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Eden Hazard è sparito

By 11 Novembre 2020

Infortuni cronici, condizione fisica scadente, difficoltà con lo spagnolo e ultimo il contagio da Covid-19: l’avventura del belga da quando è arrivato al Real Madrid si sta rivelando un incubo

Ci mancava solo il contagio da Covid-19. L’ultimo intoppo di una lunghissima serie di guai che stanno tormentando Eden Hazard da quando è arrivato al Real Madrid, alla squadra che avrebbe dovuto coronare il suo talento immenso dopo i successi al Chelsea e prima ancora al Lille. Hazard, l’unico calciatore con un peso specifico tale da poter indossare la maglia numero 7 lasciata vacante da Cristiano Ronaldo dopo il passaggio del portoghese alla Juventus: nulla di tutto ciò, perché il belga è sempre più un corpo estraneo nei blancos, qualcosa di impensabile solo due anni fa. In sostanza, è come se fosse scomparso. Anche perché lui, Eden, non è che faccia molto perché lo si noti, specie sui social network, dove non aggiorna assiduamente le sue condizioni psico-fisiche e mantiene un atteggiamento piuttosto riservato. 

 

Infermeria

(Photo by Juan Manuel Serrano Arce/Getty Images)

Hazard a gennaio compirà trent’anni, ma se uno si sofferma solo su ciò che gli è capitato da quando è atterrato a Madrid c’è da mettersi le mani nei capelli: sette infortuni più il già citato tampone al Covid-19 risultato positivo. Uno più assurdo e inspiegabile dell’altro, forse qualcuno nemmeno curato bene, che l’hanno costretto a saltare quasi un anno di attività, tutto compreso: per sua fortuna, grazie allo stop del calcio dal marzo al giugno scorso, questo non si è tradotto in partite perse, altrimenti sarebbe stato persino peggio. Tuttavia tra caviglie, muscoli e due doppie microfratture a un piede e alla gamba tra novembre 2019 e febbraio 2020, è stato un interminabile calvario. Morale, in una stagione e mezzo ha giocato 25 partite appena, segnando due gol.

Così Zinedine Zidane in pratica non l’ha mai avuto davvero a disposizione. Un peccato, perché (e fa sempre specie parlarne al condizionale, ma questa è stata l’avventura di Hazard al Real fin qui, tutta al condizionale) non sarebbe stato per niente male vederlo duettare con Benzema in quel ruolo di attaccante esterno di sinistra che oggi è occupato prevalentemente da Rodrygo o Vinicius. Che d’accordo, sono due buonissimi prospetti, ma il belga è (era?) di un altro pianeta. L’ultima volta che Zizou ha parlato pubblicamente del suo fuoriclasse ha usato parole preoccupate e preoccupanti: “Ha avuto un grossissimo problema fisico. Se è un ragazzo forte mentalmente? Io credo di sì”. E il connazionale Thibaut Courtois, portiere del Real, ha aggiunto: “In questo periodo è un po’ triste”.

Ed eravamo a fine settembre scorso, quando Hazard era ricaduto nelle lesioni muscolari: un mese ai box, tanto per cambiare. Con la luce alla fine del tunnel rappresentata dall’oretta in campo da titolare contro il Huesca, coronata da un gol favoloso, un lampo nel piccolo stadio deserto “Alfredo Di Stefano” di Valdebebas, dove il Real Madrid sta giocando le sue partite interne in questi tempi di pandemia: piroetta sul difensore dopo aver ricevuto il pallone da Valverde a 25 metri circa dalla porta e siluro col sinistro, in teoria il suo piede debole. Movimento dalla fascia al centro, come ai bei tempi, e come richiede sempre Zidane ai suoi esterni offensivi per permettere ai terzini di occupare lo spazio; un 4-1 a una rivale modesta, sulla carta (anche se quest’anno il Real è riuscito a perdere in casa contro il Cadice), ma utile a rivitalizzare sia l’ambiente che il numero 7, tornato a segno dopo 392 giorni dall’ultima volta.

 (Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

Un Hazard che non parla ancora bene spagnolo, peraltro: un aspetto che lo rende ancora più pesce fuor d’acqua di quanto non lo sia già per via delle tante assenze. “Come mi sento dopo due incontri in quattro giorni? Stanco – ha scherzato Eden nelle interviste dopo la partita col Huesca, al momento il suo prime stagionale –. La verità è che vorrei giocare più minuti”, si era effettivamente sbilanciato il belga, che era reduce da 22 minuti contro il Borussia Moenchengladbach in Champions League. “Un mensaje a todos los madridistas: soy feliz”, detto in spagnolo, questo sì, a concludere l’intervista per tranquillizzare i tifosi su ciò che forse conta di più, rispetto alla posizione in campo. “Sono felice”, affermato in maniera quasi patetica, a ben guardare. Pronto, comunque, a riprendersi un posto da titolare con continuità dopo aver saltato 33 partite in totale, oltre la metà di quelle disputate dal Real Madrid dal giorno del suo (costosissimo, 115 milioni o per qualcuno addirittura 160, il più caro nella storia del club) arrivo. Al Chelsea in sette anni ne aveva perse appena 18, invece. 

 

Cambio di orizzonte

Certo, si potrà obiettare che al Chelsea Hazard era l’alfa e l’omega, il giocatore più catalizzante della squadra, il leader tecnico ed emozionale, capace di accendere e spegnere il motore della partita quando e come voleva. Uno a cui non si poteva rinunciare e che ha attraversato sette stagioni, appunto, con gli allenatori più disparati, perfino opposti come filosofia: Di Matteo, Benitez, Mourinho, Hiddink, Conte e Sarri. Cambiavano schemi e disposizioni in campo, ma guai a levare il belga, che è arrivato a giocare alcune partite addirittura da “falso centravanti” con Sarri in panchina. In una sorta di riproposizione londinese di quanto già fatto al Napoli con Mertens, e con risultati altrettanto soddisfacenti. Ogni 99 minuti in sette stagioni con il club di Roman Abramovich ha prodotto un assist o un gol, a dimostrazione della sua centralità. 

