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Dimenticati Football Club

By 16 Dicembre 2020

Tesserati per le loro squadre, ma non ancora scesi in campo in Serie A dopo un quarto del campionato: andiamo a scoprire chi sono questi “ignorati di lusso”, alcuni dei quali forse potrebbero essere utili, ma in altri contesti

Scelta tecnica, intrighi di mercato, troppa concorrenza nei rispettivi ruoli e quindi caduta nel dimenticatoio: in Serie A c’è un piccolo drappello di giocatori che dopo oltre un quarto di campionato, 11 partite su 38, non è ancora sceso in campo per neanche un minuto. Messi da parte, ignorati, ogni 27 del mese però sono una bella palla al piede per i loro presidenti, con i loro stipendi. Ne abbiamo scelti undici, di questi giocatori, di questi “fantasmi”, per formare un 4-3-1-2 che forse non sfigurerebbe nemmeno, se tutti i protagonisti della nostra formazione stessero bene, o quantomeno in forma accettabile. Ci aggiungiamo anche sette cambi a disposizione del “mister” per la panchina (chiaro, nessuno di questi undici avrebbe i novanta minuti nelle gambe). Alcuni di questi giocatori è probabile che non giocheranno mai più in Serie A. 

 

Portiere
Simone Scuffet (Udinese)

(Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images for Lega Serie B)

Un giorno capiremo che cosa è successo a questo ragazzo che nel 2014, ancora minorenne, con una “sicurezza da veterano” sembrava pronto a prendersi se non il mondo almeno la maglia della Nazionale e che adesso è la riserva di Musso e Nicolas. Solo poche settimane fa conquistava la Serie A con lo Spezia da titolare (e da protagonista, 32 gol subiti in 36 partite e 14 “clean sheet”, 14 gare imbattuto), ma tanto per cambiare era in prestito dall’Udinese, con cui non gioca in campionato da due anni. 

 

Difensore destro
Andrea Conti (Milan)

(Photo by Marco Luzzani/Getty Images)

C’è da dire che da quando veste rossonero la sfortuna si è accanita su di lui con due rotture dei legamenti del ginocchio. Poi ci si è messo Calabria a tenere una costanza di rendimento che l’ha portato addirittura in Nazionale. Eppure nemmeno in Europa League l’ex atalantino è riuscito a incidere, visto che gli viene preferito anche Diogo Dalot. La sua involuzione dell’ultimo periodo è stata oggettiva e preoccupante, specie ripensando, appunto, al periodo con l’Atalanta. 

 

Difensori centrali
Mateo Musacchio (Milan) e Federico Fazio (Roma)

(Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Due argentini che fin qua in stagione hanno pagato soprattutto guai fisici. Musacchio non gioca una partita intera dal 2 febbraio (1-1 con il Verona a San Siro), prima di farsi male alla caviglia e dell’esplosione di Kjaer, che sta giocando a livelli spaziali. Per il primo acquisto della proprietà cinese si profilerà, forse, una cessione a breve.
Fazio invece è passato anche da una positività al Covid-19 che l’ha tenuto ai box per un paio di settimane, contribuendo a farlo scalare ancora di più nelle gerarchie di Fonseca. Per il resto il suo impiego è stato esclusivamente in Europa League. Non che prima, però, giocasse molto: le ultime partite da titolare in Serie A sono state la semi-amichevole contro la Juventus all’ultima giornata del campionato 2019-20 e la sgambata a Brescia finita 3-0, dove era andato anche a segno. Contro il Cska Sofia in Europa League, in una partita comunque senza significato, ha infilato una raffica di errori da film horror. 

 

Difensore sinistro
Riza Durmisi (Lazio)

(Photo by Marco Rosi/Getty Images)

Caso a dir poco assurdo. Quando giocava nel Betis il danese era un signor laterale, un gran bel cavallo a sinistra. In biancoceleste, dove è arrivato nel 2018, sembrava fatto apposta per il 3-5-2: invece, il nulla. Prestato al Nizza nella seconda metà della passata stagione, ancora non pervenuto in questa. Prende comunque un milione all’anno. 

