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Dove può essere migliorata questa Juventus?

By 28 Luglio 2020

In questa stagione l’incastro fra anzianità dei protagonisti, difficoltà nell’apprendimento del gioco di Sarri e perfetto connubio fra le idee del tecnico e le skills principali dei calciatori più importanti in rosa ha dimostrato che la Juve è ancora la squadra più forte, ma può e deve essere migliorata

 

La Juventus ha vinto il nono scudetto di fila, un record al limite del pensabile, storico non solo perché segna una continuità disarmante ma per la difficoltà nel sistema generale di trovare alternative che nel corso degli anni sono sempre saltate fuori. Questa Juve con il nono scudetto diventa senza ombra di dubbio la cosa più simbolicamente rappresentativa del calcio italiano nella storia del gioco.

I complimenti ad una Corporate così forte e vincente devono essere fatti, anche perché sa essere se stessa nonostante inneschi e poi guidi cambiamenti epocali, l’ultimo dei quali l’arrivo di Sarri in panchina.

Tutto vero e giusto ma non si sono mai visti tanti “ma” come in questa stagione, ed è un elemento che deve far riflettere. Addetti ai lavori e tifosi juventini in questa doppia fase di campionato hanno messo in discussione quasi tutto (Cristiano Ronaldo, Dybala e Szczęsny hanno giocato una stagione fuori dal comune, partendo già da un livello eccelso), digerendo a stento vittorie arrivate comunque copiose e rigurgitando sconfitte o passi falsi a cui non erano più abituati.

Foto LaPresse – Fabio Ferrari

Un concetto che un alieno à la Flaiano non capirebbe in relazione a questa Juve è quello di migliorabilità. Eppure è l’aggettivo che più corre di bocca in bocca e risulta evidente per quell’incastro inesorabile di anzianità dei protagonisti, difficoltà nell’apprendimento del gioco di Sarri e perfetto connubio fra le idee del tecnico e le skills principali dei calciatori più importanti in rosa. Se la guardiamo da questo punto di vista, la Juve sembra non avere messo nemmeno la terza marcia.

La squadra di Sarri quest’anno è apparsa spesso lunga, artimica, con centrocampisti e punte che portano molto la palla, terzini poco bravi e presenti nei mezzi spazi, con fasi di contropressing scoordinate e con una manovra che poco e male si sviluppava intorno ai triangoli di avanzamento visti a Empoli e Napoli. È la squadra di Sarri ma del sarrismo ha poco.

E se da un lato un allenatore di un’intelligenza mostruosa come Sarri ha compreso subito che il sistema Juve deve prima accettare il diverso da sé per poi essere accompagnato a lenti passi verso il cambiamento, oggi sembra avere già più voce in capitolo, considerando l’addio al regista che ha reso ancora più grande la Juve, Pjanic, per un calciatore perfetto nel ruolo di mezzala sinistra del gioco sarriano ma evidentemente meno bravo in tutto rispetto al bosnicao, come Arthur.

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

La Juve è migliorabile ovunque. In difesa ha bisogno di almeno un grande laterale che sappia entrare nella manovra con sapienza tecnica. E deve considerare anche le difficoltà tattiche di Matthijs de Ligt. Quest’anno Bonucci è riuscito a teleguidarlo come meglio poteva, ma un dopo Bonucci deve essere già un alert.

A centrocampo da quel che si dice potrebbe cambiare tutto. Se escludiamo Betancur, il quale è già il fulcro del gioco e sa fare tante cose e Khedira, che sarebbe stato perfetto con Sarri ma per trequarti della stagione non c’è, l’unico calciatore su cui poter lavorare per renderlo perfettamente aderente alle idee del tecnico è Ramsey. Gli altri sono grandi calciatori ma con Sarri c’entrano davvero poco.

E poi c’è l’attacco, il vero cenote che rende ricco ogni allenatore ma allo stesso tempo lo destabilizza e lo porta a ripensare tutto. Dybala e Cristiano Ronaldo vogliono palla e spazi e cercano compagni vicini che gli tolgano la pressione avversaria. Avere un giocatore del genere come Hazard nel Chelsea era già un problema per Sarri, che lo ha dichiarato apertamente a fine della scorsa stagione, averne due è un rebus irrisolvibile.

(Photo by Alessandro Sabattini/Getty Images)

Ma Cristiano Ronaldo e Dybala sono due fra i dieci attaccanti più forti al mondo. Questo assunto pesa troppo anche solo per immaginare un inquadramento tattico diverso o addirittura un’esclusione definitiva di uno dei due. Sarri “deve” tenersi Cristiano Ronaldo e Dybala e deve immaginare una manovra offensiva che dia loro molta libertà e pochi compiti, facendoli quindi affiancare da un terzo attaccante che sappia coagulare intorno a sé tutto il resto dei compiti che gli altri due non svolgono.

Dalla scelta di questo terzo uomo uscirà la Juve del futuro. Se si sceglie male, l’Inter in casa e il resto delle assatanate squadre in Europa correranno per prendersi lo scalpo bianconero. Se si sceglie bene, il centrocampo diventa a pieno titolo “sarriano” e si compra un laterale destro di grande livello, la Juve può rilanciare ancora e ancora e ancora e ancora…

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