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Dieci giocatori che abbiamo imparato ad amare in questa EL

By 17 Febbraio 2021

Difficilmente alzeranno il trofeo, ma sono comunque riusciti a lasciare un segno importante nella competizione del giovedì

A dispetto di un assortimento più vario rispetto a quello proposto dalla Champions, l’Europa League è un trofeo altrettanto settoriale per quanto riguarda le vincitrici. Le favorite vincono sempre, e se non si tratta dei soliti club spagnoli allora tocca a qualche corazzata inglese. Per trovare un successo fuori dai soliti pronostici bisogna tornare indietro di dieci anni, quando il Porto sconfisse in finale i connazionali del Braga. Le favorite dell’edizione in corso le conosciamo tutte, basta guardare i nomi (e i budget) per rendersene conto.

Quattrotretre ha deciso di guardare altrove, scrutando tra i pesi di medio o piccolo calibro alla ricerca di dieci giocatori che hanno brillato particolarmente nella fase a gironi. Elementi che, salvo sorprese, il prossimo 26 maggio allo Stadion Miejski di Gdansk non solleveranno la coppa, ma che sono stati capaci di lasciare un segno nell’edizione 2020-21. Forse qualcuno di essi non ha ancora finito.

 

Yusuf Yazici (Lille)

(AP Photo/Michel Spingler)

Due triplette in trasferta nella stessa stagione europea (parliamo ovviamente di competizioni UEFA) non era mai riuscito a segnarle nessuno, almeno fino all’arrivo di Yazici, che a cavallo tra ottobre e novembre 2020 ha schiantato a domicilio Sparta Praga e Milan. Lui gioca in un ruolo, quello di trequartista, solitamente più orientato verso l’assist, ma nel calcio verticale di Christophe Galtier, e con davanti una punta straordinaria nell’aprire spazi come Jonathan David (questo non significa che il canadese non segni), le soluzioni si moltiplicano. Anche quelle meno convenzionali, così come poco convenzionale è lo stesso Yazici, fisicità da mediano (nel Trabzonspor a volte giocava così) oppure – a scelta – da punta centrale, ma tecnica e visione da play. Un ibrido strano da raccontare ma che in campo funziona alla grande.

 

Wenderson Galeno (Braga)

LaPresse.

Uno dei giocatori più belli da vedere di una delle squadre che nella fase a gironi ha proposto il calcio migliore, svolgendo anche il ruolo di coprotagonista di uno dei match finora più emozionanti del torneo: il 3-3 contro il Leicester City dell’Estadio Municipal. Galeno però è anche tanta sostanza, con dribbling e giocate mai inutili e la costante capacità di essere “dentro” il gioco della squadra. 5 assist in altrettante partite che hanno confermato, dopo i 6 (in 8 gare) della passata edizione, il feeling di questo esterno di sinistra (spesso schierato come ala, qualche volta qualche metro più indietro) con l’Europa. È uno dei giocatori che finora ha sfruttato il network di Jorge Mendes senza rimanerne intrappolato: acquistato e sgrezzato dal Porto, ceduto dopo tre anni a titolo definitivo al Braga (società vicinissima al procuratore più potente al mondo) ma con una clausola che assicura ai Dragões il 50% della sua futura vendita.

 

James Tavernier (Rangers Glasgow)

(Photo by Ian MacNicol/Getty Images)

Tempi duri per i giocatori islandesi: svanito l’effetto sorpresa EuroMondiale 2016-18, non ne gira più una per il verso giusto. Prendete Kemar Roofe: nemmeno il tempo di segnare contro lo Standard Liegi da 50 metri e stabilire un nuovo primato per la EL che, sette giorni dopo, Jordi Gomez dell’Omonia Nicosia ha ritoccato il primato infilando da 56 metri la porta del Psv Eindhoven. Così l’uomo copertina dei Rangers dello straordinario Steven Gerrard, che sta per spezzare nove anni di dominio Celtic in Scozia, è il terzino destro Tavernier, autentica macchina da gol dei Gers. 2 le reti segnate nella fase a gironi, alle quali ne vanno aggiunte 3 nei preliminari, 11 in campionato e 1 in coppa di Lega. Il classico late bloomer che, dopo tanto peregrinare a vuoto (tra il 2009 e il 2015 ha cambiato 9 maglie e 4 divisioni), finalmente ha trovato casa.

 

Darwin Núñez (Benfica)

LaPresse.

Assieme a capitan Pizzi ha realizzato 11 delle 18 reti del Benfica nei gironi. Ma oltre alle movenze e ai gesti, nonché alle statistiche (6 gol) da centravanti classico, Darwin Núñez mostra numeri capaci raccontare anche altro. In campionato, ad esempio, ha segnato poco (4) ma è il miglior della squadra per assist (7). Al suo debutto in EL, bagnato da una tripletta, ha fatto registrare anche 4 dribbling, e in diverse fasi calde lo si è visto fare del lavoro sporco nella propria metà campo. Miscelate tutti gli ingredienti con un pizzico della tanto mitizzata garra charrua (perché arriva proprio da lì questo attaccante che in estate ha polverizzato il record di trasferimento in uscita dalla Segunda Division spagnola – giocava nell’Almeria e il Benfica lo ha pagato 24 milioni) e avrete un credibile candidato alla successione di Edinson Cavani e Luis Suarez con la maglia della Celeste.