 

Centrocampisti centrali
Matias Vecino (Inter), Francesco Magnanelli (Sassuolo) e Sami Khedira (Juventus)

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

“La riprende Vecino”, oppure “La garra charrua!”, con quella “a” finale pronunciata a lungo, nell’urlo belluino tirato da Riccardo Trevisani e Lele Adani nel celebre commento di Inter-Tottenham di Champions League per Sky. Sono passati due anni e sembra un secolo fa, invece: l’uruguaiano nella rosa dell’Inter ormai è un orpello, anche per via di un infortunio al menisco da cui sta tentando di recuperare. A centrocampo, nel suo ruolo, peraltro la concorrenza è folta e spietata: Vidal, Barella, Brozovic, Sensi, Nainggolan, Gagliardini ed Eriksen che già si deve accontentare dei ritagli delle partite. Qui va a posizionarsi Vecino, “l’uomo della Champions”, come da copyright Trevisani-Adani, il cui destino pare segnato con una cessione a gennaio.

Il capitano del Sassuolo, invece, è sempre più un capitano-non giocatore, come nel tennis. A ormai 36 anni è chiaro che non può più essere un pilastro dei neroverdi, che ha accompagnato nella risalita dalla C-2 alla A, guadagnandosi anche momenti da protagonista. Nelle gerarchie di De Zerbi, in compenso, i titolari sono altri, Locatelli e Lopez, poi vengono Obiang e Bourabia. Sarà difficile per Magnanelli, anche lui reduce da un infortunio, va detto, risalire la china.

Caso più spinoso, invece, quello di Khedira. Il tedesco è chiaramente un separato in casa-Juventus, anche se negli ultimi tempi, viste le difficoltà a centrocampo dei bianconeri, qualcuno ha sussurrato che forse servirebbe la sua sapienza tattica. Il suo stipendio da 6 milioni di euro netti è un disincentivo per chi vorrebbe accaparrarsene le prestazioni, il contratto scade nel giugno prossimo, quindi è probabile che vada via a parametro zero. Certo, Khedira è un giocatore “injury prone”, come si dice in questi casi, che “tende all’infortunio”. Adesso, però, paradossalmente la scelta di non schierarlo è solo tecnica, perché non ha nessun acciacco. 

 

Trequartista
Javier Pastore (Roma)

GRAZ, AUSTRIA – OCTOBER 3: Javier Pastore of AS Roma during the UEFA Champions League group J match between Wolfsberger AC v AS Roma at Merkur Arena on October 3, 2019 in Graz, Austria. (Photo by Martin Rauscher – SEPA.Media/Getty Images)

Siamo tutti d’accordo, tifosi giallorossi compresi, che la sua seconda esperienza italiana dopo quella sontuosa di Palermo sia stata un completo disastro. Un disastro conclusosi con i meme su internet, perché in fondo tanto vale buttarla sul ridere. Tuttavia “El Flaco” è ancora lì, a libro-paga della Roma, e nemmeno per pochi spiccioli, 4.5 milioni a stagione: non gioca da un anno e spiccioli, colpa di un’operazione all’anca. Un punto del corpo che di solito significa, quando dà problemi, quasi la fine della carriera di uno sportivo, i tennisti ne sanno qualcosa.  

 

Attaccanti
Arkadiusz Milik e Fernando Llorente (Napoli)

(Photo by Emilio Andreoli/Getty Images)

La situazione del Napoli in avanti è di abbondanza assoluta. Poche squadre in Europa hanno una potenza di fuoco come quella che ha a disposizione Gattuso, compresi il polacco e lo spagnolo. Però con Mertens-Insigne-Oshimen-Politano-Petagna-Lozano il reparto è ben coperto. E allora cosa farsene di questi altri due attaccanti, che in teoria potrebbero arrivare serenamente in doppia cifra di gol, specie Milik? La storia la sappiamo, con l’ex Ajax il “problema” ha avuto a che vedere con il mercato. Gli ultimi giorni di trattative prima della chiusura sono stati caotici, cessione, anzi no, rimane, Inter interessata, la Juventus, la Roma, ma innanzitutto deve partire Dzeko, insomma, ne abbiamo lette di ogni. E Milik lì, ad aspettare, e adesso a non giocare più, gennaio è alle porte e il tormentone ripartirà. Anzi, è già ripartito con voci provenienti dall’estero.

