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Due chiacchiere intorno all’essenza di Lionel Messi

By 10 Dicembre 2019

Abbiamo incontrato Alessandro Ruta, autore di “Leo Messi. La Pulce” e abbiamo provato a capire chi è davvero il fenomeno argentino

La sfida è di quelle quasi impossibili. Come raccontare Messi in modo originale quando tutto il mondo parla di lui ogni giorno? Alessandro Ruta, giornalista che ha lavorato per Mediaset e per la Gazzetta dello Sport e che ora scrive su diverse riviste online, ha trovato una risposta: andare sempre più in profondità. Bisogna scavare. Dietro ai (sei) Palloni d’Oro che affollano la sua bacheca, fra le giocate che lo hanno incoronato come uno dei migliori calciatori della storia, nelle pieghe dei gol che ne hanno scandito la carriera. Una lunga opera di sottrazione che strappa tutta la sovrastruttura di un giocatore diventato ormai un’icona e ci riconsegna la sua essenza più umana, terrena, lontana da ogni anelito di mitizzazione. Tutto questo è Leo Messi. La Pulce (Diarkos, euro 18), una biografia che si legge come se fosse un romanzo. 270 pagine che scorrono via veloci in un racconto appassionato che parte dall’infanzia della Pulce e che arriva fino a oggi, nell’attesa di scrivere la parola fine su una carriera irripetibile.

 

(Photo by Aitor Alcalde/Getty Images)

 

Alessandro, scegliendo Messi hai deciso di correre un rischio
Per fortuna è stata una scelta casa editrice. Ma sai una cosa? In realtà su Messi non è che ci siano tantissime biografie in giro. Senza fare polemiche, ma a parte il libro di Balagué da cui ho preso spunto, e che comunque si ferma all’anno scorso, ci sono quasi più autobiografie di Icardi che di Messi.

 

Non hai tentennato neanche per un momento?
Beh normale, un po’ sì perché insomma, il personaggio è gigantesco.

 

Come ci si approccia a un personaggio così famoso?
Direi “socraticamente”, sapendo di non sapere, leggendo molto su di lui, come sempre faccio quando devo scrivere un libro su un determinato argomento. Ho chiesto ad alcuni esperti di calcio sudamericano (e qui fammi ringraziare l’amico e collega Roberto Colombo) e mi sono immerso negli archivi. Come chiave di lettura all’inizio ho messo le radici italiane della famiglia, confrontandomi con chi si è dedicato all’emigrazione marchigiana (gli avi erano della zona di Porto Recanati) in Argentina. Poi cercando di mettere delle chicche, sparse qua e là, trovate appunto negli archivi sia scritti che video. Al giorno d’oggi questi supercampioni, ed è un paradosso, sono così famosi da risultare quasi sconosciuti, in profondità.

 

(Photo by Aitor Alcalde/Getty Images)

 

“Al giorno d’oggi questi supercampioni, ed è un paradosso, sono così famosi da risultare quasi sconosciuti, in profondità”.

 

La difficoltà più grande che hai trovato nel pianificare questo libro?
Che anche una volta chiuso ci sarebbe stato altro da aggiungere. Pensa che l’ho finito a giugno, poi non vuoi metterci un capitolo sulla Coppa America e sulle polemiche post-eliminazione? Alla fine per motivi di tempo non c’è stato spazio per scrivere sul sesto Pallone d’oro. Insomma, campioni come Messi sono come le applicazioni, ogni due per tre vanno aggiornati.

 

Il sesto pallone d’oro a Messi chiude definitivamente la rivalità fra lui e CR7?
Guarda a me questa rivalità Messi-Ronaldo ricorda per certi aspetti quella tra Federer e Nadal. Sono due fuoriclasse assoluti, ma con stili diversi. Cosa li accomuna? La capacità di alzare il livello del loro gioco quando c’è bisogno che lo facciano.

 

Sembra quasi scontato chiederti chi dei due è Federer
Messi, ovviamente. Ha più leggerezza, più naturalezza; l’altro, Cristiano Ronaldo è più vicino a Nadal. Per la tecnica, sì, ma anche per una forza bruta che a volte è ingestibile dagli avversari. La differenza è che Ronaldo, essendo più fisico di Messi, secondo me, non dico più costruito ma quasi, sta forse (e ribadisco il forse) prendendo una miniparabola discendente per via del decadimento fisico, mentre Lio non ha quasi bisogno di correre.

 

(Photo by Shaun Botterill/Getty Images)

 

Tutto Lionel Messi in un gol?
Quello che racchiude tutta la sua essenza, secondo me, è quello all’Iran al Mondiale 2014. Contro una squadra molto ben organizzata dal nulla tira fuori un colpo perfetto che chiude la contesa, la quintessenza del fuoriclasse che ti fa vincere partite ‘immeritatamente’. Infatti Queiroz, allenatore dell’Iran dopo la partita dirà che con l’Argentina è finita 0-0, e con Messi 1-0. Lo racconto nel libro.

 

Cos’è che rende davvero unico Messi?
La capacità di fare delle giocate paranormali a velocità di corpo e di pensiero ancora oggi ingestibili per la maggior parte degli avversari. È un 10 di maglia che gioca da 9, da centravanti, pur avendo un fisico diciamo da 7 o da 11 (le vecchie ali di una volta). È unico perché è uno strano tipo di argentino che in realtà è catalano. È unico perché pur essendo social come tutti i colleghi in realtà è riservatissimo, a partire dalla moglie.

 

L’errore che commettiamo più spesso quando parliamo dell’argentino?
Volerlo rappresentare come Maradona quando non è così. Poi c’è anche un luogo comune abbastanza frequente: dire che preferisca il Barcellona all’Argentina, ma i maggiori sfoghi di rabbia in difesa della squadra li ha avuti con l’Argentina tipo l’ultimo in Copa America.

 

(Photo by Aitor Alcalde/Getty Images)

 

Come è cambiato il tuo rapporto con Messi dopo aver scritto questa biografia?
Un libro è un viaggio, sia che lo si scriva che lo si legga. Mi sono lasciato accompagnare da questo fenomeno assoluto rivedendomi partite pressoché dimenticate dal grande pubblico, tipo quelle del Mondiale Under 20. Messi non rientra nella categoria dei miei idoli perché io preferisco più gli irregolari, quelli da una giocata decisiva in mezzo a mesi e mesi di nulla (io sono milanista e le emozioni che mi ha dato Savicevic, per dire, ecco, non me le ha mai date nessun altro). Dopo aver scritto la sua biografia non è diventato un mio idolo, ma ha confermato quanto per diventare un campione sia necessaria applicazione feroce unita a una carica competitiva diversa, più profonda, la cosiddetta ‘fame’. Ecco, Messi potrebbe dire ‘basta’ domani dopo tutto quello che ha vinto o regalato ai tifosi nel mondo, ma va avanti. Lo ammiro molto.

 

 

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