Feed

Dio salvi la Reggina

By 23 Ottobre 2019

«Lei crede possibile che un uomo possa passare sulla terra senza aver detto nulla di quello che ha nel cuore e senza avere la sua parte?»
Corrado Alvaro, L’uomo è forte. 

Stavolta il meteo non sembra essersi sbagliato. Il pomeriggio del 15 ottobre piove davvero. E anche parecchio. Per tutto il giorno un cielo color ghisa bombarda l’Oreste Granillo con un’artiglieria fatta di gocce grasse e fitte, proiettili a salve che tamburellano contro le teste degli 11mila 700 spettatori in piedi su quel mostro di cemento armato.

Walter Mazzarri cammina da solo verso il tunnel degli spogliatoi. Un passo alla volta. Il piede sinistro dopo quello destro. Il piede destro dopo quello sinistro. Ancora e ancora e ancora. È protetto appena dalla stoffa bianca e amaranto della divisa sociale, eppure non si accorge neanche di quella pioggia che sembra bucare la pelle e farsi strada fino alle ossa. Acqua dolce che diluisce acqua salata. Pioggia che gli cola sul viso e stempera le sue lacrime. Perché Walter Mazzarri proprio non riesce a sorridere. Anche se la sua Reggina ha vinto. Anche se la sua Reggina ha vinto in casa contro la Roma capolista.

La verità è che Walter Mazzarri non si è mai sentito così solo. Un paradosso per uno che l’isolamento l’ha elevato a sistema, per uno che non si è mai reputato adatto a stare in un gruppo. Perché ad aprirsi si corre il rischio di essere fraintesi. Come si fa a spiegare a chi ti è vicino che il senso di solitudine più feroce che si possa provare è quello di un uomo che lotta disperatamente per elevarsi, per affermarsi, per dimostrare agli altri di essere all’altezza di un obiettivo? Walter Mazzarri cammina verso il tunnel degli spogliatoi mentre quelle voci, quelle 11mila 700 voci che si sono unite insieme in un orgasmo rumoroso e scomposto, si insinuano appena nelle sue orecchie. Gli arrivano così distanti, ovattate, flebili.

Nicola Amoruso esulta dopo aver segnato il gol decisivo contro la Roma nella partita del 15 ottobre 2006 (Photo by New Press/Getty Images)

C’è un altro pensiero che gli rimbalza contro le pareti del cranio. Un pensiero che si avvolge contro la sua gola e che infiamma i suoi occhi. È il pensiero di suo padre. Si chiamava Alberto. E si è spento una settimana prima, in Toscana. Mentre lui era a Reggio Calabria a dirigere un allenamento. È stato in quel momento che Walter Mazzarri ha capito che il lato odioso delle banalità è che a volte hanno ragione. È in quel momento che ha capito che perdere un padre è come perdere un filtro, una barriera di carne e di ossa, di sangue e di tendini che ti proteggere dal concetto di morte, dalla consapevolezza che, la prossima volta, la campana suonerà per te.

«La vita non è altro che un rasentarsi i solitudini».
Corrado Alvaro, L’uomo è forte.

Walter Mazzarri si presenta davanti alle telecamere di Domenica Stadio e tira un respiro profondo. «Mio padre seguiva sempre le mie partite – dice – dispiace che non abbia potuto vedere anche questa con la Roma. Sì, è un capolavoro. C’è modo e modo di vincere, stavolta abbiamo pienamente legittimato i tre punti con il gioco». Quello che non dice è che Alberto, in estate, lo spediva a lavorare con i muratori. Sveglia presto e su a costruire muri fino al primo pomeriggio. Poi iniziava un altro lavoro. Nel panificio di famiglia. Walter doveva andare a dare il cambio alla madre per farla riposare. Il ragazzo non aveva bisogno di portare soldi a casa, ma doveva imparare il significato pratico di dedizione alla causa, la pronuncia esatta di sacrificio. Anche se nelle giovanili della Fiorentina qualcuno lo aveva già definito il nuovo Antognoni. È durante quelle giornate di interminabili di noia e fatica che Walter si è forgiato. È in quelle estati di lavoro che ha messo a punto il suo personalissimo concetto di orgoglio. Un concetto che in molti hanno provato a minare.

Proprio come è successo a giugno del 2006. Mentre la Nazionale di Marcello Lippi vola in Germania per provare l’assalto al Mondiale, la Nazione è scossa da un altro scandalo sportivo. L’ennesimo. I giornalisti, in maniera impropria, lo ribattezzano Calciopoli. E ridisegna per qualche anno la geografia del calcio tricolore. La Reggina, che Mazzarri aveva guidato fino al quattordicesimo posto solo un anno prima, finisce in tribunale per due procedimenti diversi. Il 30 maggio, infatti, il presidente Foti rilascia un’intervista a La Repubblica. «Nel luglio 2005 – dice – abbiamo colmato gran parte del debito in contanti e 4 milioni ce li ha dati, poi, un Istituto di Credito di Crotone». Niente di strano se non fosse che alla Covisoc è depositata una sua autocertificazione in cui Foti garantisce di aver saldato al 30 giugno, quindi entro i termini, tutti i debiti con l’erario.

Il presidente della Reggina Lillo Foti © FRANCESCO SAYA- LAPRESSE

In pratica il presidente si è lasciato scappare che la Reggina non era in regola con l’iscrizione alla Serie A. Qualcuno sostiene che ci siano gli estremi per l’illecito amministrativo. Altri, come il Bologna, fanno partire un esposto per ottenere l’ammissione in Serie A. E non finisce qui. Perché sono spuntate fuori delle intercettazioni. E sono piuttosto imbarazzanti. I magistrati hanno ascoltato diverse telefonate. Alcune indirizzate a Moggi. Altre all’ex designatore Paolo Bergamo. Ma è una chiacchierata in particolare a far drizzare le antenne agli inquirenti. È stata effettuata alle 12.56 del 4 dicembre 2004. Secondo i magistrati Foti avrebbe chiesto rassicurazioni a Bergamo sul match contro il Brescia del giorno successivo. «Per domani tutto preparato sì sì. Stai tranquillo, stai tranquillo!» avrebbe risposto il designatore.

