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Cosa rischiamo di perderci con lo stop alle trasferte europee nel 2021

By 31 Dicembre 2020

Stadi avveniristici o incastonati in una cava, birre, piatti tipici. Ecco a cosa dovremo rinunciare senza la possibilità di seguire le nostre squadre nelle trasferte europee

 

Sino a un anno fa, lo schema era più o meno il seguente: sorteggio, reazione d’istinto sulla qualità della squadra rivale (tanto sono sempre “avversari ai quali portare rispetto, perché se sono arrivati sin qui bla bla bla”), conferma e verifica delle date di andata e ritorno, cerchio rosso sulla trasferta, sessione immediata sul sito della Ryanair. Perché l’avversario conta soprattutto per chi va in campo, mentre per chi comunque non può incidere più di tanto il gusto è tutto nella destinazione: la prima sfida internazionale ad eliminazione diretta dell’anno solare, Champions o Europa League che sia, significa anche questo. È tradizionalmente un appuntamento ambivalente: dopo i gironi in cui sino in fondo c’è sempre un’opportunità da sfruttare per restare in corsa, e che comunque tre trasferte (raramente decisive) le garantiscono, il ritorno delle sfide da dentro o fuori è un all-in dal quale può nascere il sogno o chiudersi tutto.

Era così, tornerà ad essere così, ma non lo è stato stavolta. Il Covid, le porte chiuse e le limitazioni di viaggio, i timori di una terza ondata – a febbraio, appunto – e l’incognita variabile del vaccino non hanno fatto aprire pressoché a nessuno i siti delle compagnie aeree low-cost. Niente trasferta con gli amici. E dire che, per le italiane rimaste in lizza, non era andata neanche male, in termini di godibilità potenziale delle mete: Madrid, Monaco e Porto in Champions per atalantini, laziali e juventini, Belgrado e Braga in Europa League per milanisti e romanisti. Con in ballo Moenchengladbach, Wolfsberg, Leverkusen e la lontanissima Krasnodar, poteva andare decisamente peggio, non foss’altro che peggio è senz’altro restarsene a casa e guardarsele in tv.

Il panino con i calamari tipico di Madrid (Photo by Carlos Alvarez/Getty Images)

Viene da provare tenerezza per i tifosi dell’Atalanta, privati di Madrid così come lo sono stati sostanzialmente anche di Valencia e di Lisbona (un centinaio di tifosi, invero, nella capitale portoghese ad agosto si erano presentati comunque), impediti a regalarsi una evocativa gita al Bernabeu – peraltro dato il contesto si giocherà a Baldebebas, e non è proprio paragonabile – e delle classiche cose-da-fare per i due-tre giorni di quella che sarebbe stata una piccola vacanza calcistica tra Puerta del Sol, Plaza Mayor, magari il Prado. Poi luoghi di ristoro a scelta, perché una trasferta che si rispetti prevede anche un po’ di svago (e cibo), a meno di non applicare la tattica speculativa aeroporto-metropolitana-stadio-metropolitana-aeroporto, per chi ha tempi strettissimi.

I tifosi della Lazio si perdono Monaco, primo ottavo dopo vent’anni, trasferta contro i campioni in carica in una città che in altri momenti avrebbe un suo perché calcistico, sociale e anche a distanza dal periodo dell’Oktoberfest (ecco perché il Bayern, in tempi di pace, è meglio pescarlo ai gironi in ottobre: significa non ritrovarselo agli ottavi…), mentre quelli della Juve non andranno a Porto che, oltre ad essere un luogo estremamente ricco di fascino anche in virtù della sua complessa orografia, è peraltro forse la città europea in cui è più semplice recarsi allo stadio, almeno a quello dei Dragoni. Basta prendere la metropolitana, senza accendere più di tanto il cervello, avendo solo l’accortezza dirigersi verso sud, considerando che le linee sono sei ma ben tre fermano all’Estadio do Dragão, su altre due basta scendere (a Trinidade, o alla stazione di Campanhã) e cambiare linea nella stessa direzione e solo una (la D, quella gialla) porta da tutt’altra parte. Per sbagliare, insomma, bisogna impegnarsi a fondo, o essere talmente tramortiti dalle birre d’accompagnamento o dai Porto da fine pasto per digerire la francesinha – chi la conosce, lo sa – da non rendersi conto che le possibilità di ritrovarsi in un luogo che non sia lo stadio del Porto sono davvero minime.

Marienplatz, Monaco di Baviera (Photo by Sandra Behne/Getty Images)

Portogallo del nord anche per la Roma, ma non per i suoi fedelissimi, a Braga, luogo in cui il turismo calcistico merita anche solo per la peculiarità dello stadio, come sanno i tifosi di Chievo, Parma e Udinese che al Municipal hanno giocato: l’impianto – che ha ospitato anche gare dell’Europeo 2004 – è notoriamente quello incastonato nella cava del Castro Máximo, realizzato da Eduardo Souto de Moura, l’anti-archistar, come da epiteto che si porta appresso, perché piazzare uno stadio fra le rocce magari non è particolarmente cool per gli addetti ai lavori (e, anzi, ha attirato anche le critiche del mondo della conservazione dei beni culturali, essendo sorto nei pressi di un insediamento protostorico della regione), ma chi è andato allo stadio di Braga sa che, rispetto impianti di ultimissima generazione che un po’ s’assomigliano tutti, quello è proprio un’altra cosa.

Ma forse a perderci di più sono stati i milanisti, un po’ perché Belgrado è un centro decisivo della storia d’Europa e ovviamente dei Balcani, un po’ perché la componente emotiva individuale in certi casi conta tantissimo. E così chi magari quella trasferta l’aveva già vissuta, 32 o 14 anni fa, avrebbe avuto la possibilità di tornarci, e assaporare l’effetto vagamente straniante di ricordare il sé stesso di allora  in una città inevitabilmente mai ferma, in cui «la vita che si afferra tra i locali, i bar e i negozi è una vita che aspira a orizzonti più grandi (…) che non si ferma dove qualcuno ha deciso di lasciarla» (Gianni Galleri, Curva Est). Una città che cambia. Come in fondo cambiamo noi: è per questo che servono i ricordi, e quelli delle trasferte ai tifosi restano sempre impressi, dove qualcosa succede anche quando apparentemente non succede nulla.

La pandemia tutto questo lo sta neutralizzando, e ha neutralizzato anche il potere immaginifico del sorteggio. Ciò che il calcio nel 2020 ha perso è tutto qui. Ed è tantissimo.

2 Comments

  • Mister M ha detto:

    Giusto un appunto: in Europa League c’è anche il Napoli, impegnato peraltro a Granada, una città che sarebbe ben degna di un viaggio turistico (anche a prescindere dal calcio)…

    • Mister M ha detto:

      Commento in moderazione da 10 giorni… E dire che segnalavo solo un errore nell’articolo, l’assenza del Napoli tra le squadre impegnate in Europa…

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