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Cosa racconta l’evoluzione del movimento ultras in Indonesia

By 26 Maggio 2020

La fandom indonesiana è tra le più roventi del sud est asiatico. Una storia che si lega a problemi e tensioni del più grande Stato-arcipelago al mondo e della stessa Federazione calcistica. Ma negli ultimi anni il calcio in Indonesia ha mostrato grandi potenzialità, anche grazie all’arrivo di calciatori come Essien, Carlton Cole e Sissoko

Il nuovo nasce quasi sempre dall’evoluzione di qualcosa che già esiste. Prende forma attraverso un percorso graduale che, con il tempo, influenza e si lascia influenzare. Motivo per cui creare qualcosa dal nulla è spesso molto difficile se non estremamente pericoloso.

È il caso del movimento ultras in Indonesia, riconosciuto tra i più roventi di tutto il sud est asiatico, ma con un valore storico e un retroterra culturale praticamente inesistenti. Le attuali attitudini e i comportamenti degli ultras indonesiani infatti attingono a piene mani dalle tradizioni europee e britanniche e, influenzati da un panorama sociale afflitto da corruzione, disparità sociali e lotte interne, creano una vera e propria polveriera riconosciuta in tutto il mondo, con alle spalle un panorama calcistico internazionalmente nullo. Ma non è sempre stato così.

L’Indonesia fu infatti il primo paese asiatico a partecipare ad un Mondiale. Era il 1938 e le allora Indie Orientali si presentavano in Francia con un completo arancione, sventolando la bandiera olandese, in onore della madrepatria. La colonizzazione sarebbe terminata di lì a poco con la dichiarazione di indipendenza del 1945, ma ai tempi del Mondiale la disparità tra coloni e nativi continuava a tormentare il Paese. E così anche il calcio. Pochi anni prima infatti la Federazione aveva assistito alla scissione tra la Lega Europea (NIVB) riservata ai giocatori olandesi e a una piccola percentuale di indonesiani e cinesi, e la PSSI, dedicata ai nativi e non affiliata alla FIFA.

Un momento di una celebrazione per il 70esimo anniversario dell’Independence Day a Yogyakarta (Photo by Ulet Ifansasti/Getty Images)

Al Mondiale del 1938 quindi si presentò soltanto la NIVB e tra gli 11 titolari in campo per la partita inaugurale contro l’Ungheria figuravano 3 europei, 2 cinesi e 6 nativi provenienti da Giava e Sumatra. L’avventura durò poco: nonostante l’entusiasmo del debutto, infatti, la partita si risolse in un secco 6-0 per gli ungheresi e in un veloce ritorno a casa a testa bassa dopo la sconfitta. Quella del ‘38 fu l’unica partecipazione dell’Indonesia a una fase finale del Mondiale, ma se la situazione oltre i confini è a dir poco tragica, quella della Liga nazionale è ben diversa, con migliaia di fan che riempiono gli stadi e frange di veri propri ultras che realizzano alcune tra le coreografie più spettacolari di tutto il panorama asiatico.

Un contributo fondamentale alla formazione degli ultras nel campionato indonesiano è la diffusione di Internet e la proliferazione dei video di calcio online. I tifosi, soprattutto i giovani, si appropriano man mano dei comportamenti degli ultras europei di fine anni 2000, trovando così un nuovo e potente mezzo di espressione. Il fandom di calcio in Indonesia ha infatti un aspetto profondamente performativo. Con la caduta del regime nel 1998 e l’apertura delle telecomunicazioni, ai tifosi indonesiani si spalancano le porte del calcio europeo e, in particolare, della Serie A. Sono gli anni del dominio di Juventus e Milan e sono proprio questi tifosi con i loro cori, i fumogeni e le coreografie, a ispirare gli indonesiani, nei comportamenti ma anche nei nomi (come dimostra “curvasud”, uno dei gruppi nati in tributo ai milanisti). All’esempio occidentale gli indonesiani uniscono un’estetica asiatica particolarmente vivace, performativa appunto, che li rende unici.

Movimento Ultras in Indonesia

Un’azione di gioco dell’amichevole tra Indonesia e Queens Park Rangers al Gelora Bung Tomo Stadium nel Luglio 2012 (Photo by Chung Sung-Jun/Getty Images)

Una tra le prime città a sviluppare i segni del fanatismo sportivo è Solo, nella provincia di Java. È lì che nasce il gruppo Pasoepati, strettamente legato alla città e alla sua storia politica, connessa al regime di Suharto e alla politica di destra. Una sezione dei Pasoepati ribattezzata Ultras 1923 diventa il primo esempio di fusione tra calcio e politica e inizia a distinguersi per atti violenti, seguita poi da molti altri, dai Vikings Persib al gruppo Jakmania. Agli ultras classici si affianca poi un nuovo gruppo demografico di tifosi, quelli non interessati al calcio ma che trovano nelle espressioni violente un senso di evasione da situazioni socialmente difficili. E improvvisamente le tifoserie iniziano a diventare un problema, con le vittime degli scontri che iniziano a salire fino a raggiungere quota 100 negli ultimi 20 anni.

Le faide e le violenze tra i gruppi riflettono tutti i problemi sommersi nella società indonesiana, dall’alienazione, all’isolamento, alla sfiducia verso il sistema di molte frange di giovani che esprimono tutta la loro insoddisfazione cantando cori e sventolando bandiere dalle terrazze delle città. Terrazze che diventano il vero e proprio simbolo del mondo ultras indonesiano, un simbolo di solidarietà, una casa lontano da casa, un luogo di appartenenza mai avuto prima.

La lotta però non è solo tra gruppi ma anche contro le istituzioni. La corruzione infatti non ci mette molto a infettare anche il calcio e la Federazione indonesiana sale agli onori delle cronache per tangenti e clientelismo, per interessi legati più alla politica che al calcio. Nel 2015 diversi casi di corruzione costringono la FIFA a squalificare l’Indonesia da tutte le manifestazioni internazionali per un anno. E la punizione sembra rimettere la Federazione in carreggiata: negli ultimi anni infatti il calcio indonesiano ha dimostrato di avere numerose potenzialità da cavalcare, da un robusto programma giovanile, alla capacità di attrarre giocatori stranieri di rilevo (da Essien a Carlton Cole a Sissoko), ma soprattutto una grande capacità di penetrazione nelle masse. Masse che dimostrano questo amore sfrenato per il calcio a tutti i livelli, popolando a livelli inimmaginabili anche le fanbase digitali di molti club occidentali. Sono proprio queste masse però a dover ancora imparare a vivere il tifo in maniera nuova.

Movimento Ultras in Indonesia

Michael Essien con la maglia del Milan (Photo by Mario Carlini / Iguana Press/Getty Images)

Le loro canzoni e canti sulle terrazze sono suppliche ruggite in cielo. Le loro bandiere sventolate in alto sono gigantesche richieste di aiuto. E anche se la corruzione verrà in qualche modo sradicata dal calcio indonesiano, la violenza e la frustrazione saranno molto più difficili da eliminare.

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