Il 26 giugno l’Italia batte l’Australia grazie a un rigore di Francesco Totti. Due giorni dopo il presidente della Reggina viene convocato dagli inquirenti. Dopo essere stato ascoltato, Foti ostenta sicurezza. «Se temo penalizzazione o retrocessioni? No e perché, scusate?» dice ai cronisti che lo aspettano all’uscita della Federcalcio.

Ma mentre la giustizia sportiva va avanti con le indagini, la Reggina deve provare a pianificare la sua stagione. Il 15 luglio gli amaranto si danno appuntamento sui campi bollenti del Centro Sant’Agata. In programma c’è una sgambata prima di partire per la Valle d’Aosta. La speranza è che il ritiro ad alta quota ossigeni i polmoni e tappi le orecchie ai giocatori. Soprattutto a quelli che dovranno arrivare. Dovranno, appunto. Perché con la minaccia di una penalizzazione che pende sulla testa del club fare mercato diventa un esercizio di fantasia. Ciccio Cozza, Franceschini e Paredes hanno già deciso di cambiare aria. Tre pezzi della storia recente della Reggina salutano e cercano gloria altrove. Vengono sostituiti da Salvatore Aronica, difensore di 28 anni acquistato dal Messina, Daniele Amerini, 32 primavere, centrocampista centrale del Modena, e Andrea Campagnolo, 28 anni, ex estremo difensore del Cagliari. Troppo poco, forse, per puntare alla permanenza in Serie A.

Un abbraccio fra Mesto, Amoruso e Bianchi © FRANCESCO SAYA- LAPRESSE.

La Reggina comincia a preparare la stagione su due campi diversi. In tribunale e in montagna. «Ritengo ingiusto e inaccettabile screditare una società come la Reggina che, come sostenuto dal Commissario Rossi, fa del lavoro e della lealtà da oltre 20 anni la sua bandiera – tuona Lillo Foti – sono sereno perché estraneo a ogni tipo di accusa». Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, mira più in alto. «È un processo mediatico senza fine – afferma – chiediamo un’indagine giusta e senza condizionamenti. La Reggina è patrimonio di questa città e la difendiamo con tutte le nostre forze».

All’improvviso Walter Mazzarri viene risucchiato fra le pagine di un romanzo di Corrado Alvaro. Inchiostro nero che racconta un Sud feroce, aspro, spietato. Un Sud dove ci si batte per affermare la propria esistenza, per non morire nel corpo o quanto meno nella mente. Lotta e sofferenza, rabbia e paura e voglia di riscatto. Ma il lieto fine è tutt’altro che scontato.

In attesa dei deferimenti, il 23 luglio la Reggina disputa la sua prima amichevole stagionale. La mattina Mazzarri manda i suoi ragazzi per i boschi. Sono previsti 40′ di ripetute in altura. Nel pomeriggio, invece, l’allenatore prova metterli in campo per l’amichevole contro la Val d’Ayas, terza categoria locale. Le gambe sono pesanti, ma la testa degli amaranto volano. A Brusson, in provincia di Aosta, finisce 11-0 per i calabresi. Con una tripletta segnata da Nick “Piede Caldo” Amoruso.

Quella del 3 agosto è un’altra giornata di pioggia. A Graz, stavolta, la Reggina affronta il Real Madrid di Fabio Capello. Roberto Carlos, Emerson, Beckham, Robinho, van Nistelrooy e Cassano contro Pelizzoli, De Rosa, Lucarelli, Mesto, Modesto, Amoruso e Bianchi. Sembra una gara senza storia. E invece le meringhe faticano molto più del solito. Raul segna, Leon ci va vicino addirittura 3 volte. Alla fine la casa blanca vince 1-0. Ma gli applausi sono tutti per la Reggina.

I sogni di gloria, però, durano appena 5 giorni. L’8 agosto il Procuratore Federale Stefano Palazzi annuncia che Foti e la Reggina sono deferiti per illecito sportivo e slealtà. La squadra, che intanto si è spostata in ritiro a Spoleto, è scossa. Qualcuno ha paura di precipitare in B senza neanche passare dal via. I tifosi temono un circolo poco virtuoso fatto di cessioni, ridimensionamento, oblio. «Questa società non può diventare un capro espiatorio», dice l’avvocato degli amaranto Giuseppe Panuccio.

Walter Mazzarri sa che deve tirare fuori un coniglio dal cilindro se non vuole perdere la squadra. Convoca i giocatori. Li rincuora. Cerca di spiegare a ognuno di loro la situazione. Poi li fa sedere e prepara il suo spettacolo. Dice che, nonostante tutto, lui alla salvezza ci crede. Dice che chi non la pensa come lui è liberissimo di cercarsi un’altra destinazione. Ma chi resta, chi decide di non abbandonare i compagni, deve prepararsi a una lotta estenuante.

Poi Walter Mazzarri si presenta davanti ai giornalisti e inizia a urlare la rabbia che aveva cominciato a gonfiarsi nel suo stomaco. «Voglio augurarmi almeno che ci siano processi giusti, fatti da persone competenti – spiega – Che dovranno verificare oggettivamente quanti possibili errori abbiamo avuto a favore e quanti contro. Non ci si dovrà soffermare solo su una due partite. Nella stagione incriminata abbiamo ricevuto danni quantificabili a causa di errori arbitrali. Abbiamo concluso quel campionato a 44 punti, ma potevamo ottenerne ben 50 e andare in Europa disputando l’Intertoto. Sono pronto ad andare davanti al Presidente della Repubblica per testimoniare la nostra estraneità ai fatti. Lo dico a chiare lettere: siamo innocenti».