Anche Llorente è stato a un passo dal salutare Napoli, sembrava fatta per il ritorno all’Athletic Bilbao, poi sfumato. Il bel Fernando fa tappezzeria da mesi, ormai, e il suo stipendio da 2.5 milioni (lo stesso di Milik) non è che invogli molte altre squadre a investire per un attaccante che comunque va per i 36 anni. 

 

Panchina

Molte squadre di A hanno all’interno delle loro rose giocatori che definire rami secchi è poco. Parliamo di gente a libro-paga che forse qualcuno di voi si è pure dimenticato. Alcuni non sono nemmeno iscritti nelle liste del campionato, però sono lì, in attesa principalmente di essere ceduti. 

Vanja Milinkovic-Savic (Torino)
C’erano altri candidati a questa “panchina virtuale”, ma scegliamo lui. Fratello di Sergej, gran tiratore di calci di punizione, è uno dei vice-Sirigu visto che i granata hanno anche Ujkani, attualmente infortunato. Ha giocato in Coppa Italia nel 2-0 all’Entella, col contratto in scadenza la prossima estate pare che vogliano rinnovarglielo.  

Amir Rrahmani (Napoli)
Già acquistato nel mercato invernale scorso ma rimasto nell’ottimo Verona di Juric a completare la stagione, il kosovaro (difensore con più contrasti aerei vinti nell’ultimo campionato) con Gattuso non ha mai visto il campo, nemmeno in Europa League. In compenso è costato 14 milioni, non pochissimo. Oltre ad essere diventato la quarta scelta come centrale dietro Manolas, Koulibaly e Maksimovic è rimasto vittima anche lui di recente di una positività al Covid-19.

Dodò (Sampdoria)

Foto LaPresse – Valerio Andreani

Ma ve lo ricordavate Dodò? Giovanissimo alla Roma, un po’ meno giovane all’Inter, sembrava destinato a una carriera interessante e poi è scomparso dai radar. Che ci crediate o no, è ancora della Sampdoria dopo una disputa legale, nientemeno, che con il Cruzeiro, suo penultimo club in cui era andato a giocare in prestito. Sarebbe scattato l’obbligo di riscatto dopo un determinato numero di presenze, che pare sia stato raggiunto e invece no, beghe tra i club e il giocatore, di mezzo anche stipendi non pagati, anche la Fifa tirata in ballo per sbrogliare la matassa: totale, non sta giocando da un anno. 

Luca Ceppitelli (Cagliari)
C’era una volta un imprescindibile della difesa dei sardi. C’era una volta il capitano dei rossoblù. Anche fantacalcisticamente qualcuno è probabile che gli abbia dato fiducia a inizio stagione nonostante l’arrivo di Godin. Eppure, anche in assenza dell’uruguaiano, Di Francesco non l’ha mai considerato. Zero minuti e un posto nelle gerarchie dietro Walukiewicz, Klavan e persino il giovane Carboni. Ok, ha avuto la fascite plantare e il Covid. 

Lasse Schone (Genoa)

Foto LaPresse – Tano Pecoraro

Come cambia la vita in due anni: da titolare e cervello del sorprendente Ajax semifinalista di Champions a stare fuori rosa nel Genoa. In mezzo una stagione da protagonista con uno strascico polemico, e adesso al danese non rimangono che post malinconici guardando il mare. 

Davide Di Gennaro (Lazio)
Altro ramo molto secco dei biancocelesti dopo Durmisi. L’ex centrocampista, tra l’altro, del Milan e della Reggina ormai ha scollinato i trent’anni ed è reduce da un prestito alla Juve Stabia in B. Non gioca una partita con la maglia della Lazio dal 22 aprile del 2018, tre minuti nel finale di una comoda vittoria 4-0 alla Sampdoria.  

Emmanuel Badu (Verona)
Poco da dire, appena arrivato all’Hellas un anno fa aveva avuto un coagulo di sangue nei polmoni rimanendo ai box per mesi. Lui che coi polmoni ci ha costruito una carriera, soprattutto all’Udinese, è finito inevitabilmente ai margini in una squadra come quella di Juric in cui i ritmi sono sempre sostenuti. Perlomeno sta bene e questa è la miglior notizia. 

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