Feed

Eduardo Camavinga ha conquistato la Francia

By 10 Settembre 2020

Dalle notti all’addiaccio da bambino al debutto in nazionale a 17 anni, il breve ma fenomenale percorso di un enfant prodige

 

Con quel piede sinistro avrebbe dovuto spaccare tavole di legno e con quella solida schiena esibirsi in kataguruma o altre tecniche tipiche del judo, lo sport che praticò da bambino. Ma Eduardo Camavinga aveva il calcio nel sangue e nel destino e adesso utilizza quel mancino per ergersi a mezzala creativa di un Rennes che ha trovato in lui la perla nera della sua storia. Una perla nera proveniente dall’Angola e incastonatasi nella grigia e ventosa Bretagna, la terra meno ricca di Francia sia dal punto di vista economico sia per quanto riguarda il curriculum calcistico. Una perla di un Rennes che proverà a diventare grande insieme a lui resistendo alle tante sirene già provenienti da Madrid, sponda Real. Una perla che ha appena esordito  con la nazionale francese, dopo la naturalizzazione effettuata nel novembre 2019, prima ancora  di imparare a guidare un’automobile.

 

Precoce

Già dal primo anno di vita il piccolo Eduardo ha dovuto stringere subito i denti di latte, quando la sua famiglia, immigrata dall’Angola nel 2003 dopo l’uccisione del nonno per mano dei militari locali, dormì le prima notti a Lilla in mezzo alla strada. Uno shock per chi veniva dalla calda Africa.  I primi anni la famiglia Camavinga li trascorse in una casa popolare sprovvista di cucina, con mamma Sofia e papà Celestino costretti a fare salti mortali per portare i loro tre figli a mangiare un boccone alla tavola calda del Carrefour all’angolo.

 (AP Photo/David Vincent)

Nel 2005 un’associazione locale propose loro di trasferirsi nella piccola località bretone di Fougères, “dove nessuno ci conosceva e noi non conoscevamo nessuno”, pensò Celestino all’epoca, mentre sua moglie aspettava il quarto figlio. Una casa con tre stanze e un grande salone al numero 3 di rue du Bois-Guy, non troppo lontano dalla fabbrica di produzione di carne di maiale dove lavorava il capofamiglia e a 200 metri dallo stadio de la Madeleine.

Quando Eduardo compì sei anni, fu iscritto da suo padre a judo, un’arte nella quale diede subito l’impressione di essere portato. Eppure nel salone di casa a dominare era il pallone, con il quale lui e i suoi fratelli facevano impazzire la loro madre, la quale un giorno, esasperata, decise di mandare il più esagitato di tutti  al AGL Drapeau Fougères Football, il club che si allenava e giocava alla Madeleine. Il colpo di fulmine tra Eduardo e il club fu immediato, e le sue qualità furono subito notate dall’allenatore dei pulcini Nicolas Martinais, adesso grande amico della sua famiglia, il quale fu colpito dalla sua determinazione: “A soli nove anni mi disse di voler diventare giocatore del Rennes”.

 

Sentire il gioco

(Photo by Lintao Zhang/Getty Images)

“Da piccolo, ogni bambino che gioca a calcio insegue il pallone. Lui, a differenza degli altri, no. Anzi, vedeva lo sviluppo dell’azione prima degli altri e dirigeva i suoi compagni”. In questo modo il suo allenatore nell’under 11 del Fougères Fabrice Dubreil descrive l’innato senso del gioco del franco-angolano. Non solo un predestinato dal punto di vista fisico per i movimenti sinuosi e rapidi del suo corpo quanto soprattutto un giovane nato veterano, con un’idea di gioco collettivo che lo ha da sempre contraddistinto. Il primo match al Roazhon Park a 11 anni per vedere il Rennes stupì lo stesso Dubreil, che notò come Eduardo fosse l’unico bambino a concentrarsi sulla disposizione tattica della squadra intera e non solamente delle zone in cui orbitava il pallone: “Mentre gli altri ragazzini guardavano ovunque perdendo il proprio sguardo, lui si focalizzava sui movimenti precisi dei calciatori. Era già programmato per essere un grande giocatore”. Eduardo dimostrò subito di possedere una panoramica a 360 gradi sul campo da calcio.