«Sono pronto ad andare davanti al Presidente della Repubblica per testimoniare la nostra estraneità ai fatti. Lo dico a chiare lettere: siamo innocenti». Walter Mazzarri, 8 agosto 2006.

© FRANCESCO SAYA- LAPRESSE.

Walter Mazzarri è un martello, ma qualche chiodo viene comunque piantato storto. Il 10 agosto la Reggina gioca un’altra amichevole. Stavolta nell’altra metà campo non c’è il Real Madrid, ma la Cisco Roma. Una squadra che gioca in C2. Una squadra capitanata da Paolo Di Canio, 38 anni e ancora tanta bile da rovesciare contro il presidente della Lazio Lotito. Sembra una partita a senso unico. E in qualche modo lo è. Perché la Cisco si impone 1-2 grazie ai gol di Di Canio e Mazzarani. Al fischio finale Mazzarri prova a spiegare il perché di quel risultato, il motivo per cui quelle gambe sono così imballate. Ma nessuno ha troppa voglia di ascoltarlo. Gli domandano se ha paura. Gli chiedono se la Reggina è davvero estranea ai fatti.

Le notizie che circolano sono tutt’altro che rassicuranti. L’accusa chiede la retrocessione con una penalizzazione. La difesa punta ad affermare la completa estraneità ai fatti, vuole dimostrare che le telefonate con Bergamo erano soltanto istituzionali. In pratica, tenta di derubricare le accuse da illecito sportivo a slealtà. Intanto a Reggio Calabria si vive uno psicodramma. Se la squadra non resterà in A, magari con una forte penalizzazione, i tifosi sono pronti  bloccare la stazione cittadina e i traghetti di Villa San Giovanni. Qualcuno addirittura rievoca i “moti di Reggio”, la sommossa datata 1970 e provocata dalla scelta di Catanzaro come capoluogo di Regione. Altri, invece, si soffermano su un altro dettaglio: la retrocessione porterebbe immediatamente all’addio di Pelizzoli, Amoruso, Lucarelli e Bianchi. Ossia i giocatori con lo stipendio più alto. E, incidentalmente, anche i più bravi.

La sentenza del Caf arriva il 17 agosto. E non è morbida. Non c’è stato illecito sportivo, solo slealtà. Significa che la Reggina resta in A, ma con una penalizzazione di 15 punti. Lillo Foti se ne sta chiuso nei suoi pensieri tutta la giornata. Poi, verso sera, grida tutto il suo disappunto. «Prendo atto i questa decisione della Caf – dice – sono profondamente deluso. La A è una conquista sul campo. I miei legali hanno smontato tutte le ipotesi del procuratore Palazzi. Voglio prendermi qualche ora di riflessione, poi deciderò quali saranno le prossime mosse». Walter Mazzarri è più pessimista. «Come si fa a essere contenti? Per una realtà come la Reggina la salvezza è come uno scudetto: con 15 punti in meno è quasi impossibile. In un certo senso è come non farci partecipare alla A».

Il Procuratore Federale Stefano Palazzi (Photo by Paolo Bruno/Getty Images).

Due giorni dopo si gioca la prima partita ufficiale della stagione. Nel primo turno di Coppa Italia la Reggina incontra la Pro Vasto. E per saltare l’ostacolo la squadra di Mazzarri ha bisogno dei tempi supplementari. Dopo aver battuto anche la Cremonese, il 27 agosto gli amaranto affrontano il Crotone nel terzo turno della Coppa nazionale. Ma mentre i giocatori sono in marcia per raggiungere lo stadio, vengono raggiunti da una notizia raggelante: la Corte Federale ha confermato i 15 punti di penalizzazione. Foti, che è stato inibito per 30 mesi,  non ha nessuna voglia di darsi per vinto. Continuerà a ricorrere fino a quando la faccenda non sarà risolta.

E il 3 settembre parte al contrattacco: «Purtroppo devo prenderne atto – dice – la Reggina e il suo presidente non hanno alcun peso specifico. Sì, abbiamo subito una vera e propria aggressione. Paghiamo per 11 telefonate il cui costo complessivo non supera i 2 euro».

Una settimana più tardi finalmente si comincia a giocare. La prima avversaria è il Palermo di Guidolin. Si gioca a La Favorita. Nei primi 9′ la Reggina ha due limpide palle gol. Poi negli 8′ successivi subisce 3 reti (Bresciano, in rovesciata, Biava e Corini). Rolando Bianchi accorcia con una doppietta, Amauri allunga di nuovo con un gol e Bianchi fissa il finale sul 4-3. Tanti complimenti, zero punti in tasca. L’unico che ha voglia di sorridere è proprio Bianchi. Il 2 settembre del 2005, giocando contro la Scozia con l’Under 21, si era rotto il crociato del ginocchio destro. Ora, 12 mesi più tardi, nella sola gara contro il Palermo ha segnato lo stesso numero di gol che aveva realizzato in A in carriera.

Per una settimana è il capocannoniere del torneo, così la Gazzetta decide di scavare a fondo nelle abitudini un un ragazzo di Bergamo trapiantato a Reggio Calabria. «Se i capelli lunghi mi aiutano con le donne? Non ho notato la differenza. Non possiedo auto di lusso. Ho una Smart, da 3 anni: la terrò fino a quando non crolla». E ancora: «In tv ora seguo La Pupa e il Secchione: mi fa morire dalle risate. Quasi un reality fra geni e ragazze bellissime».

