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Dieci prime giornate che ci hanno illuso

By 15 Ottobre 2020

Non sempre chi ben comincia poi prosegue così per il resto della stagione: siamo andati a vedere dal 2000 in avanti i calciatori che dopo un debutto col botto hanno tradito le attese, anche da un punto di vista fantacalcistico

Chi ben comincia è a metà dell’opera: balle. Chi ben comincia, ben comincia: stop. Specialmente nel calcio, dove altrimenti non staremmo qui a stropicciarci ancora gli occhi per l’Atalanta di Gasperini che aveva cominciato la sua gestione a Bergamo con quattro sconfitte di fila e l’esonero del tecnico era stato evitato per un pelo. Bisogna sempre avere pazienza ed equilibrio nelle valutazioni, insomma.

Perché non sempre chi fa il botto al debutto in seguito si conferma. Anzi, certe volte in seguito ha un crollo talmente netto da diventare quasi ridicolo. Abbiamo preso i dieci migliori casi dal 2000 in avanti, ordinandoli soprattutto per “epicità del protagonista” e per “dimensione del botto iniziale”.
Naturalmente è una classifica che si fa per scherzare, anche se molti, magari all’asta del fantacalcio, all’epoca ci erano cascati (me compreso in almeno un caso, che vi sfido a indovinare). 

10° posto – Kevin-Prince Boateng (Fiorentina, 2019-20)

 (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)

Arrivato a parametro zero dopo la misteriosa operazione che l’aveva portato dal Sassuolo al Barcellona (in prestito!) senza quasi mai giocare in maglia blaugrana, KPB si prende senza problemi la maglia viola col numero 10, che ha sempre un significato particolare. “Sono qui per lasciare il segno, ho la testa a posto”, proclama il giorno della presentazione. Il direttore sportivo Daniele Pradé si spinge oltre: “L’abbiamo scelto perché rappresenta Firenze: è bello”. Schierato stabilmente come punta, debutta in campionato segnando nel pirotecnico 3-4 con cui il Napoli vince al Franchi. Rasoiata da fuori area e capriola d’ordinanza per esultare, ma è un fuoco di paglia: la Fiorentina cambia l’allenatore, da Montella a Iachini, e Boateng sparisce dalle rotazioni fino al trasferimento al Besiktas a gennaio. Tornerà quello di una volta all’ambiziosissimo Monza dei suoi ex datori di lavoro Berlusconi&Galliani? Noi glielo auguriamo. 

 

9° posto – Moestafa El Kabir (Cagliari, 2011-12)

Enrico Locci / LaPresse

Cosa ci fa in Sardegna un centravanti olandese di origini marocchine reduce da una grande stagione nel campionato svedese? Il Cagliari nell’estate del 2011 rifà completamente l’attacco: arrivano in un colpo solo “El Bati” Larrivey (che torna da un prestito al Lanus), il colombiano Ibarbo e, Moestafa El Kabir, 15 gol con il Mjallby e ribattezzato “Il nuovo Ibrahimovic”. Un blitz del presidente Cellino, si dice, che ha anticipato diversi club inglesi e italiani, tra cui l’Udinese. Prima giornata, i sardi sono di scena a Roma contro i giallorossi allenati da Luis Enrique, un cantiere aperto in cui Totti è già in fibrillazione dopo essere stato sostituito nel preliminare di Europa League (poi perso) contro lo Slovan Bratislava. Dopo l’immancabile gol dell’ex di Daniele Conti, arriva il raddoppio del Cagliari oltre il novantesimo: nelle praterie lasciate dalla difesa giallorossa El Kabir, appena entrato al posto di Cossu e già ammonito, ha tutto il tempo per controllare il pallone e battere Stekelenburg con un diagonale di pregevolissima fattura. Finirà 2-1 perché De Rossi accorcia le distanze praticamente al fischio finale. Per l’olandese-marocchino da quel giorno in avanti una caterva di infortuni e un totale di 137 minuti in campo, ovviamente senza segnare più. Al momento è svincolato dopo varie esperienze in Arabia Turchia, Giappone, Turchia e, come ovvio, in Svezia. 