Neanche cinque primavere più tardi, ossia appena un anno fa, il sedicenne Eduardo dall’Angola, ancora sprovvisto della nazionalità francese, sorprendeva tutti nella vittoria per 2-1 in casa sul Paris Saint Germain. Piazzato davanti alla difesa dirigeva il traffico con la sapienza di un vecchio lupo di mare e si collocava sempre nella migliore posizione per aiutare i compagni di reparto Grenier e Bourigeaud, due giocatori scafati che sembravano stupiti per il suo immediato adattamento in un match così esigente. Lo sguardo di Marquinhos, suo dirimpettaio in campo, palesava un’ammirazione totale. I suoi movimenti leggiadri e la sua disciplina nel posizionamento fulminarono l’intero Roazhon Park, proscenio della prima scintilla della sapienza calcistica di un enfant prodige.

 

Occasione

(AP Photo/David Vincent)

Dopo gli stenti dei primi anni la famiglia Camavinga fu colpita da una disgrazia nel 2013, quando la casa appena comprata da Sofia e Celestino fu devastata da un incendio, per fortuna quando nessuno era in casa.  La solidarietà dell’allenatore Martinais e della gente del posto permise alla famiglia angolana di alloggiare in un’altra casa, seppur piuttosto malmessa. E fu proprio in quel momento che il terzo figlio dei Camavinga sarebbe stato ingaggiato dalle giovanili del Rennes.

A dodici anni, Eduardo veniva catapultato in una realtà da adulto con una responsabilità doppia, quella di diventare un calciatore professionista e quella di portare avanti la famiglia, come chiestogli dal padre al primo allenamento con la squadra rossonera. Al momento di quella elezione a capo famiglia, pare che il giovane adolescente avesse risposto con una risata e un abbraccio al padre prima di infilarsi gli scarpini e andare a prendersi il mondo con la sua effervescenza. L’occasione fu presa al volo, e sette anni dopo quel triste incendio adesso Eduardo è ufficialmente nel giro della nazionale francese. Il suo coach Julien Stephan ne  ha inoltre cambiato la posizione in campo, spostandolo da mediano a interno sinistro, onde sfruttare maggiormente la sua velocità e la sua capacità di saltare l’uomo, come illustrato dal gol nell’ultima giornata di campionato contro il Montpellier, quando il numero 10 rossonero siglava il momentaneo 2-0 dopo un movimento vertiginoso sull’out sinistro e un colpo secco rasoterra da trequartista col mancino.

Dopo il debutto nel match casalingo contro la Croazia, nel quale ha disputato mezz’ora di gioco dopo essere subentrato a Kanté, Camavinga ha stabilito un record di precocità assoluto nel calcio francese del dopoguerra, esordendo prima ancora di un altro giovane prodigio come Kylian Mbappé, il quale aveva fatto il suo debutto con i Bleus a 18 anni e tre mesi. “Gli avevo chiesto di essere sé stesso. E così è stato. La maglia della Francia è pesante, ma lui è stato a suo agio in ogni momento, emanando serenità da tutti i pori”, ha dichiarato Deschamps dopo una partita nella quale il classe 2002 ha toccato 26 palloni, ne ha recuperati tre e ha realizzato nove passaggi precisi su nove nella metà campo avversaria. Statistiche che confermano il suo status di giovane già maturo e pronto per i grandi palcoscenici.

Eduardo, che romperà la barriera della maggiore età il 10 novembre prossimo, è già pronto per infrangere record e prendersi la nazionale. Può darsi che l’Euro 2021 sia forse una meta troppo vicina, ma lo slancio per diventare uomo squadra ai mondiali 2022 è quello giusto. Quello del predestinato.

Leave a Reply