 

Dominik Livakovic (Dinamo Zagabria)

(AP Photo/Francois Mori)

Portiere non nuovo a primati di imbattibilità (suo quello in casa Dinamo Zagabria), Livakovic ha sfiorato il colpo grosso in Europa, beffato a soli 13 minuti dalla fine dell’ultima partita dei gruppi, che vedeva la sua squadra – già qualificata – condurre agevolmente 3-0 contro il CSKA Mosca. Mai nelle competizioni europee un club ha concluso i gironi senza incassare un gol. Ben supportato da una difesa dove il danese Rasmus Lauritsen (4.2 duelli aerei vinti per novanta minuti) spiccava quale elemento più solido, Livakovic aveva contribuito parando un rigore a Berghuis del Feyenoord, per quello che era il suo secondo penalty stagionale fermato in Europa (nei preliminari di Champions contro il Cluj l’altro) e il quarto nell’anno solare 2020. Prestazioni che non sbucano dal nulla, visti i 21 clean sheets nella Prva HNL croata 19-20 e la conquista di una maglia da titolare tra i pali della Croazia.

 

Michael Liendl (Wolfsberger)

L’unica cosa irricevibile della spettacolare stagione di Liendl ha riguardato un servizio mandato in onda da Sky Sport Austria dove, sotto il titolo “AlpenMaradona”, campeggiava un fotomontaggio del centrocampista con la maglia dell’Argentina e i capelli del Pibe de Oro. Un misto tra Crozza e Mai Dire Gol che non gli rendeva certo onore. Liendl non ha mai giocato così bene da quando, scollinati abbondantemente i 30 anni, ha scelto di tornare in Austria per chiudere una carriera da rombo di centrocampo, nel senso che ha giocato, e sa giocare, in tutte e quattro i vertici della mediana. Nel 2019/20 ha indossato gli abiti da Kevin De Bruyne totalizzando 24 assist complessivi, tra i quali anche uno contro la Roma in EL. In Europa quest’anno ha incrementato il numero di reti, segnandone 4 in 5 gare, decisive per il primo approdo alla fase a eliminazione diretta nella storia dei Lupi.

 

Kerem Demirbay (Bayer Leverkusen)

LaPresse.

Se non si fosse guadagnato, a ragion veduta, l’etichetta di Neverkusen, il Bayer potrebbe essere incluso tra i seri candidati alla vittoria finale, subito dopo le inglesi. Gli uomini di Peter Bosz sono stati la miglior squadra della fase a gironi per qualità del gioco espresso e spettacolo offerto, come certificato anche dalle 21 reti segnate in 6 partite, miglior prestazione del torneo. Per l’uomo copertina c’è l’imbarazzo della scelta, ma lasciando per una volta da parte numeri e statistiche merita una citazione Demirbay, il collante fondamentale che permette alla costruzione ultra-offensiva architettata da Bosz di reggersi in piedi. Tanto play quanto interdittore, atipicamente flemmatico – per il ruolo ricoperto –  eppure molto di sostanza, Demirbay è giocatore per palati fini. Riguardo alla sensibilità di piede, basta tornare al gol da fermo contro l’Hapoel Beer Sheva: il calcio di punizione perfetto.

 

Luis Suarez (Granada)

LaPresse.

Agli inizi di carriera, periodo Nacional Montevideo-Groningen, quando si cercava in rete qualche informazione su Luis Suarez bisognava navigare tra i centinaia di risultati che rimandavano a Suarez Miramontes, l’indimenticabile Luisito interista. Oggi la storia si ripete per il colombiano Luis Suarez, ex Saragozza (19 gol nella Segunda Divisione 2019-20), da poco affacciatosi nella Liga e quasi soffocato da questa omonimia con l’attaccante uruguagio. Il nuovo Suarez, che ha condiviso il proprio debutto europeo con quello del suo club (il Granada è la 27esima società spagnola a disputare una tra Champions e Coppa Uefa/EL), non ha sfigurato realizzando due gol, non indimenticabili ma nemmeno passati inosservati, forse anche grazie all’omonimia con un attaccante che negli ultimi mesi ha infiammato le cronache non solo per i propri (sempre eccellenti) numeri calcistici.

 

Diego Falcinelli (Stella Rossa)

(AP Photo/Darko Vojinovic)

Minuti giocati 529, gol 1, assist 1, falli commessi 26. Il ruolo ricoperto sarebbe attaccante, ma Falcinelli è più Hiroshi Jito (Clifford Yuma per gli occidentali) che Tsubasa Ozora (Oliver Hutton), tanto da primeggiare nella classifica dei giocatori più fallosi della fase a gironi. Non è il solo, perché il terzo posto di questa graduatoria è occupato dal compagno di squadra Sekou Sanogo con 17 interventi irregolari. Eppure i serbi non sono nemmeno stati la squadra più cattiva della prima fase di EL, visto che gli svizzeri dello Young Boys hanno fatto ancora peggio (110 falli contro 103). Siamo nel puro ambito delle squadre più di lotta che di governo, con la differenza che nel frattempo i bernesi sono tornati a casa, per la gioia delle caviglie degli avversari.

 

Noa Lang (Club Brugge)

(Photo by Lars Baron/Getty Images)

Unica eccezione alla premessa iniziale, visto che Lang con i belgi non ha disputato i gironi di EL ma quelli di Champions, sfiorando anche la qualificazione, negata solo da una traversa colpita all’Olimpico nei minuti conclusivi dell’ultima giornata. L’attaccante esterno olandese merita però una citazione per essere, dopo Erling Håland, l’under-21 più efficente a livello europeo, grazie agli 11 gol e ai 7 assist totalizzati in 18 partite di campionato. Da quando l’Ajax ha cambiato politica investendo più soldi sul mercato a scapito del settore giovanile, molti prodotti del vivaio se ne sono andati da Amsterdam senza attendere quella chance in prima squadra che, con tutta probabilità, per molti non sarebbe mai arrivata. Lang ha scelto Brugge, l’equivalente belga dell’Ajax, a livello di successi, in questi anni recenti. Non ha perso nulla a livello europeo e, rendimento alla mano, qualcuno comincia a rimpiangerlo.

 

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