 

8° posto – Amato Ciciretti (Benevento, 2017-18)

Foto LaPresse/Marco Alpozzi

Che bella favola il Benevento che debutta in Serie A il 19 agosto del 2017: trasferta a Marassi contro la Sampdoria, partita difficile sulla carta, ma da affrontare a cuor leggero, perché è una grande festa per tutto l’ambiente. E il primo gol nella storia delle “Streghe”, nel massimo campionato, lo realizza uno dei giocatori più attesi, uno dei protagonisti della promozione ottenuta a sorpresa pochi mesi prima. Ad Amato Ciciretti non si può non volere bene con quella sua aria da tamarro di periferia: cresciuto nella Roma, originario del quartiere del Trullo (non proprio il più sfavillante della Capitale), tatuatissimo e biondissimo, ha un sinistro che delizia fin da quando con gli Allievi giallorossi vinceva lo scudetto di categoria contro la Juventus. Il suo idolo è – e chi altrimenti? – Francesco Totti e indossa la maglia numero dieci. Il padre Giancarlo l’avrebbe voluto con sé a fare il muratore, ma il richiamo del pallone era stato incontrollabile. La sua rete alla Samp, all’esordio in A, è un capolavoro: controllo con il destro e tiro a giro e parabola mancina velenosa all’angolino. La Sampdoria rimonta e vince 2-1, il Benevento finisce in B e Ciciretti viene ceduto in prestito al Parma in B dopo aver segnato un altro grande gol nientemeno che alla Juve con un grande calcio di punizione. Il suo cartellino adesso è del Napoli, ma in maglia azzurra non ha mai disputato una partita se non con la Primavera.  

 

7° posto – Djibril Cissé (Lazio, 2011-12)

Foto Alfredo Falcone – LaPresse

Stessa giornata di El Kabir, ma in momenti diversi. Milan-Lazio apre la Serie A ed è subito spettacolo a San Siro con i rossoneri che rimontano due gol ai biancocelesti, tutto nel primo tempo. La Lazio si presenta con un attacco rinnovato al 100%, formato da una coppia esperta e avvezza ai palcoscenici internazionali: Miroslav Klose e Djibril Cissé. Quest’ultimo contro il Milan ha pure vinto una Champions indossando la maglia del Liverpool. Dopo l’1-0 del tedesco decolla su cross di Mauri anticipando Nesta e realizzando il 2-0, per quella che sarà la sua unica rete in campionato, prima della cessione al Queens Park Rangers nel gennaio del 2012. Di lui rimarrà il ricordo di un salace coro inventato dai tifosi della Lazio.  

6° posto – Ricardo Kishna (Lazio, 2015-16)

Foto Marco Rosi/LaPresse

Già, che fine ha fatto Ricardo Kishna? L’olandese non gioca una partita ufficiale dal 28 gennaio del 2019, quando scese in campo con la squadra riserve del Den Haag, che è ancora il club che lo tiene sotto contratto: 32 minuti contro il Willem II. Quasi due anni, insomma. E pensare che quando era arrivato alla Lazio, nell’estate del 2015, si sprecavano i paragoni di lusso: Ricardo è un attaccante molto completo, ha talento e fisico e una valutazione ancora abbordabile per le italiane. Sta allo stesso livello di Pogba”. Parola di Mino Raiola, agente di entrambi i giocatori. Quattro milioni di assegno e la Lazio l’aveva strappato all’Ajax e al suo proverbiale florido settore giovanile. Prima partita di campionato contro il Bologna e gol: controllo e sinistro rasoterra per il 2-0 a spiazzare Mirante. Da allora una sola altra rete da professionista, sempre in maglia Lazio, in una sconfitta interna contro il Milan.  

