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Cosa significa Napoli – Juventus per il nostro calcio?

By 17 Giugno 2020

Napoli – Juventus mette in palio il primo trofeo ai tempi della pandemia. Una circostanza non banale visto che quella fra partenopei e bianconeri è stata la grande rivalità dell’ultimo decennio

Il fatto che questa stagione calcistica post-Covid (anche se sarebbe meglio dire inter-Covid) abbia subito una partita da titolo che è uno Juventus-Napoli non è banale. È stata senza dubbio la sfida del decennio e, poiché quest’anno il Napoli non può più parteggiare per il campionato, la finale di Coppa Italia diventa anche una sorta di chiosa degli anni ’10 per il calcio italiano (se poi si incontrano in finale di Champions League siamo tutti contenti).

Ma cosa è oggi Juventus-Napoli, mai una sfida scontata da sempre e meno che mai adesso che è la rivalità fra le prime due (anche se, purtroppo per i tifosi napoletani, è più giusto dire fra la prima e la seconda) del bigoncio?

La sfida è stata tante cose diverse nel corso della storia, con significati che si sommavano ai precedenti e ne coloravano i dettagli, facendoli sempre più esaltare. Negli anni ’30 la Juve era il calcio italiano, soprattutto per chi, come il Napoli, voleva sedere in mezzo ai grandi. La Juve del quinquennio era un esempio in tutto, soprattutto di gestione “aziendale” della squadra e le sfide erano quelle fra un maestro e uno scolaro, desideroso di imparare il prima possibile.

(Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)

Negli anni ’50 a quello scolaro non bastava più imparare, voleva diventare meglio del maestro stesso. Grazie ad un altro potere, quello di Achille Lauro, il Napoli voleva superare il potere per eccellenza, quello della famiglia Agnelli. E allora si mette in campo Hasse “Banco di Napoli” Jeppson (e con lui Amadei e Pesaola), nella speranza di vincere, come successe al 90’ del 18 gennaio 1953 per 3-2. Nel percorso di avvicinamento alla cima c’è anche un nuovo stadio, inaugurato il 6 dicembre 1959 “ovviamente” con un Napoli-Juventus terminato 2-1.

Ma i desideri di vittoria del Napoli saranno sempre temporanei e mai soddisfatti in pieno. La Juventus anche per tutti gli anni ’60 sarà sempre l’Avversario, nonostante le milanesi si prendono la scena e lasciano alle altre poche battute. In questo periodo per la Juventus il Napoli è la classica squadra ostica, sul cui campo i punti spesso si disperdono e le battaglie sono assatanate, come dimostra quella che mette fine alla carriera di Sivori nel 1968, nero di rabbia contro i suoi ex-compagni, il suo ex-allenatore, Accacchino, e molto probabilmente il suo ex-vero amore, la Juve. Va a finire sempre così.

Omar Sivori (LaPresse).

Da Avversario a Nemico la Juve si trasforma a metà degli anni ’70, quando un Napoli di nuovo coraggioso segue i dettami tattici del “Lione” Vinicio e le sfuriate dei vari Massa, Braglia, Clerici. Si arriva a giocarsi lo scudetto contro e José “Core Ngrato” Altafini fa inghiottire una fetta di pastiera amarissima ai suo ex-compagni il 6 aprile 1975. Da quel momento in poi la partita diventa uno scambio di cattiverie da entrambe le parti, con la Juve che diventa sempre più grande e forte e spesso infierisce, come nel 3-0 del 3 ottobre 1982, quando ci sono i campioni del mondo+Boniek+Platini. Il Napoli invece diventa sempre più piccolo e cerca di tirare qualche sasso con la fionda, come lo 0-0 casalingo del 6 febbraio 1983, che fa perdere terreno alla Signora nei confronti della Roma.

All’improvviso poi arriva lui e tutto cambia. Maradona capovolge gerarchie e poteri con la forza irresistibile della classe e di una nuova volontà e mette la Juve in un angolo, facendola percepire come una delle tante. Certo, la vittoria del 9 novembre 1986 per 1-3 è quella che sancisce la possibilità di pensare ad uno scudetto, ma da lì in poi la Juventus da Nemica diventa avversaria (attenti al gioco di minuscole e maiuscole), mentre le milanesi salgono nella scala dell’odio.

Via lui, il diluvio. Il Napoli in pochi anni si sfalda completamente, la Juve della Triade ricostruisce l’Ancien Régime e le distanze si allungano. Per la Juve il Napoli diventa abbordabile, per il Napoli la Juve diventa inavvicinabile. I partenopei vanno in B, la Juve spadroneggia ma poi li raggiunge per Calciopoli e quando si sfidano il 6 novembre 2006 sembra una rimpatriata di vecchi nemici, che hanno dimenticato tanto dell’astio che si sono scambiati negli anni.

Per fortuna questo non è stato il tramonto definitivo della sfida, perché entrambe riprendono calore e posizioni nello stesso momento e per tutti gli anni zero si scambiano colpi su colpi, come se ogni mazzata fra di loro rafforzasse le energie di entrambe.

Ed eccoci all’oggi con due squadre che hanno visto un decennio di scontri ad alto livello, a volte anche decisivi per lo scudetto. E torniamo alla domanda che ci siamo posti: oggi cos’è Juventus-Napoli?

La Juventus è la squadra migliore d’Italia in maniera incontrastata. Lo dice il palmarès delle ultime stagioni, i calciatori che ha in rosa, la filosofia e le scelte aziendali. Lo dice soprattutto la capacità di prendere il meglio dai competitors. Quando la Juve nel 2016 va in casa della seconda e della terza classificata e prende i suoi due migliori calciatori, Higuain dal Napoli e Pjanic della Roma, non solo immette liquidità nel sistema calcio ma mette anche un marchio di irraggiungibilità che dura ancora adesso.

(Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

In questo senso la Juve oggi per il Napoli è una sorta di grande Moloch da superare in qualche modo, o approfittando di un eventuale cedimento dovuto ad esempio ad un breve periodo di ricostruzione o di una confusione dovuta a settaggi ambientali poco fluidi. Dal canto suo il Napoli per la Juve di oggi è da una parte un interessante laboratorio, perché l’aver preso Higuain ma soprattutto Sarri, cercando di replicare in parte il gioco partenopeo della sua epoca, è un attestato di cui potersi fregiare, se non ci fosse il tifo che correttamente te le fa girare, ma dall’altra è ancora l’avversario contro cui confrontarsi sul serio nel campionato italiano.

Nel prossimo futuro però, è probabile che lo spauracchio non sia più il Napoli, che con De Laurentiis continua nella sua oculata e attenta crescita, senza stravolgimenti che possono portare alla vetta o allo sprofondo, ma l’Inter, che con Zhang ha lanciato la sfida prendendone dei pezzi, Marotta, Conte e non cedendogli Icardi anche a suon di milioni.
Ma questo è un futuro ancora da scrivere. Oggi non ci resta che godersi l’ennesima sfida fra le due regine degli anni ’10 che assegnerà ancora una volta un titolo.

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