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Cosa ci ha detto la prima sfida fra Sarri e Conte?

By 25 Luglio 2019

Pur essendo soltanto un’amichevole estiva, il primo incrocio fra Juventus e Inter ci ha detto molto. Ecco dieci spunti (cinque per parte) sui quali riflettere

Juventus-Inter, il derby d’Italia, non è né sarà mai una partita normale. Lo capisci dal ribollire dei social, dal disagio dei tifosi, dall’ironia fuori fuoco, dalle schermaglie nei bar. Se poi a guidarle sono due condottieri tornati – entrambi dal Chelsea! – in Italia accompagnati da un’attesa smodata e dal ruolo di sfidanti designati per lo scudetto, se a confrontarsi sono due che hanno costruito un’epica anche un po’ populista attorno alla loro persona, persino una partita di International Cup post prandiale diventa un evento.

E, sinceramente, di questo match, vinto ai rigori dai bianconeri (con tanto di rigore non dato alla Vecchia Signora, che subito ha fatto pensare a un complotto cinese in quel di Nanchino, ma poi si è rifatta segnando una rete irregolare), abbiamo colto più spunti di quelli che prevedessimo. Cinque (s)punti per parte, per la precisione.

 

Le 5 cose che Juve-Inter ci ha detto della Juventus di Sarri

 1 – La difesa sarà il centro di gravità permanente dell’esperimento del Comandante a Torino. C’è parecchio da lavorare e probabilmente, quel che è peggio per il toscano, ci saranno decisioni pesanti da prendere. Il migliore in campo dei suoi è stato Demiral – autore anche del penalty decisivo -, centrale di lotta e di governo che a Torino sembra(va) di passaggio.

Bonucci, come prevedibile, non sembra adatto al suo gioco e a giudicare dal suo nervosismo, lo sa fin troppo bene. Anzi, non sembra aver voglia di reinventarsi, pur applicandosi. L’età di Chiellini non depone a favore di un suo facile inserimento, ma staremo a vedere. Rugani, che a lezione dal maestro già è stato, funziona ma sembra arrugginito e mister 75 milioni De Ligt, sfortunato e goffo in occasione dell’autorete, se la cava, ma senza generare entusiasmi.

Quello che preoccupa di più è la legnosità con cui (non) tengono la linea anche i laterali, la scarsa pressione sulle linee di passaggio, la fatica con cui osservare distanze e puntare a fare pochi tocchi, la difesa troppo bassa. Notevole il ritorno di Buffon.

2– La nota migliore viene da Rabiot. Forse il meno entusiasmante degli acquisti, anche per le leggende che girano sulla madre procuratrice, è sembrato disciplinato, concentrato, potente sia fisicamente che tecnicamente. Un Allan più forte (ma perché il Psg lo ha lasciato andare via a zero cercando Paredes e il giocatore del Napoli a suon di milioni?). Accanto a un Pjanic che vorrebbe fare volenterosamente il Jorginho ma va altrove, in un centrocampo in difficoltà (Matuidi non convince, Emre Can solo nel recupero palla), l’impressione è che con Ramsey sulla mediana, se tutti e tre si sacrificheranno, ci sarà da divertirsi.

3- In attacco funziona il solito Ronaldo (oggi fortunato e ipnotizzato da Padelli!), che pure però deve decidere se davvero vuole sobbarcarsi il ruolo di centravanti o trovare il suo Benzema (e potrebbe persino essere Higuain, a giudicare dalla buona intesa nel finale del primo tempo). È un rebus capire chi e come si troverà a giocare: Bernardeschi, brillantissimo, sembra perfetto per il buon Maurizio, Mandzukic è il meno adatto, si fatica a immaginare Dybala in questo sistema di gioco. Il tridente di oggi sembra il migliore (Berna-Pipita-CR7), ma rimangono fuori in troppi. E, soprattutto, l’iperlavoro che Sarri pretende dai suoi avanti sembra poterlo assicurare solo l’italiano.

4- L’ex allenatore del Napoli conferma, in questo Juve-Inter, di essere un po’ troppo leggibile. Conte se lo mette in tasca per tre quarti di partita e il mister bianconero ringrazia che Antonio sia mancato dall’Italia per tanti anni. Come Gasperini con dinamismo e attacco delle linee e un centrocampo a 5, pur in formazione rimaneggiata, lo mette in difficoltà, ricordando a tutti che la ricetta per fermare la splendida macchina da guerra del Comandante è semplice e sicura, ma anche molto dispendiosa.