Poi con l’arrivo di Lampard come allenatore dei Blues e la mega-offerta del Real Madrid, addio alla “bambagia” del Chelsea e prima presa di coscienza con una realtà che, gli esempi sono innumerevoli, può stritolare chiunque, o che comunque necessità di un processo di adattamento risultato indigesto a tanti altri campioni prima di Hazard.
Perché questo è il Real Madrid, il club più vincente e celebrato del mondo, in cui prima o poi bisogna andare per testarsi. Anzi, dove la vittoria in alcuni casi è data quasi per scontata e non sufficiente per meritarsi la conferma, perché occorre esprimere sempre il meglio, sempre e comunque. Se n’era accorto lo stesso Zidane, in versione allenatore, andatosene dopo tre trionfi consecutivi in Champions League.

(Photo by Gonzalo Arroyo Moreno/Getty Images)

In sostanza, Hazard si è scottato irrimediabilmente passando ai blancos? No, anche perché di fatto nessuno ha ancora visto la miglior versione del belga, che non può essere quella di un gol estemporaneo, seppur bellissimo, all’Huesca. Eppure è come se qualcosa si fosse rotto, e non è solo una questione di integrità fisica. Ci vuole un attimo al Real Madrid a passare di moda (molti acquisti nella storia del club Merengue sono stati così, il capriccio del tal presidente sullo slancio di una manifestazione, come James Rodriguez dopo il Mondiale 2014), e se Eden era la perla della campagna-acquisti del 2019 adesso sembra già uno di quei vestiti dimenticati nell’armadio dopo aver scoperto che la taglia non era giusta.

E a proposito di taglia, alcuni indizi delle difficoltà che avrebbe potuto incontrare Hazard arrivavano proprio dal peso, nel senso del suo. Appena arrivato a Madrid, infatti, erano cominciate a circolare immagini e video abbastanza emblematici sul “lievitamento” del belga: una pancetta quasi da dopolavorista, che per uno come lui, dal baricentro basso, poteva essere un problema. Si parlava di un sovrappeso tra i cinque e i sette chili di troppo, ma si era ancora in precampionato e quindi si poteva in una certa misura soprassedere, anche se non aveva terminato nemmeno una partita. Prima di quel rosario di infortuni di cui abbiamo già parlato, però intanto c’erano delle trasmissioni televisive che parlavano di “problemi con il bere” del fantasista.

Insomma, l’ultimo periodo di Hazard si sta rivelando un bel po’ strano. A partire dalla misteriosa convocazione con il Belgio a settembre per due partite di Nations League in cui non era sceso in campo. Proprio lui, il capitano della squadra, ritenuto dal commissario tecnico Roberto Martinez “a posto dal punto di vista medico, ma non in forma, per quella avrebbe bisogno di una sessantina di allenamenti”, frase criptica e quasi offensiva. In più quella convocazione non era andata molto giù al Real Madrid, che avrebbe preferito che il calciatore rimanesse in Spagna a recuperare la condizione, invece di rispondere alla chiamata della Nazionale.

(AP Photo/Manu Fernandez)

“Eden ha un problema di metabolismo – ha peraltro aggiunto José Luis San Martin, preparatore fisico dei blancos, con termini medici un po’ contorti ma comprensibili, in fondo –. Ha una grande massa muscolare che richiede molto ossigeno durante la contrazione, per cui il suo allenamento di potenza deve essere molto rigoroso, così che le sue articolazioni e i suoi muscoli non soffrano quando prendono colpi durante le partite. Sessanta allenamenti? Forse anche di più. Come si fa a recuperare? Deve capire che non deve avere fretta, deve ridurre la distanza tra le cose che vorrebbe fare in partita e ciò che il suo fisico adesso gli consente”.

Intanto circola già aria di cessione. Possibile. O di rottura, comunque: non muscolare o di ossa, ma tra Hazard e il club. Si fa fatica a crederlo, anche se tutto è possibile e il club Merengue ha dimostrato di sapersi liberare abbastanza in scioltezza dei rami secchi della propria rosa, come nell’ultima sessione di mercato. Certo, quello del belga al momento rischia di essere uno dei flop più fragorosi nella storia del Real. Il tutto senza essere riuscito a dimostrare ancora le sue qualità. Anzi, il rischio più concreto è che sia diventato già “il nuovo Bale”, ma non nel senso del gioco espresso, del treno inarrestabile per chiunque, bensì della fragilità fisica, nel senso dell’ultimo periodo madridista del gallese prima della cessione al Tottenham, quello di un calciatore fuori contesto, svogliato e in balia di un declino fisico ormai irrecuperabile.

Un anno fa di questi tempi Hazard al quotidiano francese “Le Parisien” si confessava, dicendo forse di non meritare i 100 e passa milioni spesi per il suo trasferimento (“Una follia, ma decide il mercato”), e di sapere benissimo che non sarebbe riuscito mai a segnare più gol di Cristiano Ronaldo. “Cercherò comunque di dare il massimo”, si augurava, aggiungendo che se ci fosse stato da convincere Mpabbé a venire al Real Madrid ci avrebbe provato volentieri. Non vorremmo che, se mai il giovane attaccante del Psg dovesse arrivare ai Blancos, a fargli posto debba essere proprio il belga.

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