Enrico Papi e Federica Panicucci durante la presentazione di La Pupa e il Secchione, uno dei programmi preferiti di Rolando Bianchi (LaPresse).

Un programma trash che evidentemente fa bene al giocatore. Nella seconda giornata, infatti, la Reggina ospita il Cagliari. Al 90′ è 1-1, perché al vantaggio iniziale di Leon risponde Suazo su calcio di rigore. Solo che il penalty è inesistente. Il guardalinee Angrisani segnala al signor Girardi un finto fallo di Giosa su Mauro Esposito. Sono passati solo pochi minuti, ma la partita, anzi, la stagione, sembra ormai compromessa. Sul campo del Granillo ballano i fantasmi, nella testa dei giocatori amaranto rimbomba la voce dei demoni. Solo che poi Bianchi la butta dentro in pieno recupero. Al 93′ gli amaranto si ritrovano improvvisamente a -12. Tre piccoli passi in avanti verso un risultato che sembra impossibile. «I tifosi di Reggio sono depressi e io vorrei regalare loro nuovi sorrisi e soprattutto la salvezza», dice Rolando a fine partita. Un sorriso che neanche l’espulsione di Walter Mazzarri riesce a rovinare. «È stato un equivoco – prova a spiegare il mister a fine partita – Girardi pensava che urlassi contro di lui».

Non c’è neanche il tempo di rilassare i nervi che si torna in campo. Il mercoledì successo, 19 settembre, la Reggina oltrepassa lo stretto. Si va al San Filippo di Messina. E il derby si preannuncia infuocato. Qualche mese prima i tifosi calabresi avevano issato una gigantesca B per festeggiare la loro vittoria che condannava alla retrocessione i siciliani. Ora, però, i ruoli sembrano essersi ribaltati. Grazie alla vittoria sull’Udinese e al pareggio con l’Ascoli, i giallorossi sono addirittura sesti in classifica. E non hanno nessuna intenzione di rallentare. I calabresi cercano conferme, ma alla fine trovano solo dubbi. Riganò segna un gol per tempo. Prima sfrutta un liscio di Lucarelli e trafigge Pelizzoli. Poi si libera di due avversari e, da fuori area, piazza il pallone sul secondo palo. Mazzarri osserva dalla tribuna e si rode il fegato, guarda la sua squadra e non riesce a trovare un granello di razionalità in tutto quello che sta succedendo.

Rolando Bianchi segnerà 18 gol in campionato con la maglia della Reggina. Il suo miglior score in Serie A. (Mario Marmo – LaPresse).

Non va meglio la domenica successiva, quando al Granillo arriva il Torino di Zaccheroni. Una squadra capace di raccogliere appena un punto in 3 partite, una squadra che sta per essere risucchiata nel gorgo nero di una crisi. Modesto sblocca il match, Comotto pareggia e regala una bombola d’ossigeno a Zac e una ventata di CO2 a Mazzarri. 1-1 finisce anche la gara successiva, in casa dell’Atalanta. La situazione diventa complicata. Senza penalizzazione la Reggina sarebbe quattordicesima. La realtà, invece, racconta di un penultimo posto con un -10 ancora da recuperare. E con la sosta di mezzo, si rischia il cortocircuito.

Il 16 ottobre ecco che a Reggio Calabria arriva la Roma di Francesco Totti. I giallorossi sono primi in classifica, hanno tre freschi campioni del Mondo e vogliono riprendersi quello scudetto che manca ormai da 5 anni. Tutti si aspettano una magia del numero 10 capitolino, ma a rovesciare il tavolo è Leon, fantasista proveniente dall’Honduras che in Italia non aveva mai convinto. Neanche in Serie B. Neanche in C1. La Reggina lo voleva dare via, poi Mazzarri ha deciso di tenerlo. L’honduregno non si ferma per tutta la partita. Si abbassa a prendere palla, cuce il gioco per le punte, torna ad aiutare in copertura, svaria per tutto il campo. A Rosi e Cassetti viene il mal di testa nel tentativo di seguirlo. Leon ispira, Amoruso segna. La Reggina vince 1-0 e comincia a vedere lo sfarfallio di una luce lontana.

Julio César León è stato il trascinatore della Reggina nel girone di andata, prima di essere ceduto al Genoa, in Serie B, nel mercato di gennaio (FRANCESCO SAYA- LAPRESSE).

Una luce che si spegne al Franchi di Firenze. I calabresi si presentano in Toscana con il motore su di giri. Anche troppo. Perché il successo contro la banda Spalletti ha fatto dimenticare alla Regina il succo della partita contro la Viola. Non può essere un match come gli altri. Perché ad affrontarsi sono due squadre fortemente penalizzate da Calciopoli. E se la Reggina è partita da -15, la Fiorentina si è vista infliggere addirittura un -18. Una sentenza da brividi. Una punizione che sembra calpestare ogni speranza. La sfida non dura neanche un tempo. Al 43′ la Fiorentina ha già segnato due gol. Il primo con Mutu, il secondo con Santana. L’argentino scaraventa il pallone in porta e poi corre verso la panchina ad abbracciare Jorgensen. Il motivo? «Prima della partita lui mi ha preparato il caffè, ci ha messo lo zucchero e ha voluto che bevessi quello e solo quello». Nella ripresa c’è spazio addirittura per la prima rete in carriera di Manuele Blasi. La prima dopo un vuoto lungo 138 partite, la rete che vale l’aggancio della Fiorentina alla Reggina.

Mazzarri impreca e schiuma rabbia. «È stata la peggior partita della mia gestione. È finita 3-0 ed è andata bene così. Ho fatto tre cambi, ma se il regolamento me lo avesse permesso ne avrei cambiati dieci».

