sì, dài, tra campo e panchina due spicci li avranno messi via). Sono famosi (assai, innegabile). Sono i fratelli più fratelli del calcio italiano, scettro ereditato dai Baresi, Beppe e Franco.

Simone e Pippo Inzaghi hanno avuto vite, sportive, diverse, ma alla fine sono entrambi primi. Certo, uno in Serie A con la Lazio, l’altro in B con il Benevento, ma per stare davanti a tutti occorre avere una marcia in più, a qualsiasi livello.

Dopo un’intera carriera passata all’ombra, e nel mito, di suo fratello Pippo, Simone si è preso una bella rivincita con il suo ciclo laziale. Finalmente non si parla più solo di quel famigerato poker in Champions League, che gli valse il record di Van Basten (in un calcio dove era ancora possibile essere speciali, prima di Messi e CR7). No, adesso Simoncino è uno degli allenatori più desiderati d’Italia, artefice di una delle stagioni più belle della storia biancoceleste.

Pippo ha faticato di più; in campo più avvoltoio, più eremita, più solo del fratello, da allenatore ha pagato lo scotto della sua ossessione o, più semplicemente, non gli è ancora girata bene. Eppure questa Serie B con il Benevento la sta stracciando, vittoria dopo vittoria. Aver iniziato sulla panchina proprio del suo Milan, in una di quelle annate sciagurate del fine corso di Berlusconi, non è stata una grande idea. Troppa pressione. Allora Pippo, dopo Venezia, sta realizzando il suo secondo miracolo. In mezzo, però, c’è il fallimento Bologna. Inutile negarlo, il nuovo esame di Superpippo, la prossima stagione, sarà proprio questo: dimostrare di non essere un mister “di categoria”, ma di essere pronto per la Serie A, e anche a un buon livello.

Mentre l’esame di Simone? Anche qui superfluo glissare: portare a casa lo scudetto più bello della storia della Lazio. L’uomo del poker, così, diventerebbe l’uomo del tricolore. Citofonare Inzaghi, risponderanno le capoliste.

Leave a Reply