 

5° posto – Nico Lopez (Roma, 2012-13)

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Un anno dopo Luis Enrique e il suo cantiere aperto, la Roma inizia il nuovo campionato con Zdenek Zeman e le sue certezze: tradotto, partite folli e attacchi pirotecnici in cui trovano spazio diversi giovani. I giallorossi sono sotto in casa contro il Catania 2-1 quando siamo già oltre il novantesimo. Osvaldo ha pareggiato una prima volta con una sforbiciata da antologia, ma quello che si inventa Nico Lopez è un capolavoro di balistica e freddezza: sombrero a un difensore e sinistro al volo tra palo e portiere. Il tutto dopo essere entrato al posto di Totti. L’uruguaiano deve ancora compiere 19 anni ed è arrivato dal Nacional Montevideo per un milione appena, scoperto da Walter Sabatini in uno dei suoi classici colpi dal sottobosco sudamericano. Un mese dopo quel gol diventa padre (!), ma nel giro di un anno finirà ceduto all’Udinese nell’operazione che porterà alla Roma Mehdi Benatia. Senza segnare più nemmeno una volta, ovviamente.  

 

4° posto – Christian Terlizzi (Palermo, 2005-06)

© Mario Marmo / LaPresse

Gol di Terlizzi in carriera in Serie A: 11. Gol di Terlizzi nella Serie A 2005-06: 5. Gol di Terlizzi nelle prime quattro partite della Serie A 2005-06: 4. Tra l’agosto e il settembre del 2005, insomma, il difensore del Palermo tocca il cielo con un dito, ogni pallone che gli capita attorno quando va in avanti si trasforma in una gioia personale. Parma (dove becca anche una scarpata involontaria da Corradi che lo costringe a mettere un grosso cerotto sul labbro), Inter, Siena e Reggina sono le vittime di questa sua incredibile striscia, che non può proseguire a questo ritmo e che infatti presto si arena, anche perché lui è la riserva del titolare Giuseppe Biava, che quando rientra gli lascia poco spazio. Qualcuno in quel periodo pensa addirittura di portarlo ai Mondiali, ma in Germania ci andranno (e con che risultati!) i compagni di squadra Barzagli, Grosso e Barone. 

 

3° posto – Diego Forlan (Inter, 2011-12)

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Il sospetto che l’avventura di Forlan all’Inter potesse rivelarsi piena di intoppi fin da subito era evidente: come spiegarsi altrimenti, da parte di un club così prestigioso come quello nerazzurro, il celebre pasticciaccio della lista Champions? Quando l’uruguaiano arriva ha già giocato una partita del preliminare di coppa con la maglia dell’Atletico Madrid, quindi non può inizialmente scendere in campo con l’Inter in Europa. “Pazienza – pensano in molti –, lo si rivedrà per gli ottavi di finale di Champions”. Purtroppo i nerazzurri a quel livello della manifestazione si saranno già resi conto di aver acquistato un altro Diego Forlan, una specie di cugino scarso del grande campione che era stato. L’attaccante arriva a Milano reduce dalla vittoria in Copa America, ma è un calciatore logorato (d’altronde ha 32 anni) da tante battaglie in più continenti; soprattutto non è più l’animale da gol di una volta, due volte Scarpa d’Oro, terrore delle difese avversarie. Eppure al debutto in maglia nerazzurra, nel pirotecnico 4-3 con cui il Palermo batte l’Inter di Gasperini, Diego va a bersaglio, sulle spalle ha il 9 che era stato di Eto’o; un bel gol il suo, gran movimento a dettare il passaggio di Sneijder dietro il difensore rosanero, poi controllo e sinistro di controbalzo all’incrocio. Il problema maggiore dell’Inter in quel momento sembra la difesa, vista la coppia d’attacco Milito-Forlan che dimostra una buonissima intesa. E invece anche l’uruguaiano colerà a picco, tra infortuni (due stiramenti che lo tengono fuori tre mesi) e cambi di allenatore in una stagione disgraziata: segnerà solo un altro gol, il 12 marzo del 2013 contro il Catania, prima di andarsene. 