Ormai è chiaro che Walter Mazzarri allena due squadre diverse. In casa la Reggina ha ottenuto 7 punti in 3 partite. In trasferta appena 1 sui 12 disponibili. La salvezza si costruisce a Reggio Calabria, dunque. Una legge ferrea che anche il Parma impara sulla sua pelle. Mentre il Granillo grida “Serie A! Serie A!”, gli amaranto si impongono 3-1. Doppietta di Amoruso e gol di  Bianchi. Tutto regolare, tutto come al solito. E pensare che in estate la Reggina aveva deciso di mandare via Nick Piedecaldo. «Mi avevano detto: “Puntiamo solo su Bianchi”. Giorni molto tristi – racconta alla Gazzetta dello Sport – Avevo avuto offerte da Cagliari, Chievo, Bologna, una superproposta del Rimini. Poi ci siamo chiariti e ho firmato un biennale. A Reggio mia moglie vive bene, qui abbiamo comprato casa, il sole ci riscalda. Sul mio comodino c’ è sempre la foto di mio nonno Giacomo, con le sue parole scritte sul retro prima che morisse».

©Mario Marmo – LaPresse

La Reggina è ultima in classifica. Ma è ad “appena” 8 punti dalla salvezza. Senza penalizzazione sarebbe addirittura ottava, pronta a giocarsi l’accesso a una coppa continentale. Mazzarri ha vietato ai suoi giocatori di leggere i giornali fino a quando la squadra non sarà arrivata a quota zero. Dopo l’abisso del -15, la Reggina riaffiora sulla linea del galleggiamento nel pomeriggio del 12 novembre 2006. Dopo un pareggio contro la Lazio e una sconfitta in casa col Catania, alla giornata numero 11 i calabresi espugnano l’Artemio Franchi di Siena grazie a un rigore di Rolando Bianchi. La penalizzazione è stata completamente riassorbita. Ora comincia la seconda fase del campionato amaranto. E non sono permessi errori.

La prima partita non è delle più fortunate. La Reggina si presenta a San Siro senza 5 titolari. Eppure riesce a dominare. Riesce a dominare anche se a vincere, alla fine, è l’Inter. Mazzarri non ci sta e viene espulso. Ancora una volta. «Ho l’impressione di essere bersagliato dagli arbitri. Forse a loro dà fastidio chi parla e chi segnala certe situazioni, forse conviene stare zitti, ma io non ci riesco – dice – L’espulsione? Ho addosso tanta rabbia in questo momento. C’era un fallo netto a centrocampo per noi, io ero già in disaccordo con gli arbitri e mi sono lamentato con i miei collaboratori dicendo “ho capito che aria tira”. Si vede che il quarto uomo mi marcava da vicino, e lui o il guardalinee hanno riferito tutto all’arbitro che mi ha espulso».

Il 4 dicembre la Reggina affronta l’Udinese. Rolando Bianchi fa volare i calabresi che, in dieci, si fanno però riprendere da un gol di Vincenzo Iaquinta. Solo che l’attaccante bianconero sembra in fuorigioco. È una questione di millimetri, ma tanto basta a caricare a pallettoni gli amaranto. In serata il club pubblica un comunicato ufficiale. Ed è durissimo. «La Reggina – si legge – assiste sdegnata ai continui episodi che con scientifica costanza ogni domenica sono posti in essere in suo danno. L’odierna direzione arbitrale, ancora una volta, ha vanificato il lavoro e la fatica dei tecnici, dei calciatori e della società mortificando le aspettative dei tifosi e penalizzando un’ intera città. La Reggina eleva la sua ferma protesta nei confronti di tali atteggiamenti, stanca di subire continuamente ingiustizie e danni».

Ma un po’ tutte le squadre vivono sindromi d’accerchiamento. Milan, Inter, Juventus (che è stata retrocessa in Serie B), Roma, Ascoli e l’immancabile Palermo di Zamparini denunciano un generico complotto. Nessuno conosce i mandanti e i congiurati, ma tutti lamentano danni incalcolabili. A dare una mano alla Reggina ci pensano gli altri club che dovrebbero salvarsi. Ascoli, Parma, Chievo e Messina procedono con il freno a mano, con più inchiodate che accelerazioni. E da quando la vittoria vale tre punti la quota salvezza non è mai stata così bassa.

Il vento comincia a gonfiare le vele della Reggina il 12 dicembre. Un martedì. L’Arbitrato non ha cambiato la sentenza di primo grado, ma l’ha annacquata. I 15 punti di penalizzazione dei calabresi vengono ridotti a 11. E Walter Mazzarri non è più ultimo in classifica. Gli amaranto hanno scavalcato l’Ascoli e sono a un solo punto di distanza dal Parma, quartultimo. Senza la zavorra iniziale sarebbero addirittura sesti, con un piede in Europa. Ma a Lillo Foti non basta, il presidente è convinto di aver subito un torto. «Cosa vorrei dire a Palazzi? Non ho rispetto per lui – afferma – perché lui non l’ha dato a me e ha dimostrato di non conoscere la realtà Reggina. Io mi sono affidato alle istituzioni con fiducia e rispetto, appunto. Mi sento vittima di una decisione ingiusta. Ho 20 anni di calcio pulito. Se qualcuno è in grado di smentirmi, lo faccia».

