Silent Check

Dammi solo un minuto, un soffio di fiato

By 5 Febbraio 2020

Se c’è un dio protettore del tempo, delle lancette, e dei cronografi da polso, sono certo che lo starà accogliendo nella sua casa. Non perché sia morto, eh, quelli come lui – per altro – non muoiono mai. Ma quando un allenatore viene esonerato è sempre una spaccatura, una frattura in una carriera che riconduce al dolore e alla fine di un ciclo. Con lui vanno via quasi sempre mister in seconda, una squadra di preparatori, vite di persone ricollocate altrove. Pronte al nuovo salto su un’altra panchina.

Walter Mazzarri non è più l’allenatore del Torino e il tempo, per omaggiarlo, si è fermato. Quel tempo che lui ama tanto invocare sempre, il braccio piegato, le dita pulsanti di sangue a indicare il quadrante, a domandare non-sa-bene-nemmeno-lui-cosa al direttore di gara, al quarto uomo, al destino. A Mazzarri il tempo non basta mai; per lui è una bestemmia, una guerra cosmica con il divenire. Il suo calcio è sempre assomigliato a un cronometro, di quelli che hanno in vista anche i millesimi di secondo, che li vedi schizzare a una velocità folle, cifre che cambiano continuamente, senza tregua.

Ha salvato la Reggina penalizzata, ha fatto grande una Samp, e dopo è stato il primo allenatore a far prendere in considerazione il Napoli in Italia, e soprattutto in Europa, dopo anni di buio. Lo ha fatto con poche armi. Certo, Cavani, Hamsik e Lavezzi non erano male. Ma Aronica? Aronica è stato il figlio del tempo, con il quale Walter ha sempre giocato e che il tempo ha premiato. Ma questa volta no. Il timer è sullo zero. Urbano Cairo ha scelto di esonerarlo, costretto (con dolore) dai risultati pessimi dei granata. Evidentemente, il presidente del Torino al polso avrà un orologio molto costoso, di quelli che non si inceppano mai, svizzeri. Niente a che vedere con le meridiane di vene e sudore di chi, come Walter, è abituato a combattere contro ogni secondo. E contro quello dopo ancora.

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