5 – Il secondo tempo della Juventus ci conferma la metamorfosi sarriana già intuita in Inghilterra. Meno dogmatico – anche perché i campioni superpagati sono meno malleabili e flessibili dei ragazzi che trovò sul Golfo, reduci da una mancata qualificazione in Champions -, più capace di incidere sulla partita. Sembra studiare per uscire dal 4-3-3 (magari con un trequartista mascherato) ed è evidente che riesce a scuotere i suoi, a livello di motivazione, nell’ Mette CR7 a sinistra, è vero, ma prima della partita dice “lui gioca lì, gli altri 10 dovranno agire di conseguenza”. Dichiarazione che mai avrebbe fatto prima.

Sembra lontano il Sarri che si fa contraddire platealmente dal giovane Kepa e tanto bravo tatticamente quanto poco caratterialmente. Questo Sarri potrebbe rendere i tifosi Allegri.

 

Le 5 cose che Juve-Inter ci ha detto dell’Inter di Conte

 1- Antonio Conte continua a essere un allenatore straordinario. L’Inter sembra trasformata, pur con una rosa incoerente e due casi che farebbero tremare i polsi a chiunque. Un modulo solido, pochi accorgimenti, idee chiarite a molti dei suoi calciatori, anche con reprimende dure. Ad Appiano hanno trovato chi rimetterà a posto le cose, come mentalità e gestione di spogliatoio e rosa. Si vede la sua firma in ogni azione, anzi in ogni giocatore. I migliori acquisti di un calciomercato nerazzurro indecifrabile potrebbero essere i grandi recuperi dell’ex bianconero. Giocatori di fantacalcio, comprate le riserve dell’Inter, alcune di loro ci stupiranno.

2 –Perisic gioca ottimamente da seconda punta, anche se non finalizza. Non accusa il colpo del feroce giudizio del suo allenatore (“non è fatto per ciò che gli chiedo”) e si prende un reparto sulle spalle, visto che al 2002 Esposito era giusto chiedere poco. I croati – anche Brozovic per un po’ è piaciuto molto – sembrano rinati, così come i giocatori di gamba, i Giaccherini di turno, Dalbert (magistrale nel bloccare Cancelo ed essere contemporaneamente una delle fonti di gioco più attive ed efficaci) e Gagliardini per dirne un paio. Sembra eccellente l’acquisto di Sensi (autore dell’assist per … De Ligt), gli altri sono più indietro.

3 –La tenuta fisica. Parte bene, poi crolla. Al di là dei carichi di lavoro, l’impressione è che con Conte molti effettivi della rosa abbiano (ri)scoperto il duro lavoro di campo e non sarà facilissimo ricostruire un’identità fisica, strutturale dei nerazzurri. Siamo sicuri che due professionisti, pur intemperanti, come Icardi e Nainggolan non servissero? Con il crollo fisico sembra arrivare anche quello della garra, non a caso il mister ha richiamato all’ordine i suoi con un colorito “la sconfitta ci deve far rosicare tutti”. Non a caso tiene tutti i titolari quasi 80 minuti in campo: serve mettere benzina nel motore.

4 – La difesa è la nota più positiva. Copre, riparte, pressa e il tutto con Miranda quasi fuori rosa. Un reparto così solido che aiuta un centrocampo incompleto a far buona figura. Skriniar e De Vrij già sono in ottima forma, D’Ambrosio è la solita sottovalutata sicurezza, Dalbert la piacevole sorpresa. Persino Ranocchia sembra un altro.

5- Icardi a casa e nessun centravanti di livello in Cina. L’Inter sembra un ottimo progetto tecnico, ma quella capacità di attaccare gli spazi, di sfruttare le criticità altrui (il pressing e le ripartenza sulla destra hanno spezzato in due più volte i bianconeri), di sbagliare pochissimo serve a poco senza nessuno che la butti dentro. E per questo 3-5-2, Maurito sembra perfetto.

Davvero pensiamo che Lukaku o Dzeko (troppo 9 e mezzo per Conte) possano far meglio di lui? E soprattutto, quando? Con le verticalizzazioni viste oggi, l’argentino andrebbe a nozze. Se non lo vende, l’Inter è da scudetto. Se lo cede al Napoli, oltre al danno subirà anche la beffa. Se va alla Juve, meglio il cricket, non avrebbe senso giocare il campionato.

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