Quattro giorni più tardi la Reggina ospita la Sampdoria di Novellino. I blucerchiati sono undicesimi in classifica e Mazzarri è intenzionato a far rispettare la ferrea legge del Granillo. Lo stadio dei calabresi è un catino che ribolle di emozioni, il prato verde meno. Nel primo tempo non succede niente, nel secondo fin troppo. Anche perché l’arbitro Rosetti non è esattamente in una giornata positiva. Amerini allarga il braccio e ferma in area un tiro di Gennaro Delvecchio. È calcio di rigore, ma il fischietto e il suo assistente Maggiani non se ne accorgono. Così come lasciano proseguire più tardi, quando Zenoni stende Mesto nella zona rossa. Due ingiustizie non fanno giustizia e la partita diventa elettrica, nervosa.

Fabio Quagliarella esulta dopo aver segnato il gol della vittoria contro la Reggina (FRANCESCO SAYA- LAPRESSE).

A deciderla ci pensa Quagliarella, che al 68′ si esibisce in una rovesciata che buca Pelizzoli. Il finale è convulso. Rolando Bianchi, in fuorigioco, cerca di superare il portiere avversario Berti. I due si toccano. Il portiere resta a terra e chiama subito la panchina. La diagnosi è immediata: rottura del polso. Berti si rifiuta di salire sulla barella ed esce sulle sue gambe. Molto lentamente. Dagli spalti gli piove addosso una grandinata di insulti, ma lui non sembra neanche rendersene conto. Novellino, invece, si accorge di un altro dettaglio. Ha finito le sostituzioni. Così Gennaro Delvecchio è costretto a infilarsi i guantoni e a difendere la porta blucerchiata.

Il risultato non cambia. Lillo Foti in tribuna si scaglia contro Rosetti. L’arbitro si infila negli spogliatoi ma scivola sull’ultimo gradino. Va peggio all’attaccante blucerchiato Fabio Bazzani, che viene centrato da una monetina lanciata dagli spalti. L’impatto gli provoca una ferita in testa che verrà ricucita con un punto di sutura. Nel dopopartita, però, Walter Mazzarri si presenta davanti alle telecamere e si lamenta dell’arbitro. Ancora una volta. Per la centosettesima volta.

Nelle ultime tre partite del girone di andata la Reggina mette insieme 2 sconfitte (contro Chievo e Milan) e una vittoria (contro l’Empoli). A metà gennaio l’Inter è campione d’inverno, la Reggina penultima con 12 punti. Ancora troppo poco per sperare nella salvezza. Anche perché il mercato di gennaio toglie a Mazzarri Pelizzoli (che vola alla Lokomotiv Mosca) e Leon (che finisce al Genoa). Gli amaranto li sostituiscono con Puggioni e Foggia. Non proprio la campagna acquisti ideale per una squadra che ha fretta di salvarsi.

© FRANCESCO SAYA- LAPRESSE

Intanto l’allenatore spiega alla Gazzetta i capisaldi del suo metodo. «Sono sempre presente, mi prendo le mie responsabilità, non invado le competenze altrui. Lo stesso devono fare i giocatori. Coerenza significa che non accetto raccomandazioni. Se due ragazzi lottano per una maglia, ognuno di loro sa che è inutile stringere alleanze con altri compagni per fare fuori l’ altro, tanto decido solo io liberamente. E, difatti, i miei giocatori sono amici ed escono insieme la sera. Terzo, il dialogo. La mia stanza è aperta 24 ore su 24. Devi sempre avere la forza di dire la verità in faccia e mai contraddirti. Ecco perché la squadra gioca caricata a molla». E nella sua stanza, Mazzarri sogna un futuro più vicino alle sue ambizioni. Si dice che la Sampdoria voglia puntare su di lui nella prossima stagione. E lui non chiude la porta: «Genova è una città che mi stuzzica». Il suo sogno, tuttavia, si chiama Valencia. «Mi affascina. Il calcio spagnolo fa per me. Prima o poi ci andrò».

Il mercato invernale non ha alterato l’alchimia della Reggina. I calabresi pareggiano con il Palermo e con l’Atalanta, battono il Cagliari e il Torino. A metà febbraio l’incubo retrocessione è quasi un ricordo. La media punti è da zona Europa, la classifica racconta di un tredicesimo posto a +5 dal Parma, terzultimo. Mazzarri, però, non ha nessuna intenzione di rinunciare al suo gioco delle parti. «Ora ci aspettano due gare terribili contro Roma e Fiorentina – dice – Non sono sereno». Fa bene. Il 25 febbraio, va in scena la rivincita fra amaranto e giallorossi. E la storia è molto diversa rispetto all’andata. Nella ripresa i gol di Tavano e Mexes fissano il risultato sul 2-0. Poi, a cinque minuti dalla fine, la Roma ottiene un calcio di rigore.

Francesco Totti sistema la palla sul dischetto. È nervoso. Ha già sbagliato 5 dei 9 rigori battuti in stagione. Campagnolo si avvicina al numero 10 e gli sussurra qualcosa all’orecchio. Poi si piazza sulla linea di porta e inizia il suo balletto. Apre e chiude le gambe. Prima velocemente, poi piano, sempre più lentamente. Un ballo sgraziato che ricorda le spaghetti legs di Bruce Grobbelaar, il portiere del Liverpool che nel 1984 aveva ipnotizzato i rigoristi giallorossi.

Francesco Totti prende la ricorsa e calcia alla destra di Campagnolo, il portiere fa un passo avanti e para il tiro del campione del mondo. Che non la prende bene. «Lui è venuto verso di me e mi ha detto sfidandomi: “Te lo paro, tanto lo so che tiri alla mia destra” – racconta Totti a fine partita – Io pensavo che si buttasse di là, dicendomelo. Ho cercato di fregarlo e invece m’ ha fregato lui. Poi l’ ho mandato a quel paese, però è stato un gesto istintivo. Mi è dispiaciuto perché ci tenevo a fare gol. Dal dischetto ho la tranquillità di sempre, ma ho meno fortuna. Cercherò di fare più gol su azione».  Anche Campagnolo ci tiene a dire la sua: «Francesco mi ha detto che mi avrebbe tirato a destra e io gli ho risposto che non mi avrebbe segnato. Dopo gli ho ribadito: “Che ti avevo detto?” e lui si è arrabbiato». Alla fine il gol di Panucci al 90′ non stempera la tensione, anzi.