 

2° posto – Ricardo Oliveira (Milan, 2006-07)

(Photo by New Press/Getty Images)

“Che faccia tosta, prende proprio quel numero di maglia, deve avere una gran personalità”. I tifosi del Milan nell’estate del 2006 sono spaesati per diversi motivi. Il primo è lo scandalo di “Calciopoli” che ha toccato anche il club rossonero, penalizzato e costretto ai preliminari di Champions dopo essere arrivato secondo nel campionato precedente. Il secondo, forse più difficile da digerire, è l’addio dopo sette stagioni di Andriy Shevchenko, che non solo se n’è andato al Chelsea, ma al primo gol segnato con i londinesi ha baciato la maglia come se fosse uno di famiglia a Stamford Bridge. Tradimento, infamia, vergogna: l’ucraino, però, ai Blues toccherà forse il punto più basso della carriera. Al suo posto, dal Betis Siviglia, arriva Ricardo Oliveira, un po’ a sorpresa, dopo aver sondato la pista-Ronaldo (che in effetti arriverà, ma nel mercato invernale). Brasiliano tecnico e veloce, se ne va dal Betis pagando una supermulta da un milione di euro per essersi presentato in ritardo di nove giorni al ritiro. Oliveira è reduce da un infortunio al ginocchio, ma il Milan per lui sborsa 17 milioni di euro aggiungendo all’operazione il cartellino del mediano svizzero Johann Vogel. L’agente dell’attaccante è Roberto de Assis, fratello e procuratore di Ronaldinho, e forse l’acquisto del suo assistito è una sorta di pacca sulla spalla per poi arrivare al fenomeno allora del Barcellona. Tuttavia quando Oliveira debutta con la maglia numero 7, lo stesso numero di Shevchenko, a San Siro contro la Lazio è uno spettacolo: gol decisivo, di testa da calcio d’angolo, a otto minuti dall’ingresso in campo al posto di Gilardino, più alcune sgroppate che mandano in ambasce la difesa biancoceleste. Voto 7 sulla Gazzetta dello Sport: “La prima risposta a chi rimpiange Ibrahimovic e Crespo”. Sì, gli obiettivi sfumati per via del coinvolgimento in “Calciopoli” che aveva riempito di dubbi l’ambiente rossonero. L’inizio di un grande idillio? Insomma. Oliveira segnerà solo altri due gol in campionato in quella stagione, che per il Milan si concluderà con la vittoria in Champions contro il Liverpool. 

 

1° posto – Maicosuel (Udinese, 2012-13)

Valter Parisotto / LaPresse

“Il Mago”, basta la parola. Come passare in pochi giorni da un promettente debutto a un gesto tecnico da umiliazione eterna. Bei tempi quelli per l’Udinese, che sul mercato non sbaglia un colpo, compra a pochissimo e rivende a tantissimo, e con quei guadagna ricompra a pochissimo e rivende a tantissimo, sempre rimanendo competitiva con Francesco Guidolin a dirigere l’orchestra dalla panchina. Per due volte consecutive i friulani si arenano ai preliminari di Champions League, e se nel primo caso contro l’Arsenal ci sta, vista la diversa caratura tecnica, l’eliminazione con lo Sporting Braga grida ancora vendetta. Si va ai rigori, in casa, l’occasione è formidabile: equilibrio assoluto, 1-1 all’andata, stesso risultato al ritorno e ancora 2-2 nella lotteria dagli undici metri quando sul dischetto si presenta il già citato “Mago” Maicosuel. Brasiliano, appena arrivato dal Botafogo dopo un anno in Germania Hoffenheim, per lui Guidolin pochi giorni prima ha speso belle parole: “Giocatore che ha grandi doti, ha qualità, ma deve ancora adattarsi al nostro calcio”. In fondo ha già segnato in campionato, nella sconfitta all’esordio contro la Fiorentina: una rete tutta sudamericana, su assist di Muriel. Si presenta sul dischetto convinto, quasi spavaldo: rincorsa e, d’improvviso, “cucchiaio” alla Totti. Il risultato? Giudicate voi. La sua avventura con l’Udinese non finisce lì, ma la macchia è indelebile. “Il Mago è sempre stato qui e vuole continuare a giocare ad alto livello”, protesta un mese e mezzo dopo quel rigore sbagliato, periodo in cui Guidolin non gli aveva concesso nemmeno un minuto. Al momento è svincolato. 

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