© FRANCESCO SAYA- LAPRESSE.

Mazzarri è ancora più nervoso di Totti. Prima della partita contro la Fiorentina si presenta in sala stampa e punta il dito contro tutti. «Qui ci vuole più equilibrio nei giudizi e per battere la Fiorentina ci vuole una grandissima prestazione da parte di tutti, anche dei giornalisti. Affrontiamo una grande squadra, non possiamo sbagliare niente». Al Granillo finisce 1-1. Foggia porta in vantaggio i padroni di casa, un rigore di Mutu al 90′ inchioda il risultato sul segno x.

Lo stesso segno che esce anche nella gara contro il Parma di Claudio Ranieri. Stavolta, però, finisce 2-2. La Reggina si porta in vantaggio con Rolando Bianchi ma viene riacciuffata da Budan. Sull’1-1 Giuseppe Rossi sbaglia un calcio di rigore («Ero troppo sicuro», dirà alla fine), così Bianchi porta di nuovo in vantaggio i calabresi. Solo che al 90′ l’arbitro Farina concede un altro calcio di rigore. Ancora al Parma. Stavolta Rossi segna e strozza un altro grido di gioia nella gola degli amaranto. Foti è una furia. A fine partita annuncia il silenzio stampa ma si lascia andare a un urticante «Bravo il Parma a lamentarsi in settimana (dopo i due gol regolari annullati ad Ascoli n.d.r.), si vede che bisogna fare così».

I guai non sono ancora finiti. L’11 marzo a Reggio arriva una Lazio in grande forma. E infatti gli ospiti vincono 2-3. Il peggio, però, arriva a fine partita. L’attaccante biancoceleste Stephen Makinwa, autore del gol vittoria, ha qualcosa da dire ai microfoni di Sky: «Aronica, dopo un contrasto mi ha detto ‘negro di merda’. E non mi ha chiesto scusa. Sono cose che non si dicono». Il difensore della Reggina non ci sta. «Mi dispiace che Makinwa abbia riferito quelle cose in sala stampa – dice – smentisco assolutamente di aver mai pronunciato nei suoi confronti frasi a sfondo razzista». Mazzarri si schiera in difesa del suo giocatore: «Assolutamente – garantisce – non è stata rivolta al giocatore nigeriano alcuna frase ingiuriosa».

© FRANCESCO SAYA- LAPRESSE.

Marzo e aprile sono uno stanco trascinarsi. L’unica vittoria è contro il Catania, per 1-4. Poi solo sorrisi a metà. Sconfitta contro il Siena, pareggio contro Inter, Livorno e Udinese. Per un nuovo successo bisogna aspettare fine mese, quando la Reggina piega l’Ascoli per 2-3. Ma sembra un caso isolato. Maggio si apre con un altro pareggio, stavolta in casa della Sampdoria, e con un’altra espulsione per proteste di Mazzarri. A tre giornate dalla fine la situazione è piuttosto complicata. Gli amaranto sono quartultimi con 35 punti (insieme a Chievo e Parma), con appena un punto di vantaggio sul Siena, terzultimo.

E nel turno successivo devono affrontare una diretta concorrente per la corsa salvezza. Il Chievo si presenta al Granillo spinto dalla forza della disperazione. Anche i gialloblù hanno un bisogno disperato di portare a casa i tre punti. Quanto meno per portarsi in vantaggio negli scontri diretti contro i calabresi. Il caldo sgonfia i muscoli dei giocatori, al resto ci pensa la tensione. Nella ripresa il Chievo si porta avanti grazie a un gol di Brighi. È la rete che spedisce in Serie B la Reggina. Il Granillo si ammutolisce in un istante. La paura soffoca i cori, le lacrime cominciano a giocciolare giù lungo le guance. L’incubo si era trasformato in favola e adesso si è trasformato nuovamente in incubo. Almeno per 2′. Perché dopo due giri di lancette Bianchi pareggia e tiene a galla gli amaranto. Ma è il Chievo ad avere più energie. A una decina di minuti dalla fine Marcolini lascia partite una sassata dai venti metri. La palla sbatte sul palo, centra Campagnolo e rimbalza nuovamente sullo stesso palo. Nessuno riesce a capire perché quel pallone non sia entrato in porta, ma tutti lo interpretano come un segno del destino.

Alla penultima giornata la squadra di Mazzarri fa visita a un Empoli in lotta per un posto in Coppa Uefa. E la differenza fra le due squadre si vede subito. Dopo 45′ i toscani sono avanti 3-0 (gol di Vannucchi, Moro e Saudati). La Reggina è virtualmente in B. Nel secondo tempo, però, l’Empoli sparisce dal campo. Mazzarri sostituisce Mesto con Vigiani e la squadra comincia improvvisamente a girare. Il nuovo entrato segna al 7′, Amoruso raddoppia 4′ più tardi. Il centrocampo toscano viene declassato da granito a burro. Pino Vitale, il dg dell’Empoli, si allontana dalla panchina. È infastidito dall’arrendevolezza dei suoi. Il pubblico comincia a mormorare, ma al 39′ Amoruso trasforma (due volte) il rigore del definitivo 3 a 3.

© FRANCESCO SAYA- LAPRESSE.

A fine partita Chievo e Catania annunciano il silenzio stampa. La rimonta amaranto, secondo loro, è sospetta. «Il 3-3? La partita l’ avete vista tutti – dice l’allenatore dell’Empoli Gigi Cagni – Siamo partiti a mille, abbiamo rischiato il 4 e anche il 5 a zero. Poi siamo calati nella ripresa e sono stato costretto a inserire due giovani della Primavera e un giocatore che ha esordito una settimana fa per la nostra situazione fra infermeria e squalificati. È chiaro che la Reggina non poteva restare a guardare e ha sfruttato il nostro calo».

Anche Walter Mazzarri parte all’attacco. E lo fa nel modo che conosce meglio: puntando il dito contro l’arbitro. «C’è chi è arrabbiato per questo pareggio? Beh, io sono arrabbiato invece per il gol che ci è stato annullato e che ci avrebbe dato la vittoria. Amoruso non era in fuorigioco e la sua rete era valida, quindi altro che polemiche». Il più seccato dalle insinuazioni, però, è Nicola Amoruso. L’attaccante non dribbla le telecamere, anzi, decide di dire la sua: «Una squadra che ci vuol far pareggiare – spiega – non sfiora per due o tre volte il 4-0. Ma l’hanno vista la partita?».

Qualche giorno più tardi, però, il direttore generale del Catania Pietro Lo Monaco esce allo scoperto con una lettera. «Al signor Mazzarri – scrive Lo Monaco  – dico che ha perso un’altra occasione per stare zitto. Ha la coda di paglia. Si lamenta sempre degli arbitri e della penalizzazione di 11 punti, ma mica la Reggina è stata penalizzata dal Catania. Lo è stata per l’ inchiesta su Moggiopoli. Mazzarri  – aggiunge – spieghi alla gente il labiale diretto verso Cagni. Sono quelle cose per cui uno come Arrigo Sacchi ha lasciato le panchine. Chiarisca perché negli spogliatoi i giocatori si sono dati botte da orbi, lo faccia capire ai tifosi dell’Empoli che hanno lasciato lo stadio 20′ prima e anche a quelli di Livorno, indignati per il pareggio di qualche settimana fa. Vergogna».

© FRANCESCO SAYA- LAPRESSE.

Poi, però, l’attenzione di Lo Monaco si sposta su Cagni.« Come fa ad essere così tranquillo – ha continuato – Da uomo di calcio e valente allenatore, come spiega la metamorfosi radicale della sua squadra nota per la sua aggressività? Come può subire in 10′ 3 gol in quel modo? Contro di noi loro si sono difesi strenuamente, malgrado i nostri furiosi assalti. Spieghi anche, Cagni, perché ha rivolto quell’imbarazzante labiale a Mazzarri, «nessuno mi ha mai fatto regali», e perché il factotum dell’Empoli, Vitale, che segue le gare della sua squadra fino alla fine, è andato via 10′ dopo l’ inizio della ripresa? Faccio già all’Empoli i complimenti per la sconfitta di domenica a Parma, sarò felicissimo di essere smentito. Qui è ora di finirla – prosegue – Voglio un calcio pulito e chiedo al Ministro Melandri di vigilare».

L’atto finale assomiglia a uno psicodramma collettivo. Il 27 maggio, alle ore 15, si giocano tutte le partite della 38sima giornata. E sulla carta è la Reggina ad avere la partita più difficile. Solo qualche giorno prima il Milan aveva battuto il Liverpool nella finale di Champions League. Così quello che si presenta al Granillo è un Diavolo con la pancia piena e le gambe molli. Gli amaranto, che non vincono da un mese, impiegano appena 8′ per passare in vantaggio grazie a un gol di Amoruso. Poi, nella ripresa, Amerini segna il gol che piega una volta per tutte la squadra b del Milan (che si era presentata con il tandem d’attacco Borriello – Ronaldo).

Il Catania batte il Chievo e condanna i gialloblù, che a inizio stagione avevano partecipato ai preliminari di Champions, alla Serie B. Il Siena batte la Lazio in casa, il Parma passeggia sull’Empoli. Mentre sul lungomare di Reggio Calabria partono i caroselli, Franco Semioli si lascia scappare un sibillino «Tutto scritto. Si sapeva già come sarebbe andata a finire». Lo Monaco torna alla carica: «Abbiamo parlato per tanto tempo di calcio pulito. A Siena e Reggio Calabria sono successe cose da Moggiopoli».

LaPresse.

A nessuno, ormai, importa più. I giocatori amaranto salgono su un pullman scoperto e fanno il giro della città. Proprio come succede quando si vince un trofeo importante. Giocatori e allenatore ricevono a imperitura memoria la cittadinanza onoraria di Reggio Calabria. Ma tutti cercano Walter Mazzarri. Qualcuno gli domanda il segreto di una rimonta che nessuno credeva possibile, quasi tutti lo interrogano sul suo futuro. «Abbiamo fatto qualcosa di straordinario; ancora non ci credo – dice l’allenatore – Siamo riusciti nel girone di ritorno a fare un miracolo. I ragazzi sono stati superbi, hanno lottato con il cuore. Il mio futuro? Rimandiamo ogni discorso. Fatemi riposare almeno un paio di giorni e poi ne riparleremo».

In verità passano solo poche ore prima che il tecnico lanci un segnale chiaro. «E adesso mi metto sul mercato, chi mi vuole mi contatti», dice. La Sampdoria è pronta ad accoglierlo a braccia aperte, ma questa è un’altra storia.

Andrea Romano

About Andrea Romano

Andrea Romano è nato nel giorno in cui van Basten ha esordito con la maglia dell'Ajax. Giornalista, scrive di sport per quotidiani e riviste. I suoi ultimi libri sono "Manicomio Football Club" e "Cantona - The King".

Leave a Reply

Leggi un altro articolo
Leggi un altro articolo
Quante speranze hanno di arrivare in fondo le squadre che...